Un albero della vita.
Un viaggio lungo più vite.
La medicina e la stregoneria.
La maternità e l'amore.
The book of Vision è un'esperienza che deve tanto a The tree of life, e non lo si nasconde.
Non a caso, tra i produttori esecutivi c'è lo stesso Malick mentre alla regia Carlos Santana. Hintermann che proprio in quel film ha diretto un'unità.
Così non sconvolge il muoversi in due piani temporali, in un passato prussiano e in un presente di ricerca dove le anime trasmigrano e dove la medicina è al centro di tutto.
5 settembre 2020
Venezia 77 - Saint-Narcisse | Oasis
Saint-Narcisse
Il mio battesimo a Venezia è stato con Bruce LaBruce.
Ero appena arrivata, non sapevo orientarmi fra sale, orari, accrediti e in una giornata in cui ricordo la mia disperazione, l'impossibilità ad entrare da qualche parte, l'unico film visto è stato il suo, Gerontophilia.
La storia di un ragazzo con la propensione ad innamorarsi degli anziani.
Bruce il doppio torna dopo 7 anni al Lido e se lui mi ritrova più sicura negli spostamenti anche se in piena pandemia, io ritrovo lui raccontare un'altra storia assurda ed estrema.
Quella di un ragazzo che ama se stesso, come un moderno (anche se siamo nei libertini anni '60) Narciso e che alla morte della nonna scoprirà più di una sconcertante verità.
La prima è che la madre creduta morta è ancora viva.
La seconda che pure lei lo pensava morto, nato prematuro.
Ora vive nei boschi, i paesani la credono una strega, la sua coinquilina o amante, chi lo sa, sembra non invecchiare aumentando il mistero.
Si ritrovano, con le ovvie tensioni della convivenza.
Il mio battesimo a Venezia è stato con Bruce LaBruce.
Ero appena arrivata, non sapevo orientarmi fra sale, orari, accrediti e in una giornata in cui ricordo la mia disperazione, l'impossibilità ad entrare da qualche parte, l'unico film visto è stato il suo, Gerontophilia.
La storia di un ragazzo con la propensione ad innamorarsi degli anziani.
Bruce il doppio torna dopo 7 anni al Lido e se lui mi ritrova più sicura negli spostamenti anche se in piena pandemia, io ritrovo lui raccontare un'altra storia assurda ed estrema.
Quella di un ragazzo che ama se stesso, come un moderno (anche se siamo nei libertini anni '60) Narciso e che alla morte della nonna scoprirà più di una sconcertante verità.
La prima è che la madre creduta morta è ancora viva.
La seconda che pure lei lo pensava morto, nato prematuro.
Ora vive nei boschi, i paesani la credono una strega, la sua coinquilina o amante, chi lo sa, sembra non invecchiare aumentando il mistero.
Si ritrovano, con le ovvie tensioni della convivenza.
4 settembre 2020
Venezia 77 - Amants | Cigare su Miel
Amants
Sulla carta doveva essere un film perfetto.
Francese, Stacy Martin fra i protagonisti, una storia d'amore travagliata vissuta tra Parigi, l'Oceania, Ginevra.
In realtà, si rivela essere un triangolo d'amore dove l'amore poco si sente, patinato e tristemente non tanto già visto, quanto inutile da vedere.
Alla coppia Lisa-Simon dovremmo affezionarci, per loro dovremmo tifare. Invece a questa aspirante cameriera di classe, a questo spacciatore senza remore, poco ci interessiamo. Il fattaccio che li divide a Parigi, che vede lui prendere la via della fuga, manda lei in crisi esistenziale, tanto da sposare un miliardario che passava giusto giusto nel club dove lavora.
Le fortune, no?
Sulla carta doveva essere un film perfetto.
Francese, Stacy Martin fra i protagonisti, una storia d'amore travagliata vissuta tra Parigi, l'Oceania, Ginevra.
In realtà, si rivela essere un triangolo d'amore dove l'amore poco si sente, patinato e tristemente non tanto già visto, quanto inutile da vedere.
Alla coppia Lisa-Simon dovremmo affezionarci, per loro dovremmo tifare. Invece a questa aspirante cameriera di classe, a questo spacciatore senza remore, poco ci interessiamo. Il fattaccio che li divide a Parigi, che vede lui prendere la via della fuga, manda lei in crisi esistenziale, tanto da sposare un miliardario che passava giusto giusto nel club dove lavora.
