Mondo Serial
Il discorso è più o meno quello fatto per Vinyl.
David Simon e George Pelecanos (The Wire) alla creazione e alla scrittura.
James Franco alla produzione.
James Franco anche protagonista, e non in un solo ruolo, ma in due, assieme a lui Maggie Gyllenhaal, Emily Meade, Zoe Kazan.
Il tutto, per una serie ambientata negli sporchi anni '70, nei quartieri non certo ben frequentati di New York, dove imperversano i malaffari e la prostituzione. Il tutto, per raccontare la nascita e lo sviluppo dell'industria del porno.
Ovvio, come per quel Vinyl che raccontava lo scompiglio punk nella scena di New York degli anni '80, aspettarsi scintille, aspettarsi il meglio.
E invece, proprio come per Vinyl, i grandi nomi, la gran solidità che ci si aspetta, finiscono per schiacciare sotto il loro peso, in una noia che non ti aspetti.
19 dicembre 2017
18 dicembre 2017
Il Lunedì Leggo - L'Assassino, Il Prete, Il Portiere di Jonas Jonasson
Ci sono un assassino che ha passato praticamente tutta la vita in carcere che finalmente viene scarcerato e cerca di navigare dritto lontano da droghe ma non dall'alcool e che finisce per incontrare Gesù, un prete -donna- che dalla chiesa e dal pulpito è stata allontanata, e un portiere, di un motel dell'amore prima, di un albergo di quart'ordine poi, che si ritrova a ospitare l'assassino di cui sopra, e dare rifugio al prete -donna- appena menzionato.
Tre disperati, incapaci di stare al mondo e che il mondo non sopportano, il cui destino però si unisce.
Jonas Jonasson aveva fatto capolino nella mia libreria con una copertina buffissima e un Centenario che scappava dalla finestra. Nella sua fuga, si ricostruiva un po' tutta la Storia degli ultimi 100 anni, con i fatti salienti che andavano a combaciare con altrettante tappe nella vita di un vecchino ora solitario. C'era tornato poi con un'Analfabeta che sapeva contare, una ragazzina di Soweto (Sudafrica) dalla mente matematica strabiliante, che finiva in Svezia, e con la scusa la storia della Svezia e dei suoi re, ci veniva raccontata.
Lo schema, come la scrittura, erano perfetti: fluidi, veloci, ripetitivi il giusto, capaci di passare dal singolo al generale, di condensare e riassumere in piena ironia.
Qualcosa, però con questo terzo romanzo, s'inceppa.
Tre disperati, incapaci di stare al mondo e che il mondo non sopportano, il cui destino però si unisce.
Jonas Jonasson aveva fatto capolino nella mia libreria con una copertina buffissima e un Centenario che scappava dalla finestra. Nella sua fuga, si ricostruiva un po' tutta la Storia degli ultimi 100 anni, con i fatti salienti che andavano a combaciare con altrettante tappe nella vita di un vecchino ora solitario. C'era tornato poi con un'Analfabeta che sapeva contare, una ragazzina di Soweto (Sudafrica) dalla mente matematica strabiliante, che finiva in Svezia, e con la scusa la storia della Svezia e dei suoi re, ci veniva raccontata.
Lo schema, come la scrittura, erano perfetti: fluidi, veloci, ripetitivi il giusto, capaci di passare dal singolo al generale, di condensare e riassumere in piena ironia.
Qualcosa, però con questo terzo romanzo, s'inceppa.
17 dicembre 2017
La Domenica Scrivo - Amore (di esperimenti 2.0, di marpioni, di tempo prezioso)
Tutto parte da un esperimento.
Io -che l'amore l'ho conosciuto in carne e ossa e l'ho vissuto in era pre-social- mi sarei infiltrata in app e siti di incontro, per capire un po' come funziona un mondo nuovo, dove contano le parole, conta il raccontarsi senza vedersi, e contano le foto scelte per rappresentarci, accuratamente selezionate.
