8 aprile 2015

Better Call Saul

Quando i film si fanno ad episodi.

Gli orfani di Breaking Bad all'annuncio ormai due anni fa della realizzazione di uno spin-off della loro serie preferita non sapevano se gioire o preoccuparsi.
Io stessa non sapevo se gioire o preoccuparmi: concentrarsi sulla figura dell'avvocato dalla facile parlantina Saul Goodman sarebbe stato un bene o un male? Sarebbe stato solo un contentino, un voler cavalcare l'onda consapevoli di un facile successo?
Forse inizialmente è anche stato così, ma poi si è capito, a partire dai primi episodi, che quello che Vince Gillian ha voluto fare è stato creare un nuovo scenario, mostrarci un passato tutto da inventare, portandoci sì ancora ad Albuquerque, ma costruendo con la stessa cura riservata a Walter White una storia, uno script in cui poter evolvere nuovamente, reinventando, collegando.


Non stupisce quindi che Better Call Saul parta lentamente, addirittura da un futuro imprecisato in bianco e nero che assesta il primo colpo.
Proprio come Breaking Bad ha bisogno dei suoi tempi, dei suoi spazi per emergere, calibrando il tiro, finendo poi per avvolgerti, per portarti in quest'altro scenario che ha il suo perchè, e che sa soprattutto esistere senza quel padrino tanto importante quanto scomodo.
Conosciamo quindi Saul quando ancora è Jimmy, quando deve faticare per perdere il suo vizietto della truffa facile, cercando di sfondare come avvocato, avendo però alle spalle un fratello tanto bravo quanto problematico, e uno studio colosso del quale quel fratello è parte -anche se momentaneamente a riposo- a fargli fronte. Chiuso nel suo stanzino nel retro di un centro estetico cinese, Saul/Jimmy cerca ogni modo per uscire dall'anonimato, illegale compreso.
Ci vorranno un paio di casi, un paio di svolte e di colpi di fortuna per smuovere le cose. Riuscirci non è cosa semplice.
Se i comprimari, come Kim o come Chuck, poco a poco si ritagliano il loro spazio, a fare da ovvia calamita di interesse è Mike, il cui stesso passato misterioso ci viene lentamente fatto conoscere, le cui gesta esaltano, forse più delle prodezze linguistiche di Saul.


La serie si muove quindi come un serpente, aggirando ostacoli, immettendo storie laterali che attirano l'attenzione, circondando lo spettatore con le sue spire, facendolo così risvegliare contagiato da una nuova serie. Merito di uno script che non lascia niente al caso, né i flashback né i flashfoward, né i dialoghi né quei quasi monologhi fulminanti che mostrano tutta la bravura di un vero e proprio mattatore come Bob Odenkirk.
Ma merito anche di un comparto tecnico da applausi, con quelle inquadrature dal basso, quell'attenzione per i dettagli, per la fotografia, per i colori, che con Breaking Bad ha fatto scuola e qui viene ripresa perfettamente.
Sempre pronta ad esplodere, Better Call Saul sembra tenere sempre in canna un altro colpo, più vincente, più d'impatto, mettendo appunto una strategia di successo che già a scatola chiusa ha avuto una conferma per una nuova stagione.
Così facendo, quello spettatore che si è ritrovato nel corso dei 10 episodi lentamente avvolto nelle spire di un serpente nell'abito migliore, sa già che avrà ancora del tempo, ancora dell'aria da respirare a pieni polmoni.


7 aprile 2015

Shameless US - Stagione 5

Quando i film si fanno ad episodi.

