Sì, di cinema avevo già scritto (QUI).
Avevo scritto come era diventato una malattia, una droga, dei riti e dei rituali di un'adolescenza spesa a recuperare titoli su vecchie VHS, e di una contemporaneità in cui le liste si allungano, e non finiscono mai.
Ma il bello del cinema è che, anche cambiando, sa sempre sorprendere.
Sa evolversi, sa cambiare pelle e casa, sa essere girato con semplici smartphone (Unsane), sa far ri-innamorare di sé attraverso lo schermo di un computer, a volte persino di quello smartphone (vade retro, però, se lo fate).
Ma bisogna essere onesti, per me, il vero cinema, l'amore vero, sta in quella sala buia, in quello schermo grande, che illuminato, dona le magie più belle.
Ok, non sempre, ovvio, che di ciofeche è sempre pieno il mondo.
10 giugno 2018
9 giugno 2018
Unsane
E' già Ieri -2018-
Lo si era promesso ieri, oggi si sarebbe parlato dell'anima più sperimentale di Soderbergh.
Regista difficile da inquadrare, capace di passare da dramma a commedia, da biopic a finzione più pura, concedendosi ogni lusso.
Qui, addirittura, quello di operare senza macchine da presa, ma solo con degli IPhone, per la precisione IPhone 7 plus, dotati di app apposita, la FiLMiC Pro.
Non che sia il primo, non che sia chissà quale rivoluzione, già Tangerine era stato girato con degli IPhone (solo tre, versione 5s), ma che un regista più importante, uno che ha vinto l'Oscar e che si circonda sempre di ottimi attori, si prenda il lusso di una sperimentazione da giovane, la può dire lunga su questo scostante, strano e difficilmente etichettatile regista.
A differenza di Tangerine, poi, la presenza di questi Iphone è ben camuffata, le riprese sono più nitide, si evitano traballamenti, ci si spreca molto di più in angoli, inquadrature, in sala di montaggio e se non lo si sapesse, probabilmente non ci si farebbe nemmeno caso.
Questa, comunque, la tecnica del tutto originale.
Lo si era promesso ieri, oggi si sarebbe parlato dell'anima più sperimentale di Soderbergh.
Regista difficile da inquadrare, capace di passare da dramma a commedia, da biopic a finzione più pura, concedendosi ogni lusso.
Qui, addirittura, quello di operare senza macchine da presa, ma solo con degli IPhone, per la precisione IPhone 7 plus, dotati di app apposita, la FiLMiC Pro.
Non che sia il primo, non che sia chissà quale rivoluzione, già Tangerine era stato girato con degli IPhone (solo tre, versione 5s), ma che un regista più importante, uno che ha vinto l'Oscar e che si circonda sempre di ottimi attori, si prenda il lusso di una sperimentazione da giovane, la può dire lunga su questo scostante, strano e difficilmente etichettatile regista.
A differenza di Tangerine, poi, la presenza di questi Iphone è ben camuffata, le riprese sono più nitide, si evitano traballamenti, ci si spreca molto di più in angoli, inquadrature, in sala di montaggio e se non lo si sapesse, probabilmente non ci si farebbe nemmeno caso.
Questa, comunque, la tecnica del tutto originale.
8 giugno 2018
La Truffa dei Logan
Andiamo al Cinema
Ci sono più Steven Soderbergh con cui fare i conti.
C'è il Soderbergh impegnato, che parla di temi scottanti e eroi quotidiani, come Erin Brokovich, come Che Guevara, o come le strette relazioni tra Messico e Stati Uniti e la diffusione della droga in Traffic.
C'è il Soderbergh più serioso e lento, quello della serie The Knick, quello di Effetti Collaterali.
C'è il Soderbergh che sembra preso in affitto, nascosto in un certo anonimato che le biografie portano con sé, come in Dietro i candelabri.
C'è il Soderbegh sperimentatore di cui si parlerà domani, e infine c'è il Soderbergh più cialtrone, quello leggero e spensierato, che ha capito la formula giusta per intrattenere, che ne ha fatto un marchio di cui non ci si stanca.
