Discriminante per decidere di vedere questo film? La presenza di Dan Stevens.
Un attore partito con l'eleganza di Downton Abbey e finito per essere sigillo di garanzia per film matti matti e per horror ben riusciti. Si diverte il nostro Dan, e si diverte in coppia con il regista Adam Wingard che gli ha dato uno dei primi ruoli fuori dal suo Matthew impettito per vestirlo di divisa militare e zero scrupoli. Il film in questione era la sorpresa The Guest e qui siamo nello stesso universo. Serve ricordarsi qualcosa di quel film in cui un esperimento sui militari del fronte iraqeno approdava in suolo americano?
No, perché anche se Dan qui torna nei panni matti matti del dottor Hans Kammler che l'esperimento l'ha iniziato e a cui ovviamente sfugge di mano, dopo una presentazione gelidamente tedesca, a noi basta goderci le sue conseguenze. Fatte di militari resuscitati e senza alcuna componente umana a fermarli, fatta di una missione in cui si sentono incaricati di fare fuori un po' chiunque. Dai loro creatori a chi incontrano lungo il cammino nel deserto del New Mexico. Peccato per loro -si fa per dire, sono già morti!- che in quel deserto si sono rifugiati altri veterani, quelli che preferiscono il silenzio e l'isolamento, che di tornare alla vera e propria civiltà non hanno voglia o le capacità economiche. Come Celeste, che il campo di roulotte lo mantiene come può, impegnata anche ad essere una madre part-time a cui l'ex sbologna senza preavviso la figlia. Nascondi l'arsenale che hai in casa, in fretta, Celeste, cerca di darti un contegno anche se il contegno deve averlo la figlia, che da del lei, non la chiama mamma, ma pulisce e riordina per mettere una pezza alla sua disorganizzazione.
L'introduzione sta tutta qui, sta in personaggi sgangherati e dal cuore d'oro, sta in una madre coraggio e in una bambina da salvare, mentre all'orizzonte si stagliano i militari sadici e assetati di sangue, già morti e da fermare.
Poi certo, c'è anche un risolutore sui generis interrotto nella sua serata libera ed edonistica che deve sistemare le cose tenendo lontana la stampa e le fuoriuscite di notizie, ma Drew Starkey continua a non convincermi e il suo personaggio sembra inserito un po' a forza per farci vedere scene zozze e scene buffe e per darci un finale aperto (stessa cosa vale per la breve capatina di Rebecca Hall).
Per il resto, è la più classica carneficina slasher, un survival in cui Adam Wingard si muove divertendosi tra roulotte, mini case e grill facendo le giuste citazioni e in cui fare il tifo per Adria Arjona che non prende mai la sua bellezza sul serio, per nostra fortuna, con le più classiche spalle sacrificabili e a cui affezionarci.
La velocità del suo sviluppo e le troppe presentazioni di terzi (che poco interessano ma che probabilmente torneranno in un nuovo capitolo di questo universo espanso) ne fanno un film che passa e che riesce ad alleggerire una serata in odore di Halloween, in cui tornare a chiedersi, ancora una volta, ma che carriera si è costruito Dan dall'Inghilterra dei primi del '900 agli horror più assurdi?
Voto ☕☕½/5



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