Dei Gallaghers non ci si stanca mai, c'è poco da fare.
Neanche dopo 5 anni, neanche dopo 5 stagioni, neanche se i problemi tra di loro, nelle loro vite, sembrano aumentare più che diminuire con l'età.
In una nuova stagione che passa dall'estate all'inverno, questi sembrano davvero non avere una fine, facendo di questa quinta stagione forse la più variegata mai vista finora.
Nel bene e nel male.
Perchè in fin dei conti, ora che anche i più piccoli Deb e Carl non sono più tanto piccoli il loro spazio lo esigono, perchè molte nuove entrate sono state inserite, e ancora una volta nel bene (Bianca) e nel male (Sean e Gus), e così anche se alcuni rami secchi rappresentati da una Sheila che ha fatto il suo tempo e da una Mandy già spremuta abbastanza, la carne al fuoco è decisamente tanta.


Si passa quindi dai problemi amorosi di Fiona tra un'avventatezza e l'altra, tra un nuovo amore e un altro, con il rientro improvviso e sperato di un vecchio che ruba e spezza il cuore, ai problemi di salute di Ian, protagonista assieme a Mickey di una parabola tutta personale che ci regala un Cameron Monaghan di una bravura impressionante e un compagno il cui personaggio e senza ombra di dubbio il più maturato e evoluto.
Abbiamo poi Deb che passati i primi amori innocenti si dà da fare, Carl e il primo lavoro, va da sé, illegale e pericoloso, il Lip universitario ormai fuori da Chicago e dai problemi famigliari, con i sensi di colpa attanaglianti ma anche una libertà tutta nuova e senza pensieri da vivere, che si parli di sesso o di commerci personali.
Nel mezzo abbiamo Sammi la cui presenza asfissiante è mal tollerata man mano che si avanza nella stagione, e sopra tutti abbiamo Frank, scarafaggio impossibile da annientare, che con mille sotterfugi riesce a cavarsela e a portare a casa del buono che sia con padre in lutto o con una dottoressa malata terminale, applicando ad ogni situazione la sua filosofia di vita parassitaria e menefreghista, che si fa vincente.
E, infine, non dimentichiamoci di Vi e Kevin, che coronato il loro sogno di essere genitori, vengono risucchiati nel tran tran domestico dimenticandosi dei rispettivi piaceri, finendo in crisi, finendo per allontanarsi.


Di materiale ce n'è parecchio, vero?
E nel bene e nel male si va avanti, magari dimenticando dei pezzi, magari lasciando in sospeso argomenti, concentrandosi troppo su altri, arricchendo e sfumando, esagerando, pure.
Troppi personaggi, troppi ormoni e troppi problemi, che si accumulano per esplodere. La prima parte della stagione sembra così lontanissima se paragonata alla seconda, in un disequilibrio non facile da gestire.
Fortunatamente, come detto, dei Gallaghers non ci si stanca, perdonandogli davvero di tutto, anche a una Fiona più allo sbando di quando entrata nel giro della droga.
Li si continua a seguire e ad amare, ad accompagnarli in vicissitudini davvero più grandi di loro che nemmeno il finale a spezzoni ha saputo contenere, lasciando per il futuro altre carte parecchio complicate da gestire.
E di sicuro, saremo ancora qui ad aspettarli, consapevoli ormai che i problemi non potranno mai finire, che la pace non potrà mai regnare.
Ma anche questo è il loro bello, il saper sopravvivere, sempre e comunque, anche a sceneggiature meno precise.


Biglietto, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

I tamarri delle auto hanno premuto sull'acceleratore, lasciando tutti gli altri nella polvere.
Successo prevedibile nel fine settimana pasquale quello di Fast & Furious che aveva un degno rivale solo nel musical targato Disney ottimo per le famiglie ma a quanto pare per nulla convincente, visto l'incasso risibile e il terzo posto agguantato facendosi superare di poco dall'Ultimo Lupo di Annaud che continua a sorpresa ad andare forte.
Il resto della classifica si compone comunque di pellicole anche per i più piccoli, con il pubblico adulto che si è invece indirizzato sul dramma di Michele Placido e su quello di Paul Haggis, in tutti i casi, comunque, con numeri davvero miseri.
Non a caso, le code in autostrada del weekend hanno dimostrato che alla gita fuori porta non si è rinunciato, al cinema invece sì.


