Davide contro Golia.
È la metafora che calza a pennello non solo per la trama di Coyote vs Acme, ma anche per il film Coyote vs Acme in sé.
Un film rimasto fermo nel limbo dei film mai distribuiti per tre anni, nonostante un cast di attori notevoli, nonostante un cast tra regista e sceneggiatori e produttori non indifferente, nonostante i soldi investiti dalla Warner Bros. riprendendo proprio i suoi personaggi animati di riferimento. Un film che rischiavamo di non vedere, e non perché brutto o così mal riuscito che meglio non darlo in pasto a pubblico e critica per massacrarlo, ma per ragioni meramente fiscali.
È il denaro, bellezza, che governa il mondo e se questo vuol dire far fuori un film per avere degli sgravi, pur avendolo girato, montato, sistemato l'enorme lavoro di effetti speciali e pure presentato a una ristretta cerchia di persone coinvolte, fermiamolo.
Verrebbe da pensare a un'astuta mossa di marketing per aumentare l'interesse attorno a un film che poteva passare inosservato come l'ennesimo tuffo nostalgico nel mondo del cinema, ma non voglio dare troppo merito a burocrati che si sono visti sommersi di proteste, di attori e registi e cinematografici vari indignati, arrabbiati, per una decisione ritenuta folle.
Finalmente, complice il successo di un altro film nostalgico come Un'avventura spaziale - Un film dei Looney Tunes che dimostrava esserci ancora mercato per un'animazione meno urlata, ha fatto stipulare l'accordo fra Warner e Ketchup Entertainment che finalmente l'ha distribuito.
Ed è stato un successo.
Magari non il film dell'anno, magari non l'incasso record con cui rifarsi, ma comunque un successo, quello di Davide contro Golia.
Un po' come avviene nel film che parte da una premessa piuttosto buffa (e pensata da Ian Frazier che ne ha scritto sul New Yorker) in cui Willy il Coyote stanco di tutti i prodotti ACME difettosi che gli impediscono di catturare una volta per tutte Beep Beep, decide di portare a processo l'ACME.
Lascia la sua caverna nel deserto del New Mexico, si mette in marcia verso Albuquerque e trova il più svogliato e squattrinato degli avvocati che vede l'ennesimo caso facile e cartoonesco con cui fare un accordo senza andarci davvero a processo. No, non è Saul Goodman, ma Kevin Avery che lo ricorda per il parrucchino non certo per la faccia tosta visto che di mettersi d'impegno e di stare dalla parte di Willy non ha così voglia. Fortuna che Willy non molla l'osso facilmente, e lo sappiamo bene, fortuna che c'è una giovane stagista volenterosa e fortuna che c'è un mistero misterioso attorno a un progetto segreto dell'ACME accompagnato dal meno dei misteriosi dei personaggi della Warner da dover svelare.
Il film è fatto di gag facili facili ma che ancora sanno funzionare, è fatto di una battaglia legale che non può che procedere per grandi scoperte e grandi colpi di scena ed è fatta di quei buoni sentimenti che portano pure a un pizzico di commozione inaspettata se di mezzo ci sono due arcinemici poco propensi al confronto. La parte cartoonesca è quella che ogni cuore nostalgico non può che finire per amare, con la magia del silenzio e dell'azione che prende il sopravvento, ma anche di momenti esilaranti e semplicemente buffi per il tuffo nel tempo che portano (sì, il mio cuore ha sussultato a vedere Pepe le Pew). La parte umana è composta da buoni e cattivi divisi in modo netto, con il buono che come sempre deve maturare e prendere coscienza di sé, in un confronto alla Davide e Golia che anche se iniquo lascia soddisfatti, non a caso qui abbiamo il puccioso Will Forte contro i muscoli nascosti di John Cena.
Non diventerà un nuovo classico come Space Jam, purtroppo, ma è già un film della resistenza e resistente non solo per la sua odissea produttiva, che riporta a quel magico mondo della tecnica mista molto più speciale di tanti altri film zeppi di effetti meno speciali.
L'animazione 2D e la sua ventata nostalgica conquista forse più i genitori dei figli, ma porta a riscoprire un'animazione diversa, che anche se sembrava leggera e senza ripercussioni da adulti si può riscoprire in tutto il suo peso sisifico e filosofico, riportandoci a quei lunghi pomeriggi sul divano annoiati ma anche frementi nello scoprire su chi sarebbe stato incentrato il prossimo Looney Tunes.
Sempre dalla parte di Willy, sempre dalla parte dei Davide.
Voto: ☕☕☕/5



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