30 maggio 2020

Netflix Arcobaleno: Douglas | A Secret Love | Circus of Books

Netflix Italia produrrà solo serie a target teen (se non a tema mafia), ma Netflix nella sua internazionalità ha da sempre un occhio di riguardo per la comunità LGBT.
Questi documentari e questo stand-up comedy sono il meglio che si può trovare nel suo catalogo recente:

Douglas

Due anni fa il suo nome era sulla bocca di tutti assieme a quello di Nanette, il suo spettacolo non propriamente comedy in cui condivideva le gioie, i dolori e soprattutto i traumi della sua vita.
Ora Hannah Gadsby è tornata, con tutte le paure che comporta un secondo spettacolo di successo dopo una carriera decennale.
Torna, ed è più in forma che mai.
Dà fin da subito una lezione su come uno stand-up si può tenere e si può scrivere, riassumendo brevemente tutto quello di cui parlerà dando così un doppio se non un triplo significato alle battute e agli argomenti che arriveranno.
Consapevole ora del suo ruolo e della fama raggiunta, degli hater che si è fatta, Hannah prosegue per la sua strada.
Di traumi da condividere non ne ha altri.
Ma ha una dichiarazione che volutamente non vuole essere sensazionale, ovvero l'essere affetta da autismo.
Ha sassolini sulle scarpe da togliersi contro antifemministi, i maschilisti e gli hater stessi, che Hannah no, non riesce a fare come Taylor -Tay Tay- Swift e "shake it off".
Ha una serie di battute da fare, per alleggerire i toni, per dimostrare come basta poco per far ridere.


Stereotipi sugli americani?
Diversi nomi e pronunce rispetto all'australiano?
Riferimenti sessuali imbarazzanti e misogini?
Punzecchiature su chi è stato giustamente travolto dal #metoo e pure sui no vax?
Ricordi di un passato che fanno luce su molto del suo presente?
Riferimenti all'arte, su cui è laureata?
Abbiamo tutto, condensato in poco più di un'ora in cui seguire l'indice che ci ha presentato fin dall'inizio, in cui perdersi nei suoi ragionamenti, nella sua visione del mondo, nelle sue lezioni.
In quei dipinti rinascimentali a cui si arriva nientemeno che grazie alle Tartarughe Ninja, e un crescendo finale in cui si vorrebbe non si fermasse mai, e in cui causa eccessive risate, si deve per forza tornare indietro e risentire quelle battute.
Battute intelligenti, sempre, che raccontano di un mondo in cui sono gli uomini a dare i nomi alle cose, solo loro a dipingere e soprattutto a fare delle scelte.
Quanto al nome dello show stesso, che è quello del suo cane, ha una genesi così surreale che è meglio non svelare altro.
Forse meno controverso di Nanette, in cui non tutti i punti del suo ragionamento su Picasso mi hanno convinto, Douglas lo supera dimostrando il genio comico all'opera, puntuale, preciso, attento alle reazioni del pubblico e con una scrittura calibratissima.
Chiamatelo stand-up, chiamatelo show, lezione, monologo, one-woman-show, chiamatelo come volete, ma vedetelo.

Voto: ☕☕☕☕/5

A Secret Love

Terry e Pat si amano da più di 40 anni, ma hanno fatto coming out con le rispettive famiglie solo alla veneranda età di 65 anni.
Sì, avete capito bene: a 65 anni.
Terry e Pat si sono conosciute appena ventenni, senza capire bene l'amore che stavano provando e non si sono mai separate.
Ma erano anni in cui si rischiava l'arresto, il licenziamento, la diseredazione dalle famiglie se si amava qualcuno dello stesso sesso, e così Terry e Pat hanno continuano a sostenere di essere amiche che condividevano l'affitto per risparmiare o cugine zitelle che non avevano mai incontrato l'amore.
Finché Terry non ha deciso che era il momento, rivelando il tutto a una nipote sbigottita, più dal fatto che non le si fosse mai rivelata, che lei stessa non ci avesse mai pensato, che non per l'avere una zia lesbica.