I dettagli:

1 Fast & Furious 7
week-end € 7.139.142 (totale: 7.586.760)

2 L'ultimo lupo
week-end € 889.882 (totale: 2.073.819)

3 Into the Woods
week-end € 871.801 (totale: 871.801)

4 Cenerentola
week-end € 843.593 (totale: 13.897.160)

5 Home - A Casa
week-end € 797.168 (totale: 1.636.925)

6 La famiglia Bélier
week-end € 662.455 (totale: 1.382.007)

7 La scelta
week-end € 475.125 (totale: 478.933)

8 Ma che bella sorpresa
week-end € 287.164 (totale: 4.961.674)

9 The Divergent Series - Insurgent
week-end € 271.744 (totale: 2.788.720)

10 Third Person
week-end € 213.696 (totale: 213.696)

6 aprile 2015

Rumour Has It - Le News dal Mondo del Cinema


La Disney non si ferma più. Ormai è chiaro che i successi al botteghino di Maleficent prima e di Cenerentola ora, hanno galvanizzato la casa di Topolino portandola alla decisione di rifare ogni loro classico. Se i già confermati Dumbo e La Bella e la Bestia fanno tremare i cuori dei puristi, le notizie che vedono nel mirino dei prossimi live action Winnie the Pooh e Mulan fanno gridare un "fermateli!"
Sopratutto considerando quanto fatto con Into the Woods.

Chi invece non è rimasta seduta sugli allori è Kristen Stewart che dopo il successo della saga di Twilight sembra sempre più impegnata a costruirsi una solida carriera. Della sua rinascita siamo già stati testimoni in Still Alice e in Sils Maria, e ora le pressioni che l'attrice sta facendo per entrare nel cast del prossimo film di Ang Lee dimostrano le sue intenzioni.
Billy Lynn's Long Halftime Walk, adattamento del romanzo di Ben Fountain racconta la storia di una squadra militare osannata  come eroe di guerra dopo una missione finita in rete, con tanto di tour negli stadi prima però di tornare in Iraq. La Stewart vorrebbe il ruolo della sorella del protagonista, staremo a vedere se riuscirà a raggiungere Joe Alwyn, Garrett Hedlund e Steve Martin.

Forte del suo successo con un altro film di guerra -il campione d'incassi American Sniper- Clint Eastwood è alla ricerca di un nuovo progetto da dirigere. Sembra ora aver messo gli occhi sulla storia di Richard Jewell, di cui è in cantiere una pellicola che vede riunita la coppia Leonardo Di Caprio-Jonah Hill. A mettersi d'accordo dovrebbero essere ora la 20th Century Fox che sta producendo il film, e la Warner Bros., fida padrona di Clint. In caso di riuscita, si prospetta senza dubbi una delle pellicole più attese per il prossimo anno.

Lascia più dubbiosi invece, la scelta di Hugh Jackman come apostolo Paolo, annunciata proprio qualche giorno dopo la decisione dell'attore di non vestire più i panni -dopo il prossimo X-Men- di Wolverine. Il film in questione è ancora in fase di scrittura, ma vede i nomi di Ben Affleck e di Matt Damon tra i produttori.

Più intrigante il prossimo ruolo scelto da Tom Hiddleston, che in I Saw the Light andrà ad interpretare il leggendario musicista americano Hank Williamson. Biopic sul successo della sua musica country e delle conseguenze di questo nella sua salita fisica e mentale vede Marc Abraham alla regia e Elizabeth Olsen nel cast.

Concludiamo le news di pasquetta con le buone nuove per Gillian Flynn. Dopo il successo del suo romanzo Gone Girl approdato al cinema, ha nel suo futuro un nuovo adattamento, quello di Dark Places o Nei luoghi oscuri. Ma anche la TV è pronta ad entrare nel suo mondo con la collaborazione nuovamente con David Fincher per il reboot della serie UK Utopia e soprattutto per scrivere l'heist movie Widows, tratto da un'altra miniserie inglese datata 1985 che vede alla regia niente meno che Steve McQueen.
Il suo è un momento decisamente d'oro!

