Mondo Serial
Si parlava di estati adolescenziali ieri, nel leggere, si parla di estati (ma non solo) adolescenziali oggi, nelle serie TV.
Si parla soprattutto di un libro amato da tutti, di uno scrittore ora amato dal cinema e dalla TV come John Green.
Si parla di giovani, si parla di primi amori, prime volte, di tanti scherzi, di fazioni scolastiche ma si parla anche di lutti, depressioni, cose fin troppo grandi che nei primi mesi di una scuola esclusiva e preparatoria come la Culver Creek non sono certo in programma.
Si inizia, e anche questa volta mi sento dentro un mondo fin troppo adolescenziale e fin troppo estivo per la stagione.
10 dicembre 2019
9 dicembre 2019
Golden Globes 2020 - Le Nominations
La stagione dei premi inizia, e si parte dall'anticamera degli Oscar (quanto piace dirlo!) che fa capire quali film aspettare, quali recuperare.
Se Joker, Tarantino e Storia di un matrimonio erano giustamente prevedibili, ci sono anche sorprese non così gradite.
Prendere Eddie Murphy come esempio. Un riempitivo? Probabile, così come quello della pur brava Emma Thompson che di certo non vedremo agli Oscar, quando le categorie comedy e drama verranno unificate.
Ma come sempre, più che i presenti (dalla ragguardevole età, tra attori e registi che sono mostri sacri da decenni), fanno più notizia gli assenti: il signor De Niro protagonista snobbato del plurinominato The Irishman, e le scream queen Lupita Nyong'o per Noi e Florence Pugh per Midsommar. Ma si sa, gli horror sono difficili da premiare.
Mentre si applaude per J.Lo e il tanto vociferato ritorno della Zellweger, stupisce non vedere fra i film di animazione quel gioiellino di Klaus.
Passando alla sezione Serie TV tiriamo un sospiro di sollievo nel vedere che almeno qui ci si è accorti che l'ultima stagione di Game of Thrones non era un granché, e ci si deve accontentare della singola nomination a Kit Harington, che è già un grosso abbaglio.
Ma fanno male, e molto, l'assenza di Euphoria (nemmeno Zendaya? No.) e di Josh O'Connor che in The Crown riesce più volte a mettere nell'ombra Olivia Colman.
Spazio invece -e molto- al The Morning Show della coppia Aniston-Whiterspoon
Se infine When they see us viene totalmente snobbata, per le miniserie non resta che tifare Catch-22.
Ora non resta che aspettare pazientemente l'uscita di qualche titolo anche nelle nostre sale e soprattutto la notte del 5 gennaio, quando Ricky Gervais (Ah!) annuncerà i vincitori.
Tutte le nomination:
Se Joker, Tarantino e Storia di un matrimonio erano giustamente prevedibili, ci sono anche sorprese non così gradite.
Prendere Eddie Murphy come esempio. Un riempitivo? Probabile, così come quello della pur brava Emma Thompson che di certo non vedremo agli Oscar, quando le categorie comedy e drama verranno unificate.
Ma come sempre, più che i presenti (dalla ragguardevole età, tra attori e registi che sono mostri sacri da decenni), fanno più notizia gli assenti: il signor De Niro protagonista snobbato del plurinominato The Irishman, e le scream queen Lupita Nyong'o per Noi e Florence Pugh per Midsommar. Ma si sa, gli horror sono difficili da premiare.
Mentre si applaude per J.Lo e il tanto vociferato ritorno della Zellweger, stupisce non vedere fra i film di animazione quel gioiellino di Klaus.
Passando alla sezione Serie TV tiriamo un sospiro di sollievo nel vedere che almeno qui ci si è accorti che l'ultima stagione di Game of Thrones non era un granché, e ci si deve accontentare della singola nomination a Kit Harington, che è già un grosso abbaglio.
Ma fanno male, e molto, l'assenza di Euphoria (nemmeno Zendaya? No.) e di Josh O'Connor che in The Crown riesce più volte a mettere nell'ombra Olivia Colman.
Spazio invece -e molto- al The Morning Show della coppia Aniston-Whiterspoon
Se infine When they see us viene totalmente snobbata, per le miniserie non resta che tifare Catch-22.
Ora non resta che aspettare pazientemente l'uscita di qualche titolo anche nelle nostre sale e soprattutto la notte del 5 gennaio, quando Ricky Gervais (Ah!) annuncerà i vincitori.
