13 marzo 2013

Habemus Papam

E' già Ieri. -2011-

La scelta, visto il giorno, risulta più banale che mai.
Ma da qualche parte ho letto che oggi è la giornata del post banale quindi direi che sono in tema!


Chissà cosa prova in questi giorni il signor Nanni Moretti? Il suo film sembra infatti descrivere alla perfezione i momenti che la Chiesa ha vissuto in questo mese, dalla rinuncia al suo ruolo di papa Ratzinger al probabile peso che i cardinali riuniti in conclave hanno dovuto sopportare e che ora, uno fra loro, porterà.
Moretti descrive tutto ciò alla perfezione, con una leggerezza non da commedia ma dei toni che riesce a incantare poco a poco, creando momenti unici.
Già dal suo inizio, con quella riunione nella Cappella Sistina in cui tutti i papabili pregano Dio che non sia il loro nome ad essere pronunciato, a quelle più assurde come il torneo di pallavolo -una delle scene indimenticabili nella filmografia del romano.
Il film prosegue poi contrapponendo da una parte la vita di clausura dei cardinali e del terapeuta Brezzi, che si dimostrano estremamente umani e deboli anche nei loro peccati, e dall'altra la crisi psicologica e spirituale del neo eletto papa che scorrazza per Roma alla ricerca del suo ruolo, incapace di accettare il peso ingombrante della nuova carica.
Michel Piccoli è un'incarnazione perfetta di questo, con i suoi modi gentili e buffi, con quello sguardo che dà intensità ai momenti più critici. Moretti è invece -come spesso succede- molto più bravo da regista che da attore, anche se qui si dimostra più a suo agio nei panni dell'(ennesimo) ruolo di psicanalista. Le sue teorie e il suo aiuto non sarà di sostegno però al papa ritroso, anzi, e nemmeno la moglie di lui -emblema della psicologia spicciola che resta ancorata a idee fisse- riuscirà in tutto nel suo intento.
Habemus Papam è tutt'altro rispetto a un film di denuncia, vengono accantonati scandali bancari, di pedofilia e quant'altro, ma viene mostrato un lato nuovo della Chiesa, a tratti buonista ma comunque sincero (si spera). Un lato umano che spesso si dimentica e un'umiltà di gesti, come quello finale, che mai come oggi fa riflettere.



La Guerra è Dichiarata

E' già Ieri. -2011-

Già per 50/50 avevo riflettuto su come il tema del cancro fosse sempre più presente tra piccolo e grande schermo. Ora che la malattia sembra essere il male del secolo dopo la depressione (anche questa spesso e volentieri visitata dai cineasti), trova nel cinema un modo di essere sdrammatizzata, di essere capita e affrontata con nuovi mezzi. La tendenza è infatti quella di parlare di cancro in modo leggero -per quanto possibile- utilizzando i toni della commedia così da poter esorcizzare un fantasma tanto spaventoso.
Ma come riuscire a fare lo stesso per un tumore -al cervello poi!- che colpisce un bambino di solo un anno? Si può davvero evitare di scadere in facili pietismi affrontando di petto la situazione?
Se a farlo è il cinema francese sì!


Capace come poche altre cinematografie nazionali di trattare temi limite in modo sublime (Quasi amici è il caso emblematico, e pure Un sapore di ruggine e ossa non è da meno), oltralpe riescono nel miracolo di fare un film non tanto leggero, ma capace di ispezionare una realtà tanto cupa e asettica in modo splendente!
Il merito va tutto a Valérie Donzelli e Jérémie Elkaïm che non solo sono regista -lei- e sceneggiatori del film, ma ne sono protagonisti nella finzione e nella vita reale. Al loro figlio, così come a Romeo e Juliette nel film, viene diagnosticato un tumore raro alla base del cervello ad un anno di vita, dando poche speranze di guarigione. Per stare accanto al piccolo e per riuscire a far fronte alle spese mediche, i genitori stessi si trasferiscono a vivere all'interno dell'ospedale, con le paure e le tensioni del caso.


