9 ottobre 2026

Verity

Andiamo al Cinema

Com'è che sono stata fregata e sono andata a vedere un thrillerino di quelli al femminile tipici delle serate estive di Rai2?
Colpa dei protagonisti, Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett, che con il loro fascino ti fregano e a suon di interviste e contenuti social ti portano a dargli fiducia.
Bastava approfondire un po', vedere che dietro il soggetto c'era il nome di Colleen Hoover, autrice di bestseller al femminile, di quelli facili facili e che Hollywood sta saccheggiando per la gioia delle spettatrici, ma da cui ero riuscita a tenermi alla larga.
Niente di male, certo, ma sono quei romanzi da aeroporto che mi vergognerei a leggere, e non perché magari finirei per farmeli piacere come teme la snob Lowen che dà voce ai tipi snob e freddi come me, ma perché lo riterrei uno spreco del mio tempo.
In parte lo è stato anche la visione di Verity, e lo capisci dal minuto uno.
Da quell'autunno molto cozy, da quella casa molto chic, da quell'intervista molto witty che Verity Crawford, autrice di bestseller al femminile di successo, sta rilasciando per farti capire subito con chi avrai a che fare. Lo capisci che sei davanti un thrillerino facile facile, più facile da gustare sul divano per una serata a neuroni spenti su PrimeVideo su cui presto finirà, ma un cast così  non poteva che spingere per l'uscita in sala.


Dicevo, lo capisci dall'inizio e la sensazione si conferma andando avanti, con il meet non così tanto cute e macchiato di sangue tra la scrittrice in crisi e non certo sulla cresta dell'onda Lowen con il bel Jeremy Crawford, con il ritrovarselo all'importante meeting in cui proprio a lei viene proposto di vestire i panni di Verity Crawford e fare da ghostwriter per i suoi ultimi romanzi. Potrà farlo direttamente dalla villa di famiglia, una villa da sogno con quel marito premuroso che la accudisce e che cresce loro figlio dopo che il trauma che li ha coinvolti è già stato servito al minuto due del film.
Cosa potrà mai venirne fuori in una casa da sogno isolata nel bosco?
Ovviamente qualche spauracchio e qualche tensione, molti sogni erotici e molti incontri erotici, molte letture erotiche nel leggere il diario segreto di Verity, con la finzione a mescolarsi alla realtà, con Lowen a mettere in dubbio l'infermità di Verity insinuando dubbi e cercando poi di rivelare la verità mentre si ritrova sedotta e seduce il marito perfetto.


Insomma, sarà anche un cast che gioca per sottrazione, con Dakota Johnson che si ritrova di nuovo nel ruolo della donna silenziosa e affascinante che le si addice, mentre Anne Hathaway esagera decisamente in faccette e sguardi sinistri su cui Michael Showalter zooma che è un piacere, mentre Josh Hartnett… ci dà gli addominali, non buttiamoli via, ma è la sceneggiatura a spingere per colpi di scena e colpi di paura che non vanno da nessuna parte e che riescono a rendere la visione involontariamente divertente. 
Contiamole le volte in cui l'infermità di Verity viene sottolineata, contiamo le ripetizioni che sia mai che al pubblico sfuggano, mettiamoci abiti eleganti anche se siamo in mezzo al nulla, arrediamola un po' quella casa da sogno su cui è facile sognare, con una colonna sonora così dozzinale da non aiutare ad asciugare un film che risulta patinato in modo esagerato.


La nota positiva per un film così sciatto, è che fa rivalutare la scrittura di tutti gli altri. 
Ce ne vuole per scriverlo così male, per sprecare certi talenti, se poi online salta fuori che c'era un finale alternativo, ben peggiore e ben più patinato di quello realizzato, devo ringraziare o devo arrabbiarmi con gli screening test per avermi precluso un'ultima risata ben più sonora?
Anne Hathaway in giro promozionale da aprile può tornare a riposarsi (e a partorire), Dakota e Josh possono incassare il loro assegno, io posso ricordarmi che non sempre vale la pena correre al cinema se la versione originale è disponibile.
È forse un film perfetto per chi sgranocchia sonoramente popcorn e vuole certa leggerezza, come la coppia al mio fianco decisamente più presa e convinta della visione.
Io? Come Lowen resto distante da certi film "da aeroporto", non possono piacermi, non valgono il mio tempo.

Voto ☕½/5

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