Andiamo al Cinema
Dopo le avventure e le creature dello Spazio, le avventure e le creature… di uno stagno.
La Pixar torna a sorprendere ed esaltare, mettendo da parte alieni e rapimenti e cloni, per parlare di quello stagno dietro casa, quello che dà pace, quello che è casa anche per chissà quante specie animali che convivono in armonia. Quello che si vuole salvare, soprattutto, dalla costruzione di una non così utile tangenziale, che sembra aver già allontanato quell'animale che solo garantisce l'equilibrio dell'ecosistema: il castoro.
Per Mabel, salvare quello stagno non è solo un atto ambientalista o di ribellione giovanile, è anche preservare la memoria di una nonna con cui solo lì riusciva a calmare il suo spirito ribelle.
Come salvarlo, però? Non bastano raccolte firme o sit-in di protesta, si passa all'azione, quella più estrema, quella di un atto di fede che vede Mabel trasferire la sua coscienza in un castoro robot, che si infiltrerà nel regno di Re George per cercare di convincerlo a tornare in quello stagno.
Piano, piano, qui si corre in fretta!
Una tecnologia simile, un robot, simile, un'infiltrazione simile, un re castoro, ma dove siamo?!
Siamo alla Pixar, ovviamente, che decide di andarci giù pesante con la fantasia ma anche con la realtà, con la legge della natura che non indora la pillola rendendo anche il più simpatico delle comparse una preda da mangiare e giocando con la fisionomia di questi animali, che come in un film Ghibli cambiano forma, più realistica dal punto di vista umano, più espressiva e cartoonesca se siamo dentro il loro mondo.
Un espediente buffo e intelligente di quella caratteristica Inside/Out che fin dai tempi di Toy Story la Pixar porta avanti, ma qui se la missione sembra semplice, lo svolgimento prevede parecchie tappe e parecchi cambi di programma.
Perché non solo c'è un re castoro dal regno sovrappopolato da convincere, c'è anche un sindaco sotto ri-elezione da battere, un consiglio degli animali (e dei suoi 5 rappresentanti) da convincere e poi tenere a bada, c'è una tecnologia che ha i suoi limiti e c'è Mabel, ovviamente, che sembra trovarsi meglio in mezzo a castori e orsi rispetto agli umani.
Mabel non è certo l'unica umana che deve fare i conti con questa emergenza in corso, c'è quel sindaco egocentrico di cui sopra, e c'è soprattutto la professoressa Sam Fairfax con i suoi assistenti e una lavagna piena zeppa di invenzioni pazze che abbiamo già incontrato nel mondo Pixar... Finalmente sappiamo chi dobbiamo ringraziare per Dug parlante!
Insomma, di temi oltre a quello ambientalista ce ne sono da approfondire, ma quello che sorprende è la svolta buffa, assurda, esagerata che Daniel Chong decide di prendere: il suo è un vero e proprio salto dello squalo che funziona e lascia a bocca aperta, per non parlare di un salto… del bruco che diverte nella sua brama di potere.
Una sceneggiatura esagerata che non disdegna una terza parte molto più cupa e pericolosa nelle atmosfere come nei colori, un piccolo atto coraggioso visto quanto si proteggono i bimbi di oggi e quanto li si creda poco attenti. Voglio prenderla come una presa in giro ben riuscita le continue ripetizioni (ma continue davvero, quasi esasperanti) di piani e esperimenti scientifici per spiegare al pubblico quel che succede. Un po' come visto agli Oscar.
Arrivato nella stagione monopolizzata da Zootropolis 2, si differenzia per un mondo meno a misura di animale e per un mondo animale pensato in modo altrettanto originale e speciale. Se il confronto vogliamo farlo, le dinamiche da buddy movie di Judy e Nick vincono rispetto a una Mabel troppo ansiosa e troppo urlante e un Re George meno incisivo (ahah), ma Jumpers può rivelarsi uno di quei classici silenti che si ha voglia di rivedere per scoprire altri dettagli, per rituffarsi in questa strana avventura.
Non mi spiego com'è che in Italia si è voluto "tradurre" il titolo originale Hoppers con Jumpers, ma ormai ho smesso di capire le logiche dei titolisti italiani. Quel che fa gioire, è il vedere una Pixar capace di provarci ancora con le storie originali, di ampliare il suo mondo e le nostre conoscenze, prendendosi in questo caso forse meno rischi rispetto a Elio, vedi la carta facile di quella nonna e del suo ricordo e dei suoi insegnamenti in un inizio che si fa un filo prevedibile, ma comunque sentito e commovente.
Vederlo a scatola chiusa, come sempre mi piace fare, ha fatto in modo di lasciarmi a bocca aperta a ripetizione, vuoi per gli omicidi/attacchi di fame improvvisi, vuoi per le fughe rocambolesche in atto, con il tempo, la natura, il fuoco, contro.
Inutile dire che di lacrime, in un finale che le reclama e che chiude il cerchio, ne ho versate un bel po', con la voglia di conoscere un castoro e di provare quel momento di pace che la natura sa offrire per ammirarla e cambiare, ancora una volta grazie alla Pixar, prospettiva.
Voto: ☕☕☕/5



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