Più che sulla malattia del piccolo Adam, La guerra è dichiarata si sofferma sul rapporto che intercorre tra Romeo e Juliette. Dall'amore folgorante al primo sguardo, con la consapevolezza ironica del destino che li attende visti i nomi che portano, alla difficile ricerca di un equilibrio nella precarietà di un mondo che si sgretola e li accerchia. L'ansia e la forza di lei fanno da contrappunto alla pragmaticità e alla lucidità di lui, che come un faro li riesce a guidare senza perdersi nel lungo cammino che li aspetta: scherzando, ridendo, non lasciandosi andare a piagnistei ma cercando sempre in loro l'energia necessaria.
Alla fine l'amore, quello passionale, potrà anche esaurirsi, soffocato dalla solitudine a due, ma l'Amore, quello con la A maiuscola rimane. E questo è quello che importa!
La Donzelli racconta tutto questo con grazia femminile, mescolando i momenti divertenti a quelli -tanti- più commoventi, usando voci fuori campo riassuntive, musiche adatte e facendo un buon uso della macchina da presa. Quello che ne esce è così un gran film anche da punto di vista tecnico, che nel finale, così "francese" fa sorridere tra le lacrime.


12 marzo 2013

Ruby Sparks

Andiamo al cinema (con parecchio ritardo)

L'attesa per questo film era altissima. Per chi, come me, aveva amato alla follia la folle famiglia Hoover di Little Miss Sunshine, rivedere all'azione insieme la coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris dopo anni di attesa era una gioia ma contornata anche da quell'aurea di ansia di rimanere delusi.
Lo ha detto anche Caparezza che il secondo album  film è sempre il più difficile. E pare che i registi ne siano completamente consapevoli.


Il protagonista della storia e infatti Calvin Weir-Fields, uno scrittore che, 10 addietro, ha avuto un successo clamoroso con il suo romanzo di esordio, diventando voce di una generazione e un classico moderno, ma che è poi incappato nella classica sindrome del blocco dello scrittore non riuscendo più a sfornare nulla, se non qualche racconto o breve articolo. L'ansia di non essere all'altezza del successo avuto, dell'appellativo di genio che tutti sembrano dargli lo rende ancora più insicuro e nemmeno il suo psicologo sembra aiutarlo tanto.
Ma una notte ecco che arriva l'ispirazione, una ragazza, dalla penombra gli parla, divenendo la sua musa. Al mattino Calvin inizia così a scrivere la sognante storia d'amore con lei, ritrovando a fiducia in se stesso e nelle sue capacità, condividendo il suo entusiasmo con il fratello, unico suo amico.
Tutto bene insomma, finché una mattina, improvvisamente, tutto quello che ha scritto si trasforma in realtà. Ruby è lì, in carne e ossa, viva e reale così come Calvin l'ha immaginata.
L'iniziale incredulità/pazzia lascia subito il posto ad un piacevole sconvolgimento, in cui Calvin riesce finalmente a ritrovare l'amore. Non saranno però tutte rose e fiore, e il ragazzo lo imparerà sulla sua pelle.


La storia è quindi romantica quanto basta ma è declinata e messa in scena in un modo così speciale -in molti direbbero "in stile indie Sundance"- che ti lascia con il sorriso sulle labbra dall'inizio alla fine grazie anche ad una fotografia e una colonna sonora ineccepibili. Le due coppie reali anche nella vita Jonathan Dayton e Valerie Faris -i registi- e Paul Dano e Zoe Kazan -attori nonché sceneggiatori- collaborano alla perfezione creando un'ambiente creativo in cui i classici stereotipi dei momenti di coppia si arricchiscono di intimità.
Sebbene alcuni momenti siano tralasciabili -quello con la famiglia hippie di Calvin sembra quasi un riempitivo per quanto piacevole- Ruby Sparks si mantiene sempre nei toni frizzanti riuscendo a far superare a pieni voti la fatidica quanto temuta seconda prova.



11 marzo 2013

Shame

E' già Ieri -2011-.


Se Shame ha dato scandalo a Venezia nel 2011 c’è più di un motivo. Non solo le numerose ed esplicite scene di sesso né solo per i momenti in cui Michael Fassbender appare completamente nudo. Ciò che più ha sconvolto critica e pubblico è il tema centrale del film: l’appiattimento dei sentimenti, l’aridità dell’amore. Steve McQueen mostra infatti con distacco e freddezza le abitudini quotidiane di Brandon, giovane uomo in carriera, vero e proprio sesso-dipendente, capace di masturbarsi in continuazione anche a lavoro e di vivere avventure da una notte o a pagamento senza il minimo senso di colpa.
La sua routine viene però sconvolta dall’arrivo della fragile sorella Sissy che chiede ospitalità nel suo appartamento. La ragazza, brava cantante, ha a sua volta un rapporto contraddittorio con l’amore a cui si abbandona e per cui ogni volta soffre cercando nell’altrove la soluzione per stare meglio. La sua presenza sarà l’unica però a smuovere qualcosa in Brandon, ma nemmeno il suo tentativo di vivere un amore, cercando di gettare via tutto ciò per cui aveva fino ad allora vissuto gli riesce, e ricadere nel baratro delle follie sessuali sarà più facile di quanto sembra.