È partito con il primo capitolo di Ocean's Eleven, è proseguito con il Twelve e il Thirteen, e ora che il suo franchise sta per essere convertito al femminile, lui si rifugia nella profonda America del sud.
Quella dei bifolchi, quella di famiglie che sopravvivono come si può, dei bar in cui si beve sempre, dei vestiti da campagnolo, dei grossi furgoni e delle grosse fiere.
Qui, abitano i Logan.
Ci sono più Steven Soderbergh con cui fare i conti.
C'è il Soderbergh impegnato, che parla di temi scottanti e eroi quotidiani, come Erin Brokovich, come Che Guevara, o come le strette relazioni tra Messico e Stati Uniti e la diffusione della droga in Traffic.
C'è il Soderbergh più serioso e lento, quello della serie The Knick, quello di Effetti Collaterali.
C'è il Soderbergh che sembra preso in affitto, nascosto in un certo anonimato che le biografie portano con sé, come in Dietro i candelabri.
C'è il Soderbegh sperimentatore di cui si parlerà domani, e infine c'è il Soderbergh più cialtrone, quello leggero e spensierato, che ha capito la formula giusta per intrattenere, che ne ha fatto un marchio di cui non ci si stanca.
È partito con il primo capitolo di Ocean's Eleven, è proseguito con il Twelve e il Thirteen, e ora che il suo franchise sta per essere convertito al femminile, lui si rifugia nella profonda America del sud.
Quella dei bifolchi, quella di famiglie che sopravvivono come si può, dei bar in cui si beve sempre, dei vestiti da campagnolo, dei grossi furgoni e delle grosse fiere.
Qui, abitano i Logan.
7 giugno 2018
Silenzio in Sala - Le Uscite al Cinema del 7 Giugno
Il titolone del momento con cui rimpinguare le casse dei cinema, c'è. Ma ci sono anche titoli italiani e francesi che tra fondi del barile, meritano una possibilità.
Jurassic World - Il Regno Distrutto
Siamo già al secondo capitolo di questa nuova saga che no, non mi vede tra i suoi fan.
Lascio quindi il posto a loro.
Trailer
L'Atelier
Quanto c'è di più francese di un film che parla di un workshop -pardon, atelier- di scrittura creativa? Di mezzo, ossessioni e segreti tra un'insegnate e un allievo dotato.
Da segnare.
Trailer
Ippocrate
Si resta in Francia, ma per il racconto di formazione di un giovane medico.
Aria di pesantezza ce n'è, ma dai cugini d'oltralpe c'è da aspettarsi sempre una sorpresa.
Trailer
Tito e gli alieni
Commedia italiana da non sottovalutare, segnata dai tempi del TFF grazie al prode Mr. Ink, si spera di vederlo presto.
Trailer
La terra dell'abbastanza
Film d'esordio che si era fatto notare a Berlino e poi ai Nastri d'Argento, arriva carico di aspettative e di un po' di pregiudizi in sala. Si riusciranno ad evitare pesantezze varie nel raccontare ancora di mafia e di colpevoli innocenti?
Trailer
Respiri
Strano thriller nostrano, ambientato sulle sponde del Lago d'Iseo.
Alessio Boni vale la visione?
Difficile dirlo.
Trailer
Diva!
Documentario diverso sulla stella del teatro e del cinema Valentina Cortese, la cui vita si ripercorre tra interviste, immagini di repertorio e le interpretazioni di 8 attrici.
Trailer
Rabbia Furiosa - Er Canaro
La si potrebbe definire a scatola chiusa la versione splatter di Dogman, ovvero una versione dove il sangue e l'orrore della realtà si vedono.
Lascio spazio, quindi, a stomaci più forti.
Trailer
Al Massimo Ribasso
Aste fallimentari, falliti in cerca di riscatto, la malavita che si infiltra. Insomma, uno dei quei film che in realtà al cinema non esce, e c'è un perchè.
Trailer
Malati di Sesso
Commedia degli equivoci, delle assurdità, che punta sul pruriginoso non facendo ridere nemmeno dal Trailer.
Anche no.
Senza Distanza
L'idea è di quelle che incuriosiscono: un bed&breakfast che prepara alle relazioni a distanza, con ogni camera che è una nazione in cui si vive e si rispettano fusi orari diversi. Ci si va per testarsi come coppia, per preparsi alla separazione.