Doveva essere facile, un gioco che non si sarebbe spinto oltre, con il giovine ben allertato e non preoccupato.
L'esperimento, però, è durato appena mezzora.
Come a Stanford, le cose hanno iniziato a scemare velocemente, a prendere pieghe strane, con numeri che facevano davvero girare la testa, e io che alzavo bandiera bianca.
Neanche ci sono arrivata ad app più spinte o semplicemente alle app (ché poi, avendo l'ormai defunto Windows Phone, in quanto ad app la scelta era già limitata). Ho semplicemente creato un profilo su Meetic, senza pagare alcun tipo di abbonamento, e dopo aver risposto a domande piuttosto banali ché neanche alle elementari ci si chiedeva fra fidanzatini, sono stata bombardata da messaggi, visite, sono stata la sbandata per molti, aggiunta ai preferiti da altrettanti.
E no, la foto messa non era certo provocante, non ho dato corda a chissà chi, diciamo ad un paio, diciamo per un paio di domande, per subito stancarmi del gioco.
Al momento in cui scrivo, i numeri continuano a crescere, con almeno un centinaio di messaggi che nemmeno aprirò, e almeno 800 "sbandate".
Capire perchè non è difficile: la legge dei grandi numeri.
Butti l'amo, rompi il ghiaccio in modo scontatissimo, fai la solita battuta del caso (mi sono registrata come Lì -mio diminutivo, perchè sì, anche un nome di 4 lettere può essere diminuito) come "cosa ci fa Lì, Qui ahahah" e speri. Nel mentre, fai la stessa cosa con chissà quante altre, passando una serata a guardare uno schermo.
C'è chi c'ha provato da subito senza perdere tempo, chiedendo foto, andando dritto al punto chiedendo se fossi fidanzata, se preferissi un biondo o un moro, c'è chi con un "ciao come stai?" cercava di attirare l'attenzione.
Poi, ovviamente, ci si mette Meetic di mezzo, che non è lì a far la carità ai cuori solitari, ma chiede in modo pressante di abbonarsi, di pagare badge, o certi messaggi nemmeno te li fa aprire.
Tutto questo, l'ho capito standoci mezzora.
Mezzora in cui continuavo a pensare alle pagine di un libro che potevo leggere, alla puntata di Shameless che doveva rimanersene ancora lì in attesa.
Il punto, poi, è che non mi serviva nemmeno iscrivermi a un simile sito per capire che simili siti non fanno per me, né ora, né in un presente parallelo da single.
Tutto diventa come una gigantesca discoteca, e se in discoteca ti bastava un certo sguardo, un non rivolgere la parola, un girare la testa per far capire che no, non ci saresti stata, con uno schermo davanti le cose si complicano.
Che poi, non sono moralista/vecchia scuola/intransigente, perchè c'è chi in discoteca odia andarci, come conoscere qualcuno non sa come farlo, e qui si butta, con più sicurezza, con qualche filtro che aiuta, e magari l'amore lo trova davvero.
Io mi sento comunque immensamente fortunata ad aver incrociato in discoteca (rock, che sia messo in chiaro) lo sguardo giusto, di non aver voltato la testa e di aver iniziato a parlare e biascicare come meglio potevo con un giovine altrettanto imbarazzato.
Mi sento fortunata a non averlo dovuto giudicare in base alle foto sui suoi social, facendo la conta delle ex, degli amici, dei suoi gusti, ma chiedendoglielo, poco a poco, appuntamento dopo appuntamento.
Mi chiedo se sono le nuove generazioni, o anche i single della mia, a perdere qualcosa, o io a perdere l'infinita opportunità che il mare di internet offre, un mare sempre pieno di pesci, che se si ha fortuna abboccano. Amicizie che nascono per un mi piace, amori per un cuore che diventa rosso, la possibilità di scoprire passato e presente con un click, e ancora non ho capito se così facendo è una perdita di tempo, o è solo del tempo guadagnato.
