3 giugno 2026

Euphoria - Stagione 3

Mondo Serial

Attesa, rimandata, posticipata, cancellata come il suo creatore, risorta e criticata e odiata e discussa e analizzata e...
Euphoria non ha mai lasciato indifferenti, e non può farlo nemmeno una terza stagione conclusiva che arriva a sette anni dalla prima, cambiando toni, genere, estetica e personaggi. Cambiando natura, in una scelta che si potrebbe definire coraggiosa se non fosse anche suicida.
Perché nel mentre l'aria a Hollywood è cambiata, Sam Levinson dopo quel pasticciaccio -per essere gentili- che è stato The Idol aveva già un mirino puntato sulla fronte e qui in cui decide di passare ai toni grotteschi, qui dove vira verso un genere western postmoderno, qui dove mostra in continuazione il corpo delle donne, il corpo delle sue attrici (quelle che non hanno un contratto di ferro come Zendaya, almeno), qui dove sembra prendersi gioco delle accuse che gli sono state mosse a renderlo tossico e materiale difficile da manovrare, qui in cui alza la testa, qui, purtroppo, dimentica la natura di una serie TV che era perfetta.
Dimentichiamoci i toni blu e porpora, le musiche incessanti di Labrinth, i trucchi eccentrici, gli abiti speciali, il romanticismo sofferto e la malinconia di cui erano intrise le prime due stagioni, qui siamo fuori dal liceo, siamo in un mondo reale a cui le protagoniste non sembrano ancora pronte, un mondo reale ma grottesco che se le mangia e se le sputa e che le divide.
Le differenze si notano ancor di più dopo una maratona durata appena un weekend, una maratona che mi ha riportato in quel liceo dove le lezioni, i professori, gli esami non sembrano esistere, in cui pomeriggi e serate si confondono tra tradimenti e sperimentazioni e amori e droghe, in una bellezza impossibile da ripetere. E infatti.


Rue non sembra cambiata, si lascia trascinare dai fatti, dalla corrente, da quel che può succedere a fare la spacciatrice e il corriere della droga, trovando forse Dio, forse uno scatto di carriera, nel passare verso la concorrenza e trasformarsi in una pappona dentro a un locale di spogliarelli. La sua voce narrante è meno graffiante, meno sofferta, la sua sessualità meno repressa, la sua dipendenza apparentemente sotto controllo. Un personaggio che non sembra sapere che posizione prendere in età adulta, fino a finire per essere pedina in un gioco più grande incastrata tra tre fuochi da cui sembra impossibile uscirne viva.
Cassie sembra vivere nel sogno americano del matrimonio da favola nella villa da favola con l'uomo da favola, peccato sia tutta una facciata con una montagna di debiti e minacce mafiose dietro che potrebbe salvare solo lei vendendo se stessa perché altro non sembra poter vendere, cercando la fama e il guadagno, finendo per essere sfruttata da Maddie che cerca vendetta e cerca una carriera, aspirante manager e mera segretaria sottomessa, si atteggia pensando di cambiare il sistema finendo pure lei a fare le scelte sbagliate e rivelandosi solo una faccia sicura dietro a un corpo fragile.


Sono queste le storylines a portare avanti la serie TV, con Lexi a fare da contorno giudicante poco riuscito, Jules e Nate a comparire qua e là per farsi odiare il giusto, inscatolati in un personaggio che sembra diverso e involuto e non così credibile. Non dopo aver visto la crescita e la sicurezza e l'amore che Jules cercava, non dopo aver visto fare a Nate le cose più brute e indegne. Questione di contratto? Questione di poco spazio che visto l'uso che se n'è fatto nemmeno si meritavano?
Chissà, ma nel mentre Euphoria lascia spazio a Faye e alla sua storia d'amore nazista, a Alamo Brown pappone vecchio stampo con un complesso di inferiorità mai risolto e alle sue spogliarelliste sfruttate (tra cui una poco accorta Rosalìa).
Restano fuori Leslie e Gia, resta fuori per scelta Kat, resta fuori purtroppo Fez. Fez che doveva essere il cuore di questa terza stagione, scritta da Levinson per aiutarlo ad uscire dalla dipendenza che alla fine se l'è portato via, e che qui resta omaggiato, resta come un fantasma, resta vivo anche se non visto.
Poi arriva Colman Domingo, arriva Ali nella parte finale e finisce per mangiarsi la scena.


