6 febbraio 2019

Velvet Buzzsaw

Andiamo al Cinema su Netflix

Ah, l'arte contemporanea!
Così concettuale, così strana, così volutamente provocatoria.
Un'arte fatta per stupire e per lasciar parlare le emozioni, che anche se non capita, sbeffeggiata o non presa sul serio, muove milioni.
Ah, i film contemporanei!
Quelli che non arrivano al cinema ma sono disponibili direttamente da casa, su Netflix!
Film che a volte il grande schermo lo meriterebbero proprio (ROMA) altre che vivono come vecchi e desueti blockbuster, in un weekend o una vacanza di gloria (Bird Box).
Velvet Buzzsaw, che di arte contemporanea parla -spiegandola a suo modo, giocandoci su- dove si staglia?



Vista la regia e i protagonisti, diresti che il grande schermo sarebbe la sua casa naturale.
Dan Gilroy torna in forma dopo quel polpettone insopportabile di End of Justice, ritrova il suo Sciacallo in Jake Gyllenhaal, regalandogli un altro ruolo folle e caratterizzato al massimo in cui sguazza felice: quello del critico d'arte Morf Vandewalt, re Mida capace di distruggere o elevare con il tocco delle sue recensioni.
Vista la fotografia, la costruzione in sé, pure.
Con l'arte che diventa protagonista, stagliata in quel mondo patinato che è Miami Beach, che è Los Angeles.
Opere strane e forti, sfere d'acciaio o quadri che sanno inquietare. Cupi e brutali, magnetici e diversi, i dipinti di Vetril Dease catturano lo sguardo dell'assistente Josephina. Il loro creatore è morto, lei l'ha trovato sul suo pianerottolo. Le sue volontà indicano di bruciarli e distruggerli tutti, ma l'affare non può sfuggirle.
Ed è un successo immediato, un successo che costerà caro a chiunque ci guadagna, perché lucra su una storia che si va scoprire man mano, investigando in un passato fatto di sangue e violenze, che continueranno anche nel presente.


Ecco, vista la trama Velvet Buzzsaw sta bene lì, per essere gustato in leggerezza su Netflix.
Visto com'è costruito, pure, come un guilty pleasure in cui non sai se l'assurdo del racconto, delle scene, dei personaggi stessi è voluto o meno, rimanendo in bilico fra il grottesco e il goliardico.
Anche perché più ci si addentra nella storia di Dease, nell'ossessione di Morf, nella nuova bella vita di Josephina e di Rhodora, nella sventura di Coco, più ci si perde, lasciando insolute e sospese fin troppe domande.
Restano i brividi però, che non ti aspettavi, le scene folli, gli effetti davvero speciali e la morte che si fa spettacolo.
Difficile capire la scelta di quel titolo, altrettanto strano e provocatorio, anche se una lama vellutata, una lama elegante e raffinata ben sintetizza la sensazione che si ha durante la visione.
E difficile definirlo Velvet Buzzsaw, quindi, provocatorio e strano com'è.
Proprio come l'arte contemporanea.

Voto: ☕☕(☕?)/5


8 commenti:

  1. Guarda, taglio la testa al toro dicendo che non è provocatorio, ma soltanto brutto.
    Lo avrò visto con lo spirito sbagliato io, che mi fidavo di quel regista interessante, di quei grandi nomi? Il film ci è o ci fa?
    Uno che cita Robert Altman come ispiratore e poi sforna una porcheria così... Questa volta sono tranchant, ebbene sì, a fine visione ero annoiatissimo.

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    1. Capisco benissimo la sensazione, nel finale piuttosto tagliato e frettoloso mi sono chiesta anch'io cosa avevo visto. Però fascino ce n'è, bravura pure, e qualche risata me la sono fatta. Resta un guilty pleasure, strano forte.

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  2. Ma davvero ti è piaciuto? Io l'ho trovato brutto, ma brutto davvero, un'enorme occasione sprecata che butta via una premessa interessante con una fattura grossolana, macchiettistica, un ritmo lento, dei momenti pseudo horror che fanno solo ridere. Dal regista de Lo sciacallo mi aspettavo qualcosa di più!

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    1. Strano ma sì. Ho avuto ripensamenti alla fine, in cui non mi era chiaro cosa questo film volesse dirmi, ma anche se mi aspettavo altro non posso dirmi delusa. Qua e là perplessa sì, ma il volutamente fa la differenza ;)

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  3. Un film avanti di anni. Arte contemporanea, e oserei dire pure avanguardia. Velvet Buzzsaw è cinema 2.0, un'installazione destinata a Netflix e non alla sala.
    L'assurdo e l'ironia presenti secondo me sono assolutamente volontari, basti vedere la scena in cui Jake Gyllenhaal definisce inguardabili gli occhiali che gli dà l'oculista. :)
    Questa è una dark comedy esilarante, che massacra preventivamente la critica che a sua volta adesso lo sta massacrando. Un lavoro geniale, e pure preveggente. :D

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    1. Oddio, magari i miei toni sono meno entusiasti, ma c'è quella dose di ironia e di assurdo che fa la differenza nel giudizio finale. Non c'è nessuna pretesa di serietà, ma solo tante frecciatine che sanno andare a segno. E Jake, come sempre, è la vera opera d'arte ;)

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