A loro -i single in cerca d'amore- invidio solo quel brivido, quelle farfalle allo stomaco quando quello che abbiamo adocchiato -e sì, nella mezzora pure io ne avevo adocchiato uno, ma né mi ha scritto né sono stata una sua sbandata, quanto è ingiusta e ovvia la vita- quello, dicevo, inizia a provare interesse. Invidio i dubbi, le paturnie, la timidezza, il flirt, il non conoscersi e lo scoprirsi man mano.
Li invidio, sì, ma poi ripenso che con il giovine ho potuto provare tutto questo due volte -nel mezzo, un anno da estranei- e che ora, insieme si è felici anche così, a leggere uno accanto all'altro nel nostro letto, o a guardare che combinano questa volta i Gallaghers.
Io -che l'amore l'ho conosciuto in carne e ossa e l'ho vissuto in era pre-social- mi sarei infiltrata in app e siti di incontro, per capire un po' come funziona un mondo nuovo, dove contano le parole, conta il raccontarsi senza vedersi, e contano le foto scelte per rappresentarci, accuratamente selezionate.
Doveva essere facile, un gioco che non si sarebbe spinto oltre, con il giovine ben allertato e non preoccupato.
L'esperimento, però, è durato appena mezzora.
Come a Stanford, le cose hanno iniziato a scemare velocemente, a prendere pieghe strane, con numeri che facevano davvero girare la testa, e io che alzavo bandiera bianca.
Neanche ci sono arrivata ad app più spinte o semplicemente alle app (ché poi, avendo l'ormai defunto Windows Phone, in quanto ad app la scelta era già limitata). Ho semplicemente creato un profilo su Meetic, senza pagare alcun tipo di abbonamento, e dopo aver risposto a domande piuttosto banali ché neanche alle elementari ci si chiedeva fra fidanzatini, sono stata bombardata da messaggi, visite, sono stata la sbandata per molti, aggiunta ai preferiti da altrettanti.
E no, la foto messa non era certo provocante, non ho dato corda a chissà chi, diciamo ad un paio, diciamo per un paio di domande, per subito stancarmi del gioco.
Al momento in cui scrivo, i numeri continuano a crescere, con almeno un centinaio di messaggi che nemmeno aprirò, e almeno 800 "sbandate".
Capire perchè non è difficile: la legge dei grandi numeri.
Butti l'amo, rompi il ghiaccio in modo scontatissimo, fai la solita battuta del caso (mi sono registrata come Lì -mio diminutivo, perchè sì, anche un nome di 4 lettere può essere diminuito) come "cosa ci fa Lì, Qui ahahah" e speri. Nel mentre, fai la stessa cosa con chissà quante altre, passando una serata a guardare uno schermo.
C'è chi c'ha provato da subito senza perdere tempo, chiedendo foto, andando dritto al punto chiedendo se fossi fidanzata, se preferissi un biondo o un moro, c'è chi con un "ciao come stai?" cercava di attirare l'attenzione.
Poi, ovviamente, ci si mette Meetic di mezzo, che non è lì a far la carità ai cuori solitari, ma chiede in modo pressante di abbonarsi, di pagare badge, o certi messaggi nemmeno te li fa aprire.
Tutto questo, l'ho capito standoci mezzora.
Mezzora in cui continuavo a pensare alle pagine di un libro che potevo leggere, alla puntata di Shameless che doveva rimanersene ancora lì in attesa.
Il punto, poi, è che non mi serviva nemmeno iscrivermi a un simile sito per capire che simili siti non fanno per me, né ora, né in un presente parallelo da single.
Tutto diventa come una gigantesca discoteca, e se in discoteca ti bastava un certo sguardo, un non rivolgere la parola, un girare la testa per far capire che no, non ci saresti stata, con uno schermo davanti le cose si complicano.
Che poi, non sono moralista/vecchia scuola/intransigente, perchè c'è chi in discoteca odia andarci, come conoscere qualcuno non sa come farlo, e qui si butta, con più sicurezza, con qualche filtro che aiuta, e magari l'amore lo trova davvero.