Ci mette di mezzo Dio, Levinson, che appare, che sembra la salvezza, che sembra prometterla almeno, tra un attentato e un rischio, un ovulo da ingoiare e una folle partita a polo. Ci crede più Rue di noi, ci crede più Zendaya di Sam, che si conferma l'attrice versatile e amabile e stropicciata con quello che resterà il suo personaggio migliore. Per ora. Perché la sua è una carriera solida, meno quella di Jacob Elordi che qui si fatica a prendere sul serio, più a rischio quella di Sydney Sweeney, altro nome diventato tossico negli ambienti che niente perdonano e che si confonde con il suo personaggio, interpretato con una leggerezza e una disinibizione che invece vanno premiate. Quanto a Alexa Demie, avrà anche il personaggio apparentemente più tagliente (da invidiare? non proprio, guardatela bene), ma le qualità recitative spiegano com'è che del quartetto è quella che non è emersa altrove.


Euphoria avanza lentamente, mette in scena scene folli e assurde, vite artistiche poco interessanti e matrimoni non così memorabili, scene così diverse nella forma come nel contenuto che ci si chiede cosa e quanto possa essere cambiato nella mente di Levinson. Qua e là si ricorda di poter giocare con il mezzo, con le attrici e non solo con il loro corpo (OnlyFans è già in rivolta per la rappresentazione facilona e stereotipata che se n'è fatto), regalandoci sequenze oniriche alla Casszilla e scene d'apertura che sono flashback e sono cortometraggi quasi a sé, pieni di bellezza e di una narrazione efficace.
È a Ali, dicevo, a cui viene affidato il ruolo più duro, il ruolo migliore, in monologhi che fanno male, in scelte che diventano coraggiose, in un finale in cui per quanto si è arrancato a fatica, per quanto ci si è pure annoiati, per quanto si è odiato o si è storto il naso, si finisce per piangere, e piangere davvero per una morte che ne racchiude chissà quante, per una dipendenza che nelle prime stagioni si era affrontato in tutte le sue ombre e che qui, tristemente, è passata in secondo piano. 


Nonostante le lacrime non si perdona questo a Levinson, di aver cambiato pelle e peso a una serie TV, di aver voluto osare troppo e snaturare se stesso e un racconto, e non parlo solo di quei colori gialli e vividi, di quella tensione da western e di quello splatter quasi tarantiniano, di un grottesco reso viscido e eccessivo, in una colonna sonora ora firmata da Hans Zimmer che cambia ancor più la natura di una serie TV.
Sono passati sette anni, certo, si è fuori dalla malinconia del liceo, va bene, ma questa vita reale sotto le luci finte e i filtri di una Los Angeles in cui tutto sembra in vendita si fatica a capire e a difendere.
Euphoria finisce qui, con scelte discutibili e un finale comunque struggente, disperato.
Ma se me lo chiedono, per me Euphoria è finito quattro anni fa, con uno spettacolo teatrale che celebrava un'amicizia imperfetta, con Rue che cercava di restare pulita fino alla fine dell'anno, che ci saluta, con la sua felpa stropicciata, la sua vita ancora tutta da scrivere.

Voto: ☕☕½/5

2 giugno 2026

Margo ha problemi di soldi

Mondo Serial

Margo ha problemi di soldi.
Margo, soprattutto, è rimasta incinta e quel bambino ha deciso di tenerlo pur non sapendo come permetterselo.
È stato un incidente imprevisto una una relazione poco approvabile con quello che era il suo professore d'università, già sposato.
Una relazione, e la decisione di tenerlo quel bambino, che vede tutti contro: la sua amica del cuore e le sue coinquiline, per prime, la madre che sola l'ha cresciuta e sa i sacrifici che comporta essere una madre single, soprattutto 
Certo, sarà una nonna giovane, affascinante e molto aggressiva che mette subito in chiaro che la situazione non la approva, che non potrà aiutarla, non ora che sta per farsi sposare da un uomo perbene, molto cattolico che la vede in una luce diversa e che non conosce molti dei suoi vizi.
E Margo?
Margo sa che forse sta sbagliando tutto, rimpiange l'università, quel futuro ora impossibile e trova un aiuto insperato in una coinquilina molto nerd e solitaria, prima, e in quel padre che ha visto pochissimo, che non l'ha cresciuta e che è appena uscito da un centro di disintossicazione, soprattutto.
Un nonno che si offre come coinquilino e come babysitter e che finisce per aiutarla nella sua nuova carriera su onlyfans: da ex wrestler conosce bene il potere della narrazione, il dietro le quinte e la preparazione di una trama coinvolgente che possa permetterle di fare il botto. 