Peccato però che ci sia di mezzo una certa amatorialità .
Trailer
Jurassic World - Il Regno Distrutto
Siamo già al secondo capitolo di questa nuova saga che no, non mi vede tra i suoi fan.
Lascio quindi il posto a loro.
Trailer
L'Atelier
Quanto c'è di più francese di un film che parla di un workshop -pardon, atelier- di scrittura creativa? Di mezzo, ossessioni e segreti tra un'insegnate e un allievo dotato.
Da segnare.
Trailer
Ippocrate
Si resta in Francia, ma per il racconto di formazione di un giovane medico.
Aria di pesantezza ce n'è, ma dai cugini d'oltralpe c'è da aspettarsi sempre una sorpresa.
Trailer
Tito e gli alieni
Commedia italiana da non sottovalutare, segnata dai tempi del TFF grazie al prode Mr. Ink, si spera di vederlo presto.
Trailer
La terra dell'abbastanza
Film d'esordio che si era fatto notare a Berlino e poi ai Nastri d'Argento, arriva carico di aspettative e di un po' di pregiudizi in sala. Si riusciranno ad evitare pesantezze varie nel raccontare ancora di mafia e di colpevoli innocenti?
Trailer
Respiri
Strano thriller nostrano, ambientato sulle sponde del Lago d'Iseo.
Alessio Boni vale la visione?
Difficile dirlo.
Trailer
Diva!
Documentario diverso sulla stella del teatro e del cinema Valentina Cortese, la cui vita si ripercorre tra interviste, immagini di repertorio e le interpretazioni di 8 attrici.
Trailer
Rabbia Furiosa - Er Canaro
La si potrebbe definire a scatola chiusa la versione splatter di Dogman, ovvero una versione dove il sangue e l'orrore della realtà si vedono.
Lascio spazio, quindi, a stomaci più forti.
Trailer
Al Massimo Ribasso
Aste fallimentari, falliti in cerca di riscatto, la malavita che si infiltra. Insomma, uno dei quei film che in realtà al cinema non esce, e c'è un perchè.
Trailer
Malati di Sesso
Commedia degli equivoci, delle assurdità, che punta sul pruriginoso non facendo ridere nemmeno dal Trailer.
Anche no.
Senza Distanza
L'idea è di quelle che incuriosiscono: un bed&breakfast che prepara alle relazioni a distanza, con ogni camera che è una nazione in cui si vive e si rispettano fusi orari diversi. Ci si va per testarsi come coppia, per preparsi alla separazione.
Peccato però che ci sia di mezzo una certa amatorialità .
Trailer
6 giugno 2018
Tuo, Simon
Andiamo al Cinema
Non è un'altra stupida commedia americana.
Lo può sembrare, può sembrarlo soprattutto per la non troppa originalità della trama.
C'è un ragazzo, a suo modo timido, tranquillo, studioso, bravo. Ci sono i suoi amici, amici da sempre, c'è la loro routine, i passaggi per andare a scuola, le colazioni fuori, le feste, lo spettacolo da organizzare, le prime cotte.
C'è la sua famiglia, perfetta nelle sue imperfezione, le serate assieme davanti alla TV, la sorella con la passione per la cucina, il cane che dorme sul letto.
E c'è, ovviamente, il primo amore con i primi dolori, con cui fare i conti. La paura di rivelarlo questo amore, la paura di scottarsi e di scottare chi sta a fianco, di cambiare. E così ci sono tiepidi raggiri, equivoci, ci sono confessioni sullo schermo di un computer, ci sono bulli che prendono in giro e amici che si offendono.
Insomma, c'è tutto quello che c'è da aspettarsi da una commedia romantica e teen americana.
Non è un'altra stupida commedia americana.
Lo può sembrare, può sembrarlo soprattutto per la non troppa originalità della trama.
C'è un ragazzo, a suo modo timido, tranquillo, studioso, bravo. Ci sono i suoi amici, amici da sempre, c'è la loro routine, i passaggi per andare a scuola, le colazioni fuori, le feste, lo spettacolo da organizzare, le prime cotte.
