20 agosto 2022

Nope

Settimana Horror

Lo si attendeva al varco, Jordan Peele.
Lui che è stato acclamato come nuovo regista da tenere d'occhio nel mondo dell'horror, lui che è tornato a fare dell'horror politico, dell'horror impegnato, cosa ci avrebbe raccontato con la sua terza opera?
Avrebbe continuato a parlare di questione razzista, contaminando il genere?
Sì e no.
Perché la novità con Nope, che arriva dopo Get Out, dopo Us, è che Jordan Peele si fa meno oscuro, più solare. 
Si fa più sociale, meno politico.
Si fa meno horror, più… western? Sì, ma anche più azione, più buddy movie, più sci-fi, in una contaminazione in cui i brividi finiscono per essere pochi -dati da una tensione ben gestita e da una scena sanguinolenta che non si dimentica- a favore di una sceneggiatura più densa e più ricca di sfaccettature.


Siamo a Agua Dolce, Los Angeles, e le cose per la Haywoods Company non vanno bene dopo la morte del patriarca della famiglia. La compagnia che addestra e porta sul set i suoi cavalli è lasciata nelle mani dell'introverso OJ, mentre la sorella molto più spigliata, molto meno affidabile, Em, non sente il peso della gestione e anzi, non avrebbe problemi a liberarsi di ranch e cavalli.
Ma c'è qualcosa di strano sopra i cieli di Agua Dolce, ci sono nuvole che non si muovono, ci sono strani apparizioni, ci sono suoni che imbizzarriscono i cavalli e piogge d'oggetti dal cielo che hanno finito per uccidere Otis senior.
Indagare?
Certo.
Realizzare la scena perfetta, la sequenza in alta definizione, quella che può cambiare la vita a OJ e Em dando la prova definitiva dell'esistenza degli alieni?
Proviamoci.
Coinvolgendo un tecnico dell'elettronica dal cuore spezzato ma al posto giusto, un direttore della fotografia pronto a sfidare l'impossibile, si rischia la vita a favore della gloria.


Ed eccola qui la critica sociale quasi troppo facile di Jordan Peele in un mondo in cui lo scatto, il video, il punto di vista perfetto impera sui social e sulle nostre vite e il bisogno di guardare, non distogliere lo sguardo a costo della vita non è da meno.
Troppo facile?
Sì, anche se non mancano le sferzate politiche con il primo attore/stuntman/cowboy della storia del cinema ad essere nero e senza nome.
E sì, anche se l'ossessione di un direttore della fotografia ricorda anche l'ossessione interna al mondo del cinema, e probabilmente di Peele stesso nel realizzare un terzo film ad alto budget, mescolando mezzi e strumenti (girato in Kodak 65 mm) ricercando la perfezione.
La brutta notizia è che non la raggiunge.
A livello visivo, tra piogge sanguinolente, pupazzi gonfiabili che salutano come scemi (cit.) e un flashback retrò non del tutto a tema, sì.
A livello sonoro, pure, tra la colonna sonora inquietante gestita dal fido Michael Abels ai suoni che anticipano la venuta aliena neanche fossimo negli incontri ravvicinati del terzo tipo.
Ma l'ossessione di OJ, di Em, di Angel e infine anche di Antlers Holst non la si riesce a comprendere del tutto, e quel mostro volutamente minimalista, ispirato a Neon Genesis Evangelion, nella sua estetica raffinata sembra tutto fuorché qualcosa Not Of Planet Earth e fa dire un sonoro: "Nope." anche in fase di digestione, togliendo solidità.


Per fortuna la contaminazione eleva il film dal classificarlo un semplice horror visto che i sussulti arrivano da piccoli alieni finti e uno scimpanzé impazzito, e così, in un finale rocambolesco in sella ad un cavallo o a una moto, l'adrenalina ha la meglio e per quanto assurda la missione che devono affrontare il burbero Daniel Kaluuya quanto mai in parte e l'esagerata Keke Palmer che a fatica prende punti simpatia (che va tutta al bel Brandon Perea) riesce a coinvolgere.
Lo scatto perfetto, il triplete perfetto, non lo mette a segno Peele, ma il suo Nope, contaminato, diverso, omaggiante, offre brividi di piacere, più che di paura.
E non è un male.

Grado di paura espresso in Leone Cane Fifone:
1 Leone su 5



3 commenti:

  1. Ho già visto questo film?
    Nope.

    Ecco spiegato il misterioso titolo. :)

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  2. Esatto. Più sociale e meno politico. La visione cupa di Peele si fa universale, attraverso una copia conforme e antitetica di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" (le citazioni non sono certo casuali). Il buonismo spielberghiano, l'inclusività, la saggezza non abitano più qui: la gente, incattivita dalla pandemia e dalla crisi economica, è disposta a tutto pur di fare soldi facili, gli alieni sono ostili e fagocitano tutta la spazzatura prodotta dall'uomo, la cui stupidità lo fa sentire invincibile. Non originalissimo ma efficace. Molto efficace. A me è piaciuto.

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  3. Mah. Non dico che mi ha deluso ma mi aspettavo qualcos’altro, anche perché vari commenti letti in rete parlavano di riflessioni sul vedere, di critica alla società dell’apparenza social e cose così. Fino all’ultimo ho sperato che fosse tutta una montatura dei fratelli o un fenomeno spiegabile, tanto più che il mostro visto da sotto sembra un enorme cappello da cowboy, magari sradicato da qualche enorme statua. E da come lo si vedeva in lontananza poteva anche essere un dirigibile o un tendone da circo mosso da cicloni periodici. La parte della scimmia avrebbe potuto benissimo essere ignorata o condensata per trascinare di meno il film, anche se è una delle poche in cui c’è della vera tensione. Che poi perché mettere anche quella carne sul fuoco se poi alla fine il film rispetta pedissequamente i canoni hollywoodiani, con tanto di McGuffin del pozzo/souvenir che salva la situazione?
    Peccato perché ambientazione e personaggi erano interessanti e originali, anche se la storia dei neri che usano materiale di repertorio per ottenere credito mi ha ricordato una situazione analoga in uno dei romanzi di Elmore Leonard.

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