20 agosto 2014

Utopia - Stagione 2

Quando i film si fanno ad episodi.

Se lo scorso anno il motto British do it better is è impossessato di questo blog, il merito è stato anche di questa serie.
Per nulla banale, per nulla scontata, carica di situazioni weirdo e sci-fi, ma soprattutto di una cura estetica che ti fa godere ad ogni inquadratura, così panoramica e dai colori carichi che gli occhi rimangono incantati.
La seconda stagione si è fatta attendere non poco, e per capire dove fosse finita Jessica Hyde e che cosa poteva succedere al manipolo di fan del fumetto Utopia ormai invischiati in un piano più grande di loro, di cospirazioni e fine del mondo, si è dovuta aspettare l'estate.


E ne è sicuramente valsa la pena, perchè anche se manca quell'effetto sorpresa, e se ormai non ci si fida più di nessuno, la trama in questi nuovi 6 episodi si infittisce notevolmente a partire dal primo, splendido, aperto nientemeno che dal nostro... Bruno Vespa.
Già, perchè il Network ha radici profonde, e le sue mani si sporcano anche del sangue di Aldo Moro, e in questi 50 minuti di flashback, le origini di Utopia, del virus dell'influenza russa e di Mr. Rabbit ci vengono finalmente rivelate, ed è un vero tripudio in cui la protagonista assoluta è a sorpresa una Rose Leslie (Game of Thrones) che di cose ne sa, altro che Jon Snow.
Molte domande trovano così subito risposta, ma molti altri misteri, per non parlare di piani, devono attendere la loro risoluzione, e così abbandonata la fotografia vintage e la risoluzione ristretta, si torna all'Inghilterra dai colori accesi e fluo, con Ian alla disperata ricerca di Becky, con Grant fin troppo cresciuto, con Jessica ancora impegnata a sopravvivere e con Wilson passato ormai dalla parte del nemico.
Quello che si snoda è però un piano molto meno potente, per quanto più letale, della prima stagione, e pur mancando la crudeltà gratuita di Arby, il sangue, le uccisioni e i raggiri non mancano di esplodere (letteralmente) sullo schermo.


Ma i colpi di scena non si sprecano, anzi, e fermare il virus, e pure il vaccino, diventa vitale non solo per la popolazione mondiale, e seppure il finale non è dei migliori -così condensato e vuoi anche troppo semplice nella sua risoluzione- Utopia mantiene alti i suoi standard.
La composizione fotografica, quei colori saturanti, la musica inquietante fanno immergere in una visione suggestiva, aprendo ad un terza stagione che sarà sicuramente ancora più imprevedibile e in cui il lieto fine sembrerà davvero un'utopia.


19 agosto 2014

The Double

Al Cinema (prossimamente)

Non uno ma ben due Jesse Eisenberg?
Due, e dico, due, Jesse facciadasberle Eisenberg?
Un doppio Jesse monoespressionesupponente Eisenberg?
Cos'è, il peggiore degli incubi?
Quasi, o per lo meno lo è per Simon, ragazzo imbranato forte, che non riesce ad approcciare Hannah, che non riesce a farsi riconoscere (nel vero senso della parola) a lavoro, e che non riesce nemmeno a farsi valere in un bar con una cameriera acida.
Il suo doppio, invece, sbucato dal nulla e di cui nessuno sembra notare troppo la somiglianza, è il suo esatto opposto: sicuro di sé, anche fin troppo, egoista ed egocentrico, sciupafemmine, e soprattutto supponente come solo Jesse Eisenberg sa essere.
In poco tempo gli ruberà così le idee geniali al lavoro -facendo carriera-, la donna -tradendola nel mentre con una miriade di altre-, la vita.
Ma da tradizione, è davvero un suo doppio quello? E' davvero un suo sosia perfetto, o è quel lato della sua personalità mai uscito, sempre represso, che trova finalmente una valvola di sfogo?


