Al terzo giro alla Mostra di Venezia torna a conquistarla, a strappare applausi e risate dimostrando ancora una volta come si scrive una sceneggiatura a prova di bomba.
Umorismo nero, filosofeggiamenti strani e una morale tutta da rivedere sono alla base anche del suo nuovo film, che ci porta in Cile prima, e all'Isola di Pasqua poi (Rapa Nui, in indigeno) seguendo due colleghi e amici della CIA.
E cosa possono farci due agenti della CIA in Cile nel 1973? Già, destabilizzare un'altra democrazia, e non si fanno troppa remore a dichiararlo o a vantarsi dei successi passati con una parlantina che potrebbe anche metterli nei guai, ma se finiscono a visitare teste giganti (Moai, in indigeno) è perché Chris sta per morire e ha chiesto all'amico Lee di essere con lui a premere il grilletto. Un assassino può avere delle remore cattoliche, in fondo.
È un'amicizia fatta di una fiducia non sempre facile da dare, di sospetti e di possibili tradimenti in vista, ma anche di chiacchiere sconclusionate mentre Chris si chiede se finirà in paradiso e se ci troverà dei dinosauri in paradiso e mentre Lee cercherà di fermare le memorie che Chris sta pensando di scrivere e di capire se è stato coinvolto davvero nell'assassinio di JFK.
