5 aprile 2015

Buona Pasqua e... Buona Caccia all'Uovo!

Per augurarvi buona Pasqua in allegria, l'invito è ancora una volta quello di stare con gli occhi sempre aperti!
Dopo avervi proposto la caccia alle uova della Pixar, quest'anno si passa alla Disney, con un video in cui sì, sono presenti anche film come Toy Story e Nemo, ma che ci mostra tutti quei dettagli nascosti che quei simpaticoni degli animatori hanno piazzato qua e là da Lilli e il Vagabondo in poi.

Buona visione allora, e buona Pasqua, che sia ricca di buon cinema e di... uova!

4 aprile 2015

Into the Woods

Andiamo al Cinema

Salvi la Disney da una parte, ti ritrovi a bocciarla su tutti i fronti da un'altra.
E per assurdo, per dei film che sulla carta potevano avere esiti di gradimento opposti da queste parti: il primo uno di quei rischiosi reboot in live action, su una principessa non troppo moderna e fin troppo buonista, il secondo un musical, che mescola e rimescola più fiabe, in un calderone scoppiettante che già in teatro ha avuto il successo.
E invece è accaduto che Cenerentola ha conquistato il mio cuore, inzuccherandolo per bene a suon di fiori, dipinti e arredi davvero da favola, mentre Into the Woods si è dimostrato un'operazione decisamente più commerciale, con meno cuore e meno eleganza.


Il cast di gran nomi doveva già farmi insospettire capitanato com'è da Emily Blunt, Chris Pine, Anna Kendrick, Johnny Depp e dalla Meryl Streep che per la sua strega sopra le righe si è guadagnata l'ennesima e quanto mai discutibile nomination agli Oscar.
E come spesso accade, nomi troppo di grido servono per lo più a nascondere altre falle.
E infatti queste sono chiare ed evidenti, a partire da una trama che sembra uscita da Once Upon a Time dove Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack (quello del fagiolo magico) convivono nella stessa foresta e diventano ognuno con il proprio oggetto di distinzione (la scarpetta di cristallo, il mantello rosso, la chioma dorata e i fagioli) mire per una coppia di fornai su cui grava una maledizione per cui non possono avere figli. Solo recuperando i suddetti ingredienti e portandoli alla perfida strega l'incantesimo si potrà spezzare, ma va da sé, riuscirci non sarà facile.
Ovviamente in puro stile OUAT le favole si mescolano, cambiano, con un principe azzurro egocentrico e mascalzone, una Cenerentola guardinga e amori che non ti aspetti, pardon, "veri" amori che sbocciano in tranquillità.


Se questi crossover possono anche intrigare, c'è però da sottolineare una piattezza che si espande sia a livello narrativo (con una lentezza quasi impensabile per un musical) sia a livello realizzativo, con effetti speciali non così speciali, e una scenografia e dei costumi che perdono sotto ogni punto di vista la battaglia con la Cenerentola di Branagh così curata.
Le interpretazioni sono ovviamente eleganti e perfette, con una Emily Blunt bella e intonata molto più attrattiva di una Streep, ma sono le stesse canzoni a non avere tanto peso, a non avere il mordente di quelle penetranti di Frozen, e che qui partono a random, stancando anche chi solitamente il genere lo bazzica volentieri.
A salvarsi sono il leitmotiv che avverte sull'importanza e sulla pericolosità del cosa desiderare, e l'ironico e divertente scontro fra i due principi azzurri (Agony) che strappa più di una risata.
Il complesso è comunque molto sottotono e molto poco sufficiente, segno che di fronte a produzioni dai grandi nomi si deve sempre aver paura.
E visto il calendario fitto fitto che la Disney ha in serbo (La Bella e la Bestia, Mulan, Dumbo, Il libro della giungla), lo spettatore è avvisato: non è tutto cristallo quello che luccica.