I colori cupi e grigi del film simbolizzano bene la situazione di questa “famiglia”, in cui gli affetti sembrano vivere solo di rabbia e risentimento, dove il loro equilibrio è sempre precario.  Così come la colonna sonora che varia da brani classici alla bellissima interpretazione della Mulligan di una versione particolare di New York, New York, sottolinea la situazione incerta e instabile dei due.
Ma non è solo il tema ad essere difficile e spinoso, anche la narrazione stessa lo è, visto che non assistiamo ad una classica evoluzione di una trama ma ad una visione a sprazzi (come l’inizio, un montaggio che sempre ritorna al punto di partenza), senza tanta retorica né commenti, alle vicende di Brandon che ci porta ad un finale ambiguo ma profondo, che forse allude ad uno sperato happy end.
Gli attori, Fassbender e la sempre e bella Carey Mulligan, riescono alla perfezione ad incarnare questi moderni e fragili personaggi, rendendoli drammaticamente reali. Ecco quello che veramente colpisce e scandalizza, la verità che impregna il film, vero specchio di una società alla deriva dove l’amore sembra non aver posto.

Biglietti, Prego!

Ora sì che si torna a ragionare! Il podio subisce uno scossone e Siani scivola giù al quarto posto lasciando spazio al mago di Oz, alla commedia da Oscar Il lato positivo e a Salvatores. Il cinema italiano resta comunque solido all'interno della classifica con i titoli minori in quinta e sesta stazione, mentre non fa una grande entrata Spring Breakers solo in settima.
Ecco i dettagli:

1° Il grande e potente Oz
week-end € 2.893.385 (totale: 2.893.385)

2° Il lato positivo
week-end € 1.241.371 (totale: 1.241.891)

3° Educazione siberiana
week-end € 1.048.852 (totale: 2.855.680)

4° Il principe abusivo
week-end € 940.387 (totale: 13.278.330)

5° Amiche da morire
week-end € 748.119 (totale: 748.119)

6° Ci vuole un gran fisico
week-end € 544.404 (totale: 544.404)

7° Spring Breakers
week-end € 525.528 (totale: 525.528)

8° Upside Down
week-end € 472.213 (totale: 1.483.514)

9° Non aprite quella porta 3D
week-end € 279.061 (totale: 1.096.565)

10° ° Anna Karenina
week-end € 236.064 (totale: 2.106.596)

10 marzo 2013

Rumors Has It

L'uomo che tutti vogliono
David O' Russell è il regista del momento ad Hollywood. Dopo il successo -anche alla notte degli Oscar- de Il lato positivo, già altri progetti lo vedono impegnato. Il primo, ancora senza titolo, ha nel cast Christian Bale, Amy Adams, Jeremy Renner, e l'affiatata coppia Bradley Cooper-Jennifer Lawrence; il secondo vede ancora la Lawrence protagonista in The Ends of the Earth in cui anche Christian Bale dovrebbe comparire; in più la sceneggiatura scritta da O' Russell per l'adattamento di Pride and Prejudice and Zombies è ora rispuntata grazie alla Panorama Media e si è alla ricerca di un regista.
Colpacci!

Ex coniugi al lavoro
Non la si vede da un po' nelle sale ma Kate Winslet è già parecchio impegnata. Uno dei suoi prossimi ruoli è infatti quello di una paesaggista che cercherà di ottenere un lavoro niente meno che da Luigi XIV. Alla regia di A Little Chaos Alan Rickman per un film very british.
Nemmeno l'ex marito resta con le mani in mano. Sam Mendes dopo il successo di Skyfall era già stato da molti confermato come regista del prossimo Bond. Mendes ha però dichiarato in questi giorni che rinuncia a malincuore al ruolo, impegnato nelle produzioni teatrali di Re Lear e Charlie e la fabbrica di cioccolato. Chi sceglieranno ora Barbara Broccoli e Michael Wilson?

