3 agosto 2021

Dr. Death

Mondo Serial

C'è chi si chiede che fine ha fatto Pacey Witter. 
Pardon, Joshua Jackson.
E c'è chi, come me, non l'ha mai perso di vista. 
Difficile visti i ruoli scelti che ne hanno fatto una garanzia sul piccolo schermo. 
Dal ragazzo con il cuore d'oro di Cape Side è passato ad essere il pragmatico Peter Bishop alle prese con l'impensabile di Fringe, per poi diventare il Cole Lockhart di The Affair, tradito e lasciato per uno scrittore qualunque. Mettiamoci pure un altro marito tradito, quello di Reese Witherspoon in Little Fires Everywhere, anche se il ruolo è marginale e non così speciale. 
E ora, Joshua Jackson è il Dottor Morte. 


In molti, in quest'anno di pandemia, hanno rivalutato la loro opinione sui medici. 
Eroi o angeli senza ali, per qualcuno. 
Parte di un grande complotto, incapaci e irrintracciabili, per altri. 
Come sempre, la verità sta nell'esperienza personale ed è soggettiva. 
Che dire infatti di Christopher Duntsch: mente brillante, primo del suo corso, laurea con lode e una sperimentazione promettente in corso che vorrebbe rivoluzionare il modo di operare alla schiena? 
Che dire davanti al suo volto rassicurante, alle sue parole che ispirano fiducia? 
Ci si fida, e infatti lo fanno 38 pazienti.

Il problema è che 33 tra loro finiranno per avere danni permanenti, dolori lancinanti o a morire, sotto le sue mani. 
Perché dietro alla parlantina di Duntsch, dietro ai suoi modi di primo della classe, c'è un chirurgo che non sa operare. 
Un medico a cui mancano le più basilari conoscenze del corpo umano, una volta che questo è aperto nel suo lettino. 
Come fa, allora, un chirurgo simile a continuare ad operare per due anni, passando da un ospedale all'altro? 


Se lo chiedono anche due medici, che fanno una loro personale missione quella di riuscire a fermare Duntsch e revocargli la licenza. 
Due medici completamente diversi fra loro, neanche fossimo dentro a un buddy movie. 
C'è il serioso e posato Robert Henderson (interpretato da un Alec Baldwin tutto d'un pezzo) e c'è il vulcanico Randall Kirby (un Christian Slater divertito e irresistibile).
Si spalleggiano, si sopportano, si vengono incontro e alla fine arrivano a rivolgersi al procuratore distrettuale pur di vedere Duntsch in carcere per il dolore e la scia di morti mietuta.
 

È una storia di malasanità che fa male anche perché non sembra così impossibile.
È la storia di un megalomane egocentrico che si è spinto davvero troppo oltre.
È una miniserie che tiene incollati allo schermo, raccontando poco a poco la storia dei pazienti che passano per la sua sala chirurgica, giocando con il tempo, andando avanti e indietro con gli anni senza grossi problemi. Anche perché Joshua Kackson non sa invecchiare e interpreta un ventenne come se niente fosse, lasciando alle protesi l'appesantimento necessario a raccontare di un medico beone e alcolizzato in caduta libera. 


Dr. Death è una storia che andava raccontata, e qui lo si fa un gran bene. 
Il suo meglio lo dà negli episodi diretti da Jennifer Morrison (Dock Ellis, 1x03 e An Occurrence at Randall Kirby's Sink, 1x04), che dopo Euphoria dimostra di avere davvero occhio e costruisce un'opera teatrale in tanti piani sequenza, cambiando il registro alla serie, anche se con l'alternarsi di Maggie Kiley e So Yong Kim perde questa identità più sperimentale.
Poco male, perché dalle corsie degli ospedali si passa all'aula di tribunale, e pure qui sono scintille.

Voto: ☕☕½/5

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