3 aprile 2015

Wild

Andiamo al Cinema

Un Into the Wild al femminile.
Non può che essere questa la prima definizione che viene in mente una volta sentita la trama del nuovo film di Jean-Marc Vallée.
Perchè abbiamo una ragazza alla ricerca di sé che s'incammina per l'impervio sentiero del Pacific Crest Trail, compiendo due mesi di cammino, affrontando le sue paure oltre che le forze della natura.
Perchè abbiamo una natura selvaggia che diventa protagonista, abbiamo riflessioni e filosofie.
Ma non abbiamo un carattere sociale per queste riflessioni, non abbiamo quella visione economica del mondo, quella libertà voluta e cercata a tutti i costi che ha fatto di Alex Supertramp un modello, un'icona.
Qui abbiamo una donna che deve fare pace con se stessa, prima di tutto, riuscire a perdonarsi gli innumerevoli errori di una vita buttata e sprecata nella droga e nel sesso promiscuo, peccati espiati proprio attraverso quel cammino, tra piaghe e vesciche, che non ci vengono risparmiate.


E allora la definizione di Into the Wild al femminile sta un po' stretta, perchè come c'è molto di più c'è anche molto di meno in Wild.
Qui ci si focalizza su Cheryl, una di certo non esperta escursionista che infatti si trova a partire con uno zaino presto soprannominato mostro, carico di ogni tipo di suppellettile, che la martirizza, che la impedisce. La vediamo fin dall'inizio alle prese con le difficoltà, provando più derisione che pietà nei suoi confronti.
Poi però, poco a poco, la conosciamo, vediamo attraverso flashback via via più chiari il suo passato ricco di tormenti e di errori, una madre (un'intensa Laura Dern, la cui candidatura all'Oscar sembra comunque un riempitivo) persa prematuramente, un padre violento lasciato alle spalle, un marito tradito, il vortice della droga e del sesso a risucchiare le sue energie, e quel cammino, che come un miraggio le si presenta di fronte e che ora compie per punirsi, per accettarsi.
Con lei impariamo l'importanza delle scarpe comode, come procacciarsi l'acqua, i pericoli che per una donna, immersa nella natura, sono sicuramente maggiori rispetto a quelli di uomo.
Tutta la sua impreparazione, unita però alla sua caparbia, finiscono così per rendercela umana, magari non un'icona da venerare e imitare, ma una personalità forte e fragile da capire.


Il merito di questo cambio di giudizio è da imputare a Reese Witherspoon come a Jean-Marc Vallée. La prima, decisa a cambiare rotta ad una carriera che si era arenata, si è tirata su le maniche, passando anche al lato della produttrice (lei, infatti, a comprare i diritti del romanzo Gone Girl, cedendo poi il ruolo che voleva a Rosamund Pike, più adatta) ha scovato nel libro autobiografico di Cheryl Strayed la storia giusta da raccontare, passata per le mani di Nick Horby in veste di sceneggiatore, e mettendosi sulle sue di spalle tutto il peso di interpretarla.
Il regista dopo gli Oscar di Dallas Buyers Club, invece, ci mette il suo zampino, procedendo lentamente -a volte troppo-, lasciandosi andare a schizofrenici flashback che poco a poco compongono il puzzle, mostrandoci le bellezze come le insidie di una natura che si scopre essere affollata, ai bordi della società.
Insieme, i due convincono, magari non subito, magari con qualche dilungaggine di troppo, con qualche momento che suscita noia, ma passato del tempo, visto da lontano, Wild è un bel ritratto, sbiadito in alcuni punti, tagliente in altri, malinconico, feroce e selvaggio, proprio come il soggetto raffigurato.