Registi in cerca di redenzione 
Woody Allen ne ha da farsi perdonare. Riuscirà Blue Jasmine a far dimenticare To Rome with love che ha offuscato la bellezza di Midnight in Paris? Il film anno 2013 del regista torna ad essere ambientato a New York dopo la prolifica collaborazione europea. Nel cast Cate Blanchette, Sally Hawkins, Louis C.K., Andrew Dice Clay, Bobby Cannavale, Peter Sarsgaard e Michael Stuhlbarg.
Della trama si sa poco, mentre l'uscita negli USA è prevista per il 26 luglio. A fianco la prima foto uscita dal set.

Anche Alejandro González Iñárritu torna al lavoro. Abbandonati, sembra, i toni cupi e tristi dei suoi precedenti film, il regista torna alla coralità ma in versione Black Commedy. Il suo Birdman sembra già sulla carta interessantissimo visto che il cast prevede nomi come Michael Keaton, Emma Stone, Zach Galifianakis, Naomi Watts, la promettente Andrea Riseborough e Edward Norton. La storia, scritta dagli stessi sceneggiatori di Biutiful Nicolas Giacobone e Armando Bo, parla di un attore di cinema in declino che cerca il riscatto in teatro. Le riprese inizieranno ad aprile.

Spielberg il salvatore
Kubrick ci lavorò incessantemente per anni e anni, leggendo e catalogando di tutto sulla lunga e gloriosa vita di Napoleone. Il progetto fu poi abbandonato vista la mole di informazioni impossibili da ridurre in un film e il regista si dedicò ad altri meravigliosi opere. Ora Steven Spielberg, dopo aver già salvato e riportato in vita A.I Intelligenza artificiale, si appresta a rendere omaggio all'amico traendo dal suo lavoro una miniserie a puntate. L'attesa è alta quanto i rischi che Steven corre.

American Horror Story
La seconda stagione è finita da un po' ma continuano i rumors riguardanti la terza. Murphy-Falchuk mantengono alta l'attenzione su American Horror Story consegnando alla stampa nuovi elementi: incentrata questa volta su delle streghe, dopo che il cast fisso è già tutto confermato, ora si aggiunge una Signora premio Oscar: Katy Bathes! Che dire... can't wait!

9 marzo 2013

Promised Land

Andiamo al Cinema.

Vedere l'accoppiata Matt Damon-Gus Van Sant di nuovo insieme è un piccolo tuffo al cuore per chi ama ed ha amato Will Huntin-Genio Ribelle.
Questa volta però la loro collaborazione si fa più adulta, più seria, con un tema scottante come quello delle lobby e dell'ambientalismo che vuole far riflettere l'America e non solo.
Verrebbe quindi da chiedersi perché un regista poetico come Van Sant dopo il bellissimo Restless e lo sperimentale Paranoid Park abbia deciso di tornare al cinema di denuncia alla Milk. La risposta arriva subito quando il nome di Matt Damon -autore assieme al coprotagonista John Krasinski della sceneggiatura- viene indicato anche come produttore e probabile uomo dietro la macchina da presa, se non fosse stato per inderogabili impegni che lo hanno convinto a chiedere all'amico fidato di prendere il posto di comando.
A differenza dell'amico Ben Affleck, quindi, Damon se ne sta ancora buono buono dietro la macchina da scrivere, componendo un film solido e di denuncia, con svolte al punto giusto e un protagonista eccellente.


Steve Butler lavora infatti per la Global e la sua carriera è decisamente in ascesa. Il suo lavoro consiste nel convincere contadini sull'orlo del disastro a vendere le loro terre all'azienda per ricavare gas naturale. La sua provenienza contadina è un lasciapassare di facile presa nelle comunità che incontra, spossate dai debiti e felici di vedere una luce in fondo al tunnel. Ma è davvero così sicuro questo guadagno? Le ripercussioni sull'ambiente e sull'allevamento sono davvero innocue? Steve pensa di sì, ma arrivato a McKinley, da subito il professor Yates si batterà contro di lui, mostrando i danni e i pericoli della trivellazione del terreno. Le cose si complicano ulteriormente quando la decisione di vendere le terre viene messa ai voti e arriva da chissà dove Dustin Noble, testardo ambientalista che metterà i bastoni tra le ruote a Steve e alla collega Sue.
In mezzo a questa battaglia che molto ricorda campagne elettorali sfinenti, c'è però posto anche per l'amore, ovviamente combattuto da entrambi, per la maestra della scuola Alice.
I colpi bassi e quelli di scena danno ritmo al film, portando ad un colpo di scena finale che fa aprire gli occhi.


