10 ottobre 2026

The Invite

Andiamo al Cinema

Angela ha bisogno di controllo nella sua vita che sta andando a rotoli.
Lo dimostra prendendosi cura di ogni dettaglio del suo appartamento e di ogni dettaglio della cena che sta organizzando, pur finendo per non averlo mai quel controllo.
Joe ha solo bisogno di sentirsi miserabile. 
Musicista fallito ha ripiegato per insegnarla la musica, e stare nell'appartamento dei genitori perfettamente ristrutturato dalla moglie, non aiuta a farlo sentire realizzato.
Angela e Joe sono sposati ma infelici, passano il tempo a lamentarsi l'uno dell'all'altra, delle proprie vite. O dei vicini.
Quei vicini rumorosi che stanno per arrivare a cena.
Pina, psicologa e sessuologa, decisamente aperta e onesta con il suo sentire, femminista schietta e vegana, e Hawk, pompiere in pensione che ha trovato nei massaggi e nei tappeti, sì i tappeti, un nuovo richiamo.
Insieme da poco più di un anno, Pina e Hawk hanno una carica sessuale piuttosto esplosiva che tiene svegli Angela e Joe, riaccendendo in modo diverso la loro passione.
Angela, Joe, Pina e Hawk passeranno una serata insieme fra piccole e grandi bugie, molte verità rivelate e un invito che potrebbe cambiare le dinamiche di gruppo, di coppia.


Sentimental di Cesc Gay, pièce teatrale ceca, sta facendo furore.
Prima un adattamento cinematografico spagnolo nel 2020, a cui sono seguiti il remake italiano (2022), tedesco (2023), francese (2024), ceco (2024), russo (2025) e sudcoreano (2025).
Facile definirlo il nuovo Perfetti Sconosciuti perché in fondo quando hai i personaggi giusti con i loro caratteri ben definiti, un ambiente unico in cui muoversi e un segreto/invito da rivelare e tenere banco per il secondo e terzo atto, hai un film facilmente adattabile al sentire di ogni Paese.
Ora, se noi italiani ci siamo dovuti accontentare di Claudio Bisio, Vinicio Marchioni, Valentina Lodovini e Vittoria Puccini, gli americani hanno Seth Rogen, Edward Norton, Penelope Cruz e Olivia Wilde, che sta anche alla regia e rende più frenetica ma anche più giustamente artistoide questa versione. 
Con uno stile vintage, con la grana della fotografia retrò, con l'improvvisazione degli attori, con un appartamento vivo e ingombro di vita anche se dentro a un matrimonio ormai spento. E freddo.
C'è molto di quelle commedie di un tempo, non ditemi Woody Allen, ditemi invece Nancy Meyers o Nora Ephron, e non a caso proprio a Diane Keaton Wilde ha dedicato il film, che funziona più grazie agli attori che alla storia, alla dinamica di gruppo, alla chimica che si crea, a un umorismo mai macchiettistico, a un invito mai volgare, a una curiosità mai troppo pruriginosa che si mantiene in equilibrio per tutto il film.


È una nuova commedia classica come ce n'è sempre più bisogno, e anche se Edward Norton torna a splendere come non faceva da tempo, anche se Penelope Cruz ammalia come sola sa fare, è proprio la coppia formata da Wilde e Rogen a brillare, già incontrata in The Studio dove la regista/attrice non aveva paura di affrontare le malelingue che la inseguono dal precedente set disastroso, si riscatta e trova nella risata di Rogen, nel suo cinismo e nel suo crogiolarsi, il partner perfetto per le sue manie e per la sua insicurezza.
Viene da chiedersi cosa ne sarebbe uscito lasciando la regia nelle mani di Jonathan Dayton e Valerie Faris, più indie e più pop, o che strana amalgama ne sarebbe venuta con un cast composto dai più seriosi Amy Adams, Paul Rudd e Tessa Thompson. La sceneggiatura è invece sempre rimasta nella mani di Rashida Jones e Will McCormack, mani sicure, mani comiche in modo raffinato, per adattarla al meglio coinvolgendo alla fine amici e colleghi stretti.


Quel qualcosa in più rispetto agli altri adattamenti e alle altre commedie che circolano, lo senti anche dalla colonna sonora jazz e orchestrale, lo vedi dalla grana della fotografia e dall'uso del 35mm, lo vedi mentre ti muovi in quell'appartamento curatissimo, in quello stile vintage preservato in cui i limiti, le separazioni, le finestre e le demarcazioni sono ben visibili appena si allarga il campo e ci si stacca dai primi piani in cui gli attori dimostrano tutta la loro bravura nel tenere la scena e la tensione.
Il finale, con una punta amara di speranza è quello su cui si può continuare a discutere accese le luci della sala, con le coppie a confrontarsi con i propri limiti e le proprie crepe, segno di una scrittura attenta, di una commedia al passo con i tempi ma allo stesso tempo capace di durare nel tempo.

Voto ☕☕☕½/5

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