Tutte le nomination:
Il Lunedì Leggo - Un dolore così dolce di David Nicholls
David Nicholls non l'avevo mai letto.
Lui, che aveva fatto piangere ogni mia lacrima e ogni lacrima del giovine (per la prima volta senza ritegno) con One Day al cinema.
Mi ero innamorata della promozione che Neri Pozza stava facendo al suo nuovo romanzo, avevo sanamente invidiato Mr. Ink invitato a un ballo a tema anni '90 e proprio lui ha deciso che Nicholls dovevo conoscerlo.
Così, per fare un salto nel tempo, sono passata dalla campagna inglese degli anni '50 dei Cazalet al 1997 della periferia di Londra.
Un salto notevole, ma i problemi sono sempre quelli: l'amore, il rapporto con i genitori, il saper trovare il proprio posto nel mondo.
Tutto inizia con la fine della scuola, con esami appena sostenuti, con scherzi goliardici, riti maschili a cui continuare a sottoporsi.
Ma Charlie ha altri pensieri per la testa.
Lui che gli esami chissà se li ha passati, ha una casa, una famiglia, in rovina.
Lo scopriamo poco a poco, mentre ci racconta di bancherotte e tradimenti, di separazioni e di depressioni.
Lui, che aveva fatto piangere ogni mia lacrima e ogni lacrima del giovine (per la prima volta senza ritegno) con One Day al cinema.
Mi ero innamorata della promozione che Neri Pozza stava facendo al suo nuovo romanzo, avevo sanamente invidiato Mr. Ink invitato a un ballo a tema anni '90 e proprio lui ha deciso che Nicholls dovevo conoscerlo.
Così, per fare un salto nel tempo, sono passata dalla campagna inglese degli anni '50 dei Cazalet al 1997 della periferia di Londra.
Un salto notevole, ma i problemi sono sempre quelli: l'amore, il rapporto con i genitori, il saper trovare il proprio posto nel mondo.
Tutto inizia con la fine della scuola, con esami appena sostenuti, con scherzi goliardici, riti maschili a cui continuare a sottoporsi.
Ma Charlie ha altri pensieri per la testa.
Lui che gli esami chissà se li ha passati, ha una casa, una famiglia, in rovina.
Lo scopriamo poco a poco, mentre ci racconta di bancherotte e tradimenti, di separazioni e di depressioni.
8 dicembre 2019
#LaPromessa2019 - Le Vite degli Altri
La sentite anche voi l'ansia crescere?
La sento solo io l'ansia del tempo che scorre, del 2019 agli sgoccioli e una Promessa ancora da mantenere?
No?
Beh, sappiate che in un periodo pregno di uscite interessanti, di libri bellissimi da leggere e di impegni nella vita vera, trovare il tempo per mantenere anche una Promessa non è facile.
Ma a Paolo Ruffini non voglio cedere.
Assolutamente no.
E purtroppo ho anche questo brutto vizio di voler fare le cose per bene, e di arrabbiarmi con disappunto quando queste non riescono.
Per dire:
Le vite degli altri l'ho visto la sera del 9 novembre.
La sento solo io l'ansia del tempo che scorre, del 2019 agli sgoccioli e una Promessa ancora da mantenere?
No?
Beh, sappiate che in un periodo pregno di uscite interessanti, di libri bellissimi da leggere e di impegni nella vita vera, trovare il tempo per mantenere anche una Promessa non è facile.
Ma a Paolo Ruffini non voglio cedere.
Assolutamente no.
E purtroppo ho anche questo brutto vizio di voler fare le cose per bene, e di arrabbiarmi con disappunto quando queste non riescono.
Per dire:
Le vite degli altri l'ho visto la sera del 9 novembre.
7 dicembre 2019
Un giorno di pioggia a New York
Andiamo al Cinema
I post su Woody Allen iniziano sempre con una domanda.
Sarà un film buono quello di quest'anno, o un film di serie B?
Che poi, la serie B di uno come Woody Allen non è mai da buttare.
Iniziamo così allora.
A quale categoria appartiene Un giorno di pioggia a New York, film di cui si è parlato più per le controversie riemersi dopo 25 anni grazie/per colpa del #metoo e degli attori che ne hanno preso le distanze?
[e anche questa inevitabile e scontata premessa l'abbiamo scritta]
Difficile dirlo.
