6 settembre 2022

Venezia 79 - Il Signore delle Formiche

Ci sono storie vere ancora da raccontare e che come tutte le storie vere da raccontare, sono importanti per i giorni nostri. 
Quella di Aldo Braibanti, intellettuale degli anni '60, lo è per capire come eravamo, come ancora siamo. 
Accusato di plagio, per la prima volta in Italia. Accusato quindi di aver plagiato la mente di due giovani, di averli soggiogati alla sua volontà e costretti ad avere rapporti sessuali. 
A muovere le accuse, famiglie che non accettano la sessualità dei figli e uno Stato che non potendo perseguire gli omosessuali, utilizza questi raggiri all'interno della legge. 
A muoversi, un intero movimento di protesta, ma allo stesso tempo tante teste di struzzo spaventate di poter finire sotto giudizio, che si nascondono. 
Con lo stesso Braibanti, superiore moralmente, a non difendersi inizialmente in quanto accusato ingiustamente ai suoi occhi.



Il film di Gianni Amelio ricostruisce un'epoca e un personaggio utilizzando il suo linguaggio. 
Alto, aulico, non sempre immediato. 
È infatti quando un giornalista dell'Unità entra in campo che le cose si scaldano, che l'interesse si fa vivo, portandoci nell'aula di un tribunale, in una redazione di giornale e in una società dove i pregiudizi sono ancora tanti. 
Lo sguardo appassionato di Elio Germano, quello dignitoso di una madre che sta a fianco del figlio, scaldano l'animo gelido di un perfetto Luigi Lo Cascio. 
Il quadro che ne esce, sconfortante nella sua attualità, è quello di una pagina di storia che non andava dimenticata e quindi raccontata. 
In modo molto italiano, teatrale e impostato, ma comunque capace di smuovere coscienze. 
Dovremmo imparare dalle formiche, dal loro stomaco sociale. 

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