22 aprile 2026

Outcome

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Prendi un attore considerato da tutti il più umile, il più gentile e il più bravo.
Prendi Keanu Reeves, insomma, anche se lo chiameremo Reef Hawk.
Prendi la grande paura di ogni personaggio pubblico di questi tempi: no, non scegliere il film sbagliato, non avere un flop al botteghino, non vedersi dimenticato, ma essere cancellato.
Per qualcosa che si è fatto o che si è detto.
La grande paura di Reef, di ritorno dal suo ritiro sabbatico che corrisponde in realtà a una lunga ripresa in rehab per tossicodipendenza, è quella di dire, di fare qualcosa di sbagliato e che qualcosa che ha detto o fatto nel suo passato, torni a tormentarlo.
Neanche a farlo apposta, succede. 
Succede sotto forma di ricatto anonimo, di un video pronto a circolare e a metterlo in imbarazzo e la prima idea che a Reef e ai suoi amici del cuore che da sempre e da troppo lo sostengono, è quello di iniziare un giro di scuse e di ammende. Neanche a farlo apposta, la lista di persone che possono ricattare la star più amata e umile di Hollywood è molto, molto lunga.


Vedi il cast e leggi la trama e dici: wow! questo sì che sarà un gran film, uno che prende in giro Hollywood e i suoi stereotipi, uno che mostra il dietro le quinte di una vita non sempre patinata, non sempre perfetta.
Voglio dire, ci sono Martin Scorsese, Cameron Diaz, Matt Bomer, Drew Barrymore a interpretare se stessa, Laverne Cox, cosa può andare storto?
Vedi la regia che è quella di Jonah Hill, un attore comico che ha saputo rivalutarsi con prove più folli e drammatiche in The Wolf of Wall Street e Maniac, e che ha già esordito alla regia con un film piccolo e indie e nostalgico come Mid90s e gli dai fiducia, come può sbagliarlo?
E invece sbaglia tutto.


Il pensiero non può che correre a The Studio, al ritmo, alla comicità della trama e agli attori chiamati a impersonare versioni esagerate di se stessi, Outcome è però sopra le righe in tutti i sensi, dai colori acidi della fotografia, a una sceneggiatura che cercando di sbeffeggiare il linguaggio social di oggi messo in bocca a dei 50enni risulta più imbarazzante della parola cringe.
Con tanti cammei che spezzano l'azione, con tanti momenti che si sommano senza niente costruire, con la regia che si perde in scene che non vorremmo vedere, tra sedute al bagno, assistenti inopportune, vicini ingombranti.
Se poi vogliamo sparare sul personaggio peggiore, è proprio quello che si ritaglia Hill, un avvocato sui generis, eccessivo anche negli abiti firmati e urlanti che indossa, che urla a sproposito che mi ha tentato a mandare avanti la scena di presentazione del pool di avvocati di Reefe per quanto mi irritava. Non certo la cosa migliore da scrivere su quello che è il regista, sceneggiatore e produttore del film.


Avendo perso di vista la carriera di Keanu da un pezzo, spero che l'amore che il suo John Wick riceve sia dovuto a una prova recitativa migliore di un Reefe monocorde e imbambolato, lo perdonerei se si trovasse lui per primo in imbarazzo a recitare in un film così, ma basta metterlo in scena al fianco non dico di Scorsese che fa sempre lo Scorsese che si diverte a recitare, ma a Cameron Diaz capace di essere umana, credibile, di imporsi mentre accusa e pretende delle scuse, a rendere evidenti i limiti di Keanu.
Sposo quindi a piene mani il sospetto di Cassidy: cosa nasconde Jonah Hill, quali segreti custodisce per aver convinto nomi così a partecipare a un film così sbagliato dal minuto 1?
Forse è questo il film che vorrei vedere, o l'episodio di The Studio da produrre per la prossima stagione.

Voto: ☕/5

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