Ancora piante, ancora fiori.
Paradisi.
Non solo per me, che faccio filotto di letture (trovando neanche a farlo apposta citato più volte Mancuso stesso), ma anche per Serena Dandini, lei che il pollice ce l'ha verde e certificato, torna a raccontarci di altri pollici verdi, di altri giardini, di altri paradisi.
Parte dal suo, quello perduto ma mai dimenticato: la casa dei nonni, una villa immersa nella campagna, in cui la famiglia tutta si riuniva d'estate, in cui scorrazzare, nascondersi, perdersi e crescere.
Una villa perduta per malaffari, da cui ci si è allontanati nei moti dell'adolescenza, a cui sempre si torna, però.
Come smettere di pensare a cespugli velenosi, a palme che non ne vogliono sapere di fruttificare, a rose che popolano anche le pareti di un salottino e a quelle ortensie di un blu così particolare impossibile da ripetere?
Torna ai giardini, Dandini, e torna raccontando storie già note mescolando ricordi personali a fatti storici, scoperte, missioni e ossessioni in cui ci si perde che è un piacere.