Io mi sento comunque immensamente fortunata ad aver incrociato in discoteca (rock, che sia messo in chiaro) lo sguardo giusto, di non aver voltato la testa e di aver iniziato a parlare e biascicare come meglio potevo con un giovine altrettanto imbarazzato.
Mi sento fortunata a non averlo dovuto giudicare in base alle foto sui suoi social, facendo la conta delle ex, degli amici, dei suoi gusti, ma chiedendoglielo, poco a poco, appuntamento dopo appuntamento.
Mi chiedo se sono le nuove generazioni, o anche i single della mia, a perdere qualcosa, o io a perdere l'infinita opportunità che il mare di internet offre, un mare sempre pieno di pesci, che se si ha fortuna abboccano. Amicizie che nascono per un mi piace, amori per un cuore che diventa rosso, la possibilità di scoprire passato e presente con un click, e ancora non ho capito se così facendo è una perdita di tempo, o è solo del tempo guadagnato.
A loro -i single in cerca d'amore- invidio solo quel brivido, quelle farfalle allo stomaco quando quello che abbiamo adocchiato -e sì, nella mezzora pure io ne avevo adocchiato uno, ma né mi ha scritto né sono stata una sua sbandata, quanto è ingiusta e ovvia la vita- quello, dicevo, inizia a provare interesse. Invidio i dubbi, le paturnie, la timidezza, il flirt, il non conoscersi e lo scoprirsi man mano.
Li invidio, sì, ma poi ripenso che con il giovine ho potuto provare tutto questo due volte -nel mezzo, un anno da estranei- e che ora, insieme si è felici anche così, a leggere uno accanto all'altro nel nostro letto, o a guardare che combinano questa volta i Gallaghers.
16 dicembre 2017
40 sono i nuovi 20
Andiamo al Cinema
Si era detto -in vista dell'uscita del film- di non sottovalutare mai una commedia con Reese Witherspoon.
Perché Reese, negli ultimi anni, i suoi progetti li sceglie con cura, forte del potere di produttrice, di una carriera costruita proprio su i no, e sulle scelte fatte.
Si era detto di non aspettarsi la solita commedia su una donna in crisi, fresca di separazione, che ospitando tre giovanissimi aspiranti attori/registi/sceneggiatori ritrovava vitalità e l'amore.
E invece, purtroppo, questo si trova a guardare i 40 sono i nuovi 20.
Si era detto -in vista dell'uscita del film- di non sottovalutare mai una commedia con Reese Witherspoon.
Perché Reese, negli ultimi anni, i suoi progetti li sceglie con cura, forte del potere di produttrice, di una carriera costruita proprio su i no, e sulle scelte fatte.
Si era detto di non aspettarsi la solita commedia su una donna in crisi, fresca di separazione, che ospitando tre giovanissimi aspiranti attori/registi/sceneggiatori ritrovava vitalità e l'amore.
E invece, purtroppo, questo si trova a guardare i 40 sono i nuovi 20.
15 dicembre 2017
The Big Sick
Andiamo al Cinema
Le commedie indie le riconosci subito.
Ci sono certi nomi coinvolti su cui puntare (Apatow alla produzione, Zoe Kazan protagonista), ci sono certe scelte stilistiche da rispettare e soprattutto c'è sempre quella storia d'amore speciale/diversa/romantica/simpatica, da raccontare.
The Big Sick con questa inizia.
Abbiamo lui, Kumail, pakistano che sogna di sfondare come comico e che si allena in serate di cabaret dove qualche risata la strappa, mentre dribla la sua famiglia, mussulmana fervente, che lo obbliga alla preghiera e cerca per lui una moglie, ovviamente dal Pakistan.
Abbiamo lei, Emily, che lo conosce in una serata al cabaret, va fino a casa sua ma mette in chiaro che una relazione non ci sarà, non è il momento, regola dei due giorni.
