12 giugno 2026

Rebuilding

Andiamo al Cinema

Un cowboy senza il suo bestiame può dirsi ancora un cowboy? 
Un cowboy senza il suo ranch, può ancora andare avanti?
Se lo chiede Dusty, una delle tante vittime degli incendi che hanno devastato il Colorado e che si ritrova a dover vendere per pochi dollari i suoi animali, con il ranch di famiglia, quello in cui una famiglia aveva cercato di farcela anche lui, bruciato fino alle fondamenta e con la terra resa sterile dalla cenere. 
Che cowboy è quello che vive in un container di fortuna?
Vorrebbe andarsene, cercare fortuna altrove, in altri campi, in altre terre, ma c'è una figlia che chiede la sua presenza, una ex moglie cresciuta con lui che cerca di trattenerlo per amore di quella figlia.

11 giugno 2026

Le Uscite dell'11 Giugno 2026

Il cinema va in festa e anche gli appassionati di buon cinema con il ritorno del buon Spielberg.
Molte chicche d'autore date in pasto a un pubblico che sfrutterà la promozione per i titoloni già usciti:

Disclosure Day
Il pallino per gli alieni non è passato a Spielberg.
Torna al suo tema caro, torna con una nazione che scopre la verità e un cast di nomi solidi: Colman Domingo, Emily Blunt, Josh O'Connor.
Biglietto già in tasca, ovviamente.


La Cronologia dell'Acqua
L'esordio alla regia di Kristen Stewart è un difficile memoir di una difficile scrittrice.
Tutto sulle spalle di Imogen Poots, sono curiosa.

Savage House
La decadenza dell'aristocrazia inglese che in mezzo a un'epidemia e una crisi economica cerca di tenersi a galla attraverso feste inutilmente sfarzose.
Titolo fuori stagione, nonostante la presenza di Richard E. Grant e Claire Foy.

Il Prigioniero
Il giovane Miguel de Cervantes viene rapito dai corsari e passa le giornate in cella ad Algeri a scrivere e narrare i suoi racconti.
Una co-produzione italo-spagnolo a cui provare a dare fiducia, con  Julio Peña e Alessandro Borghi.

Romerìa
Ancora Spagna, da cui si pesca sempre di più.
In questo caso un film d'autore, su una giovane alla ricerca della vera storia dei genitori morti per complicazioni da AIDS.
Rischio retorica alto, per una pagina spesso dimenticata di un passato non così lontano.

Le Bambine
Altro film d'autore, quello delle sorelle Bertani.
L'estate di tre ragazzine che uniscono le forze guardando dall'alto in basso quei genitori e quegli adulti che non sembrano essere così maturi.

Tra Amori e Inganni
La solita commedia d'amore americana piena di equivoci e di cliché sull'Italia vista l'ambientazione toscana.
I fascinosi Halle Bailey e Regé-Jean Page non mi bastano a cedere.


Office Romance
- su Netflix
A proposito di romanticismo, mi era sfuggita quest'altra commedia la scorsa settimana.
Diciamo che nemmeno J.Lo e il monoespressivo Brett Goldstein mi fanno cedere.

10 giugno 2026

Amarga Navidad

Andiamo al Cinema

È passato in sordina l'ultimo film di Pedro Almodóvar.
A Cannes come al cinema, e se dalla Croisette è tornato a mani vuote spegnendo in fretta il richiamo pubblicitario, l'ambientazione fuori stagione non ha aiutato a venderlo meglio.
L'ultimo film di Almodóvar è ambientato sotto Natale, un Natale spagnolo in quanto a clima ma soprattutto un Natale all'Almodóvar, quindi non propriamente tradizionale. Ci sono alberi e ci sono lucine, ci sono feste e ci sono cappotti e maglioni alla moda, ma non c'è una famiglia a cui tornare, anzi, ci sono molti cuori spezzati. 
Un Natale amaro, quindi.