Le fortune, no?
Venezia 77 - Final Account | Quo Vadis, Aida
Final Account
Parlare dell'Olocausto al cinema è sempre rischioso.
Il rischio è quello di ripetersi, di saturare un argomento andandolo a raccontare con pietismo e moralità giusto per la Giornata della Memoria.
Per avere attenzione, per smuovere davvero, bisogna avere l'idea giusta, l'angolazione giusta.
Prendiamo Jojo Rabbit che campeggia qui sopra, con Taika Waititi a mostrare con un'ironia volutamente stridente cosa significa crescere nel mezzo di un ideologismo estremo.
Il documentario di Luke Holland parte da un'idea simile.
3 settembre 2020
Venezia 77 - Mila (Mele)
Un'epidemia sconvolge la società.
Tema attuale.
Ma l'epidemia di cui si parla in Mele non miete vittime, causa un'amnesia totale. Non ci si ricorda il proprio nome, chi si è, come si sta al mondo.
I più fortunati vengono ritrovati e riconosciuti dai parenti, poi ci sono i non reclamati. Quelli che restano in ospedale a lungo, invano, perché soli anche prima, perché i parenti non li hanno cercati o li hanno a lori volta dimenticati.
L'uomo che seguiamo è fra questi.
Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite del 3 Settembre
Venezia apre i suoi confini e dal Lido arriva pure in sala.
Con titoli della scorsa edizione, ma anche con film appena passati per la rassegna.
Nel mezzo giovani mutanti che dopo anni arrivano in sala a far felici i fan della Marvel.
Ema
Lo scorso anno a Venezia ha diviso: chi gridava al capolavoro, chi fischiava sonoramente.
Io come sempre silenziosamente sto nel mezzo: applaudendo per la forza visiva delle immagini, per il monologo del bellissimo Gael Garcia Bernal contro il reggaeton, ma continuo a rimanere perplessa su una storia, su una protagonista, non facili.
Finalmente arriva al cinema e chiunque potrà giudicare.
Ne ho parlato QUI
The New Mutants
Dopo i continui rimandi finalmente il film Marvel iniziato a girare nel 2017 arriva in sala.
Si parla di un gruppo multietnico di giovani che scopre di avere superpoteri e viene rinchiuso in un istituto dal quale evadere.
Cast di promesse ormai mantenute come Maisie Williams, Charlie Heaton, Anya Taylor-Joy, Blu Hunt.
Trailer
After 2
Continua la saga definita la versione teen delle 50 Sfumature.
Continua solo per le fan, la locandina parla da sola.
Trailer
La Candidata Ideale
Altro film veneziano che arriva con un anno di ritardo.
Si parla dei problemi che affliggono l'Arabia Saudita, si parla di come una giovane donna cerca di risolverli candidandosi a consigliera comunale. Ma fare campagna elettorale, per una donna, non è facile.
Meno serioso del previsto, ma anche non così incisivo.
Ne ho parlato QUI
Molecole
Il documentario di Andrea Segre che mostra una Venezia silenziosa e solitaria durante la quarantena appena trascorsa ha fatto da pre-apertura a Venezia77.
E arriva subito in sala.
Trailer
Il Primo Anno
Commedia francese su due giovani che tentato di entrare alla Facoltà di Medicina, per compiacere il padre chirurgo, per vocazione vera e propria. Studieranno insieme per farcela.
Commedia francese che non sembra niente di che, con la presenza dell'antipatico Vincent Lacoste.
Trailer
Balto e Togo - La Leggenda
Come dimenticare Balto, che non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è?
Ora la storia di Togo, il nome vero dell'eroe a quattro zampe, diventa un film con attori e cani in carne ed ossa, per far conoscere la sua storia anche ai piccoli di oggi.
Trailer
Sto pensando di finirla qui - dal 4 settembre su Netflix
L'attesissimo film diretto adattato da Charlie Kaufman vede finalmente la luce.
Non so come e quando riuscirò a vederlo, ma già non vedo l'ora.
Trailer
Con titoli della scorsa edizione, ma anche con film appena passati per la rassegna.
Nel mezzo giovani mutanti che dopo anni arrivano in sala a far felici i fan della Marvel.
Ema
Lo scorso anno a Venezia ha diviso: chi gridava al capolavoro, chi fischiava sonoramente.