Ovviamente, due giorni non passeranno prima di rivedersi, e mentre lui colleziona foto di aspiranti mogli pakistane, la storia prende vita, si rafforza, l'amore c'è.
Ma l'amore, presto sparisce.
Improvvisamente, diciamo pure. Così improvvisamente da lasciare lo spettatore -me- perplessa, davanti alla crisi di nervi e di pianto di Emily, davanti al silenzio di Kumail.
Ed è qui che The Big Sick diventa altro, diventa qualcosa di più, di diverso ma purtroppo anche meno centrato, rispetto a quella storia d'amore da classico film indie.
Le commedie indie le riconosci subito.
Ci sono certi nomi coinvolti su cui puntare (Apatow alla produzione, Zoe Kazan protagonista), ci sono certe scelte stilistiche da rispettare e soprattutto c'è sempre quella storia d'amore speciale/diversa/romantica/simpatica, da raccontare.
The Big Sick con questa inizia.
Abbiamo lui, Kumail, pakistano che sogna di sfondare come comico e che si allena in serate di cabaret dove qualche risata la strappa, mentre dribla la sua famiglia, mussulmana fervente, che lo obbliga alla preghiera e cerca per lui una moglie, ovviamente dal Pakistan.
Abbiamo lei, Emily, che lo conosce in una serata al cabaret, va fino a casa sua ma mette in chiaro che una relazione non ci sarà, non è il momento, regola dei due giorni.
Ovviamente, due giorni non passeranno prima di rivedersi, e mentre lui colleziona foto di aspiranti mogli pakistane, la storia prende vita, si rafforza, l'amore c'è.
Ma l'amore, presto sparisce.
Improvvisamente, diciamo pure. Così improvvisamente da lasciare lo spettatore -me- perplessa, davanti alla crisi di nervi e di pianto di Emily, davanti al silenzio di Kumail.
Ed è qui che The Big Sick diventa altro, diventa qualcosa di più, di diverso ma purtroppo anche meno centrato, rispetto a quella storia d'amore da classico film indie.
14 dicembre 2017
Silenzio in Sala - Le Uscite al Cinema del 14 Dicembre
Esce Star Wars e non ce n'è per nessuno.
Sbagliato, perchè per chi fan di Guerre Stellari non è, la distribuzione si affida al Woody Allen annata 2017 e pure a una sfilza di cinepanettoni che terranno compagnia da qua a Natale.
Io, comunque, preferisco stare in una galassia lontana, lontana.
Star Wars: Gli Ultimi Jedi
Dopo la pausa collaterale presa con Rogue One, si torna in azione e si torna lì dove avevamo lasciato i nostri jedi, o aspiranti tali.
Io corro già al cinema, come una fan accanita che si rispetti.
Trailer
La Ruota delle Meraviglie
Come ogni dicembre che si rispetti, arriva il Woody Allen dell'occasione.
Ancora vintage, ancora un super cast (Kate Winslet, Jim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake), ma sarà l'anno buiono o no?
Ovviamente, solo la visione ce lo dirà.
Trailer
Belle Dormant
Versione kitsch, con un tocco francese ma pure un po' spagnolo della nota fiaba.
Versione d'autore, certo, ma di non facile reperibilità.
Trailer
Poveri ma Ricchissimi
Esce senza nemmeno nominare il suo regista (couff couff... Fausto Brizzi.. couff couff) un cinepanettone con Christian De Sica di cui non si sentiva il bisogno, anche perchè sequel di cui non si sentiva altrettanto il bisogno.
Trailer
Natale da Chef
Se da una parte abbiamo De Sica, dall'altra Boldi versione chef.
Fuori tempo massimo, ne facciamo a meno.
Trailer
Super Vacanze di Natale
Non bastassero i due cinepanettoni di cui sopra, ecco un'operazione nostalgia affidata nientemeno che a Paolo Ruffini, che monta spezzoni di TUTTE le vacanze di Natale cult.
Non ne avevamo bisogno.