Perché se da una parte la storia è di quelle à la Woody, che fanno il giro su loro stesse, che si riempiono di dialoghi, situazioni assurde e esagerate, monologhi e battute caustiche, dall'altra c'è un ritratto della gioventù di oggi, dell'amore ai tempi della gioventù che non ti aspetti così fresco, così genuino, da un regista e scrittore di 84 anni.
Di mezzo poi c'è di nuovo lei: una New York piovosa ma baciata dal sole, bella nel suo essere percorribile a piedi, con quel parco che è il suo polmone a fare da protagonista nascosto.
I post su Woody Allen iniziano sempre con una domanda.
Sarà un film buono quello di quest'anno, o un film di serie B?
Che poi, la serie B di uno come Woody Allen non è mai da buttare.
Iniziamo così allora.
A quale categoria appartiene Un giorno di pioggia a New York, film di cui si è parlato più per le controversie riemersi dopo 25 anni grazie/per colpa del #metoo e degli attori che ne hanno preso le distanze?
[e anche questa inevitabile e scontata premessa l'abbiamo scritta]
Difficile dirlo.
Perché se da una parte la storia è di quelle à la Woody, che fanno il giro su loro stesse, che si riempiono di dialoghi, situazioni assurde e esagerate, monologhi e battute caustiche, dall'altra c'è un ritratto della gioventù di oggi, dell'amore ai tempi della gioventù che non ti aspetti così fresco, così genuino, da un regista e scrittore di 84 anni.
Di mezzo poi c'è di nuovo lei: una New York piovosa ma baciata dal sole, bella nel suo essere percorribile a piedi, con quel parco che è il suo polmone a fare da protagonista nascosto.
6 dicembre 2019
Dov'è il mio corpo
Andiamo al Cinema su Netflix
C'è una mano.
E non c'è il suo corpo.
C'è una mano, che scappa, vaga per la città, affronta pericoli e disavventure, per ritrovarlo quel corpo.
C'è un ragazzo, Naoufel.
Che con quella mano ha lasciato scivolare via sabbia, ha suonato un pianoforte, ha girato il mondo su un mappamondo. Ha registrato suoni, voci, che non ci sono più.
Naoufel è ora in una grande città, in un piccola stanza condivisa con un cugino invadente.
Sognava di fare l'astronauta e invece consegna pizze.
Sempre in ritardo, sempre rovinandole.
Finché non trova una voce.
C'è una voce, che è quella di Gabrielle.
Che filosofeggia con quel portantino ritardatario e imbranato, che consiglia libri, che aiuta uno zio che aiuta Naoufel.
Naoufel e la sua mano iniziano così a lavorare il legno, a trovare un nuovo posto nel mondo, a sognare non più lo spazio, ma il Polo Nord.
E Gabrielle.
La poesia di Dov'è il mio corpo è tutta qui: in un racconto quasi semplice seppur magico.
Con una mano macabra e libera che affronta topi, piccioni e ghiaccio per cambiare un destino.
La poesia è già nel titolo del romanzo da cui Jérémy Clapin ha tratto il suo film: Happy Hand.
La poesia sta poi in quell'animazione speciale, fumettistica, che rallenta il tempo e i tempi, che fa dell'uso del colore parte della sua forza.
Un'altra parte sta in una colonna sonora altrettanto poetica, e soprattutto in un montaggio, in ricordi e sensazioni che si alternano in modo preciso, che lasciano senza fiato.
Che sembra davvero di sentire, di toccare.
C'è una mano.
C'è un corpo.
C'è la poesia.
C'è un film: breve e profondo.
Bellissimo.
C'è una mano.
E non c'è il suo corpo.
C'è una mano, che scappa, vaga per la città, affronta pericoli e disavventure, per ritrovarlo quel corpo.
C'è un ragazzo, Naoufel.
Che con quella mano ha lasciato scivolare via sabbia, ha suonato un pianoforte, ha girato il mondo su un mappamondo. Ha registrato suoni, voci, che non ci sono più.
Naoufel è ora in una grande città, in un piccola stanza condivisa con un cugino invadente.
Sognava di fare l'astronauta e invece consegna pizze.
Sempre in ritardo, sempre rovinandole.
Finché non trova una voce.
C'è una voce, che è quella di Gabrielle.
Che filosofeggia con quel portantino ritardatario e imbranato, che consiglia libri, che aiuta uno zio che aiuta Naoufel.