La loro storia, unica ma non rara, viene raccontata scavando poco nel loro passato, molto nel loro presente, fatto di anni che si fanno sentire, di decisioni che vanno prese.
Con una casa troppo grande, la salute che abbandona, un trasferimento che va pensato, per riavvicinarsi ai parenti e avere l'assistenza necessaria.
Per raccontarci questo presente, si delinea così una divisione dei ruoli, fra gelosie e "cattivi", che visto superficialmente, aiuta poco la visione.
Il fatto che Pat abbia perso nel giro di pochi anni la sua intera famiglia, con l'unico fratello ad abbandonarla nel momento del suo coming out e Terry a rimanere il vero familiare, rende ancora più dolorosa la scelta fatta per renderla meno... "simpatica".
Mentre una soluzione si cerca, mentre un matrimonio viene deciso, ci si focalizza troppo poco su un passato quanto mai interessante.
Fatto di sport (il baseball femminile, con la carriera notevole di Terry nella major league femminile), fatto di leggi oppressive, di paure, di amicizie che nascono, di genitori che sanno o non sanno, di una Chicago che cambia e le include.
Sono i dettagli quelli che fanno sussultare, come lettere d'amore a cui manca la firma: in caso di ritrovamento, potevano essere una prova contro di loro.
Piangere, nel sentire e nel vedere questo amore che dura per 72 anni (SETTANTADUE ANNI!), è inevitabile, soprattutto in un finale in cui la salute va via via peggiorando.
Ma un velo di amarezza è inevitabile provarlo per quello che questo documentario ha escluso dal suo racconto, focalizzandosi sul particolare e non sul generale.
Una scelta, ovvio, ma a cui rimproverare qualcosa.


Voto: ☕☕/5


Circus of Books

Alla domanda: "Che lavoro fanno i tuoi genitori?", Rachel e i suoi fratelli erano abituati a rispondere: "Gestiscono una libreria".
Non sapevano -all'epoca- che la libreria in questione era specializzata in materiale a tematica gay, con pubblicazioni vietate ai minori e ci fosse un angolo dedicato al porno shop.
La risposta era quella politicamente corretta e accettabile.
Ma cosa ha spinto due persone semplici, distanti da quel mondo, religiose pure, ad aprire una libreria diventata negli anni '80 un vero e proprio punto di riferimento per la comunità omosessuale di Los Angeles che lì si riuniva, si conosceva, faceva i suoi acquisti senza paura?
L'occasione, come sempre.
Con un licenziamento da una parte e una prospettiva dall'altra.
Ma se Barry è sempre stato il più aperto della coppia, quello per cui non era un problema tutta la questione sessuale e si ritrovava a fare da padre a quei ragazzi che nell'ondata di AIDS si è visto morire sotto i suoi occhi, la religiosa Karen ha dovuto combattere con la sua fede, con i suoi precetti religiosi.
Perché, Karen e Barry scoprono dopo anni di avere un figlio gay.


Un figlio che ha faticato a fare un coming out.
Un figlio che Karen inizialmente non ha voluto accettare.
E viene da chiederselo come la proprietaria di un'isola felice celebrata, venerata, ricordata da un'intera comunità che lì si è innamorata, ha fatto sesso, ha incontrato i suoi idoli porno, possa avere una mentalità così chiusa.
Questo documentario realizzato dalla loro figlia Rachel cerca di dare una risposta e serve soprattutto a quella madre per fare ammenda, cosa che con l'attivismo sta già facendo, mentre interroga in continuazione quella figlia con la telecamera sull'utilità di riprenderla, di fare un documentario sulla loro storia.
Anche qui la brevità penalizza il materiale a disposizione.
Lo spazio dei ricordi, dell'attivismo, meriterebbe più approfondimento, così come la personalità semplice e sincera di Barry, per esigenze di narrazione schiacciata dalla più enigmatica Karen.
Si lasciano invece parlare clienti, vecchi e attuali commessi, amici d'infanzia e star del mondo del porno, la cui vita è cambiata grazie a questa strana coppia che con pudicizia è arrivata pure a produrli i film porno e a girare per fiere a tema in cerca di articoli che potessero far sopravvivere la loro libreria/porno shop.
Con l'arrivo di internet la crisi si è fatta sentire, e la chiusura è inevitabile.
Così, questo documentario vuole celebrare una decisione rischiosa (sia in termine di immagine -per l'epoca- che penale, con l'FBI ad indagare sul materiale venduto cosiddetto osceno), ma anche una famiglia, e soprattutto un luogo simbolo.

Voto: ☕☕/5

4 commenti:

  1. Avevo già notato il secondo, che mi ispirava molto. La stand up comedy, purtroppo, non ho ancora capito se faccia per me.

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    1. Essendo questa anche una spiegazione di come si possono fare le stand-up comedy, prova a darle una chance.
      Non rimpiangerai Mrs. Maisel con Hannah, garantito!

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  2. Con il genere stand-up non ho un gran rapporto. Sarà colpa di tutti i vari Zelig e Colorado...
    Il votone a Douglas però incoraggia!

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    1. Incoraggia e incentiva, Hannah qui dà il suo meglio. Alla faccia di Zelig, colpisce e affonda senza bisogno di tormentoni.

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