8 settembre 2026

Bunker

Lui è un prestigioso architetto, insignito di un importante premio che viene contattato da un miliardario per la costruzione di un bunker. 
Lei lavora nell'editoria ma non può certo fare carriera in un paese straniero e rimette in discussione le sue scelte, il suo matrimonio.
Sono sposati da quasi 18 anni e qualcosa, se non tutto è cambiato.
Hanno lasciato Madrid per Londra, si sono chiusi in una casa perfetta con la sua privacy e qualcosa, ora, si incrina.
Si rompe, in realtà, come il muro del giardino che il vicino inizia a fare a pezzi per aprire una finestra al suo garage.
Lui, l'architetto, ne resta ossessionato, vedendolo come un'invasione della sua privacy ed è disposto a tutto pur di fermare il progetto, lei inizia a capire quanto siano cambiati rispetto ai primi tempi, guardando il marito sotto una luce diversa mentre si approccia al suo nuovo progetto, mentre paranoico un bunker sembra costruirlo attorno a loro.


Dopo il padre e dopo il figlio, Florian Zeller indaga il matrimonio.
Trovare come protagonisti una coppia reale come quella formata da Penelope Cruz e Javier Bardem aumenta il senso di intimità del film e mentre li vediamo allontanarsi e provare a riavvicinarsi, mentre sembrano vivere vite separate che preoccupano la minore delle figlie, mentre quel vicino di casa sembra una minaccia esterna in più alla loro tranquillità, indaghiamo su quanto l'amore, ma anche la persona in sé, può cambiare.
Ci muoviamo dentro spazi eleganti, ci muoviamo con una grazia che è però interrotta continuamente dalla tensione, di una colonna sonora martellante, di martelli veri e propri che rompono la tranquillità di quella casa londinese. Cresce, quella tensione, fino ad esplodere in una discussione in cui Cruz e Bardem dimostrano tutta la loro grandezza, con una naturalità e un coinvolgimento difficile da ripetere, e continuare poi in una situazione tesa davvero che porta al finale.

Per la prima volta Zeller adatta una sua sceneggiatura originale e non una tratta da uno spettacolo teatrale, ma un po' di teatro rimane dietro queste maschere, dietro quinte di vetro e lettere e dialoghi e litigi che si immaginano sul palco. C'è il cinema, invece, quello più pittorico, in un finale che sì, si fa scontato e purtroppo prevedibile, ma resta di una poesia capace di chiudere un cerchio e, in fondo, un film solido. 
Solido davvero.

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