9 giugno 2026

Due Spicci

Mondo Serial

Se il secondo album è sempre il più difficile per un artista, il terzo com'è?
Dopo il successo di Strappare lungo i bordi, Zerocalcare non si era piegato alle logiche di Netflix e pur con una produzione ad alto budget si era fatto politico e schierato, riuscendo a convincere e a non far perdere numeri preziosi.
Ora torna, e sembra tornare alle sue storie, quelle degli amici a cui presta la voce, quelle di una Roma divisa in quartieri e quelle di una generazione allo sbando.
Una generazione nostalgica che parla per metafore pop, che fatica a crescere pur ritrovandosi a crescere dei figli, che in 10 anni si pensava e si sperava diversa, e invece sembra essere ferma lì, in un mare alla deriva su una zattera che si è fatta a pezzi.

5 giugno 2026

Half Man

Mondo Serial

Come lo replichi un successo inaspettato, il plauso della critica e soprattutto di un pubblico così ampio da essere anche troppo ampio per un titolo difficile com'era stato Baby Reindeer?
E come trovi un'altra storia dopo aver raccontato la tua, dopo esserti esposto e esserti messo a nudo, con quel successo che diventa scomodo, che diventa un'arma a doppio taglio?
Richard Gadd si è preso il suo tempo, non ha ceduto alle lusinghe di Netflix e non ha cambiato la sua voce, consegnando la sua nuova miniserie a BBC (da noi invece è su HBO Max) che fa male quasi quanto la storia di Donny.

4 giugno 2026

Le Uscite al Cinema del 04 Giugno 2026

Questo weekend la nostalgia canaglia sbarca con prepotenza al cinema per la gioia dei millenials:

Masters of the Universe
Da un cartone animato che non seguivo, un film che punta forte sulla nostalgia ma lo fa con il cast sbagliato.
Non me ne vogliano Nicholas Galitzine, Kyle Allen, Morena Baccarin, Idris Elba, Alison Brie e Jared Leto, e nemmeno il giovine, ma mi tengo fuori.

Scary Movie
Se tutto fa nostalgia, se l'horror è il genere che più funziona in sala, perché non riprovarci con le parodie?
Saga fin troppo goliardica e eccessiva di cui ricordo i primi due capitoli come divertenti visioni in compagnia, lascia spazio ai veri fan.

Rebuilding
Basta il nome di Josh O'Connor per venderci un film ambientato nelle grandi praterie americane alle prese con incendi e il bisogno di ripartire da zero? 
Per me sì.

Smart Working
Continuo a voler bene a Maccio Capatonda, ma dico no all'ennesima commedia molto italiana in cui ancora una volta si parla di crisi di coppia e crisi del lavoro.
Riusciremo mai a cambiare registro?

3 giugno 2026

Euphoria - Stagione 3

Mondo Serial

Attesa, rimandata, posticipata, cancellata come il suo creatore, risorta e criticata e odiata e discussa e analizzata e...
Euphoria non ha mai lasciato indifferenti, e non può farlo nemmeno una terza stagione conclusiva che arriva a sette anni dalla prima, cambiando toni, genere, estetica e personaggi. Cambiando natura, in una scelta che si potrebbe definire coraggiosa se non fosse anche suicida.
Perché nel mentre l'aria a Hollywood è cambiata, Sam Levinson dopo quel pasticciaccio -per essere gentili- che è stato The Idol aveva già un mirino puntato sulla fronte e qui in cui decide di passare ai toni grotteschi, qui dove vira verso un genere western postmoderno, qui dove mostra in continuazione il corpo delle donne, il corpo delle sue attrici (quelle che non hanno un contratto di ferro come Zendaya, almeno), qui dove sembra prendersi gioco delle accuse che gli sono state mosse a renderlo tossico e materiale difficile da manovrare, qui in cui alza la testa, qui, purtroppo, dimentica la natura di una serie TV che era perfetta.
Dimentichiamoci i toni blu e porpora, le musiche incessanti di Labrinth, i trucchi eccentrici, gli abiti speciali, il romanticismo sofferto e la malinconia di cui erano intrise le prime due stagioni, qui siamo fuori dal liceo, siamo in un mondo reale a cui le protagoniste non sembrano ancora pronte, un mondo reale ma grottesco che se le mangia e se le sputa e che le divide.
Le differenze si notano ancor di più dopo una maratona durata appena un weekend, una maratona che mi ha riportato in quel liceo dove le lezioni, i professori, gli esami non sembrano esistere, in cui pomeriggi e serate si confondono tra tradimenti e sperimentazioni e amori e droghe, in una bellezza impossibile da ripetere. E infatti.


