Jay Kelly è George Clooney.
O George Clooney è Jay Kelly.
Difficile distinguere personaggio da attore, per un attore che viene celebrato per il suo fascino, il suo Allure da star d'altri tempi, nonostante film d'azione e romantici magari non memorabili per la critica, ma di certo entrati nel cuore del pubblico.
Jay Kelly arrivato a 60 anni si ritrova a fare i conti con le scelte della sua vita, con figlie cresciute in fretta e senza di lui, con divorzi che lo fanno sentire solo, nonostante il team di manager, publicist, chef e bodyguard e truccatori e parrucchieri che lo segue ovunque.
Anche in quel giro per l'Europa che mette su in fretta per inseguire la figlia, ma in realtà per scappare dai sensi di colpa del passato e dare nuova linfa a una vita che sembra imprigionata da una carriera, da un film dopo l'altro, con i no a pesare più dei sì. Parte, con un occhio nero, con l'entourage al completo a gestire la sua crisi, e tra un aereo privato per Parigi e un treno per l'Italia, l'arrivo è previsto in Toscana, dove ricevere un premio alla carriera come solo noi italiani sappiamo organizzare.
Sì, quindi, ci sono i cliché tipici degli americani in vacanza, sì, ci sono personaggi eccentrici, ci sono situazioni buffe, in un viaggio a riscoprire le persone, quelle vere, e la persona, quella vera, che era, che è stato e che ora cerca di capire.
Un eroe? Un perfezionista? Un divo? Diciamo qualcuno che non ha capito com'è andata la sua vita e com'è passata in fretta.
Noah Baumbach torna alla Mostra e torna con un film solo apparentemente distante da quello a cui ci aveva abituati. Perché sì, c'è Hollywood e c'è il suo alone magico, ma c'è anche quel lato oscuro del successo, dell'essere famosi e riconoscibili e distanti dal mondo vero che non sempre si capisce, non sempre si racconta.
Con il piglio ironico, con battute ricorrenti, lo si fa addolcendo la pillola grazie a George, ovviamente, che reciterà sempre gli stessi ruoli o forse è diventato così bravo a essere questa versione di se stesso.
Tra un The Studio frenetico e folle che mostra il dietro le quinte delle lavorazioni e dello star system (i piano sequenza ci sono anche qui e l'apertura è bellissima), e un Fellini, ovviamente americaneggiato, omaggiato tra completi sartoriali e scene meno oniriche dell'originale, ci si perde su un treno, fra le campagne toscane e si segue un divo abituato a essere un divo, fare pace con la sua immagine, con il suo passato, passando attraverso un entourage che a sua volta deve fare i conti con l'essere tale, e non una famiglia allargata.
Il plauso va quindi anche al manager Adam Sandler, che in coppia con George fa faville e porta Jay Kelly a essere quella commedia come se ne fanno poche, con un divo come non ce ne sono quasi più, che è sempre un piacere vedere.
Terzo film di Venezia 82 e terzo film che voglio vedere tipo SUBITO!
RispondiEliminaMa non essendo in Laguna la vedo difficile... :D
Quest'anno mi sembra che le cose siano iniziate bene, nevvero?