C'è la sua famiglia, perfetta nelle sue imperfezione, le serate assieme davanti alla TV, la sorella con la passione per la cucina, il cane che dorme sul letto.
E c'è, ovviamente, il primo amore con i primi dolori, con cui fare i conti. La paura di rivelarlo questo amore, la paura di scottarsi e di scottare chi sta a fianco, di cambiare. E così ci sono tiepidi raggiri, equivoci, ci sono confessioni sullo schermo di un computer, ci sono bulli che prendono in giro e amici che si offendono.
Insomma, c'è tutto quello che c'è da aspettarsi da una commedia romantica e teen americana.
5 giugno 2018
Il Miracolo
Mondo Serial
Tagliamo la testa al toro fin da subito: Il Miracolo è un miracolo per la serialità italiana?
In parte.
Lo è per la sua concezione, per l'essere stata creata e prodotta e pure diretta dal suo scrittore, Niccolò Ammaniti.
Lo è per un lato tecnico non certo da classica fiction italiana, curatissimo, capace di inquadrare, fregare e pure emozionare con singole scene, con singole canzoni -ah, che bella colonna sonora!-, ma in fondo, da Gomorra a 1992/93, passando per la seppur internazionale Young Pope, non ci si dovrebbe più stupire se pure noi italiani riusciamo a produrre serie tv di qualità.
Lo è per gli attori, nonostante qualche inciampo, qualche tentennamento tra i bambini e tra i personaggi che biascicano -o, per usare le parole di ZeroCalcare, usano il metodo del "pesce frascico"- che fa storcere qua e là il naso.
Lo è, soprattutto, per la costruzione di personaggi, diversi per estrazione, per storia, per sviluppo, tutti però accomunati dallo stare a un passo da quel miracolo.
Tagliamo la testa al toro fin da subito: Il Miracolo è un miracolo per la serialità italiana?
In parte.
Lo è per la sua concezione, per l'essere stata creata e prodotta e pure diretta dal suo scrittore, Niccolò Ammaniti.
Lo è per un lato tecnico non certo da classica fiction italiana, curatissimo, capace di inquadrare, fregare e pure emozionare con singole scene, con singole canzoni -ah, che bella colonna sonora!-, ma in fondo, da Gomorra a 1992/93, passando per la seppur internazionale Young Pope, non ci si dovrebbe più stupire se pure noi italiani riusciamo a produrre serie tv di qualità.
Lo è per gli attori, nonostante qualche inciampo, qualche tentennamento tra i bambini e tra i personaggi che biascicano -o, per usare le parole di ZeroCalcare, usano il metodo del "pesce frascico"- che fa storcere qua e là il naso.
Lo è, soprattutto, per la costruzione di personaggi, diversi per estrazione, per storia, per sviluppo, tutti però accomunati dallo stare a un passo da quel miracolo.
4 giugno 2018
Il Lunedì Leggo - Trilogia di New York di Paul Auster
È un mantra comune delle indagini su carta e su schermo: un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.
Il primo indizio che dovessi leggere Paul Auster me lo ha dato Giancarlo Pasquali di MinimalInc. accludendo al bellissimo MinimalIncipit di Anna Karenina un omaggio, proprio quello de la Trilogia di New York. Un po' scontenta per non avere aggratis un incipit familiare, l'ho visto come un'esortazione a leggere un autore di quella letteratura americana che tanto amo, ma che ancora non conoscevo.
Poi, Paul Auster ha invaso l'instagram e i blog di libri, con l'uscita del piuttosto voluminoso 4 3 2 1, ricordandomi che sì, dovevo proprio leggerlo prima o poi, ma magari partire da altro, vista la sua prolificità.
Infine, ci si è messo il viaggio a New York, e se con Frank McCourt sono sbarcata nella città conoscendola poco a poco proprio come faceva lo squattrinato protagonista, ripercorrere vie, strade, e passi assieme a Paul è sembrata la giusta continuazione.
Il primo indizio che dovessi leggere Paul Auster me lo ha dato Giancarlo Pasquali di MinimalInc. accludendo al bellissimo MinimalIncipit di Anna Karenina un omaggio, proprio quello de la Trilogia di New York. Un po' scontenta per non avere aggratis un incipit familiare, l'ho visto come un'esortazione a leggere un autore di quella letteratura americana che tanto amo, ma che ancora non conoscevo.