Naoufel e la sua mano iniziano così a lavorare il legno, a trovare un nuovo posto nel mondo, a sognare non più lo spazio, ma il Polo Nord.
E Gabrielle.
La poesia di Dov'è il mio corpo è tutta qui: in un racconto quasi semplice seppur magico.
Con una mano macabra e libera che affronta topi, piccioni e ghiaccio per cambiare un destino.
La poesia è già nel titolo del romanzo da cui Jérémy Clapin ha tratto il suo film: Happy Hand.
La poesia sta poi in quell'animazione speciale, fumettistica, che rallenta il tempo e i tempi, che fa dell'uso del colore parte della sua forza.
Un'altra parte sta in una colonna sonora altrettanto poetica, e soprattutto in un montaggio, in ricordi e sensazioni che si alternano in modo preciso, che lasciano senza fiato.
Che sembra davvero di sentire, di toccare.
C'è una mano.
C'è un corpo.
C'è la poesia.
C'è un film: breve e profondo.
Bellissimo.
Voto: ☕☕☕☕½/5
5 dicembre 2019
Silenzio in Sala - Le Uscite al Cinema del 5 Dicembre
Sembrava una settimana in cui si tira un sospiro di sollievo prima dell'abbuffata natalizia, in realtà tra gialli e thriller, e pure il buonismo francese, c'è di che godere al cinema.
Cena con Delitto - Knives Out
Una cena, un delitto, delle indagini.
Ma soprattutto un cast da urlo (Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon) e quello che sembra un giallo giostrato benissimo, dalle atmosfere alla scrittura.
Lo si vedrà presto.
Trailer
L'inganno Perfetto
Metti Helen Mirren e Ian McKellen assieme.
Una coppia di attori strepitosi per un torbido thriller, tra truffe e amore.
Inutile ripetersi: lo si vedrà presto.
Trailer
L'Immortale
Che fine aveva fatto Ciro?
Ci pensa Marco D'Amore a rispondere, che torna nei panni dell'Immortale che lo ha reso famoso firmando anche la regia.
Per i fan di Gomorra.
Trailer
Un Sogno per Papà
Per accontentare le speranze di un padre non certo perfetto, il figlio inventa di essere stato selezionato dall'Arsenal.
Il viaggio in Inghilterra seppur con tutte le bugie del caso, servirà ad unirli.
Aria di buonismo ce n'è, ma siamo a Natale e diamo fiducia ai francesi.
Qualcosa di Meraviglioso
La storia vera di un piccolo immigrato clandestino che diventa campione di scacchi in Francia.
Aria di buonismo ce n'è anche qui, ma ancora: siamo a Natale, diamo fiducia ai francesi.
Trailer
Il Paradiso Probabilmente
Il viaggio del regista Elia Suleiman dalla sua Palestina a Parigi e New York, riflettendo sulle uguaglianze e le contraddizioni di queste Terre. Con un umorismo tutto suo.
Per radical-chic.
Trailer
Cena con Delitto - Knives Out
Una cena, un delitto, delle indagini.
Ma soprattutto un cast da urlo (Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon) e quello che sembra un giallo giostrato benissimo, dalle atmosfere alla scrittura.
Lo si vedrà presto.
Trailer
L'inganno Perfetto
Metti Helen Mirren e Ian McKellen assieme.
Una coppia di attori strepitosi per un torbido thriller, tra truffe e amore.
Inutile ripetersi: lo si vedrà presto.
Trailer
L'Immortale
Che fine aveva fatto Ciro?
Ci pensa Marco D'Amore a rispondere, che torna nei panni dell'Immortale che lo ha reso famoso firmando anche la regia.
Per i fan di Gomorra.
Trailer
Un Sogno per Papà
Per accontentare le speranze di un padre non certo perfetto, il figlio inventa di essere stato selezionato dall'Arsenal.
Il viaggio in Inghilterra seppur con tutte le bugie del caso, servirà ad unirli.
Aria di buonismo ce n'è, ma siamo a Natale e diamo fiducia ai francesi.
Qualcosa di Meraviglioso
La storia vera di un piccolo immigrato clandestino che diventa campione di scacchi in Francia.
Aria di buonismo ce n'è anche qui, ma ancora: siamo a Natale, diamo fiducia ai francesi.
