13 febbraio 2026

L'Agente Segreto

Andiamo al Cinema

Brasile, 1977
Gli anni della dittatura, delle sparizioni, dei silenzi e dei corpi che affiorano senza fare troppe domande.
Gli anni caldi di chi tenta la fuga e di chi si nasconde.
Lo fa anche Armando, o forse è meglio chiamarlo Marcelo, che a bordo del suo maggiolino giallo trova rifugio negli appartamenti di Dona Sebastiana.
Chi è Marcelo?
È un agente segreto che si deve camuffare per poter scappare con il figlio, lasciato in cura ai nonni materni dopo che la madre e compagna è morta?
Potrebbe sembrarlo, mentre fa chiamate in codice, mentre cambia identità e si infiltra nel municipio, mentre riesce a farla franca con la polizia corrotta che guarda a lui e non al cadavere fuori da un benzinaio.
Ma no, Armando, o Marcelo, è un semplice professore di fisica, ex professore di fisica in realtà, le cui scoperte fanno gola a un industriale con stretti legami politici che ne ha chiesto il licenziamento e ora vorrebbe la sua testa. Ecco perché scappa, Armando/Marcelo, ecco perché lascia la sua testimonianza su nastro, la denuncia di una realtà in interviste che restano nella storia.


Kleber Mendonça Filho si diverte a lasciare false piste e falsi indizi, facendo pensare fin dal titolo di trovarsi di fronte a un film di spie e di agenti segreti quando in realtà siamo di fronte a gente comune, chiamata a cambiare la sua identità e il suo lavoro, pur di riuscire ad uscire dai confini brasiliani.
Si diverte, Kleber Mendonça Filho tanto da mettere dentro un film nel film dentro il suo film, seguendo il mistero di una gamba recisa ripescata dentro a uno squalo, che viene trafugata dall'obitorio e finisce per seminare il panico in un parco frequentato da scambisti e guardoni. Un film kitsch, e di serie B, quindi, che si interseca dentro il dramma che vive Armando/Marcelo, con il suo fascino caldo e il suo sangue freddo, chiamato a sopravvivere a due sicari sui generis.


Che film è quindi L'agente Segreto?
Non è un film confuso, quello no, ma è un film con un ritmo e una durata e un incedere non facile, ricco di personaggi e di storie (sì, per gli appassionati c'è anche l'ultima strana apparizione di Udo Kier), di momenti che escono dal film principale, che omaggiano il cinema di per sé, che sia in una sala di proiezione fumosa e piuttosto segreta, in un vecchio cinema riconvertito o nei tanti omaggi a Lo Squalo di Spielberg, segno di un regista che ama raccontare storie, anche se arzigogolate.
Ma è un film che fatica a prendere, e che prende in contropiede, vuoi per lo stacco improvviso in un futuro contemporaneo, vuoi per un finale altamente anticlimatico che arriva lasciando a bocca aperta.
Un colpo di pazzia o un colpo di genio?
La critica si è divisa, pur portando in alto gli onori di un film brasiliano che arriva agli Oscar con ben - nomination tra cui Miglior Film e Miglior Film Internazionale.


Dopo Io sono ancora qui dello scorso anno il segno di una cinematografia che si sta muovendo bene, che rivede la sua storia e la racconta anche fuori dai suoi confini. Certo, Io sono ancora quiL'agente segreto sono due film all'opposto, tanto classico e quasi didascalico il primo, quanto capace di stupire e cambiare marcia il secondo. Entrambi puntano su protagonisti magnetici e se Fernanda Torres è stata premiata ai Golden Globes, Wagner Moura che torna a recitare in portoghese, lo è stato a Cannes.
Resta però la sensazione di un film fiume non per tutti, di un film fatto di storie che si intersecano e che in un finale veloce cerca di sciogliere nodi e cercare una morale. Tra sangue e cinema.
Come due giovani ricercatrici, siamo chiamati a entrare in scena e mettere insieme i pezzi, che non sempre ci soddisfano, non sempre sembrano combaciare, almeno non con i miei gusti.

Voto: ☕☕½/5

1 commento:

  1. Che barba, che noia. Mi stupisce che sia nominato al posto di No Other Choice...

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