Quello che sorprende in Promised Land è come ci troviamo in affinità con il lobbista Steve, che spergiura di non essere l'uomo cattivo che tutti dipingo, e in effetti così è. Le sue umili origini, la dedizione al lavoro e la fede nel fare qualcosa di concreto per aiutare le comunità rurali d'America lo distanziano dagli squali finanziari che si è abituati a vedere in questi ruoli. Allo stesso tempo, però, si capisce che qualcosa di marcio c'è dietro la Global, e la presenza del simpatico Dustin mette noi stessi in uno stato di tentennamento sulla posizione da assumere. La redenzione finale è quindi la conclusione adeguata anche se un filo buonista per mettere il cuore in pace a noi e a Steve.
A livello di sceneggiatura il film è solido e ben costruito con dialoghi e monologhi di classe che confermano le capacità di Matt Damon in questo settore. La regia di Van Sant resta sapiente anche se troppo incastonata in paesaggi infiniti e case rurali, la sua mano si fa vedere soprattutto nei momenti in cui è la musica a prevalere, confezionando così delle ottime scene.
L'accoppiata Damon-Van Sant resta quindi vincente, forse solo un po' più impolverata e adulta del dovuto.


8 marzo 2013

We Want Sex

E' già Ieri. -2010-

Per celebrare questa festa della donna, ci pensa La7D. Stasera è previsto infatti un film piacevole ma importante, che attraverso i toni della commedia mostra come le Donne hanno fatto la Storia.


Suffragette unitevi!
A questo grido sembra essere ispirato il film dell'apprezzato Nigle Cole (già regista dei frizzanti L'erba di Grace e Calendar Girls) che ancora una volta parla alle e di donne anche se il tema è più femminista che femminile, L'ambientazione è infatti quell'anno '68 di cambiamenti e riforme, in un'Inghilterra libera di costumi ma chiusa di idee. Le protagoniste sono le 187 operaie della fabbrica Ford a Dagenham pronte a scioperare per la prima volta per vedere realizzati i loro diritti di un equo stipendio.
Il film è inaspettatamente un luogo di contrapposizioni, i toni passano infatti senza scosse dalla commedia (intatto lo humor britannico dei precedenti film, anche se forse un po' smorzato rispetto a ciò che dal trailer ci si aspetta) al dramma, con toni retorici che ben si amalgamano all'effervescenza delle protagoniste.
Immancabile è poi lo scontro e il ribaltamento tra ruoli femminili e maschili, quest'ultimi relegati - con le ovvie e tragiche conseguenze- tra fornelli e bambini.
Le donne, va detto, non sono le suffragette femministe, caparbie e antimaschiliste che da sempre siamo abituati a vedere in documentari e film storici, sono invece le donne comuni, le madri di famiglia alle prese coi conti di fine mese, le mogli oggetto stanche di essere etichettate a questo ruolo, le donne che stanno attente tanto al lavoro quanto ai vestiti, allo shopping... sono dunque donne che non vogliono vedere cambiare i tempi ma semplicemente avere il rispetto e gli adeguati compensi che è giusto avere, niente di più niente di meno.
La storia si sa com'è andata a finire, ma forse sarebbe il momento di ricordarcene.


Upside Down

Andiamo al Cinema.


La domanda me l'ero in qualche modo già posta per The Master: può un film a livello tecnico sorprendere e conquistare nonostante pecche di sceneggiatura?
Per The Master la questione era ovviamente diversa, lì si aveva davanti il genio e la bravura di Paul Thomas Anderson, la perfezione di Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman e il film ti arrivava dritto dritto allo stomaco e al cervello nonostante appunto una mancanza non tanto di coerenza scenica quanto di cuore.
Sull'argomento alcuni si erano già soffermati anche per Anna Karenina, dove l'originalità della messa in scena sovrasta sulla riduzione del romanzo da parte di Joe Wright, ma lì l'impasse si supera senza grosse difficoltà dal mio punto di vista perché nonostante qualche manchevolezza e qualche lacuna, il film mantiene il suo cuore e resta sempre coerente con se stesso.
Con Upside Down la questione prende tutt'altra piega. E non solo perché non c'è confronto fra le tre opere sia a livello registico che di significato, ma perché il tutto è esplicabile semplicemente con la domanda: può un film tecnicamente eccellente e visionario funzionare nonostante una sceneggiatura debole?
La risposta è, come sempre per le semplici domande, difficile da dare.


