Andiamo al Cinema su Netflix
Sasha sta scalando una difficile parete in Norvegia, cosa può andare storto?
Può non riuscire a scalare proprio l'ultimo pezzo, intestardirsi ma alla fine ascoltare il compagno di scalata e fermarsi.
Tutto bene?
Non proprio, perché poi arriva il maltempo, arriva pure una valanga, e quel compagno di scalata tanto accorto e prudente è quello che non ce la fa.
Vola quindi in Australia, Sasha, il Paese da cui arrivava quel compagno di cordata, non scala più ma gli sport estremi restano una fissazione anche solo per espiare il senso di colpa.
Cosa può andare storto nella scelta di sfidarsi in una riserva tra canyon e fiumi da affrontare?
Sparire, come molti giovani coraggiosi di cui si sono perse completamente le tracce, motivo per cui lo sceriffo di zona sconsiglia la scampagnata.
Ma le cose possono andare ancora più storte?
Sì, perché Sasha incontra dei brutti ceffi al supermarket, che la provocano e ci provano e che la inseguono facendole passare una notte in allarme che per fortuna passa in fretta.
Tutto bene quindi?
Circa, perché anche se Sasha si sente viva mentre affronta discese e rapide e mulinelli in un fiume in cui molti hanno perso la vita, lei perde lo zaino con le scorte, trova un serpente e ritrova Ben.
Non uno dei brutti ceffi di cui sopra, ma un tipo troppo gentile da diventare inquietante e che infatti è un serial killer sadico che inizia un gioco di caccia in cui Sasha è la preda chiamata a scappare e salvarsi e aggrapparsi alla vita.
Ci vuole un pizzico di pazzia a immaginare un film così. E anche per parteciparvi.
Baltasar Kormákur spinge molto in là il senso di incredulità tra killer che non mollano la preda e prede che non uccidono alla prima possibilità per alzare il livello di intrattenimento che la coppia Charlize Theron e Taron Egerton riescono a regalare.
Se lui resta imbrigliato in un ruolo da psicopatico che gli riesce particolarmente bene, lei sfida l'età e sfida se stessa in un altro film d'azione, ormai abbonata a ruoli da dura trovando fuori dallo schermo terapeutica la scalata e riuscendo a girare la maggior parte delle scene senza controfigura rimanendo bellissima anche dopo giorni in mezzo al nulla.
Gatto e topo, preda e cacciatore, che non escludono colpi e giochi psicologi alzando la tensione.
Dopo Everest, Kormákur ha probabilmente deciso di rimettere alla prova se stesso con un altro film estremo, interessato più che alla psicologia della protagonista nel suo desiderio di sfidare i suoi limiti, ai mezzi per portare a casa il film, girando sul posto (nelle Blue Mountains australiane) e osando in scene pirotecniche le cui foto del dietro le quinte sono già spettacolari così.
Il film non chiede molto, si fa metaforico quanto basta e in modo quasi elementare riuscendo a suo modo a salvare una serata se si decide di credere a quante cose possono andare storte riuscendo comunque a sopravvivere non solo a un serial killer, ma anche alla temibile fauna australiana.
Più che un survivor-horror, un film fantasy.
Voto: ☕☕½/5



Nessun commento:
Posta un commento