Difficile rispondere, difficile comprendere fino in fondo il film, a dirla tutta.
Perchè il Richard Ayoade, conosciuto con il frizzante e stralunato Submarine, abbandona il mondo pop e colorato per un futuro (o presente) imprecisato, per un mondo grigio e asfittico dove i suicidi sono all'ordine del giorno, dove il lavoro è sotterraneo e la casa un buco di appartamento altrettanto asfittico e grigio.
Rimane fortunatamente un ritmo veloce e scoppiettante, alimentato dalla parlantina compulsiva di Eisenberg e illuminato dalla presenza rincuorante di Mia Wasikowska, la sola a portare un po' di calore e di colore alla pellicola (e anche alla vita di Eisenberg, visto che i due si sono messi assieme durante la lavorazione del film -momento gossip).


Liberamente ispirato al romanzo di Dostoevskij Il sosia, il film riesce ad essere originale pur trattando il tema da sempre discusso nel cinema, come nella letteratura e pure nella TV, del doppio.
Eisenberg ci mette parecchio del suo, tratteggiando a dovere sia Simon che James, senza dimenticare per ognuno quella supponenza e quell'espressione un po' così che lo caratterizzano.
Ma a funzionare davvero è l'universo che Ayoade crea attorno al suo protagonista, un mondo privo di colori e di umanità, difficile da incasellare. L'ironia spesso smaccata del racconto nasconde poi una malinconia di fondo che anche la musica, quando non è di contrappunto e geniale nel suo inserirsi nella trama e nei movimenti, sottolinea.
Il doppio Jesse Eisenberg non è così quell'incubo che ci si aspetta, è un film complicato e semplice (per non dire banale e già visto) nella sua risoluzione, che si fatica un po' a seguire e, a dirla tutta, anche a capire.


18 agosto 2014

The Time of The Doctor

Quando i film si fanno ad episodi.

Dopo lo speciale dei speciali in occasione dei 50 anni del Dottore, non poteva mancare il classico natalizio annuale, ovvero anche l'ultimo appuntamento di recupero con Doctor Who in attesa dell'ormai vicinissimo 23 agosto in cui l'ottava stagione prenderà il via.
E se The Day of the Doctor è stata una visione esaltante e da lasciare a bocca aperta con i suoi scontri/incontri tra varie rigenerazioni e vari tempi passati e futuri, non da meno è quest'altro episodio, firmato ancora una volta dal genietto di Steven Moffat.
E che ti fa Moffat?
Riprende tutti i fili conduttori e i nodi disseminati tra le varie stagioni, e li riporta a una grande presa, a un grande pettine che altro non è che il Paese di Natale.
La crepa dell'Universo, Trenzalore, tutti i nemici recenti e storici (dai Dalek ai Cybermen, dall'Ordine del Silenzio ai Weeping Angels), la sospensione dei Time Lords, la domanda più antica dell'universo...


Tutti i misteri legati assieme in un unico ambiente, con l'undicesima (anche se tecnicamente la tredicesima) rigenerazione del Dottore a sorvegliare tutto, per evitare che un'altra infinita guerra del tempo abbia inizio e che altri innocenti perdano la vita.
Il suo resistere con alieni da un lato e Signori del Tempo dall'altra, durerà 300 anni, portandolo alla vecchiaia, all'abbandonare per salvarla anche la sua Clara, diventando un uomo allo stremo delle forze che non ha più vite a disposizione.
Ma come Clara ci ha insegnato, la sua di vita è dedicata a salvare quella del suo Dottore, e anche questa volta pur avendo una famiglia da accomodare e un tacchino da preparare, ci riuscirà, fermando la guerra ormai imminente e l'ennesimo attacco dei Dalek.


Il costo di tutto questo è però la fine dell'era Matt Smith, che nonostante i pregiudizi e l'amore spassionato verso Tennant non avevo faticato troppo ad adorare.
Il suo Dottore è quello amichevole e buffo, quello che tra fez e comparse nude ti fa scompisciare dalle risate, quello del Geronimo e del papillon tanto cool.
Riuscirà anche Peter Capaldi, la cui apparizione momentanea sconvolge anche Clara, ad annientare in breve tempo tutti i timori nei suoi confronti?
Per scoprirlo non resta che aspettare qualche giorno, in cui sugli schermi della BBC, per l'episodio numero 801 (!!!), il TARDIS tornerà a risuonare con il suo inconfondibile rumore.


