30 agosto 2017

Venezia 74 - Nico, 1988

Dici Nico, dici Velvet Underground e dici Andy Warhol.
Ma Nico era anche altro, era prima di tutto Christa Päffgen, ed era soprattutto una cantante che dopo la breve e problematica esperienza con Lou Reed e soci, proseguì a fasi alterne nel mondo della musica alla ricerca della sua voce.
E' questa la Nico che interessa a Susanna Nicchiarelli, questa quella che ci racconta, in tournée per l'Europa con una band non propriamente di prima scelta, per il suo album Camera Obscura.



E' il 1986, l'eroina la rende ancora schiava, l'autodistruzione la avvolge, il suo alone di donna culto la perseguita, con intervistatori interessati solo a quegli anni di follia distanti ormai 20 anni, il pubblico che manca, le prove che non ci sono. E poi c'è quel figlio, senza padre, cresciuto da una nonna, che bene non sta, tenta il suicidio a ripetizione acuendo il senso di colpa materno.
Nico, tra difetti, egoismi, dipendenze, è però una Signora artista, e quando sale sul palco pretende la perfezione, incanta con un suono gotico, diverso, con una voce potente.
In giro per l'Europa, tra la Manchester che è la sua nuova casa, l'Italia di Anzio, la Praga occupata e pure Cracovia, si arrabbia, si sfoga, impressiona. Mentre la sua band vive vite alternative, vite che lei ha già conosciuto fuori e dentro la Factory.
Impressionante il lavoro fatto dall'attrice danese Trine Dyrholm, che si trasforma e si mette nei panni appesantiti della non più bella (per fortuna, parole sue) Nico, nella sua voce soprattutto, regalando brividi in perfomance che fanno da contrappunto in un biopic in cui la musica non può stare fuori e prende volentieri il sopravvento.
La Nico che vediamo è così anche quella dal gran cuore, quella che in Italia cena in piena notte, scopre il limoncello e pure un chitarrista come Domenico Petrosino, che la accompagnerà poi in altri concerti.
Tra realtà e finzione, il film procede solido e pieno di bellezza, avvolgendoci con quella voce sognante e roca, mostrando il cuore di un'artista, i suoi ultimi anni, la sua redenzione, in una ricerca continua di quel passato di guerra che non si può dimenticare, con quella Berlino in fiamme che torna e torna nei suoi racconti, nei suoni che cerca e registra.
Perchè è quel passato, più lontano degli anni '60, a definirla davvero.

3 commenti:

  1. interessante.
    io amo tantissimo i dischi di Nico.

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    1. Io li scoprirò grazie a questo film, la conoscevo ovviamente solo per il Banana album, ma sentendo le sue canzoni sono rimasta incantata.

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  2. C'è chi ne parla molto male e di livello da fiction televisiva. Mi fa piacere che il tuo giudizio sia invece parecchio più positivo, visto che è una delle pellicole veneziane che più attendo di vedere.

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