2 aprile 2015

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Nel weekend di pasqua la programmazione italiana sembra finalmente svegliarsi, ripescando candidati agli Oscar nuovi e vecchi, musical targati Disney, e uno Scamarcio d'esportazione.
Ovviamente ci sono anche le commedie nostrane, immancabili, con quel tocco di dramma che le rende ancora più evitabili.
Meglio l'uovo che queste brutte sorprse?
Non lasciatevi ingannare, e seguite qualche consiglio:

Wild
Un Into the Wild al femminile.
Non proprio, non solo, anche perchè alla regia troviamo il bravo Jean-Marc Vallée, come protagonista la rilanciata Reese Witherspoon alla ricerca di se stessa in una lunga camminata tra l'America selvaggia.
Presto, molto presto, arriverà il mio giudizio.
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Second Chance
Dopo il melenso Una folle passione che nemmeno io ho avuto il coraggio di vedere, Susanne Bier è tornata in sé?
Forse, perchè la storia dell'integerrimo padre che vuole togliere la patria podestà al figlio drogato è ben rischiosa.
Di buono c'è comunque la presenza del bel Nicolaj Coster-Waldau.
Trailer

Into the Woods
Non paga di tutti i reboot in live action che sta compiendo, la Disney torna al cinema con un musical che unisce le fiabe di Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack e il fagiolo magico.
Il cast è di gran livello, ovviamente, con Meryl Streep, Emily Blunt, Anna Kendrick e Chris Pine.
Il risultato? Lo scoprirete a breve da queste parti.
Trailer

Third Person
Paul Haggis ha fatto delle storie corali il suo marchio di fabbrica grazie all'Oscar di Crash. E ora torna al cinema con storie di coppie in cui l'elemento letterario la fa da padrone.
Dislocato tra Parigi, Roma e New York, vanta un signor cast capitanato da Liam Neeson, Olivia Wilde, Adrien Brody, Moran Atias, James Franco, Mila Kunis, Kim Basinger e il nostro Riccardo Scamarcio.
Intriga, ma anche qui alcune perplessità sulla tenuta del tutto, rimangono.
Trailer

Fast & Furious 7
Settimo capitolo?
E che volete che scriva a riguardo?
Se siete appassionati, accorrete. Se della saga finora non vi è interessato nulla, potete vivere tranquillamente anche senza, come farò io.
Trailer

Soldato Semplice
Il comico Paolo Cevoli passa al cinema.
Ma non aspettatevi il solito film marchetta di un'ex stella di Zelig. Nel suo esordio, l'attore/regista va ad interpretare un maestro chiamato alle armi nella I Guerra Mondiale.
Il risultato visto il Trailer è però discutibile, in bilico tra dramma e parodia che non fa certo gridare al miracolo.

Tempo instabile con probabili schiarite
Commedia sociale ambientata al nostro tempo della crisi con la possibilità di un capo-padrone e di un operaio-sindacalista di arricchirsi.
Le conseguenze?
Probabilmente le solite che ci propinano in ogni nuova commedia da qualche anno a questa parte.
I nomi di Luca Zingaretti, Pasquale Petrolo, John Turturro, Carolina Crescentini non aiutano a dare qualche possibilità in più a Montecorvo.
Trailer

La Scelta
Raoul Bova continua ad essere onnipresente nei nostri cinema, ed eccolo qui nel difficile ruolo del marito di Ambra Angiolini, incapace di darle un figlio che si trova di fronte a una difficile scelta quando la donna, dopo aver subito uno stupro, scopre di essere incinta.
Fin troppa seriosità, targata Michele Placido.
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1 aprile 2015

Cenerentola

Andiamo al Cinema

Abbi coraggio e sii gentile.
Quante volte avrò visto questa frase negli ultimi giorni nelle varie bacheche social?
Troppe, così tante da farmi quasi passare la voglia di andare a vedere l'ennesimo remake in live action della Disney a cui ne seguiranno altrettanti (ultimo in ordine di conferma, Mulan).
La paura di trovarmi di fronte a tanto zucchero, a tanto buonismo come la buona Disney ci ha da sempre nutrito, era quindi tanta, ma poi a vincere questi timori sono stati quella produzione inglese che sa di alta scuola, la scelta non da poco di preferire giovani attori non di grido uniti a comprimari di classe (in particolare la scelta del bel Richard Madden come principe) e per finire la fiducia in un artigiano del settore come Kenneth Branagh alla regia.
Non da ultimo, poi, il fatto che il multisala della zona lo proponesse in lingua originale.