17 agosto 2014

The Day of the Doctor

Quando i film si fanno ad episodi

Non appena sei felice di essere praticamente al traguardo, di aver raggiunto la fine del tuo recupero plurimensile di Doctor Who, ecco che alla tua coscienza si affaccia una vocina, infida e testarda, che ti ricorda che il recupero non potrà mai essere completo, no, perchè continueranno a mancarti tutti gli episodi della vecchia stagione che, visto quanto richiamato o ricordato finora, devono essere stati particolarmente spettacolari.
E questa vocina riecheggia anche per tutta la visione dell'episodio più speciale tra i speciali del Dottore, l'episodio che segna e che celebra i 50 anni (e vorrei sottolineare 50) della serie TV.
Fortunatamente, a mettere a tacere questa vocina ci pensa una trama che ha dell'incredibile, che non solo condensa in un'ora di durata le fitte sottotrame finora intessute, ma che porta ben tre Dottori a rivivere insieme sul piccolo schermo, e non saranno i soli.


Ebbene sì, il bel David Tennant torna a vestire i panni eleganti e intelligenti del Signore del Tempo, affiancando Matt Smith e il suo papillon più quella rigenerazione negata interpretata da John Hurt che avevamo avuto modo di scoprire nel finale della settima stagione. I tre si ritroveranno improvvisamente uniti sotto le direttive della UNIT, con la povera Clara a fare da companion frastornata ma come sempre decisiva, e la stessa regina Elisabetta il cui matrimonio segreto viene finalmente svelato.
Ma i graditi ritorni non finiscono certo qui, c'è spazio infatti pure per l'indimenticabile Rose Tyler, questa volta non nei suoi panni, spiace dirlo, ma in quelli comunque proficui di guida e coscienza.
Cosa combineranno assieme tre dottori e tre compagne?
Eh, il botto, non c'è che dire!


La puntata speciale è infatti ricca di colpi di scena e di momenti che lasciano decisamente a bocca aperta, facendoti brillare gli occhi e ringraziare di continuo quel genio di Steven Moffat per aver messo assieme una trama tanto perfetto che attinge dal passato per guardare al futuro.
I momenti divertenti poi non mancano, tra fez e prese in giro tra le varie versioni che dopo visti i mesi passati assieme, sono ancora più riuscite.
L'anniversario doveva essere celebrato alla grande, e alla grande viene celebrato, dando un nuovo respiro alla Guerra del Tempo che prima o poi avrò modo di rivivere in prima persona (appena trovo un TARDIS lungo la mia strada che mi permetta di non sprecare gli anni della mia gioventù nel recupero), dando un nuovo senso ai vari Dottori che si sono succeduti e pure un loro personale posto nella Storia di ognuno.
Londra non è mai stata così bella, e un quadro, e un museo così interessanti.
E il Dottore in tutte le sue 12 (o meglio 13) reincarnazioni, dopo 50 anni di messa in onda, non è mai stato così avvincente.


16 agosto 2014

Breathe In

E' già Ieri -2013-

Inspira. Espira.
Inspira. Espira.
Inspira. Espira.
Così si combatte l'ansia, così tieni a freno il cuore prima di un grande concerto, prima di una decisione che potrebbe cambiare per sempre la tua vita.
Ma cosa succede quando sul tuo cammino incroci una persona che il respiro te lo fa spezzare? Una ragazza intrigante e indubbiamente bella che si insinua nella tua vita, lasciandoti senza fiato?
Succede che tutto cambia, che la vita di famiglia di provincia inizia a starti stretta, che il passato tanto cool torna a bussare nella tua mente, che il professore borghese che sei diventato, che la moglie snob e semplice che ti ritrovi, non ti bastano più.
E allora quella ragazza che con te condivide la passione per la musica, quella ragazza al piano che alla sua giovane età è già più brava di te, quella ragazza che mostra interesse, che ti ascolta, diventa la tua ancora di salvezza, diventa l'incontro elettrico che cambia ogni istante, che ti fa trattenere il respiro, per paura che anche solo quello basti per far capire i tuoi sentimenti.