Rue non sembra cambiata, si lascia trascinare dai fatti, dalla corrente, da quel che può succedere a fare la spacciatrice e il corriere della droga, trovando forse Dio, forse uno scatto di carriera, nel passare verso la concorrenza e trasformarsi in una pappona dentro a un locale di spogliarelli. La sua voce narrante è meno graffiante, meno sofferta, la sua sessualità meno repressa, la sua dipendenza apparentemente sotto controllo. Un personaggio che non sembra sapere che posizione prendere in età adulta, fino a finire per essere pedina in un gioco più grande incastrata tra tre fuochi da cui sembra impossibile uscirne viva.
Cassie sembra vivere nel sogno americano del matrimonio da favola nella villa da favola con l'uomo da favola, peccato sia tutta una facciata con una montagna di debiti e minacce mafiose dietro che potrebbe salvare solo lei vendendo se stessa perché altro non sembra poter vendere, cercando la fama e il guadagno, finendo per essere sfruttata da Maddie che cerca vendetta e cerca una carriera, aspirante manager e mera segretaria sottomessa, si atteggia pensando di cambiare il sistema finendo pure lei a fare le scelte sbagliate e rivelandosi solo una faccia sicura dietro a un corpo fragile.


Sono queste le storylines a portare avanti la serie TV, con Lexi a fare da contorno giudicante poco riuscito, Jules e Nate a comparire qua e là per farsi odiare il giusto, inscatolati in un personaggio che sembra diverso e involuto e non così credibile. Non dopo aver visto la crescita e la sicurezza e l'amore che Jules cercava, non dopo aver visto fare a Nate le cose più brute e indegne. Questione di contratto? Questione di poco spazio che visto l'uso che se n'è fatto nemmeno si meritavano?
Chissà, ma nel mentre Euphoria lascia spazio a Faye e alla sua storia d'amore nazista, a Alamo Brown pappone vecchio stampo con un complesso di inferiorità mai risolto e alle sue spogliarelliste sfruttate (tra cui una poco accorta Rosalìa).
Restano fuori Leslie e Gia, resta fuori per scelta Kat, resta fuori purtroppo Fez. Fez che doveva essere il cuore di questa terza stagione, scritta da Levinson per aiutarlo ad uscire dalla dipendenza che alla fine se l'è portato via, e che qui resta omaggiato, resta come un fantasma, resta vivo anche se non visto.
Poi arriva Colman Domingo, arriva Ali nella parte finale e finisce per mangiarsi la scena.


Ci mette di mezzo Dio, Levinson, che appare, che sembra la salvezza, che sembra prometterla almeno, tra un attentato e un rischio, un ovulo da ingoiare e una folle partita a polo. Ci crede più Rue di noi, ci crede più Zendaya di Sam, che si conferma l'attrice versatile e amabile e stropicciata con quello che resterà il suo personaggio migliore. Per ora. Perché la sua è una carriera solida, meno quella di Jacob Elordi che qui si fatica a prendere sul serio, più a rischio quella di Sydney Sweeney, altro nome diventato tossico negli ambienti che niente perdonano e che si confonde con il suo personaggio, interpretato con una leggerezza e una disinibizione che invece vanno premiate. Quanto a Alexa Demie, avrà anche il personaggio apparentemente più tagliente (da invidiare? non proprio, guardatela bene), ma le qualità recitative spiegano com'è che del quartetto è quella che non è emersa altrove.


