Dopo i documentari, una sguardo alle categorie minori dove piccoli film e piccole animazioni sgomitano per avere luce.
Come ogni anno, è qui che trovo le storie più originali:
MIGLIOR CORTO DI ANIMAZIONE
Magic Candies
Non accettare caramelle da sconosciuti, ci dicono.
Ma a volte, sai che magia ti perdi?
Il piccolo Dong-Dong si mette a mangiare quelle che pensava essere biglie e improvvisamente il suo divano gli parla, il suo cane gli risponde, il padre finalmente sussurra le parole che dietro ordini e comandi nasconde, fino a riuscire a comunicare anche con quella nonna che non c'è più.
Conversazioni che durano il momento di gustarla, quella caramella, e di capire un po' di più la sua solitudine e chi gli sta attorno.
Per trovare il coraggio per giocare con gli altri.
Tratto da due racconti molto poetici, la pecca di questo corto di animazione divertente e profondo sta forse proprio nell'animazione in plastilina, in tratti che non mi entusiasmano troppo.
Ma la storia, le idee di montaggio e di regia, beh, quelle sono magiche davvero e lo portano a essere il mio favorito per domenica notte.
Wander to Wonder
Sembrerebbe essere uscito dalla mente di Charlie Kaufman, un corto così.
Ma anche un po' dalla Pixar, campionessa nel cambio di prospettiva, se si desse ai film solo per adulti.
Arriva invece dai Paesi Bassi, dalla mente di Nina Gantz che immagina i protagonisti di un programma per bambini dentro a pupazzi e pellicce, essere dei veri e propri uomini in miniatura che si ritrovano all'improvviso senza il loro regista/padre/factotum.
Le fasi di lutto dalla depressione alla rabbia vanno di pari passo con la distruzione di un appartamento e la ricerca della libertà, in una confusione a passo uno molto adulta, molto strana.
Così strana da fare il giro e conquistare.
In The Shadow of The Cypress
Senza dubbio, il cortometraggio con i tratti di animazione più affini ai miei gusti.
Mettici poi l'ambientazione marina, e hai conquistato il mio cure.
La metafora pensata da Hossein Molayemi e Shirin Sohani è piuttosto immediata e poetica, con una figlia che deve accudire un padre dagli scatti d'ira violenti e una balena, spiaggiata davanti alla loro casa da tenere in vita.
È tutta una questione di lasciar andare ricordi e traumi, di tagliare corde pesanti e venirsi incontro.
Tra colori e geometrie, acquerelli e pattern, il mio occhio è soddisfatto.
Cerco disperatamente poster.
Yuck!
In un campeggio estivo i bimbetti di turno si divertono a prendere in giro gli innamorati, le coppie che si appartano e si sbaciucchiano, i desideri che non restano nascosti ma che illuminano labbra alla ricerca di altre labbra.
Ma che succede se due di loro, iniziano a piacersi?
Presi in giro e punzecchiati fino alle lacrime, nel più tipico caso di microbullismo che colpisce i propri stessi desideri.
Un pizzico infantile ma comunque sognante nel mostrare quelle prime estati con i primi amori, in tratti decisi e colori accesi.
Beautiful Men
Tre fratelli molto diversi fra loro in viaggio in Turchia per un trapianto di capelli che possa curare una calvizie ormai incipiente o sul punto di farsi vedere.
Peccato che una prenotazione sbagliata lasci un solo posto vacante, e i tre a cercare di capire chi è il più degno o bisognoso.
Raccontato così, sembrerebbe un corto sulle fragilità di una mascolinità che nasconde certe urgenze estetiche, ci si perde invece nella nebbia in cui Nicolas Keppens ammanta il suo film, in una ricreazione in plastilina che resta plastica e in una storia che non trova la giusta morale.
MIGLIOR CORTO DI FINZIONE
The man who could not remain silence
La storia, vera, di Tomo Buzov.
Sacrificato e immolato nella guerra serba, in un treno fermato per dei controlli non autorizzati che resta in silenzio.
È proprio quel silenzio che fa male, e la scelta di Nebojša Slijepčević è quella giusta: lasciare Buzov in disparte, nell'angolo del suo scompartimento per focalizzarsi su chi da lì in poi si interrogherà sul proprio coraggio e sulle proprie responsabilità.
Su chi tace per paura e per omertà.
Un punto di vista meno eroico a rendere il racconto molto più incisivo e doloroso.
Il mio favorito agli Oscar per come la tensione è costruita e la sceneggiatura pensata.
A Lien
Quasi un racconto kafkiano fatto in un ufficio per l'immigrazione americana dove chi senza un permesso di soggiorno viene chiamato a colloquio per vedere approvata la sua carta verde, salvo essere arrestato prima del colloquio perché sprovvisto dei documenti per restare in America.
Una pratica quotidianamente in uso dall'ICE, che qui viene vista con gli occhi di una coppia sposata e con figlia, in ritardo e sull'orlo di una crisi di nervi.
Viviamo l'esperienza con gli occhi di una madre che capisce che qualcosa non va e con quelli di un padre ignaro che il permesso potrebbe averlo ottenuto.
L'ansia cresce, le urla pure, e la realtà raccontata in un romanticismo decisamente reale al racconto fa così più male.
I'm Not a Robot?
E se i sistemi di sicurezza CAPTCHA ti facessero capire di essere un robot?
Se all'ennesimo tentativo non riesci davvero a trovare il semaforo, la bicicletta, il treno a dimostrare di essere un essere umano come non iniziare a interrogare la tua intera esistenza?
Parte da uno spunto decisamente geniale il corto di Victoria Warmerdam per mostrare l'ennesima ribellione di un robot che si credeva umano, in un crescendo di dubbi e assurdità che lascia tra il divertito e lo sgomento.
Una realizzazione pulita e pastello, da vedere in leggerezza.
The Last Ranger
La dura, ma per davvero, vita dei ranger nelle riserve in Sudafrica soprattutto durante gli anni della pandemia che hanno portato via turisti e introiti.
Proteggere elefanti e rinoceronti si fa difficile e pericoloso, mettendo in prima linea se stessi.
Pur mostrando sangue e morte, il racconto di Cindy Lee è fatto dal punto di vista di una bambina libera e sicura di sé che capirà in una gita dai risvolti tragici cosa voler essere.
Un corto che vuole essere denuncia e ricordo, non troppo originale nella scrittura, purtroppo.
Anuja
Due sorelle chiamate a cavarsela con poco ma con molta inventiva, e anche una possibilità per cambiare vita.
Almeno per una di loro, che a scuola potrebbe andarci davvero con un una borsa di studio, brava com'è in matematica.
Ambientato nei laboratori tessili che sfruttano i più piccoli e i più bisognosi, il corto di Adam J. Graves fa parte del progetto di scolarizzazione di Delhi per poter migliorare il futuro e il ventaglio di scelte a disposizione dei più giovani.
Meno incisivo del previsto, tra una fuga, una corsa, un cinema e confessioni a lume di candela, non è certo pensato per me.
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