30 maggio 2026

Mother Mary

Andiamo al Cinema

Una popstar che medita il grande ritorno sulle scene dopo una crisi personale e pubblica, a cui manca l'abito giusto.
Il ritorno dalla sua prima stilista, quella che era anche un'amica, e che le ha cucito addosso il personaggio che poi ha fieramente portato avanti, prima di essere tradita con altri manager, altri amici, altro entourage.
La confessione, a questa amica che non la ascolta più e che la tiene in pugno e che la vuole fare soffrire: vede un fantasma, Mary, è stata posseduta da un fantasma.
E un incantesimo, un esorcismo, per provare a salvarla, Mary.
Che David Lowery fosse un po' matto ce lo aveva già mostrato con quel racconto epico e strano che era stato The Green Knight.
Che fosse pure un romantico, lo avevamo capito con lo struggente A Ghost Story.
Qui torna a parlare di fantasmi, torna a fare il matto, ma le cose non funzionano.

29 maggio 2026

Project Hail Mary

Andiamo al Cinema

Restiamo su una galassia lontana lontana, ma questa volta partendo dal pianeta Terra.
Un pianeta che abbiamo rovinato con le nostre mani e che ora rischia di peggiorare per colpa di una misteriosa striscia infrarossa -chiamata Linea Petrova- che sta spegnendo il sole.
Di che si tratta?
Quanto tempo ci resta?
Quali saranno le conseguenze?
È possibile fermare i astrofago, che sembrano i microrganismi responsabili del tutto?
A cercare di dare una risposta a tutto questo arriva il professor Grace. Un insegnante delle scuole medie con la testa sulle nuvole e un entusiasmo che va di pari passo a una certa imbranataggine a renderlo sì simpatico e affascinante, ma non propriamente l'uomo su cui puntare per salvare il mondo.
Ma il professore Grace deriso dalla comunità scientifica per i suoi credi (tra cui quello che non serve l'acqua per creare una vita) riesce a fare le scoperte più sensazionali in poco tempo, riesce a far accoppiare gli astrofagi, a trovare risposte sensate in un piano che ha dell'insensato che lo porterà a svegliarsi al largo della stella  Tau Ceti,  a 12 anni luce dalla Terra che sembra essere l'unica stella a non subire l'aggressione degli astrofagi.


Ed è qui che lo conosciamo in realtà, astronauta risvegliatosi solo dal coma, alla ricerca dei suoi ricordi e della sua identità, muovendosi su una navicella spaziale che richiede il suo intervento. Fortuna che l'intelligenza è rimasta rispetto ai ricordi, e fortuna che il nostro è interpretato da Ryan Gosling che non è solo un bel faccino ammirato dalle fan, ma anche un attore che dà il meglio di sé nelle parti comiche, e qui, solitario e stropicciato, è impegnato a tenerci compagnia mentre cerca di prendere coscienza di sé e della missione a cui è chiamato.
Già così il film funziona, tra bevute e crisi di pianto, karaoke e piccole emergenze, stare nello spazio con Grace diverte. Ma tutto cambia, e in meglio, quando la sua navicella spaziale Hail Mary viene affiancata da una navicella aliena molto più grande, molto diversa con cui cerca di entrare in contatto e che cerca di entrare in contatto con lui.
E non c'è Ryan Gosling che tenga di fronte a Rocky, un alieno, molto più intelligente degli esseri umani ma lì a Tau Ceti con una missione simile, che non capisce il senso dell'umorismo umano ma ha un suo senso dell'entusiasmo molto speciale, roccioso e senza volto, ma espressivo con i suoi movimenti. Qui il film prende una spinta nuova, fatta di esperimenti e condivisione, di un'amicizia che cresce e di una collaborazione avventurosa.
C'hanno visto giusto Phil Lord e Christopher Miller a volere Rocky sul set, in una versione da marionetta governata da esperti e doppiata sul momento da James Ortiz che è stato così bravo da superare a destra nomi come Meryl Streep data inizialmente come doppiatrice ufficiale. 