Euphoria avanza lentamente, mette in scena scene folli e assurde, vite artistiche poco interessanti e matrimoni non così memorabili, scene così diverse nella forma come nel contenuto che ci si chiede cosa e quanto possa essere cambiato nella mente di Levinson. Qua e là si ricorda di poter giocare con il mezzo, con le attrici e non solo con il loro corpo (OnlyFans è già in rivolta per la rappresentazione facilona e stereotipata che se n'è fatto), regalandoci sequenze oniriche alla Casszilla e scene d'apertura che sono flashback e sono cortometraggi quasi a sé, pieni di bellezza e di una narrazione efficace.
È a Ali, dicevo, a cui viene affidato il ruolo più duro, il ruolo migliore, in monologhi che fanno male, in scelte che diventano coraggiose, in un finale in cui per quanto si è arrancato a fatica, per quanto ci si è pure annoiati, per quanto si è odiato o si è storto il naso, si finisce per piangere, e piangere davvero per una morte che ne racchiude chissà quante, per una dipendenza che nelle prime stagioni si era affrontato in tutte le sue ombre e che qui, tristemente, è passata in secondo piano. 


Nonostante le lacrime non si perdona questo a Levinson, di aver cambiato pelle e peso a una serie TV, di aver voluto osare troppo e snaturare se stesso e un racconto, e non parlo solo di quei colori gialli e vividi, di quella tensione da western e di quello splatter quasi tarantiniano, di un grottesco reso viscido e eccessivo, in una colonna sonora ora firmata da Hans Zimmer che cambia ancor più la natura di una serie TV.
Sono passati sette anni, certo, si è fuori dalla malinconia del liceo, va bene, ma questa vita reale sotto le luci finte e i filtri di una Los Angeles in cui tutto sembra in vendita si fatica a capire e a difendere.
Euphoria finisce qui, con scelte discutibili e un finale comunque struggente, disperato.
Ma se me lo chiedono, per me Euphoria è finito quattro anni fa, con uno spettacolo teatrale che celebrava un'amicizia imperfetta, con Rue che cercava di restare pulita fino alla fine dell'anno, che ci saluta, con la sua felpa stropicciata, la sua vita ancora tutta da scrivere.

Voto: ☕☕½/5

2 giugno 2026

Margo ha problemi di soldi

Mondo Serial

Margo ha problemi di soldi.
Margo, soprattutto, è rimasta incinta e quel bambino ha deciso di tenerlo pur non sapendo come permetterselo.
È stato un incidente imprevisto una una relazione poco approvabile con quello che era il suo professore d'università, già sposato.
Una relazione, e la decisione di tenerlo quel bambino, che vede tutti contro: la sua amica del cuore e le sue coinquiline, per prime, la madre che sola l'ha cresciuta e sa i sacrifici che comporta essere una madre single, soprattutto 
Certo, sarà una nonna giovane, affascinante e molto aggressiva che mette subito in chiaro che la situazione non la approva, che non potrà aiutarla, non ora che sta per farsi sposare da un uomo perbene, molto cattolico che la vede in una luce diversa e che non conosce molti dei suoi vizi.
E Margo?
Margo sa che forse sta sbagliando tutto, rimpiange l'università, quel futuro ora impossibile e trova un aiuto insperato in una coinquilina molto nerd e solitaria, prima, e in quel padre che ha visto pochissimo, che non l'ha cresciuta e che è appena uscito da un centro di disintossicazione, soprattutto.
Un nonno che si offre come coinquilino e come babysitter e che finisce per aiutarla nella sua nuova carriera su onlyfans: da ex wrestler conosce bene il potere della narrazione, il dietro le quinte e la preparazione di una trama coinvolgente che possa permetterle di fare il botto. 

30 maggio 2026

Mother Mary

Andiamo al Cinema

Una popstar che medita il grande ritorno sulle scene dopo una crisi personale e pubblica, a cui manca l'abito giusto.
Il ritorno dalla sua prima stilista, quella che era anche un'amica, e che le ha cucito addosso il personaggio che poi ha fieramente portato avanti, prima di essere tradita con altri manager, altri amici, altro entourage.
La confessione, a questa amica che non la ascolta più e che la tiene in pugno e che la vuole fare soffrire: vede un fantasma, Mary, è stata posseduta da un fantasma.
E un incantesimo, un esorcismo, per provare a salvarla, Mary.
Che David Lowery fosse un po' matto ce lo aveva già mostrato con quel racconto epico e strano che era stato The Green Knight.
Che fosse pure un romantico, lo avevamo capito con lo struggente A Ghost Story.
Qui torna a parlare di fantasmi, torna a fare il matto, ma le cose non funzionano.