Ma è così facile abbandonare quanto costruito? Alle porte di un sogno che finalmente si realizza, poi?
E chi è quella ragazza, della stessa età di tua figlia?
E' una studentessa in scambio, arrivata da Londra per conoscere la Grande Mela ma che si ritrova incastrata nella campagna di periferia dove il massimo divertimento è bere senza limite attorno ad un falò, o fare il bagno nel mare con giovani americani senza troppo cervello.
E' un'attenta lettrice, e un'ancor più brava pianista, una che pur avendo 18 anni dimostra molta più maturità della tua figlia infantile, molta più consapevolezza anche solo di tua moglie, che trova nelle biscottiere che rivende così tanta soddisfazione.
E' una Felicity Jones diversa dalla ragazza spensierata di Like Crazy, è un'inglese arrivata in America per fuggire alla monotonia della sua vita, che si aggrappa altrettanto ad un Guy Pearce invecchiato, bene, che ritrova lo slancio nella sua carriera.


Sotto la direzione di Drake Doremus, i due sono elettrici, capaci di condensare in pochi minuti scene e dialoghi che regalano così l'intimità e la compressione che sono diventati il marchio di fabbrica del regista.
L'improvvisazione sul set, il togliere, il limare, l'accorciare dello script fino a renderlo essenziale, fino a consegnarci una trama vuoi non così originale, ma capace di dare i brividi e di trasportare dentro la storia, dentro la vicenda, dentro le emozioni dei protagonisti e di rimanerci invischiati, trattenendo con loro e per loro il fiato.
Allo stesso modo funziona una fotografia che si basa su piani stretti o su primi piani, che vanno a incorniciare in tutta la sua bellezza la Jones, musa di Doremus ormai, ma anche la sempre più promettente Mackenzie Davis (Halt and Catch Fire)
Ma forse ancor più suggestiva è la colonna sonora, di derivazione classica, composta dall'affezionato Dustin O'Halloran, che trasporta in questo mondo, in questa famiglia il cui equilibrio è sempre più precario, dove la musica è così fondamentale.
Proprio questa sensazione, questo presentimento, questo avvertire una prossima esplosione, di vetri sul punto di rottura, accompagna tutta la visione, e il respiro, inevitabilmente, si spezza.


15 agosto 2014

Lola Versus

E' già Ieri -2012-

Si è per caso notato che la programmazione di In Central Perk nell'ultimo periodo ha virato sostanzialmente verso commedie romantiche?
Se così non fosse, bè, ve lo faccio notare io.
E questa scelta non è perchè l'ammore è nell'aria (quello, assieme al profumo della cucina, c'è sempre), ma perchè in estate, con il caldo, con l'accidia che regna sovrana, meglio scegliere film leggeri e disimpegnati, meglio un lui-lei che si lasciano e si riprendono, un'amicizia che cresce... per la psicologia, per i drammoni, aspettiamo ancora una settimana, o semplicemente Venezia.


Ecco quindi che per questo ferragosto il film proposto è quanto di più romantico, di più indie e di più zuccheroso si potesse trovare di nuovo: Lola Versus, ovvero Greta Gerwig alla riscossa dopo la stressata Damsels e prima dell'undateable Frances Ha.
Sotto la regia briosa e colorata di Daryl Wein, la Gerwig diventa Lola, quasi trentenne appagata sentimentalmente, pronta a tornare all'università con un dottorato sul Silenzio, un uomo che la ama e che la vizia e che... la chiede in moglie!
Giubilo e bevute con gli amici, preparativi che partono tra genitori coinvolti, fiori da ordinare e banchetto da organizzare fino a che lui, Luke, non cambia idea, la pianta, ha bisogno dei suoi spazi, e Lola si ritrova single dopo un'eternità, instabile e infelice.
Come una mina vagante si attaccherà ai suoi amici, vedendo in Henry qualcosa di più, o forse solo il modo perfetto di vendicarsi, andando in panico all'idea di un altro uomo, ubriacandosi e finendo con poco raccomandabili architetti.
Mentre la vita va avanti, mentre anche i suoi amici si fidanzano, Lola sembra bloccata in una situazione che lei stessa sembra volere, non trovando quell'amore per sé, quel bisogno di conoscersi partendo dal fondo che è forse l'unico lato positivo nell'essere single, a parte il poter fare quello che si vuole.


Immersa nel suo personaggio, buffo, stralunato e quel filino egocentrico che da Hannah/Lena Dunham in poi non è più un tabù, la Lola del film finisce per apprezzare quanto il suo anno sfortunato, con Saturno contro, le ha portato.
E così noi non possiamo non apprezzare quanta leggerezza, quanto disincantamento e quanta bellezza le strade di New York vissute quotidianamente e questo film possiedono.
Meravigliose le musiche, meraviglioso e di contrappunto il montaggio, splendente e solare la fotografia.
A fare da cornice, una grande e ironica Zoe Loster-Jones e un Joel Kinnaman che, abbandonate le larghe vesti di The Killing e gli yo del suo Holder, mostra tutto il suo fascino.


14 agosto 2014

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Continua la vacanza agostina delle sale, che propongono due striminzite nuove uscite che richiameranno però un gran pubblico: amante delle scazzottate il primo, composto da bambini e non solo il secondo.
Pochi ma buoni allora?
Mah, meglio andarci con i piedi di piombo.

Hercules - Il Guerriero 
Dimenticate l'intramontabile serie tv di Sam Raimi con Kevin Sorbo, questo semidio figlio di uno dei tanti rapporti fedifraghi di Zeus ha le vesti muscolosissime di Dwayne Johnson.
Lo stile, poi, è quello fumettoso ormai tanto caro ai blockbuster di origini greca/romana che non smette di essere di moda.
Il risultato?
Solo per appassionati.
Trailer



Dragon Trainer 2
Il primo capitolo è forse uno dei più riusciti film di animazione della DreamWorks, nonchè una vera perla del genere per realizzazione e trama. La paura verso questo sequel è quindi alta, visti i non sempre all'altezza capitoli 2, che ripetono temi (ambientalismo e amicizia tra diversi) e situazioni. Speriamo quindi che non sia questo il caso, e che Hiccup e la guerra contro i draghi da evitare sappiano conquistare.
Io, una puntatina al cinema, me la faccio sicuramente!
Trailer

13 agosto 2014

Starlet

E' già Ieri -2012-

Un'amicizia speciale, fatta di alti e bassi, di diffidenze e improvvisi bisogni, lega un'anziana signora a una giovane dalla vita facile e un po' oscura.
No, nessun Harold & Maude dietro l'angolo, nessuna famiglia sbandata o tentati suicidi ad unirle.
E no, nessun amore scabroso o tendenza patologica come in Gerontophilia (che a distanza di un anno dalla presentazione veneziana, ancora non è stato distribuito).
E a vederla bene, nessun tono frizzante o brioso da commedia indie, con una probabile malattia resa umana e esorcizzata a suon di bellezza.
No, Starlet è un prodotto strano, una commedia che commedia non è, un'amicizia speciale che si fatica ad incasellare, una protagonista giovane e bella che non si sa come etichettare: superficiale? intelligente? infantile? pazza?


Forse un po' tutti questi aggettivi rappresentano bene Jane, visto anche il suo rapporto di dipendenza dal chihuahua Starlet che la accompagna in ogni dove e che, chissà perchè, dà il titolo alla pellicola.
Il film è strano poi, e difficile da incasellare, anche solo per la sua realizzazione, con il regista Sean S. Baker che dopo aver preparato lo script del film e aver trovato tutti i ruoli minori del cast, a poche settimane dalle riprese si ritrova ancora senza le due protagoniste, andando a pescare Dree Hemingway (sì, pronipote di Ernest) in una pausa di un mese dal suo lavoro stabile di modella, e Besedka Johnson in una palestra, giusto quei 60 anni dopo il suo trasferimento in cerca di gloria a Los Angeles, coronando finalmente il suo sogno.
Le due si ritrovano così per caso sul grande schermo, ma con una sintonia tutta particolare, e una naturalezza per i loro ruoli quasi inaspettata per delle debuttanti.


Proprio nella loro alchimia, e in quanto non lasciato detto, sta la forza del film, che scorre senza mai forzare la mano, senza esaltare colpi di scena comunque presenti.
Tutto ha il sapore del vero e del naturale, perfino un set non propriamente felice, perfino un lavoro solitamente falso, e anche un'espediente come quello di trovare 10mila dollari in un vecchio thermos non fa scattare nessuna delle varie conseguenze da commedia demenziale, ma invece un'amicizia che cresce pian piano.
Jane e Sadie si influenzano di conseguenza, rallentando i propri ritmi o uscendo finalmente dal guscio della vedovanza, ma non per questo, o per quei soldi, la vita cambia repentinamente.
Jane nemmeno pensa di usare i soldi per scappare o vivere di rendita, ma i sensi di colpa prima e l'indecisione poi la spingono a spenderli nel modo più importante, forse, più pazzo, sicuramente.
Ma così è Jane stessa, infantile e fragile, ma decisamente più sveglia e intelligente anche solo della sua amica Melissa, che con lei condivide il lavoro ma non certo lo stile di vita.
Illuminata da una fotografia quasi accecante, che inquadra anche una Los Angeles non certo da cartolina, Starlet splende di una luce tutta sua, che si fa ancora più forte con quel finale sospeso che un po' ferisce e un po' fa sperare.


12 agosto 2014

Sons of Anarchy - Stagione 1

Quando i film si fanno ad episodi.

Con la marea di serie TV in circolazione è sempre più difficile riuscire a stare al passo con episodi, nuovi arrivi, vecchie glorie.
Ma se vuoi essere sicuro di entrare nell'orbita dei miei interessi, bè, basta poco: finire.
Già, come Skins, Fringe, Breaking Bad e il in dirittura d'arrivo Mad Men possono testimoniare, basta essere sulla cresta dell'onda da un po', essere serie attrattive e annunciare che la prossima, di stagione, sia l'ultima, che io mi precipiterò come un razzo al recupero, con tanto di sensi di colpa per aver lasciato in fondo alla lista il titolo in questione.
Ecco quindi, mentre il tam tam promozionale è già partito e le guest stars d'eccezione fioccano, che io vado a scoprire quel motociclista dal cuore d'oro di Jax e il suo clan dei SAMCRO, vado a far la conoscenza di traffici d'armi, omicidi su commissione, guerra fra bande, vado a immergermi in un mondo di Harley e di tatuaggi, di donne da possedere e di famiglie da mantenere in piedi.


E sebbene a prima vista questo mondo sia parecchio distante da quello che solitamente mi attrae, buttaci un Charlie Hunnam nel mezzo, un po' di amore tormentato che non guasta mai e un passato carico di segreti da scoprire, e questo mondo diventa improvvisamente interessante.
Conosciamo il SAMCRO in una situazione instabile, con Jax prossimo a diventare padre da una madre modello che si è fatta fino a pochi minuti prima di entrare (in emergenza) in sala parto, che proprio per rimettere ordine nella sua vita incappa in un vecchio manoscritto del padre, morto quando ancora era in tenera età, che rivedeva e si pentiva di come il clan stava andando avanti, impaurito soprattutto dalle conseguenze che si stavano per affacciare.
Clay, l'attuale presidente, non è certo lo stinco di santo che sembra, invischiato in parecchi raggiri e soprattutto in doppi giochi, tenendo testa alla polizia, ai Mayans e ai neri, ma incapace di nascondere alla sua donna (madre di Jax, guarda caso) il suo stato d'animo, e soprattutto di non far trapelare decisioni scomode.
Gemma si muove come un falco sopra la vita degli altri, sopra quella del figlio, minacciando e tenendo a bada il suo primo amore di fresco ritorno Tara.
A tenere banco per questa prima stagione sono però le indagini che l'ATF muove attorno al SAMCRO, tenendo le fila di un equilibrio sempre più instabile che coinvolge l'indeciso Opie e la sua famiglia.


Come detto entrare in questo mondo non è così facile per non avvezzi della moto, ma una volta capite le dinamiche del gruppo, una volta trovato interesse per le vicende di ognuno, anche del novellino in prova, ci si prende gusto.
Ad aiutare sono poi una fotografia che incornicia immagini volutamente iconiche e forti (basterebbe anche solo quella del finale) e una colonna sonora di quelle toste che regala chicche uniche quando si tratta di ballad.
Un neo questo inizio comunque ce l'ha, e sta nello sviluppare troppo verticalmente i suoi episodi, lasciando germogliare più lentamente tutti i semi che sicuramente frutteranno nella prossima stagione.
Ma che i motori rombino, che io corro già a recuperare ciò che mi manca!


11 agosto 2014

La Corsica in film

Il momento è presto giunto, il caldo ha tardato ad arrivare ma le ferie, fortunatamente, non altrettanto.
Io e il giovine partiamo così alla volta della Corsica, conciliando la passione per mare, montagna e città storiche da visitare, oltre che per il buon cibo e il buon bere.
Ma non preoccupatevi, In Central Perk non chiude bottega, anzi, vi delizierà con film e serie TV anche a distanza.
Non ci credete? Mi spiace dirvelo, ma mentre questo post viene pubblicato, siamo già in procinto di imbarcarci.
Invidia, eh?

Ma questo post non è una mera divagazione sulle mie vacanze, vuole essere quel po' informativo, quel po' sognante, mostrando lati dell'isola francese da scoprire.
Come?
Attraverso i film che lì sono stati ambientati o girati, e anche se non è stato facile come per la Barcellona dello scorso anno, di piccole e grandi chicche ce ne sono:

6. Gli Amanti di Domani

Luis Buñuel adatta il romanzo di Emmanuel Roblès, raccontando la storia della conversione di un borghese che nascosto l'amico operaio colpevole di aver assassinato il padrone, lascia la moglie ricca e anziana e diventa l'amante di una giovane vedova.
Lontano da surrealismi, il tutto ambientato in Corsica.



5. Il Giorno più Lungo

Forse non molti sanno che per uno dei film più conosciuti che raccontano il D-Day fu usata proprio la spiaggia di Saleccia, vicino St. Florent, per ricreare la Normandia. I registi (Ken Annakin, Andrew Marton, Bernhard Wicki, Darryl F. Zanuck -non accreditato) si divisero anche per questo in più troupe, dislocandosi tra Francia, Germania, America e Inghilterra.


4. L'uomo di Londra

Anche Béla Tarr è approdato sull'isola nel 2007. L'atmosfera noir del porto di Bastia richiama quella della trama, dove un addetto scambista è testimone di un omicidio.
Suggestive le immagini.



3. Il Bandito Corso

Commedia francese con protagonisti Jean Reno e Caterina Murino che ben mostra le differenze di linguaggio e di cultura tra francesi di terraferma e isolani.
Il detective parigino sceso sull'isola per investigare su una proprietà contesa, scatenerà infatti guerre e sommosse tra polizia e banditi a causa dei suoi misunderstanding.
Luoghi delle riprese: Ajaccio e L'Île-Rousse



2. Apache

Racconto di formazione e storia criminale sullo sfondo di Porto Vecchio firmato Thierry de Peretti. Il protagonista è infatti Aziz, che dopo aver organizzato una festa in una villa al momento vuota con gli amici, vedrà il padre accusato da un mal vivente dei furti e dei danni avvenuti nella sua proprietà.
Una Corsica lontana da pascoli e natura, moderna al punto giusto.


1. Una Lunga Domenica di Passioni

Decisamente il film più conosciuto e anche l'unico di questa lista che sono riuscita a vedere.
Jean-Pierre Jeunet torna a collaborare con la sua Amelie Audrey Tautou, per un dramma storico e d'amore negli anni della I Guerra Mondiale. Mathilde, colpita dalla poliomielite in giovane età, non accetterà lo stato di disperso del fidanzato, e farà di tutto pur di riuscire a trovarlo, convinta che il suo cuore sappia la verità.
Parte del film è stato girato a Calvi.





Bene, augurandovi una buona permanenza su queste frequenze, io spero di trovare la stessa magia che queste immagini sembrano evocare, e come direbbe (questa volta a tema) David Tennant: allons-y!