7 settembre 2026

Venezia 83 - L'Estranea

Un horror in concorso. 
Non è cosa da poco.
Un horror italiano, in concorso.
È ancor più un'eccezione.
Dopo aver presentato fuori concorso La valle dei sorrisi lo scorso anno, Paolo Strippoli fa il grande salto e ci approda con un film abbastanza solido. Abbastanza sì.
Siamo a Roma, piove (come un altro titolo di Strippoli) e una madre suona alla porta della figlia.
Deve confessare i suoi peccati, deve raccontarle la verità, una verità in cui lei si mette al centro di tutte le tragedie che hanno colpito la famiglia.
Si torna quindi a Bari, negli anni '90, nel 2006 e poi nel 2025, con la famiglia Colonna che era la più ricca e invidiata della città a subire uno dopo l'altro brutti colpo. 
Brutti per quella madre, che non ci sta, finendo però per peggiorare si volta in volta la situazione. O almeno è quello che crede.


Tutto parte per salvare proprio quella figlia bambina che rischia l'amputazione di una gamba, in chiesa, dentro l'ospedale, la madre incontra una donna che con fare mefistofelico le propone uno scambio: la gamba della figlia per il peso del figlio. Che inizierà così ad ingrassare a vista d'occhio, a non essere più la promessa del calcio che si sperava e a rischiare pure la vita per colpa di quel grasso in eccesso. Ed ecco un altro scambio, una vita per una vita e poi un altro ancora, con quell'estranea che ride delle disgrazie altrui, che gioca con quella madre e il suo destino fino alla resa dei conti finali che ci riporta sotto la pioggia incessante di Roma.
Per una storia non certo originale, va detto, quello che sorprende è chi interpreta questa estranea: Valeria Bruni Tedeschi, che fa la solita Valeria Bruni Tedeschi svampita e disincantata strappando -volutamente, spero- più di una risata.
Dall'altra parte abbiamo una Jasmine Trinca carica di tensione e di dramma, un Adriano Giannini facile da odiare e una Romana Maggiora Vergano superata in bravura dalle versioni più giovani di sé.
Poi c'è la regia di Strippoli, che sa di poter calcare la mano, di potersi lasciare andare a balletti, a controcampi con la finale dei Mondiali, tra bianchi accecanti e stacchi caleidoscopici. L'orrore sta nella tensione di fondo, paura vera, brividi, non ce ne sono mai. In una solidità che passa dalla gestione degli spazi e della sceneggiatura, divisa in capitoli concatenati.

C'è sempre, però, il rischio di passare il limite e diventare una parodia, vuoi per l'ironia di quell'estranea, vuoi per il carico drammatico di una madre manipolatrice, ma per quel che mi riguarda, il film si ferma sempre a un passo dal superarlo quel limite per un ritratto di una famiglia infelice a modo suo. 

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