Poi, Paul Auster ha invaso l'instagram e i blog di libri, con l'uscita del piuttosto voluminoso 4 3 2 1, ricordandomi che sì, dovevo proprio leggerlo prima o poi, ma magari partire da altro, vista la sua prolificità.
Infine, ci si è messo il viaggio a New York, e se con Frank McCourt sono sbarcata nella città conoscendola poco a poco proprio come faceva lo squattrinato protagonista, ripercorrere vie, strade, e passi assieme a Paul è sembrata la giusta continuazione.
3 giugno 2018
La Domenica Scrivo - Giardinaggio (di pollici verdi, di filosofie, di lezioni)
Il primo giardino l'ho avuto a 19 anni.
Se abiti in centro storico, se hai un bar, le possibilità di avere il tuo angolino verde non sono molto alte. Ma sopperivo alla mancanza con scampagnate su per un castello e il suo parco -cosa che mi fa sempre chiedere quanta fiducia in me e nel mondo avessero i miei genitori e un po' tutti i genitori 20 anni fa-, o con i fine settimana in campagna e al parchetto con i nonni.
Solo arrivata alla terza casa, a 19 anni, un giardino l'ho avuto.
Piccolo, in confronto al campo che iniziava subito dopo lo steccato, ma lì la passione materna per fiori, piante, piccoli frutti, si è sfogata finalmente. E un po', tutti quei fiori, tutto quel verde, hanno iniziato ad interessare anche me.
È diventato un rito l'andare in serra, l'andare a comprare nuovi colori, nuovi nomi, di cui prendersi cura e che si prendono cura rallegrando pure i posti più tristi.
Ma il pollice ancora non era verde, a prendersi cura della famosa LaMiaQuercia era sempre mamma, finché, alla quarta casa, a quell'appartamentino striminzito con uno striminzito giardino, a sfogarsi con fiori, piante e piccoli frutti ha iniziato il giovine.
Se abiti in centro storico, se hai un bar, le possibilità di avere il tuo angolino verde non sono molto alte. Ma sopperivo alla mancanza con scampagnate su per un castello e il suo parco -cosa che mi fa sempre chiedere quanta fiducia in me e nel mondo avessero i miei genitori e un po' tutti i genitori 20 anni fa-, o con i fine settimana in campagna e al parchetto con i nonni.
Solo arrivata alla terza casa, a 19 anni, un giardino l'ho avuto.
Piccolo, in confronto al campo che iniziava subito dopo lo steccato, ma lì la passione materna per fiori, piante, piccoli frutti, si è sfogata finalmente. E un po', tutti quei fiori, tutto quel verde, hanno iniziato ad interessare anche me.
È diventato un rito l'andare in serra, l'andare a comprare nuovi colori, nuovi nomi, di cui prendersi cura e che si prendono cura rallegrando pure i posti più tristi.
Ma il pollice ancora non era verde, a prendersi cura della famosa LaMiaQuercia era sempre mamma, finché, alla quarta casa, a quell'appartamentino striminzito con uno striminzito giardino, a sfogarsi con fiori, piante e piccoli frutti ha iniziato il giovine.
2 giugno 2018
Solo - A Star Wars Story
Andiamo al Cinema
Anche se mi sono ritrovata ad essere una fan incallita di Star Wars, ero la prima ad avere dei dubbi su questo spin-off.
Ok, Star Wars Story, come lo avete chiamato.
In realtà, di dubbi ne ho un po' con tutti gli Star Wars Story, film satelliti che gravitano attorno alle trilogie originali, che sembrano più allungare il brodo che non insaporirlo.
Mi ero dovuta ricredere con Rogue One, capace di emozionare e appassionare, anche se i protagonisti erano quei numeri sacrificabili e sacrificati negli anni di cui mai sapevamo la storia.
Ma con la notizia di uno spin-off che era anche un prequel a raccontare di un giovane Han Solo, il naso ero tornata a storcerlo.