Trailer
L'Assoluto Presente
Meglio il disimpegno più completo di De Sica-Boldi o i tentativi italiani di film d'autore? Vista l'eccessiva leggerezza dei primi e la pesantezza dei secondi, meglio stare tra Woody e una galassia lontana lontana questa settimana.
Trailer
Sbagliato, perchè per chi fan di Guerre Stellari non è, la distribuzione si affida al Woody Allen annata 2017 e pure a una sfilza di cinepanettoni che terranno compagnia da qua a Natale.
Io, comunque, preferisco stare in una galassia lontana, lontana.
Star Wars: Gli Ultimi Jedi
Dopo la pausa collaterale presa con Rogue One, si torna in azione e si torna lì dove avevamo lasciato i nostri jedi, o aspiranti tali.
Io corro già al cinema, come una fan accanita che si rispetti.
Trailer
La Ruota delle Meraviglie
Come ogni dicembre che si rispetti, arriva il Woody Allen dell'occasione.
Ancora vintage, ancora un super cast (Kate Winslet, Jim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake), ma sarà l'anno buiono o no?
Ovviamente, solo la visione ce lo dirà.
Trailer
Belle Dormant
Versione kitsch, con un tocco francese ma pure un po' spagnolo della nota fiaba.
Versione d'autore, certo, ma di non facile reperibilità.
Trailer
Poveri ma Ricchissimi
Esce senza nemmeno nominare il suo regista (couff couff... Fausto Brizzi.. couff couff) un cinepanettone con Christian De Sica di cui non si sentiva il bisogno, anche perchè sequel di cui non si sentiva altrettanto il bisogno.
Trailer
Natale da Chef
Se da una parte abbiamo De Sica, dall'altra Boldi versione chef.
Fuori tempo massimo, ne facciamo a meno.
Trailer
Super Vacanze di Natale
Non bastassero i due cinepanettoni di cui sopra, ecco un'operazione nostalgia affidata nientemeno che a Paolo Ruffini, che monta spezzoni di TUTTE le vacanze di Natale cult.
Non ne avevamo bisogno.
Trailer
L'Assoluto Presente
Meglio il disimpegno più completo di De Sica-Boldi o i tentativi italiani di film d'autore? Vista l'eccessiva leggerezza dei primi e la pesantezza dei secondi, meglio stare tra Woody e una galassia lontana lontana questa settimana.
Trailer
13 dicembre 2017
Smetto Quando Voglio - Ad Honorem
Andiamo al Cinema
Il momento di smettere, forse è arrivato.
Ma per finire in bellezza, ci vuole il botto, no?
E il botto, ad honorem, arriva.
Sì, perchè l'entusiasmo irrefrenabile per quel primo capitolo che ancora non era un primo capitolo e che era scemato in un secondo piuttosto stanco (per colpa soprattutto di un inizio riassuntivo), torna ad accendersi ora che la Banda deve portare a termine la sua missione.
Non c'è tempo da perdere, qui, non ci sono premesse, riassunti, presentazioni da fare. Si parte da dove ci si era lasciati, il lungo flashback che era Masterclass fa tornare al presente, con un cattivo da sconfiggere e un attentato da sventare.
Per farlo, però, di problemi da affrontare ce ne sono.
Il momento di smettere, forse è arrivato.
Ma per finire in bellezza, ci vuole il botto, no?
E il botto, ad honorem, arriva.
Sì, perchè l'entusiasmo irrefrenabile per quel primo capitolo che ancora non era un primo capitolo e che era scemato in un secondo piuttosto stanco (per colpa soprattutto di un inizio riassuntivo), torna ad accendersi ora che la Banda deve portare a termine la sua missione.
Non c'è tempo da perdere, qui, non ci sono premesse, riassunti, presentazioni da fare. Si parte da dove ci si era lasciati, il lungo flashback che era Masterclass fa tornare al presente, con un cattivo da sconfiggere e un attentato da sventare.
Per farlo, però, di problemi da affrontare ce ne sono.
