Mondo Serial
15 episodi, 15 ore di turno.
Torno al Pittsburgh Trauma Medical Center per il secondo anno di fila, e ci sguazzo.
Parlo di The Pitt serie TV medical di cui non sapevo di aver bisogno dopo anni a stare lontana dal genere diventato sempre più uguale a se stesso e sempre con una coda da soap opera a prendere il posto dei casi medici da trattare, e parlo della cotta che ritorna -molto più forte- per Noah Wyle e per il suo Dottor Michael Robinavitch, alla faccia del giovane Dottor John Carter.
Per questa seconda stagione si è forse corso troppo, si è sicuramente perso l'effetto sorpresa e si è chiesto fiducia a spettatori e fan con scelte non sempre facili da digerire.
C'è chi dalla serie è uscito in silenzio -la dottoressa Collins- ci sono nuovi arrivi che possono sembrare fotocopie degli internisti della scorsa stagione -ma in fondo tutti gli internisti possono essere saccenti, distaccati, poco empatici o troppo emotivi- e ci sono saluti da fare.
Se per la prima stagione si era scelto di seguire il Pitt nel giorno di un anniversario importante legato al COVID e nel primo giorno di turno di Whitaker, Mel, Javadi e Santos, a questo giro si sceglie il 4 luglio, con i suoi festeggiamenti pericolosi e i suoi eccessi, che è anche il giorno in cui Langdon torna a lavoro dopo il periodo in rehab forzato e che è anche l'ultimo giorno del Dottor Robby deciso a partire per tre mesi sabbatici in sella alla sua moto spargendo indizi che il suo non sia un semplice viaggio di piacere, ma qualcosa di molto più serio e definitivo.














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