Io come sempre silenziosamente sto nel mezzo: applaudendo per la forza visiva delle immagini, per il monologo del bellissimo Gael Garcia Bernal contro il reggaeton, ma continuo a rimanere perplessa su una storia, su una protagonista, non facili.
Finalmente arriva al cinema e chiunque potrà giudicare.
Ne ho parlato QUI
The New Mutants
Dopo i continui rimandi finalmente il film Marvel iniziato a girare nel 2017 arriva in sala.
Si parla di un gruppo multietnico di giovani che scopre di avere superpoteri e viene rinchiuso in un istituto dal quale evadere.
Cast di promesse ormai mantenute come Maisie Williams, Charlie Heaton, Anya Taylor-Joy, Blu Hunt.
Trailer
After 2
Continua la saga definita la versione teen delle 50 Sfumature.
Continua solo per le fan, la locandina parla da sola.
Trailer
La Candidata Ideale
Altro film veneziano che arriva con un anno di ritardo.
Si parla dei problemi che affliggono l'Arabia Saudita, si parla di come una giovane donna cerca di risolverli candidandosi a consigliera comunale. Ma fare campagna elettorale, per una donna, non è facile.
Meno serioso del previsto, ma anche non così incisivo.
Ne ho parlato QUI
Molecole
Il documentario di Andrea Segre che mostra una Venezia silenziosa e solitaria durante la quarantena appena trascorsa ha fatto da pre-apertura a Venezia77.
E arriva subito in sala.
Trailer
Il Primo Anno
Commedia francese su due giovani che tentato di entrare alla Facoltà di Medicina, per compiacere il padre chirurgo, per vocazione vera e propria. Studieranno insieme per farcela.
Commedia francese che non sembra niente di che, con la presenza dell'antipatico Vincent Lacoste.
Trailer
Balto e Togo - La Leggenda
Come dimenticare Balto, che non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è?
Ora la storia di Togo, il nome vero dell'eroe a quattro zampe, diventa un film con attori e cani in carne ed ossa, per far conoscere la sua storia anche ai piccoli di oggi.
Trailer
Sto pensando di finirla qui - dal 4 settembre su Netflix
L'attesissimo film diretto adattato da Charlie Kaufman vede finalmente la luce.
Non so come e quando riuscirò a vederlo, ma già non vedo l'ora.
Trailer
2 settembre 2020
Venezia 77 - Lacci
Scene di un matrimonio.
Iniziava così lo scorso anno il post su Marriage Story.
Inizia così quella che potrebbe essere definita la risposta italiana al film di Noah Baumbach.
Ovviamente, lo è solo in parte.
Perché Lacci ha una sua identità e soprattutto una sua origine, quella di romanzo uscito dalla penna di Domenico Starnone portato poi al cinema con l'aiuto di Francesco Piccolo (e, in positivo, si sente) e dallo stesso regista Daniele Lucchetti.
Iniziava così lo scorso anno il post su Marriage Story.
Inizia così quella che potrebbe essere definita la risposta italiana al film di Noah Baumbach.
Ovviamente, lo è solo in parte.
Perché Lacci ha una sua identità e soprattutto una sua origine, quella di romanzo uscito dalla penna di Domenico Starnone portato poi al cinema con l'aiuto di Francesco Piccolo (e, in positivo, si sente) e dallo stesso regista Daniele Lucchetti.
TENET
Andiamo al Cinema
Da dove si può iniziare a parlare di Tenet?
Il film più atteso, chiacchierato, criticato e analizzato dell'anno o almeno dal post-pandemia?
Quello che è riuscito a risollevare le casse dei cinema italiani, ad attirare nuovamente il pubblico in sala, a darsi come evento?
Iniziamo da quello che subito salta all'occhio, da quello che prevale: il lato tecnico.
La regia di Nolan è la regia di Nolan.
Quella pirotecnica, quella sempre in movimento, quella che sta stretta sui protagonisti per poi allargarsi improvvisa nel silenzio, quella che rispetta geometrie e fluidità dei movimenti.
Quella che in azione mostra il meglio di sé.
È così, prendere o lasciare.
L'occhio di Nolan è accompagnato dall'orecchio di Nolan, e anche se manca il fido Hans Zimmer, il nuovo Ludwig Göransson omaggia a mani basse il compositore riempiendo le scene con i suoi suoni cupi e dando ulteriore adrenalina alle scene d'azione.
E poi?
Poi c'è l'azione pura e semplice.