12 dicembre 2017
The Marvelous Mrs. Maisel
Mondo Serial
Siamo alla fine dei favolosi anni '50, quelli dell'alta moda, delle casalinghe perfette, dei matrimoni perfetti.
Midge Maisel rappresenta in tutto e per tutto lo stereotipo della perfetta mogliettina.
Figlia di una madre altrettanto perfetta, di un padre studioso, una famiglia ebraica rigida ma non troppo, un marito sposato subito dopo l'università, due figli da crescere ma un fisico ancora invidiabile.ù
Insomma, la perfezione.
Compiacente, impeccabile nel trucco e nel parrucco anche appena sveglia, capace pure di corrompere baristi per far esibire suo marito -aspirante comico- all'orario perfetto nella serata cabaret, Midge è perfettamente felice.
Finché Joel fa fiasco, finché non rivela di avere un'amante e la lascia così, su due piedi.
Ed è qui che la vera Midge si rivela, quella dalla parlantina irrefrenabile, dai tempi comici più giusti, irriverente, sboccata, e cerca vendetta proprio su quel palco che il marito non sa calcare, conquista il pubblico, creando scandalo, ma trovando nella sua vita di casalinga non più perfetta, qualcosa che si avvicina ancor più alla perfezione.
Siamo alla fine dei favolosi anni '50, quelli dell'alta moda, delle casalinghe perfette, dei matrimoni perfetti.
Midge Maisel rappresenta in tutto e per tutto lo stereotipo della perfetta mogliettina.
Figlia di una madre altrettanto perfetta, di un padre studioso, una famiglia ebraica rigida ma non troppo, un marito sposato subito dopo l'università, due figli da crescere ma un fisico ancora invidiabile.ù
Insomma, la perfezione.
Compiacente, impeccabile nel trucco e nel parrucco anche appena sveglia, capace pure di corrompere baristi per far esibire suo marito -aspirante comico- all'orario perfetto nella serata cabaret, Midge è perfettamente felice.
Finché Joel fa fiasco, finché non rivela di avere un'amante e la lascia così, su due piedi.
Ed è qui che la vera Midge si rivela, quella dalla parlantina irrefrenabile, dai tempi comici più giusti, irriverente, sboccata, e cerca vendetta proprio su quel palco che il marito non sa calcare, conquista il pubblico, creando scandalo, ma trovando nella sua vita di casalinga non più perfetta, qualcosa che si avvicina ancor più alla perfezione.
11 dicembre 2017
Golden Globe 2018 - Le Nominations
L'Award Season è ufficialmente aperta, e si parte come sempre dai Globi D'oro.
Come sempre, poi, poco c'è da dire visto che la maggior parte dei film in Italia deve ancora uscire, ma la battaglia che già è stata veneziana tra i bellissimi The Shape of Water e Tre Manifesti... si ripresenta e in parecchie categorie, e se già si è visto Dunkirk, toccherà aspettare ancora un po' gli attesissimi Ladybird, The Post, I, Tonya e The Disaster Artist.
Se l'Italia come da previsioni non ce l'ha fatta ad entrare nella cinquina dei film stranieri (ce l'ha fatta invece la Jolie, mah) ci si consola grazie all'incetta di Luca Guadagnino (che manca però la regia) e Virzì che con The Leisure Seeker mette tutto nelle mani di Helen Mirren.
Curioso poi come gli attori nominati siano perlopiù vecchie e solide glorie (Tom Hanks, Meryl Streep, Denzel Washington, Daniel Day Lewis, Gary Oldman e pure la sorpresa Christopher Plummer, pronto sostituto di Kevin Spacey) e lo spazio per i giovani sia occupato da veri giovanissimi (Saoirse Ronan, Timothée Chalamet, Daniel Kaluuya), questione di età.
Fanno notizia, comunque, i grandi esclusi, da Jake Gyllenhaal a Jennifer Lawrence, il cui Madre! è stato prontamente snobbato, al Suburbicon di Clooney, con Downsizing che si aggiudica giusto un paio di nomination di consolazione.
