Paul Schrader sembra fare lo stesso film da anni, e lo fa male.
Va malissimo questa volta, in cui a cercare redenzione è un professore di filosofia, dal passato offuscato da una macchia e con la morte del padre che sembra averlo perdonato e averci messo una pezza, a portarlo a riflettere, ancora e ancora su quella macchia.
Può davvero cambiare un uomo?
Le risposte le cerca dapprima in una collega con cui diventare una famiglia, poi in Spinoza in un saggio che non riesce a finire e infine in quel passato, andando al sodo di certe pulsioni e di certi tormenti.
Se la trama ha un che di paradossale con tanto di Spinoza che entra in scena interpretato dalle peggiori delle parrucche possibili da Karl Glusman, sono i dialoghi fuori da ogni realtà e sono gli attori gran poco credibili ad affossare ancor più il lavoro di Schrader.
Qui non c'è un Oscar Isaacs o un Richard Gere a sostenerlo, c'è uno spaesato Jack Huston poco carismatico, poco credibile, decisamente fuori fuoco.
Ma viste le battute che si trova a recitare, viste le scene che ha dovuto girare, capisco perché.
A 80 anni Schrader non sembra voler mollare l'osso, cercando forse lui per primo una redenzione che non può arrivare con titoli cosi mal fatti, tra inquadrature da studente di cinema alle prime armi e tempi mal gestiti che portano solo a fare sorridere, amaramente. Ma non riesce a fare il giro e diventare uno scult involontario, è semplicemente un film brutto.

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