Trailer
Il Paradiso Probabilmente
Il viaggio del regista Elia Suleiman dalla sua Palestina a Parigi e New York, riflettendo sulle uguaglianze e le contraddizioni di queste Terre. Con un umorismo tutto suo.
Per radical-chic.
Trailer
4 dicembre 2019
Klaus - I Segreti del Natale
Andiamo al Cinema su Netflix
Sono una tradizionalista per quanto riguarda il Natale
Il pandoro lo si può comprare e mangiare dal 1° dicembre.
L'albero lo si fa l'8.
Il 21 dicembre (circa) si fa la festa di Natale con gli amici.
La Vigilia si va in piazza a vedere i fuochi d'artificio e bere cioccolata calda.
A Natale, a sera, dopo tutti i giri di parenti, ci si mette sul divano davanti a un classico Disney.
Sono una tradizionalista, ma un film che prende le tradizioni del Natale e gli dà una nuova origine, l'ho amato.
Di più, lo venero, come si fa davanti a quelle creature così speciali che ti fanno chiedere com'è che non sono nate prima?
Com'è che non si era raccontato in un modo così -originale, fiabesco, antico e moderno- la nascita del Natale?
Sono una tradizionalista per quanto riguarda il Natale
Il pandoro lo si può comprare e mangiare dal 1° dicembre.
L'albero lo si fa l'8.
Il 21 dicembre (circa) si fa la festa di Natale con gli amici.
La Vigilia si va in piazza a vedere i fuochi d'artificio e bere cioccolata calda.
A Natale, a sera, dopo tutti i giri di parenti, ci si mette sul divano davanti a un classico Disney.
Sono una tradizionalista, ma un film che prende le tradizioni del Natale e gli dà una nuova origine, l'ho amato.
Di più, lo venero, come si fa davanti a quelle creature così speciali che ti fanno chiedere com'è che non sono nate prima?
Com'è che non si era raccontato in un modo così -originale, fiabesco, antico e moderno- la nascita del Natale?
3 dicembre 2019
The Crown - Stagione 3
Mondo Serial
Ancora una volta, mi prostro e chiedo venia.
Lo faccio per il secondo anno di fila, di fronte alla Regina, alla sua Corona.
Lo scorso anno mi ero ricreduta: la noia, la lentezza, il poco coinvolgimento del primo anno se n'erano andati grazie a una seconda stagione solida, bellissima, raffinata non solo in quella messa in scena che non sbava mai, ma soprattutto nella scrittura.
Oggi lo faccio di fronte a Olivia Colman.
Scelta per ereditare il difficile ruolo della perfetta Claire Foy, io che la conoscevo per la sciatta dal cuore d'oro di Broadchurch e per la grottesca regina Anna di The Favourite (in mezzo, altrettanti piccoli ruoli in serie e miniserie inglesi perlopiù comici) faticavo a vederla nei panni di Elisabetta II. Soprattutto una Elisabetta 38enne.
Ma bastano pochi minuti per rimangiarsi tutto, per ri-prostrarsi a terra.
Olivia Colman è fredda, elegante, dispotica.
È un proseguimento naturale della Foy, imitando e portando avanti gesti, espressioni, movimenti.
Chiedo venia, quindi.
Ancora una volta, mi prostro e chiedo venia.
Lo faccio per il secondo anno di fila, di fronte alla Regina, alla sua Corona.
Lo scorso anno mi ero ricreduta: la noia, la lentezza, il poco coinvolgimento del primo anno se n'erano andati grazie a una seconda stagione solida, bellissima, raffinata non solo in quella messa in scena che non sbava mai, ma soprattutto nella scrittura.
Oggi lo faccio di fronte a Olivia Colman.
Scelta per ereditare il difficile ruolo della perfetta Claire Foy, io che la conoscevo per la sciatta dal cuore d'oro di Broadchurch e per la grottesca regina Anna di The Favourite (in mezzo, altrettanti piccoli ruoli in serie e miniserie inglesi perlopiù comici) faticavo a vederla nei panni di Elisabetta II. Soprattutto una Elisabetta 38enne.
Ma bastano pochi minuti per rimangiarsi tutto, per ri-prostrarsi a terra.
Olivia Colman è fredda, elegante, dispotica.
È un proseguimento naturale della Foy, imitando e portando avanti gesti, espressioni, movimenti.
Chiedo venia, quindi.
Iscriviti a:
Post (Atom)