Passando alle serie TV, niente da fare né per Halt and Catch Fire né per The Leftovers, mentre i nomi che circolano sono sempre quelli, e si procede a un copia-incolla degli Emmy, l'unica gioia e sorpresa è da dedicare a Jude Law e il suo giovane papa, finalmente riconosciuto e nominato.
Appuntamento ora per la notte del 7 gennaio, in cui Seth Meyers condurrà la serata e decreterà i vincitori.
Di seguito tutte le nominations:
Come sempre, poi, poco c'è da dire visto che la maggior parte dei film in Italia deve ancora uscire, ma la battaglia che già è stata veneziana tra i bellissimi The Shape of Water e Tre Manifesti... si ripresenta e in parecchie categorie, e se già si è visto Dunkirk, toccherà aspettare ancora un po' gli attesissimi Ladybird, The Post, I, Tonya e The Disaster Artist.
Se l'Italia come da previsioni non ce l'ha fatta ad entrare nella cinquina dei film stranieri (ce l'ha fatta invece la Jolie, mah) ci si consola grazie all'incetta di Luca Guadagnino (che manca però la regia) e Virzì che con The Leisure Seeker mette tutto nelle mani di Helen Mirren.
Curioso poi come gli attori nominati siano perlopiù vecchie e solide glorie (Tom Hanks, Meryl Streep, Denzel Washington, Daniel Day Lewis, Gary Oldman e pure la sorpresa Christopher Plummer, pronto sostituto di Kevin Spacey) e lo spazio per i giovani sia occupato da veri giovanissimi (Saoirse Ronan, Timothée Chalamet, Daniel Kaluuya), questione di età.
Fanno notizia, comunque, i grandi esclusi, da Jake Gyllenhaal a Jennifer Lawrence, il cui Madre! è stato prontamente snobbato, al Suburbicon di Clooney, con Downsizing che si aggiudica giusto un paio di nomination di consolazione.
Passando alle serie TV, niente da fare né per Halt and Catch Fire né per The Leftovers, mentre i nomi che circolano sono sempre quelli, e si procede a un copia-incolla degli Emmy, l'unica gioia e sorpresa è da dedicare a Jude Law e il suo giovane papa, finalmente riconosciuto e nominato.
Appuntamento ora per la notte del 7 gennaio, in cui Seth Meyers condurrà la serata e decreterà i vincitori.
Di seguito tutte le nominations:
Skam
Mondo Serial
Prendi una serie cool e generazionale come Skins, e spostala in Norvegia.
Prendila nel suo saper fotografare una generazione che ancora non ha la testa perennemente abbassata sugli smartphone e ambientala ai giorni nostri, dove ai dialoghi, devi per forza di cose aggiungere chat, foto pubblicate sui social, squilli e trilli che incombono ogni minuto.
E avrai Skam.
Una serie esplosiva, esplosa lì, in Norvegia, nel web, e che in poco tempo ha spopolato anche all'estero, anche qui in Italia.
Quattro stagioni, 43 episodi, tutti in appena due anni.
Ma: la bellezza.
O, più che la bellezza, il saper raccontare senza filtri, senza fronzoli, i giovani di oggi.
Prendi una serie cool e generazionale come Skins, e spostala in Norvegia.
Prendila nel suo saper fotografare una generazione che ancora non ha la testa perennemente abbassata sugli smartphone e ambientala ai giorni nostri, dove ai dialoghi, devi per forza di cose aggiungere chat, foto pubblicate sui social, squilli e trilli che incombono ogni minuto.
E avrai Skam.
Una serie esplosiva, esplosa lì, in Norvegia, nel web, e che in poco tempo ha spopolato anche all'estero, anche qui in Italia.
Quattro stagioni, 43 episodi, tutti in appena due anni.
Ma: la bellezza.
O, più che la bellezza, il saper raccontare senza filtri, senza fronzoli, i giovani di oggi.
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