Lo storco sempre, in fondo, di fronte ai prequel e alla loro natura, come se lo spettatore non fosse in grado di vivere o immaginare il passato a piacere, come se per forza di cose ci debbano spiegare e mostrare tutto, perdendo l'alone di mistero, di magia, e pure di coerenza di una storia.
Tant'è, poi, che Han Solo è quell'eroe duro e puro ma dal cuore di panna che prima di Leia non poteva aver avuto un grande amore, che ha sempre vissuto di espedienti, che si è ritrovato con il suo Millenium Falcon vinto al tavolo da gioco e un compagno come Chewbecca al suo fianco.
Avevo bisogno di sapere come in realtà tutto questo era andato? Cosa aveva portato Han ad essere ancora più cinico e poco propenso al romanticismo?
Onestamente, no.
Ma l'impero Disney mica sta a sentire me, e con qualche problema di produzione nel mezzo (cambio in corsa di regia), la giovinezza di Han Solo me l'hanno voluta raccontare.
Anche se mi sono ritrovata ad essere una fan incallita di Star Wars, ero la prima ad avere dei dubbi su questo spin-off.
Ok, Star Wars Story, come lo avete chiamato.
In realtà, di dubbi ne ho un po' con tutti gli Star Wars Story, film satelliti che gravitano attorno alle trilogie originali, che sembrano più allungare il brodo che non insaporirlo.
Mi ero dovuta ricredere con Rogue One, capace di emozionare e appassionare, anche se i protagonisti erano quei numeri sacrificabili e sacrificati negli anni di cui mai sapevamo la storia.
Ma con la notizia di uno spin-off che era anche un prequel a raccontare di un giovane Han Solo, il naso ero tornata a storcerlo.
Lo storco sempre, in fondo, di fronte ai prequel e alla loro natura, come se lo spettatore non fosse in grado di vivere o immaginare il passato a piacere, come se per forza di cose ci debbano spiegare e mostrare tutto, perdendo l'alone di mistero, di magia, e pure di coerenza di una storia.
Tant'è, poi, che Han Solo è quell'eroe duro e puro ma dal cuore di panna che prima di Leia non poteva aver avuto un grande amore, che ha sempre vissuto di espedienti, che si è ritrovato con il suo Millenium Falcon vinto al tavolo da gioco e un compagno come Chewbecca al suo fianco.
Avevo bisogno di sapere come in realtà tutto questo era andato? Cosa aveva portato Han ad essere ancora più cinico e poco propenso al romanticismo?
Onestamente, no.
Ma l'impero Disney mica sta a sentire me, e con qualche problema di produzione nel mezzo (cambio in corsa di regia), la giovinezza di Han Solo me l'hanno voluta raccontare.
1 giugno 2018
End of Justice - Nessuno è Innocente
Motivi per cui End Of Justice non mi è piaciuto:
- la storia, troppo americana, troppo processuale ambientata com'è tra tribunali e uffici di avvocati,
- il protagonista, troppo strano, troppo solitario ma soprattutto troppo moralmente in bilico e con cui si fatica ad entrare in sintonia,
- lo sviluppo, lento a tratti, troppo veloce in altri, prevedibile in altri ancora.
Motivi per cui Denzel Washington non mi sta simpatico:
- una sensazione a pelle, e non parlo del colore della sua, parlo di un'antipatia data dalle sue espressioni, dalla sua seriosità in genere,
- la reazione per niente felice al momento della perdita dell'Oscar lo scorso anno (a favore di Casey Affleck)
- i personaggi, complicati e seriosi che interpreta
- la storia, troppo americana, troppo processuale ambientata com'è tra tribunali e uffici di avvocati,
- il protagonista, troppo strano, troppo solitario ma soprattutto troppo moralmente in bilico e con cui si fatica ad entrare in sintonia,
- lo sviluppo, lento a tratti, troppo veloce in altri, prevedibile in altri ancora.
Motivi per cui Denzel Washington non mi sta simpatico:
- una sensazione a pelle, e non parlo del colore della sua, parlo di un'antipatia data dalle sue espressioni, dalla sua seriosità in genere,
- la reazione per niente felice al momento della perdita dell'Oscar lo scorso anno (a favore di Casey Affleck)
- i personaggi, complicati e seriosi che interpreta
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