Quello zucchero e quel buonismo, me lo sono però trovato davanti nei primi minuti del film, dove abbracci, carezze, lacrime e dialoghi diabetici si sprecavano.
Grazie al cielo, però, con l'entrata in scena della matrigna e delle sue insopportabili figlie, il quadro di Cenerentola ha iniziato a comporsi, la storia vista e rivista da bambina a riaffiorare, resa ancora più incredibile da un'ambientazione altrettanto, anzi, forse più da favola.
E allora è stato impossibile non continuare la visione in modo sognante, avvolta in una nuvola di romanticismo che il sorriso del bel principe, o del bel mister Kit, alimentava.
Il potere Disney ha avuto la meglio, insomma, compiendo la sua magia: far tornare bambine, sì, ma far tornare anche la speranza, anche l'amore, anche il credere in quella magia.
E così si può tranquillamente passare sopra alle innumerevoli volte in cui la frase leitmotiv viene ripetuta, si possono dimenticare quelle gag non certo indimenticabili che alcuni comprimari sono chiamati a compiere, perchè quello che davvero interessa, quello a cui tutti gli sguardi sono chiamati a guardare è proprio il potere dell'amore, la sua magia.


Ecco quindi che tutto quel buonismo e quello zucchero che prima tanto infastidivano, ora trovano un perfetto incastro in una favola dal sapore antico ma ancora attuale, con quella morale che potrebbe far storcere il naso ma che nasconde una gran verità: basta del coraggio per affrontare i soprusi, per affrontare le cattiverie, e basta la gentilezza ad aiutarci a non arrenderci, a sferzare il colpo di grazia in chi ci vuole del male.
Facile infatti reagire con la vendetta, facile non porgere l'altra guancia, ma il perdono sa essere la più dolorosa delle frustate per il proprio nemico, malvagio non perchè malvagio  di natura, ma come Disney, o come Freud, ci insegnano, tutto sta nel suo passato, tutto sta in quella lotta interiore a cui ognuno di noi è chiamato a combattere, e che non tutti sanno affrontare al meglio.


Se tutto questo romanticismo continua a far salire la vostra glicemia, sappiate che basterebbe un unico aspetto per farvi correre a vedere Cenerentola, possibilmente su grande schermo: la sua scenografia.
La composizione creata dalla coppia inarrestabile Dante Ferretti-Francesca Lo Schiavo è qualcosa di divino, è qualcosa che ti fa credere che le fiabe possano davvero realizzarsi: castelli d'incanto, case di campagna in cui trasferirsi immediatamente, con muri dipinti, fiori, rose, camelie, giardini segreti che pullulano di colore e di romanticismo.
Unito a un'attenzione speciale per gli abiti (non a caso, visto il loro ruolo essenziale nella fiaba), Branagh ha svolto un lavoro certosino, creando un'atmosfera da sogno suggestivo dove i suoi attori, credibili e capaci di farsi amare dal primo sguardo (o odiare, nel caso di un'algida e perfetta Cate Blanchett), si muovono con naturalezza, creando così un futuro luminoso per star pronte ad esplodere come Lily James (vista finora solo in Downton Abbey) e il Madden di Game of Thrones.
Tutto va quindi a segno, pure l'uso degli animali e della voce fuori campo, che come una mamma, come una madrina, ci guida nella fiaba, nel sogno ad occhi aperti da gustare fino all'ultima inquadratura.




P.s. A precedere Cenerentola è stato il cortometraggio Frozen Fever, altrettanto zuccheroso e altrettanto irresistibile: