10 agosto 2014

Rumour Has It - Le News dal Mondo del Cinema


E' stata senza dubbio la notizia della settimana, che ha mandato in lutto i fan, che ha creato scompiglio tra i social. Ma facciamo chiarezza: no, lo Studio Ghibli non chiude.
La traduzione errata di un passaggio di intervista a Hayo Miyazaki ha fatto temere il peggio, Toshio Suzuki (general manager) fuga però ogni dubbio: nel futuro dello studio c'è solo una pausa necessaria dopo la scelta del Maestro di ritirarsi, una pausa durante la quale riorganizzare le idee e i progetti.
Nel futuro prossimo, almeno, non ci sarà da rimanere troppo in attesa, con Il vento si alza prima, e When Marnie was there poi, a deliziarci.

Continuano, purtroppo, le notizie attorno all'adattamento del premio Pulitzer Pastorale americana ad opera di Phillip Noyce.
Dopo Ewan McGregor scelto per vestire i panni de Lo Svedese, si aggiungono al cast anche Jennifer Connelly, come sua moglie, e Dakota Fanning, come sua figlia. La paura che il capolavoro di Philip Roth venga calpestato, però, resta.

Matthew Rhys torna al cinema dopo la permanenza nel piccolo schermo con Brothers and Sisters e soprattutto The Americans. Nel farlo sceglie bene, visto che si va ad unire ad un folto cast (Uma Thurman, Emma Thompson, Sienna Miller e Riccardo Scamarcio) capitanato da Bradley Cooper, di cui sarà l'avversario dietro i fornelli in Chef (titolo provvisorio) di John Wells.
A mettere più pepe al tutto, la sceneggiatura firmata da Steven Knight.

Passando proprio al piccolo schermo, non si fermano le voci riguardanti la seconda stagione di True Detective.
Quello che si sa è che l'ambientazione si sposterà in California e che i protagonisti principali saranno quattro, uno dei quali una donna, detective dal passato difficile che l'ha spinta all'abuso di alcool e droghe.
I candidati, secondo diverse riviste americane, potrebbero essere Vince Vaugh, Taylor Kitsch e Colin Farrell, mentre per il ruolo femminile la favorita (vista la bravura in Mad Men ma soprattutto in Top of the Lake) è Elisabeth Moss.
In attesa di conferme, tutto è da prendere con le pinze.

E' ormai cosa certa, invece, la serie TV basata sul film di Richard Linklater School of Rock. Non ci sarà però Jack Black dietro la cattedra e dietro la chitarra, ma Nickelodeon ha progettato 13 episodi ad alto tasso rock.
Visto il canale, però, il target sarà sicuramente più adolescenziale.

Concludiamo le news con un bell'appello promosso negli ultimi tempi da registi come Quentin Tarantino, Christopher Nolan, J.J. Abrams e Judd Apatow per salvare la Kodak e la stampa di pellicola cinematografica.
In settimana, anche Martin Scorsese ha resa pubblica la sua opinione, con una sentita lettera riportata qui di seguito:

Ci sono molti nomi per quello che facciamo: cinema, cinematografo, lungometraggi. E... film, pellicole. Ci chiamano registi, ma più spesso siamo chiamati filmmaker, autori di pellicole. Non sto suggerendo di ignorare l'ovvio: l'HD non sta arrivando, è già qui. I vantaggi sono numerosi: le videocamere sono più leggere, è molto più facile girare di notte, abbiamo molti altri mezzi a nostra disposizione per alterare e perfezionare le nostre immagini. E le videocamere sono molto più economiche: oggi i film possono essere girati con davvero pochi soldi. Perfino quelli di noi che continuano a girare in pellicola finiscono il film in HD, e i nostri film sono proiettati in HD. Quindi potremmo tranquillamente dire che il futuro è qui, che la pellicola è scomoda e imperfetta e difficile da trasportare e facile a rovinarsi e deperibile, e che è tempo di dimenticare il passato e dire addio – potremmo davvero farlo facilmente. Troppo facilmente.

Sembra che ci vogliano ricordare di continuo che il cinema è, dopo tutto, un business. Ma il cinema è anche una forma d'arte, e i giovani che vogliono fare film dovrebbero avere accesso agli strumenti e ai materiali che sono stati le pietre angolari di questa forma d'arte. Si sognerebbe mai qualcuno di dire ai giovani artisti di gettare via pitture e tele perché gli iPad sono molto più comodi da portarsi appresso?Ovviamente no. Nella storia del cinema, solo una minuscola percentuale di opere che hanno definito la nostra forma d'arte non sono state girate in pellicola. Tutto quello che facciamo con l'HD è uno sforzo per ricreare l'aspetto di un film in pellicola. La pellicola, ancora oggi, offre una tavolozza visuale più ricca di quella dell'HD. E dobbiamo ricordarci che la pellicola è ancora la migliore maniera di conservare i film, l'unica a prova di tempo. Non abbiamo alcuna garanzia che l'informazione digitale durerà, ma sappiamo che la pellicola lo farà, se adeguatamente conservata e curata.
La nostra industria, i nostri registi, si sono stretti attorno alla Kodak perché sappiamo che non possiamo permetterci di perderla, allo stesso modo in cui abbiamo perso molti altri produttori di pellicola. Questa notizia è un positivo passo avanti verso la conservazione dei film, della forma d'arte che amiamo.
(traduzione di comingsoon.it)

9 agosto 2014

Fucking Åmål

Once Upon a Time -1998-

Vivere in Svezia se si è un adolescente non deve essere per niente semplice.
Questo è quello che si può desumere dalle pellicole di Lukas Moodysson, o almeno dalle due che ho visto.
Dopo il ritratto a suon di punk delle ragazzine che con la loro musica esprimevano l’odio e le frustrazioni contro la famiglia e la scuola in We Are The Best!, sono andata a recuperarmi la pellicola più nota e già cult del regista, che sempre sull’universo giovanile si concentra.


Ad Åmål vivono Elin e Agnes, due adolescenti agli antipodi: tanto popolare l’una quanto isolata l’altra, tanto disinvolta in amore l’una, quanto solitaria e problematica l’altra. Ad unirle è però l’amore che Agnes prova per Elin, un amore complicato, ovviamente, e ostacolato dal semplice fatto che Elin a fatica sa chi Agnes sia.
L’occasione affinché tutto cambi la offrono i genitori protettivi e comprensivi di Agnes, che le organizzano una festa di compleanno parecchio deludente a cui solo Elin e la sorella Jessica finiscono per presentarsi. Come nei più tipici film americani, per scommessa le due finiscono per baciarsi, ma a differenza dei tipici film americani, quel bacio e quel senso di colpa che subito si fa sentire, scatena delle reazioni che la stessa Elin non pensava di poter provare, facendola correre a chiedere scusa, cercando di fuggire a Stoccolma dove l’omosessualità non sarebbe assolutamente un problema, a differenza della fottuta Åmål.
Ma con il sole del mattino, e i postumi di una sbornia da smaltire, la realtà si fa difficile da affrontare, anche solo confessare tutto alla sorella diventa impossibile, e per nascondere i sentimenti anche a se stessa, Elin dimentica Agnes, si mette con Johan e perde la verginità.


Senza andare a svelare tutti i ripensamenti e gli ostacoli da abbattere per arrivare a un finale lieto e per nulla buonista, meglio concentrarsi sulla capacità di Lukas Moodysson di raccontare e di ritrarre i giovani con assoluta fedeltà, senza filtrarli o senza porli su piedistalli.
Proprio per questo, nonostante i 16 anni passati, Fucking Åmål ha ancora tutta la sua forza dirompente nel saper rompere tabù e regole non scritte, tratteggiando caratteri e amori che purtroppo ancora adesso non farebbero che far parlare di sé tra le mura di una scuola e non solo.
Come nella prima parte di quella perla de La Vita di Adele, tralasciando solo la componente sessuale effettivamente troppo precoce da proporre, i dissidi interiori, i problemi di accettazione e le paure adolescenziali nello scoprire se stessi vengono qui presentate in modo veritiero e reale, merito anche di due protagoniste d’eccezione in stato di grazia.
A impreziosire il tutto, una colonna sonora composta da classici del rock e del pop svedese, non ancora punk d’eccezione, ma pur sempre perfetti per interpretare la rabbia e la gioia della gioventù.


8 agosto 2014

Damsels in Distress

E' già Ieri -2011-

Non è un'altra stupida commedia americana.
Ah, pardon, questo era il titolo di un'altra stupida commedia americana.
Damsels in distress invece non lo è, stupida, intendo, commedia invece sì, eccome.
La sua intelligenza sta nel prendere parecchi clichè e stereotipi da commedia e da America, tritarli finemente con una buona dose di ironia e sagacia, facendone uscire un film nuovo, anche se con il sapore di già visto, e indipendente, cosa che non guasta mai.


L'ambientazione è quel college americano fucina di numerose pellicole goliardiche, da Animal House in poi, dove Violet e le sue devote amiche si muovono superiormente rispetto agli altri, convinte di avere una vocazione -quella di salvare gli aspiranti suicidi dal loro tragico destino- che le innalza.
Per non farsi mancare nulla, Violet è convinta anche che una ragazza non dovrebbe mai innamorarsi di un ragazzo bello e attraente, ma preferirgli invece uno più rozzo e stupido, come il suo Frank, il cui quoziente intellettivo non è certo tra i più alti.
Ad essere iniziata a tutte queste regole scritte e non scritte, è la nuova arrivata Lily, che oscillerà di continuo dal credere Violet una pazza incurabile o un esempio di lucidità magari estrema ma comunque socialmente utile.
Impossibile non frapporre nel loro cammino l'amore, con Frank presto conteso da un'altra donna, Lily divisa invece dal misterioso e bugiardo Charlie e l'asceta cataro Xavier, con le due amiche che finiranno invariabilmente per innamorarsi dello stesso ragazzo.


Ma, come si diceva, non siamo davanti a un'altra stupida commedia americana, e anche se qui le confraternite (romane, non greche) ci sono, e ci sono pure i party per adescare e i nuovi amori pronti a sbocciare, Greta Gerwig prima di diventare l'undateable per eccellenza in Frances Ha, e le altre danno vita a una compagnia femminile divertente e ironica, che tutti questi stereotipi di "brave ragazze" li riusa in chiave ironica, attraverso dialoghi ricchi di humour involontario e di situazioni al limite, vedi anche solo Thor, che al college ancora non sa distinguere i vari colori.
Nell'atmosfera carica di brio e frizzantezza che Whit Stillman riesce a creare, dai colori pastello e dalla fotografia illuminante, manca però qualcosa di essenziale, forse dei sottotitoli italiani per permettere alla sottoscritta di apprezzare meglio battute e citazioni.
Resta il fatto, fortunatamente, che pur non raccontando nulla di nuovo, queste Damsels in Distress catturano e divertono, parlando di depressione e suicidi, trovando la soluzione al tutto: ballando.
Meraviglioso così il finale, sulle note della sambola, che sì, pure Thor riesce a ballare.


7 agosto 2014

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Settimana di rattoppi, indubbiamente, quella al cinema.
L'annunciata uscita dell'ennesima commedia goliardica made in Usa è stata rinviata di 7 giorni, mentre quella imprevista e non pubblicizzata avvenuta invece 7 giorni fa, visto il quinto posto al boxoffice "merita" qualche parola.
Andare in sala invece?
Forse è meglio godersi un po' di sole e l'aria aperta per il momento.

Universal Soldier: A Day of Reckoning
Valla a capire la distribuzione italiana, che ti va a recuperare un film targato 2012 con protagonista Jean-Claude Van Damme e l'ennesima vendetta personale dopo che moglie e figlia sono state uccise.
E vallo a capire il pubblico, che questo film già se lo è andato a vedere in sala.
La visione è quindi strettamente per appassionati, oso sperare.
Trailer
Io Vengo ogni Giorno
Stendiamo uno spesso velo pietoso sul titolo doppiosensista, e forse anche sull'intero film che altro non è che l'ennesima variazione alla American Pie di una commedia goliardica per adolescenti. Il protagonista di turno, rivive di continuo la stessa giornata divisa tra colloqui pre-universitari e l'appuntamento con la bella della scuola, ogni volta che "verrà", torna indietro nel tempo.
Però.
Trailer

6 agosto 2014

2 Giorni a New York

E' già ieri -2012-

Julie Delpy deve essere una gran straccia… scatole.
O almeno così la disegnano.
Anzi, si disegna lei stessa.
Donna artistoide, in preda alle sue ispirazioni e ai suoi ormoni femminili, che non perde occasione per fare tragedie per un nonnulla, per farsi riconoscere e per far passare al partner di turno mal di testa e nervosismi a non finire.
Il ritratto che Linklater e lei stessa si fa non è certo lusinghiero, anche se proprio in lei in molte –forse me compresa- si possono riconoscere: una donna moderna, per niente semplice, per niente facile, che come tutte le donne non è perfetta, ma cambia umore e mood di secondo in secondo.


Ricordate, vero, la Celine di Before Midnight? Forse la versione più estrema di Celine della trilogia dei Before?
Ecco, prendete quella Celine e immergetela non più nella bucolica Grecia ma nell’irrequieta New York, ed affiancatele una famiglia altrettanto umorale e artistoide fatta di padre pazzo e “aperto”, sorella ninfomane e “libera” più compagno di questa altrettanto “libero” e infantile.
Tutto questo dovrà affrontare il povero Chris Rock, compagno della Marion conosciuta a Parigi con Jack, dal quale ha avuto un figlio, che ora cresce un po’ per caso un po’ (tanto) per amore, in un appartamento molto radical chic, in una famiglia indubbiamente radical chic.
Come in 2 giorni a Parigi, Marion rimane un’artista intelligente ma legata sia al suo passato che al suo carattere egoista –in senso buono- e Marioncentrico -il senso datelo voi. La visita della famiglia non può così che scatenare le prime crepe nel suo rapporto con Mingus, che dovrà far fronte non solo a ex, imbarazzanti confronti paterni e litigi tra sorelle, ma anche sostenere la compagna alla vigilia della sua importante mostra dove, neanche a dirlo, i protagonisti sono proprio i suoi ex.
Non facile direte? Metteteci pure le molte crisi umorali di Marion, la mancanza di sesso e quello che avrete sarà un ritratto moderno e divertente dell’amore, ma anche piuttosto stressante se ci si identifica più con il lui che con la lei della coppia.


La Delpy con questo suo secondo capitolo sembra non voler cambiare la formula che Linklater e Ethan Hawke le hanno insegnato, basando il suo film principalmente su dialoghi irriverenti e profondi, aggiungendoci flashback e interpolazioni con voice over artistiche (emozionante l’excursus amoroso dei genitori, che riflette sulla mancanza materna effettivamente avvenuta qualche anno fa), guest star d’eccezione e un umorismo indipendente e ormai personale che rendono questi 2 giorni a New York una piacevole visione, e qualcosa di più di una semplice storia d’amore con un lieto fine.


5 agosto 2014

Halt and Catch Fire

Quando i film si fanno ad episodi.

Non deve essere stato semplice per l'AMC quest'ultimo periodo.
Dopo la fine -strepitosa- del suo mostro sacro Breaking Bad, pure l'altro pezzo da 90 -Mad Men- si avvia alla chiusura, e cosa resta nel suo palinsesto?
Degli zombie sempre un po' zoppicanti?
Gran poca cosa, bisogna ammetterlo.
Forse per questo si è andati a scavare a fondo, riprendendo tematiche più simili alla serie in costume che altro, cercando di dare la stessa magia e la stessa solidità agli anni '80.
Già, gli anni '80 non però colorati e edonistici, ma gli anni '80 del progresso computeristico, delle sfide interne ed esterne di piccole e grandi aziende per essere quel po' più veloci, quel po' meno costose per entrare nel mercato.
L'obiettivo è quindi quello rischioso di rendere una sfida e una gara che all'epoca era campo di battaglia di addetti ai lavori e di nerd di prima categoria, avvincente e entusiasmante per tutti.


A provarci tre (meglio fare quattro, però) personaggi su cui Halt and Catch Fire s'incentra, tre individui completamente diversi tra loro che ruotano quasi alla stessa velocità d'onda, e che proprio per le loro diverse caratteristiche riescono a creare un Gigante capace di essere un concorrente del Macintosh o dell'IBM.
Abbiamo prima di tutto un misterioso e affascinante Joe MacMillan, venditore astuto, che le parole le calibra e le sceglie con cura intrappolandoti nella sua rete, un Don Draper -il confronto nasce spontaneo- con i suoi fantasmi, insoddisfatto e spaventato dal non essere mai abbastanza.
Abbiamo il nerd Gordon Clark, vita ordinaria, sogni infranti, che ha dalla sua una moglie, Donna, speciale: bella e intelligente molto più di lui. Le sue insicurezze e la sua rivalità con Joe pur mettendo freni all'interno della Cardiff Eletric che li vede combattere come due galli in un pollaio, gli permettono anche di procedere e di salvare il loro futuro.
E infine abbiamo il futuro, abbiamo Cameron Howe, giovane genio che sa cosa un computer deve essere, e che nonostante blocchi e una vita sregolata e libera, lo sa costruire.


Insieme riescono così ad appassionare a termini, elementi e programmi per ingegneri esperti, facendo della loro corsa all'interno di un mercato via via più competitivo, decisamente entusiasmante.
Nel mezzo, manco a dirlo, amore e sesso, tradimenti e fiducie rischiose, colpi di scena e di abbattimento non previsti.
Tra i 13 episodi che compongono questa prima stagione, spicca così Up Helly Aa, il penultimo, dove le speranze e le possibili delusioni vengono condensate all'interno del COMDEX '83, dando spazio a tutta la gamma di sentimenti presentata finora.
La ricostruzione '80s è poi quella accurata a cui la AMC già con i fantastici '60s ci ha abituato, e oltre a design e abiti, non disdegna la musica, quella punk e ribelle ascoltata da Cameron a tutto volume, vera pedina instabile ma ineguagliabile della serie, non me ne voglia il fabbricatorte Lee Pace, draperiano e forse fin troppo solitario.
Se due serie sacre se ne vanno, non dobbiamo quindi disperare troppo, perchè un'altra decisamente solida e avvincente ha fatto il suo esordio.


4 agosto 2014

Biglietto, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

Cambio blockbuster, cambio al vertice. Ancora una volta solo la medaglia d'oro riesce a sfondare il muro del milione d'incasso, lasciando briciole via via più piccole a tutti gli altri. Il podio è così composto dai film da cui ci si aspettava forse di più, mentre il resto si compone quasi esclusivamente di commedie. Sconcerto invece per la presenza in quinta di Jean-Claude Van Damme, sorpresa non annunciata e non pubblicizzata che a quanto pare attira ancora il suo pubblico.


I dettagli:

1 Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie
week-end € 1.540.996 (totale: 1.956.721)

2 Transformers 4 - L'era dell'estinzione
week-end € 564.007 (totale: 7.782.618)

3 Anarchia - La Notte del Giudizio
week-end € 313.420 (totale: 1.456.344)

4 22 Jump Street
week-end € 95.747 (totale: 381.521)

5 Universal Soldier: Day of Reckoning
week-end € 76.864 (totale: 76.864)

6 Maleficent
week-end € 75.743 (totale: 13.864.137)

7 Chef - La ricetta perfetta
week-end € 73.788 (totale: 85.223)

8 Una notte in giallo
week-end € 71.060 (totale: 280.628)

9 Provetta d'amore
week-end € 66.410 (totale: 238.370)

10 Mai così vicini
week-end € 62.629 (totale: 888.438)

3 agosto 2014

Rumour Has It - Le News dal Mondo del Cinema


Se non ve ne siete accorti, se l'invidia non vi ha marcito il fegato e le news intasato le home dei vari social, bè, ve lo dico io: in questi giorni a Los Angeles si è svolto il Comic Con.
Come ogni anno, i film e le serie più attese sono state presentate nei loro panel, e di materiale ce n'è da vendere.

Partiamo prima dal grande schermo con il trailer di Interstellar, la nuova fatica di Cristopher Nolan che, non serve dirlo, viene aspettata da fan e non solo.
Meglio quindi ingannare l'attesa (6 novembre) con qualche minuto di anteprima:



Nel frattempo, nuovi progetti vengono messi in cantiere. 
La Legendary Pictures ha infatti annunciato la realizzazione di un prequel del King Kong firmato Guillermo del Toro. Nonostante i rumors diano per accreditato alla regia Joe Cornish, Peter Jackson e Andy Serkins (che al gorilla prestava le gesta nel 2005), hanno avviato una campagna per mettere dietro la macchina da presa di Skull Island lo spagnolo. Impegnato però in ben tre progetti (Pacific Rim 2, Crimson Peak e Hellboy 3) e forse pure nella direzione di un episodio di Doctor Who (come ha espresso il desiderio a Steven Moffat), sarà difficile vedere andare a buon fine il tutto.

Progetti sempre più interessanti nel futuro di Bryan Craston. L'ormai ex Walter White sarà infatti il celebre sceneggiatore Dalton Trumbo (Spartacus, Vacanze Romane) in un biopic a lui dedicato, che si concentrerà sulla sua iscrizione nella lista nera di McCarthy negli anni '60. Costretto a scrivere sotto falso nome, vinse comunque due premi Oscar. Il film sarà diretto da Jay Roach e vede protagonisti anche John Goodman -nei panni del produttore Frank King- e Helen Mirren -in quelli della giornalista rosa Hedda Hopper.

Anche per la sexy Eva Green fioccano lavori! In attesa di vederla sensuale come non mai in Sin City 2, l'attrice francese collaborerà nuovamente con Tim Burton dopo il non entusiasmante Dark Shadows. Il progetto in comune sarà l'adattamento di La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, romanzo d'esordio di Ransom Riggs ambientato in un'isola del Galles dove un orfanotrofio nasconde bambini dai poteri paranormali. La protagonista femminile del titolo, dovrebbe essere proprio la Green.
Nel frattempo si può ingannare l'attesa aspettando l'interessante Big Eyes.

Passando al piccolo schermo, Girls, per la sua quarta stagione fa davvero le cose in grande!
La serie ideata e scritta da Lena Dunham ha ingaggiato per il suo cast guest star del calibro di Gillian Jacobs (Community), Jason Ritter (Parenthood), Zachary Quinto (Heroes) e Natasha Lyonne (Orange Is the New Black), ed è ancora in forse ma altamente probabile l'apparizione anche dello sceneggiatore premio Oscar per quel gioiello di Her, Spike Jonze. 
Cosa ne uscirà con tanti nuovi personaggi da inserire qua e là?

Per finire, uno sguardo alla nuova stagione di The Walking Dead, la quinta, con il trailer presentato ovviamente in quel di Los Angeles:




2 agosto 2014

War No More - The Spies of Warsaw

Nell'anno in cui cade il centesimo anniversario dello scoppio della I Guerra Mondiale, i blogger riuniti sempre più in vena di riunirsi, hanno deciso di omaggiare la celebrazione con altrettanti film, che nel corso delle settimane cercheranno di ricordare l'insensatezza della guerra tout court e di ricordare chi la vita l'ha donata, o meglio, l'ha perduta e la continua perdere in guerre che ancora oggi si combattono quotidianamente.
La nostalgia verso David Tennant cade così a fagiolo, perchè lo scozzese nello scorso anno ricco di impegni, si è cimentato in un'altra produzione BBC, dove dà vita a Jean-François Mercier, ambasciatore francese dislocato a Varsavia, che nasconde ben altri piani e movimenti che quelli di rappresentare la sua nazione in banchetti e ricevimenti.


Poco ci si sofferma, solitamente, sugli anni, o anche solo i mesi, che hanno preceduto lo scoppio di una guerra. I tentativi di capire cosa stia per succedere, i -vani- piani per ostacolare qualcosa che via via con il tempo diventa inevitabile e inarrestabile, i giorni di paura e di instabilità vissuti per lo più all'interno di una bolla temporale che si sa prima o poi esploderà, spazzando via ricordi e momenti di pace.
Spies of Warsaw proprio su questi attimi si concentra, sulle azioni di uomini coraggiosi che per cercare di capire cosa Hitler avesse in mente, per monitorare i movimenti dei tedeschi sul confine, vivevano vite doppie, vite da spie.
Mercier è così un inviato speciale della Francia, che con il suo passato tormentato che lo ha visto già protagonista di un'altra Guerra Mondiale, vede ora tutti i segni dell'avvicinarsi di un nuovo conflitto, e nel suo piccolo tenta di capire, per fermare.
Assolderà quindi un manipolo di persone fidate con cui entrare in contatto con ingegneri e professori tedeschi, spiando il fronte dove i movimenti e le preparazioni indicano purtroppo un'imminente invasione della Polonia. La sua voce resta però isolata, e nemmeno a Parigi si dà troppa attenzione ai suoi consigli, credendo sicura quella linea Maginot, e troppo impegnato l'esercito tedesco in Austria.


La storia ci ha ovviamente mostrato quanto burocrati e governanti si sbagliavano a sottovalutare il nemico, e così anche l'operato di Mercier visto con il senno di poi non appare poi tanto significativo. Sarebbe cambiato qualcosa se le sue parole fossero state ascoltate? Non bastano quelle vite che è riuscito a salvare da un'assedio che nella sola Varsavia ha sterminato centinaia di persone?
Nella sua finzione, la miniserie (due episodi da un'ora e mezza) della BBC tratta dal romanzo di Alan Furst, pone non pochi interrogativi, che in tutta verità, visti i tempi di ambientazione e il corso storico che la guerra prenderà da lì a poco tempo, sembra più uno spaccato vano e quasi irrilevante all'interno di quanto di insensato e impensabile sta per compiersi.
Non poteva poi mancare il lato romantico all'interno di questa tragedia, con Mercier che si innamora di Anna Skarbek, donna intelligente  e bellissima, già legata a un dissidente russo di non facile carattere. Il loro amore contrastato dalla fedeltà prima, dalla stessa amministrazione francese poi, rientra alla perfezione in quei melò di appendice perfetti per il tempo storico narrato.