Quella che ti fa chiedere per tutto il tempo come è stata girata, quanto c'hanno lavorato attori e stuntmen, quanta post produzione c'è.
L'effetto 1917 è garantito, con il nostro occhio a porsi continuamente domande e a cercare indizi.
Da dove si può iniziare a parlare di Tenet?
Il film più atteso, chiacchierato, criticato e analizzato dell'anno o almeno dal post-pandemia?
Quello che è riuscito a risollevare le casse dei cinema italiani, ad attirare nuovamente il pubblico in sala, a darsi come evento?
Iniziamo da quello che subito salta all'occhio, da quello che prevale: il lato tecnico.
La regia di Nolan è la regia di Nolan.
Quella pirotecnica, quella sempre in movimento, quella che sta stretta sui protagonisti per poi allargarsi improvvisa nel silenzio, quella che rispetta geometrie e fluidità dei movimenti.
Quella che in azione mostra il meglio di sé.
È così, prendere o lasciare.
L'occhio di Nolan è accompagnato dall'orecchio di Nolan, e anche se manca il fido Hans Zimmer, il nuovo Ludwig Göransson omaggia a mani basse il compositore riempiendo le scene con i suoi suoni cupi e dando ulteriore adrenalina alle scene d'azione.
E poi?
Poi c'è l'azione pura e semplice.
Quella che ti fa chiedere per tutto il tempo come è stata girata, quanto c'hanno lavorato attori e stuntmen, quanta post produzione c'è.
L'effetto 1917 è garantito, con il nostro occhio a porsi continuamente domande e a cercare indizi.
1 settembre 2020
Ramy
Mondo Serial
[In mancanza di titoli appetibili e degli arrivi di questo settembre, ho recuperato Ramy, serie Hulu forte delle fresche nomination agli Emmy]
Cos'è Ramy.
O meglio, chi è Ramy?
Ramy è un trentenne in crisi: spirituale, d'identità.
Musulmano credente, figlio di egiziani emigrati in America, non sa bene qual è il suo posto.
Quale la sua casa.
Nei venerdì di preghiera ci sono le feste.
All'alcool e alla droga rinuncia come Maometto insegna, ma al sesso no.
Alle ragazze che incontra non sa se dichiarare la sua fede o se questo può diventare un freno per conquistarle.
Gli amici -sposati- lo spingono al matrimonio, a ricercare una moglie credente come lui e a mettere la testa a posto lontano dai peccati.
L'unico amico non mussulmano lo invita invece a peccare, pecca con lui che disabile deve cogliere ogni occasione buona pur di concludere.
Ci prova, Ramy, a credere di più.
Ad impegnarsi nel Ramadan, nel ricercare se stesso in un viaggio in Egitto, ci prova seguendo i dettami di uno Sheikh saggio e nel trovare in una ragazza mussulmana quella che potrebbe essere quella giusta.
Ma ogni volta, inciampa.
Dubita.
Sbaglia.
In un egocentrismo e in un'insicurezza che sa irritare per quanto è familiare.
[In mancanza di titoli appetibili e degli arrivi di questo settembre, ho recuperato Ramy, serie Hulu forte delle fresche nomination agli Emmy]
Cos'è Ramy.
O meglio, chi è Ramy?
Ramy è un trentenne in crisi: spirituale, d'identità.
Musulmano credente, figlio di egiziani emigrati in America, non sa bene qual è il suo posto.
Quale la sua casa.
Nei venerdì di preghiera ci sono le feste.
All'alcool e alla droga rinuncia come Maometto insegna, ma al sesso no.
Alle ragazze che incontra non sa se dichiarare la sua fede o se questo può diventare un freno per conquistarle.
Gli amici -sposati- lo spingono al matrimonio, a ricercare una moglie credente come lui e a mettere la testa a posto lontano dai peccati.
L'unico amico non mussulmano lo invita invece a peccare, pecca con lui che disabile deve cogliere ogni occasione buona pur di concludere.
Ci prova, Ramy, a credere di più.
Ad impegnarsi nel Ramadan, nel ricercare se stesso in un viaggio in Egitto, ci prova seguendo i dettami di uno Sheikh saggio e nel trovare in una ragazza mussulmana quella che potrebbe essere quella giusta.
Ma ogni volta, inciampa.
Dubita.
Sbaglia.
In un egocentrismo e in un'insicurezza che sa irritare per quanto è familiare.
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