La bellezza di Project Hail Mary sta infatti nella sua realizzazione, in un ritorno alla fantascienza più umana e più vera, più calda anche. Via i green screen che comportano una modifica della fotografia, limitiamo gli effetti speciali, con una ricostruzione di gran parte degli spazi -ma non dello Spazio- per un resa che è chiaramente più tattile e realistica.
Certo, tutto questo varrebbe poco se di mezzo non ci fosse una storia fantastica e affascinante come quella scritta da Andy Weir, un autore che si appresta a essere saccheggiato dal cinema (i registi Phil Lord e Christopher Miller sono già al lavoro su Artemis da su un suo romanzo del 2019) e che lo era già stato con quell'altro caso isolato di film di fantascienza umano e riuscito come The Martian. Se la comicità e il timbro di Lord&Miller si sposano bene con quelle di Weir, il merito va anche allo sceneggiatore Drew Goddard che già aveva lavorato con Ridley Scott e che qui cuce addosso a Gosling il ruolo e in un andare avanti e indietro nel tempo, nel rivelare a poco a poco il suo passato e il suo ruolo e il coinvolgimento nella missione, rende l'esperienza più immersiva. 
Se il presente è fatto da uno scambio alieno pieno di leggerezza, genialità e avventura fuori e dentro l'orbita di Tau Ceti, il passato è fatto di sfide e di dubbi e di confronti, soprattutto con la prezzemolina Sandra Hüller che fa un ingresso trionfale in quel di Hollywood non snaturando la sua natura di attrice europea. 


Project Hail Mary è un film profondamente umano, ricco di easter eggs e di piccole chicche, anche in una colonna sonora che riesce a rendere classico pure un Harry Stiles al karaoke al fianco di classici veri e proprio come Beatles e Kris Kristofferson, e con citazioni filmiche che fanno la felicità dei cinefili.
Batte forte il cuore di Grace, così come quello di Gosling, di Weir e Lord&Miller, partecipi in un progetto grande che a suo modo sembra salvare l'esperienza cinema. Ci si emoziona e ci si entusiasma in questa missione che rischia di fallire, che cambia in corso d'opera, che arricchisce il senso di comunità e di collaborazione per un bene comune e con un finale lieto e inaspettato. Soprattutto per il genere fantascienza.
È sempre bello vedere come basta un film per rivalutare un intero genere, e in attesa di capire quali incontri ravvicinati ci proporrà questa volta Spielberg, l'incontro ravvicinato con Rocky è tra i migliori che si potevano fare in quest'anno cinematografico.

Voto: ☕☕☕☕/5

28 maggio 2026

Le Uscite del 28 Maggio 2026

Se il film più atteso è il rimaneggiamento di 23 anni fa, il cinema sta per prendersi la sua pausa estiva aspettando solo i filmoni di stagione.
L'horror resiste, mentre i distributori scaricano i fondi del loro barile sperando nell'impegno degli spettatori più impegnati:

Kill Bill - The Whole Bloody Affair
Tarantino chissà quando si deciderà darci un terzo capitolo o un nuovo film, troppo impegnato a sparare le sue critiche e le sue idee appena può.
Per fortuna, possiamo ingannare l'attesa con questa versione extended, uncut, intera e sanguinolenta del suo suo Kill Bill.

Backrooms
Da un fenomeno dell'internet a un film vero e proprio.
Il giovanissimo youtuber Kane Parsons ha conquistato la A24 che gli ha prodotto questo strano film su strane stanze vuote. 
Facciamo che Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve fanno da garanzia.

Tuner: l'accordatore.
Non la biografia malinconica di un prodigio della musica dall'orecchio sopraffino costretto a smettere sia suonare proprio per quell'orecchio delicato e reinventarsi accordatore di pianoforti a New York, ma un heist movie in cui questo dono viene usato da rapinatori per scassinare casseforti.
Non tanto di Leo Woodall, ma di Dustin Hoffman provo a fidarmi.

Innamorarsi e altre pessime idee
Ancora una commedia italiana sull'amore in crisi e i tentativi per riaccendere la fiamma tra equivoci e tradimenti?
Sì, e ancora la solita locandina uguale a tutte le altre.


Il Silenzio degli Altri
LuckyRed pesca dalla Spagna un film vincitore di 3 Goya e che racconta le difficoltà della maternità per una donna sorda.
Tema impegnato, su cui puntare.

No Good Men
La storia vera dell'unica donna nell'emittente televisiva di Kabul News pima del ritorno dei talebani.
Non un dramma, ma una commedia che sottolinea le ipocrisie di una società e la forza della protagonista.
Me l'ero segnato dalla Berlinale.

Hen - Storia di una gallina
Il film è quello che promette dal titolo: la storia di una gallina dalla schiusa dell'uovo in poi.
Da fiera curatrice di tre galline ovaiole, lo cercherò.

Il Regno di Kensuke
Animazione inglese per un film tratto da un classico dell'infanzia.
Un bambino in un'isola sperduta, un soldato giapponese lì nascosto e soprattutto doppiatori d'eccezione: Cillian Murphy, Ken Watanabe, Sally Hawkins, Raffey Cassidy.

