25 agosto 2026

Notte Horror 2026 - Le Colline Hanno Gli Occhi

Tremate, tremate, la Notte Horror è tornata!
È tornata su questo blog e ritorna a esplorare gli anni '70, gli anni di un horror che ama sperimentare, che cerca nuovi limiti.
A Wes Craven vorrò sempre bene per la saga di Scream, ma ho sempre pensato fosse più frutto della mente di Kevin Williamson che i giovani di provincia -vittime o aspiranti registi che siano- li conosce bene, più che dalla mano sanguinante di Craven.
Lo trovo nel 1977 alle prese con il suo secondo film, che è sempre il più difficile. 
Desideroso di scostarsi dall'horror puro di L'ultima casa a sinistra, cercava una storia diversa, spaventosa, certo, ma non proprio di paura.
La trova in biblioteca e la trova nella Scozia del XVI secolo, con il racconto di Sawney Bean e del suo clan responsabile di uccisioni e morti violente e di cannibalismo. Interessato dall'aspetto selvaggio di chi ha deciso di allontanarsi dalla civiltà, Craven decide di ambientare il suo film nel deserto del Mojave, ci porta una troupe inizialmente non troppo entusiasta e degli attori recalcitranti per il clima non certo favorevole a riprese fisiche.


Abbiamo la classica famiglia felice e unita in vacanza con il suo caravan che si perde nel deserto dove il padre ha un conto in sospeso. Non bastano le parole di avvertimento del benzinaio pronto alla fuga Doug Wood, non basta la sensazione di pericolo che i cani Beauty e Beast avvertono e trasmettono, no, la famiglia si inoltra in quel deserto dove avvengono esercitazioni militari e nucleari, si perde, ha un incidente e lì rimane bloccata. 
Più delle temperature estreme, più delle esercitazioni militari, la famiglia Carter deve temere un'altra famiglia che fra quelle colline e quelle caverne si aggira, seminando terrore e morte, alla ricerca non solo di vittime, ma di prede. Da mangiare.
La loro storia la spiegherà il benzinaio Doug nel classico momento "à la Squalo" dove un passato viene ricostruito prima di essere interrotto dal terrore e dal sangue del presente.
Il film in fondo sta tutto qui, ricorda molti altri film, tra cui il Non aprite quella porta di appena 3 ani prima a cui Craven si ispira e a cui rende omaggio, tanto da avere sul set lo stesso scenografo Robert Burns che utilizza alcuni degli stessi oggetti di scena, con Gunnar Hansen a rifiutare -per poi pentirsene- un cammeo.


Ci sono le solite scelte sbagliate di chi corre, di chi scappa, di chi si perde, ci sono le porte lasciate aperte e i cani lasciati liberi, c'è la violenza, spesso gratuita, che fa mettere a qualcuno questo horror sotto l'etichetta rape and revenge anche se la vendetta ha più il sapore dell'istinto di sopravvivenza e di difesa. In fondo, miete più vittime il cane Beast, il più inferocito della famiglia Carter per aver perso la sua compagna.
Siamo al secondo film in cui un cane viene ucciso in questa Settimana Horror, e per fortuna ho deciso di ascoltare le parole poco entusiaste dei vari blogger e risparmiarmi The Last House visto il putiferio che una scena simile ha scatenato, ma se di Beauty è meglio non parlare ed è meglio non chiedere a Craven da dove provenisse la carcassa utilizzata per le riprese, ringraziamo gli attori che si sono opposti a una scena di cannibalismo ai danni della piccola Katy che ha portato Craven a riscrivere la sceneggiatura.
Ora, di paura se ne prova poca, di disgusto il giusto, con le urla che si susseguono, le scelte sbagliate pure e un certo senso di "te l'avevo detto di non correre come un pazzo nel deserto in cui nemmeno dovevi addentrati!"  a rendere la morte di papà Carter meno sentita.


Come per il film di Tobe Hooper mi ritrovo a dire che non è questo il genere di horror che preferisco, quello slasher agli albori, quello fisico fatto di trappole e quello su cui si cerca di trovare temi (la civilizzazione? lo scontro oppressi/oppressori?) quando in fondo si tratta di un film che mostra l'incontro tra due famiglie specchio, con diversi valori, un diverso grado di civilizzazione ma uno stesso istinto di sopravvivenza.
Esco dagli anni '70 un filo delusa, ma almeno più preparata.

Grado di paura espresso in Leone Cane Fifone:
2 Leoni su 5

7 commenti:

  1. Un film dove zio Wes sottolinea la sua poetica, se già il truce esordio "L'ultima casa a sinistra" opponeva cittadini e rurali (riassumo così) dimostrando che alla fine, siamo tutti bestie molto simili tra loro, qui Craven ribadisce il concetto anche meglio a mio avviso. Forse non fa paura per gli spaventi, ma per la tesi che il professor Craven (era prof. per davvero) espone così bene. Grazie per aver portato zio Wes nella Notte Horror ;-) Cheers

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  2. Non il primo film che mi viene in mente quando si parla del regista, ma certamente uno di quelli che vale la pena conservare religiosamente in una videoteca casalinga, forse per quel suo sapore antico, quelle atmosfere alla "2000 maniacs" o per un semplice gusto del grezzo che oggi in giro non si trova più.

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  3. Non è il mio Wes Craven preferito e ormai non lo riguardo da 20 anni, letteralmente, però ne ho sempre apprezzato l'estetica "rozza".

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  4. Mi dispiace non ti abbia colpito così tanto, a me è successo il contrario, mi porto ancora dentro il ricordo della prima visione di questo film che sicuramente quando uscì ebbe un impatto stratosferico! :--)

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  5. Anche io ho scelto un Wes Craven non proprio entusiasmante per questa Notte Horror. Però anche io continuerò comunque a volergli sempre un gran bene per la saga di Scream!

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  6. Piano piano ma... con i miei tempi leggo tutto! Nemmeno a me è rimasto impresso più di tanto. Ci vediamo a Venezia! :)

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  7. Niente di eccezionale sì, ma alcune scene non facili da digerire, un film che il suo lavoro sa fare.

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