Il film scritto e diretto da Juan Solanas è infatti visivamente pazzesco, ma se si dovessero giudicare i dialoghi, alcuni momenti della recitazione e soprattutto lo sviluppo della trama, bè, questo stupore mancherebbe.
Sulla carta la storia d'amore impossibile tra un ragazzo e una ragazza abitanti due mondi speculari -uno sopra e uno sotto- con una propria forza di gravità opposta, dove una è ricca e l'altro povero, incuriosirebbe. Se si unisce al tutto anche una polizia di confine che li monitora, la propensione di lui alle invenzioni e una grossa multinazionale per i quali entrambi lavorano la curiosità diventa attenzione, anche se l'amore contrastato è dagli albori dei tempi un tema fin troppo sfruttato. Il fatto però che questo amore subisca frenate non proprio efficaci -la perdita di memoria- e si risolva poi con una semplicità disarmante non aiuta il film ad uscire dalla norma.
Quello che però davvero sorprende e fa impazzire non solo gli occhi ma anche la mente è la creazione di questo doppio universo, la sua struttura e la sua complessità, la sua bellezza disarmante e la sua visionarietà. Upside down sembra però reggersi quasi tutto sul livello degli effetti speciali -non completamente andati a segno, poi, vedi gli inseguimenti- e una fotografia dalla grana spessa e sublime, ma anche qui qualche neo lo si trova come le inquadrature che mostrano spesso e volentieri i due mondi nella loro vastità rendendoli un po' ridondanti.
I due protagonisti, i sempre belli Kirsten Dunst e Jim Sturgess, risultano comunque romantici quanto basta ma a penalizzarli sono dei dialoghi non approfonditi e un finale frettoloso che si distanzia dalla coerenza fisica mantenuta in tutta la durata del film.
Che dire quindi. A volte un film per quanto pazzesco ed efficace a livello visivo non deve dimenticare di dover raccontare una Storia come si deve -in questo Inception insegna- e per quanto il lavoro svolto da Juan Solanas che a partire dai bellissimi titoli di testa lascia a bocca aperta, una maggiore cura di tutti i dettagli sarebbe stata di maggior riuscita.



7 marzo 2013

Silenzio in Sala

Questo fine settimana prevede molte nuove uscite interessanti. Diffidate però dei film "in rosa" fatti uscire appositamente per accontentare il pubblico femminile nella sua festa! State quindi alla larga da prodotti italiani discutibili come Ci vuole un gran fisico e Amiche da morire, e buttatevi su questi titoli:

Il Lato positivo 
La commedia outsider degli Oscar è riuscita ad accaparrarsi un premio su 8 nomination, quello per la miglior attrice, mica niente. Protagonisti infatti la bravissima Jennifer Lawrence e l'altrettanto capace Bradley Cooper con Robert de Niro e da spalla per raccontare la rinascita e l'amore tra due pazzi adorabili a suon di danza.
Qui la recensione.




Spring Breakers 
Ha scandalizzato Venezia durante lo scorso festival, questo perché le 4 protagoniste smettono i panni di teen idol per cimentarsi in quelli succinti di ragazze pronte a tutto pur di divertirsi durante le vacanze primaverili -con furti e omicidi annessi. Alla regia Harmony Korine, mentre nel cast oltre a Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson, Rachel Korine, primeggia James Franco.




Il grande e potente Oz 
James Franco è protagonista anche del prequel marchiato Disney che indaga e svela il passato del famoso Mago che incontrerà Dorothy. Ambientazioni da favola (anche se molto alla Alice in Wonderland) per una storia ricca di magia in cui anche le streghe -Michelle Williams, Mila Kunis, Rachel Weisz- hanno il loro perché.






Just Like a Woman
Non si può che pensare a Thelma e Louise leggendo la trama di questo film: due donne insoddisfatte della loro vita e del lavoro, un po' per paura un po' per desiderio scappano per un lungo viaggio in macchina in cui la passione per la danza del ventre si dimostra un ottimo legante e un modo per reinventarsi una vita. Sienna Miller e Golshifteh Farahani le due protagoniste.






La cuoca del presidente
Commedia d'oltralpe che approda anche nei nostri cinema a dimostrare come i francesi, anche se in toni minori, sono meglio di noi. Il film illustra come una sopraffina cuoca della campagna venga assunta dall'Eliseo per cucinare niente meno che al Presidente francese. Le gelosie dei grandi chef mineranno da subito la semplicità e la genuinità dei piatti della donna.