27 maggio 2026

Star Wars: The Mandalorian and Grogu

Andiamo al Cinema

Che la forza sia sempre con Grogu e Pedro Pascal, perché è sulle loro spalle che si regge la saga di Star Wars. 
Non che i fan esigano nuovi capitoli, nuove storie e nuovi approfondimenti ambientati in una galassia lontana lontana, ma la Disney ha deciso di spremere finché si può l'acquisizione dei diritti della suddetta saga e quindi eccoci qui, dopo una trilogia che non ha incassato quanto previsto, dopo film stand alone difficili da difendere e dopo serie TV spin off di cui non si sentiva il bisogno, si torna a bussare sul casco di acciaio Beskar di Mando, l'unico a creare consenso e entusiasmo, vuoi per la presenza di quel fascinoso e instancabile di Pedro Pascal, vuoi per la pucciosità di Grogu, capace di fare leva sul marketing che va sempre tenuto in considerazione.
Ora, visti gli uggiolii di felicità e di tenerezza sentiti in sala ad ogni scena che vede Grogu fare smorfie o gag, e visto il momento in cui a Mando viene tolto il casco, umiliazione maggiore per un madaloriano ma anche unico modo per fare l'occhiolino alle fan e farci vedere in volto Pedro, direi che Jon Favreau sa che carte giocarsi. Che il volto di Pedro venga mostrato anche per mettere a tacere le malelingue che lo vogliono come solo doppiatore della serie TV e anche di questo film -visti poi i suoi impegni fittissimi- è comunque da tenere in considerazione.

26 maggio 2026

Portobello

Mondo Serial

Il caso Enzo Tortora è stato già oggetto di documentari, fiction, film e dibattiti televisivi, podcast crime usciti prima o a ridosso di questa miniserie.
Una brutta pagina di storia italiana che torna spesso fuori e su cui ha puntato l'occhio anche uno come Marco Bellocchio, che nel raccontare le brutte pagine di storia italiana è diventato un Maestro.
Non pago di averci raccontato non una, ma due volte, le vicende sul rapimento Moro, ritorna alla serialità d'autore e trasforma il suo feticcio Fabrizio Gifuni in Enzo Tortora, mostrandoci il lungo calvario da conduttore della trasmissione più seguita d'Italia all'accusa di corruzione e affiliazione alla camorra.
Per farlo ci immerge nell'Italia degli anni '80, gli anni del benessere ma anche delle ipocrisie, gli anni del terremoto in Irpinia e della generosità degli italiani, gli anni di una trasmissione come Portobello capace di ipnotizzare 25 milioni di telespettatori di ogni ceto e provenienza, compresa quella camorrista. Che vuole sempre qualcosa in cambio, fosse anche solo il rispetto.

23 maggio 2026

Forbidden Fruits

Da un fenomeno dell'internet all'altro, che anche se proibiti, questi frutti vanno a ruba.
I frutti in questione sono Apple, Cherry, Fig e Pumpkin, quattro ragazze molto in vista, commesse in un centro commerciale, ma soprattutto giovani streghe.
Non di culto come quelle del 1996, ma quasi.
Diciamo che aspirano a diventarlo, soprattutto per l'estetica precisa con cui vengono vestite, per l'ironia e la parodia con cui vengono fatte parlare, per il taglio che Meredith Alloway, al suo esordio, decide di dare al film.

22 maggio 2026

Undertone

Se la bellezza sta negli occhi di chi guarda, la paura sta nell'orecchio di chi ascolta. 
Concedetemi questo incipit ad effetto per un film che sta facendo parlare l'internet da qualche settimana.
Un film piccolo, canadese, girato in una casa che è quella di famiglia del regista, un regista giovane che ha preso la sua esperienza di accudimento dei genitori malati terminali per renderla un film horror, un film horror con solo due attrici in scena, una figlia podcaster con sensi di colpa e una madre in fin di vita, devota e silenziosa.
Ma in scena, con loro, ci sono le voci. 
Quelle reali, dell'amico e collega Justin, che con Evy produce e conduce un podcast che si avventura nel paranormale, e quelle di Mike e Jessa in file audio che sono arrivati nella loro casella mail e sembrano nascondere più di un mistero. Justin è lo spaventato e credulone che cerca nel folclore e nelle leggende metropolitane appigli per rendere misteriose le loro puntate, Evy è la pragmatica e scientifica dei due, che cerca spiegazioni razionali anche se con la storia di Jessa che parla di notte e di Mike che la registra, inizia a vacillare.