Non sarà quindi uno dei migliori prodotti in circolazione che della Guerra parla, non sarà una delle migliori prove di Tennant, che con quei capelli sempre un po' così si perde all'interno di uno script non così lucido e ingarbugliato, ma per lo meno quello che viene raccontato sono attimi e momenti che rimangono sempre all'oscuro, quegli attimi e quei momenti in cui tutto era ancora apparentemente calmo, in cui la guerra, l'invasione, la morte apparivano come lontane paure che non si volevano affrontare, e che tra cocktail e cene eleganti si lasciavano fuori dalla porta.
Per non dimenticare tutto questo, per non dimenticare cosa poi la guerra, l'invasione e la morte sono state, per glorificare anche solo un'impresa, piccola, magari, ma che è di per sé una vittoria, non lasciando al nemico un fondo aureo imponente, Spies of Warsaw svolge il suo compito, pendendo forse un po' troppo verso il lato romantico e femminile della bilancia.

Questo post fa parte dell'iniziativa War No More, qui potete recuperare gli appuntamenti precedenti:

Il Mestiere delle Armi
Good morning Vietnam
Nato il 4 luglio
Starship Troopers
La Grande Guerra


Mentre questo il calendario completo delle pubblicazioni:


1 agosto 2014

The Escape Artist

Quando i film si fanno ad episodi.

Se fossi accusato di omicidio aggravato, a chi non affideresti la tua difesa se non all'avvocato difensore numero uno a Londra, che guida una speciale top 40 e che non ha mai perso una causa?
Liam Foyle, ragazzo dagli squilibri visibili, incapace di piacere e farsi piacere alla gente, che vive isolato con i suoi numerosi uccelli, sceglie ovviamente Will Burton, avvocato di grido e di successo che proprio con lui inizia ad avere i primi scricchiolii di coscienza.
Se il tuo lavoro è infatti quello di rimettere su strada delinquenti grandi e piccoli attraverso cavilli legali, non sarà certo semplice vivere tranquillamente.
Ma anche l'appello di Foyle va a buon fine, tutte le prove a suo carico vengono smontate, e il ragazzo è libero di tornare a casa.
Tutto però non va come previsto, perchè la coscienza, e la morale, bussa alla mente e al corpo di Will, che non concede la sua mano, la sua cortesia, scatenando così una vendetta impensabile e insensata.


Nel secondo giro e nella seconda corsa che vede nuovamente David Tennant protagonista di una miniserie TV della BBC andata in onda lo scorso anno, non mancano i colpi di scena, e nemmeno la perfetta calibratura dei tre episodi che la compongono.
La prima parte è tutta dedicata a Foyle, al misterioso omicidio che lo vede prima colpevole, poi assolto; la seconda è invece la discesa nel girone infernale nel quale Will si trova impantanato, e dal quale proprio la sua amata giustizia, proprio i suoi preziosi cavilli gli si rivolgono contro; per finire, la terza, vede una soluzione dei fatti che lascia con il fiato sospeso, e anche un po' storditi nel ritrovarsi con un sorriso soddisfatto e ghignante sul volto.
Ancora una volta, quindi, il canale inglese fa le cose per bene, costruendo un prodotto che anche a livello tecnico non ha nulla da eccepire: elegante, raffinato e ben studiato in quei colpi di scena -soprattutto i finali- che esaltano.


Al centro della storia ci sono così più storie: quella di un uomo contro la sua morale e la sua coscienza, con un lavoro che lo allontana dalla famiglia, purtroppo nel modo più impensabile; quella di un uomo che crea la sua discepola, un'avvocatessa altrettanto spietata che suo malgrado è la sua rovina; e infine quella di un uomo, un marito e un padre che crede fermamente nel suo lavoro e nella giustizia, e che proprio con questa si trova a combattere, perdendo e vincendo allo stesso tempo.
Tennant (che questa volta ha i capelli un po' così alla Luigi Lo Cascio) interpreta alla perfezione tutti questi uomini, dando un'anima, ferita e spezzata, a uno stacanovista che si deve ricredere e ricostruirsi di nuovo.
Nel farlo, davanti ai nostri occhi, riuscirà a ingannarci per primi, ma soprattutto a sorprenderci e a tenerci con il fiato sospeso.