4 settembre 2017

Venezia 74 - Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

Ho pianto più che in Leisure Seekers, e per una sola scena, va bene, facciamo tre, facciamo per un personaggio.
Ho riso più che in Suburbicon, di quelle risate grasse e sincere che sottolineano la bellezza di una sceneggiatura calibrata al secondo.
Mi sono entusiasmata più che in The shape of water, e sì che mi facevo più amante delle fiabe agrodolci che non delle storie di vendetta della polverosa provincia americana.
E invece, Three Billboards, Martin McDonagh è riuscito in tutto questo.
Con una storia di vendetta poi, con un'indagine che non parte e un colpevole che non viene trovato.
Merito dei personaggi, prima che della storia, merito però anche della costruzione di questa storia, che non lascia indietro nessuno, che fa crescere, maturare, che mostra e rivela.



Siamo come da titolo a Ebbing, nel Missouri, dove tre diroccati cartelloni pubblicitari sconvolgono l'apparente pace cittadina.
"Stuprata mentre stava morendo. Nessun arresto. Perchè sceriffo Willoughby?"
Questo dicono, questo Mildred, madre di Angela, la vittima, ha fatto pubblicare dopo 7 mesi di indagini che non hanno portato a nulla.
Il risultato, com'è ovvio, sarà il tumulto, da parte della polizia, bigotta e razzista quanto basta, da parte dello sceriffo, chiamato in causa e in fin di vita per un tumore al pancreas che niente può fare senza prove con cui andare avanti, nella cittadina stessa, con abitanti che si schierano da una parte e dall'altra della barricata.
Nel mentre, abbiamo modo di conoscerla meglio la coraggiosa, temeraria, scorbutica e senza peli sulla lingua Mildred, conosciamo la sua famiglia disgregata, la sua forza che non si ferma di fronte a niente. Conosciamo meglio pure Willoughby, tenero padre di famiglia, marito devoto e pure Dixon, il più razzista all'interno della centrale di polizia, zitello ubriacone che vive ancora con una madre dispotica.
In questo colorato e colorito universo americano, il McDonagh si muove alla grande, regalando perle di ironia, situazioni surreali e un crescendo notevole per ognuno di loro.
Merito anche di attori perfetti, a partire dalla sempre ottima Frances McDormand e dalla certezza granitica di Woody Harrelson, capace di far versare quelle lacrime di cui sopra -chi l'avrebbe mai detto- ma sopratutto, di un incontenibile Sam Rockwell e del suo folle Dixon.
In questa storia di vendetta, di violenza, rossa come rossi sono quei cartelloni pubblicitari, non manca una colonna sonora da applausi, firmata da Carter Burwell, che oltre a dei leitmotiv già cult, pesca vecchie ballate country che ben aderiscono al terreno polveroso del Missouri.
Il finale, sospeso sì, ma per nulla inconcludente, è poi la ciliegina sulla torta per un film che ribalta i canoni e ribalta soprattutto i miei gusti.

6 commenti:

  1. Anche Sauro ha detto che è un film bellissimo, da Leone D'oro! Ora ho l'hype per questo film, grazie per averlo recensito!

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    1. Prego, io ho già voglia di rivederlo, folle e bello com'è! Un premio qui e agli Oscar se lo porterà a casa di sicuro.

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  2. Del regista non mi erano piaciuti troppo né In Bruges, né 7 psicopatici.
    Questo sarà il film giusto?
    Se lo dici tu, con queste parole, ci credo. :)

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    1. Io quei due li devo recuperare al più presto, ma qui credimi che ti convincerà, impossibile il contrario!

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  3. Su questo film potremmo ritrovarci già più d'accordo.
    Forse...

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    1. Saremo d'accordissimo, già lo so e lo profetizzo :)

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