La classifica è più che mai eterogenea questa settimana: tra filmoni americani che non convincono (non anticipo nulla, ma stasera vedrete...), pellicole italiane impegnate e porcellini che sbancano anche al cinema ce n'è davvero per tutti!
Aggiungeteci poi anche le trite parodie per adolescenti e le immancabili commedie nostrane e il gioco è fatto.
Nota a margine: nella top 10 non compare il promettente Nebraska né il drammatico C'era una volta New York, mentre il remake horror del classico di de Palma sembra non far presa.
Ecco i dettagli:
1 The Counselor - Il Procuratore
week-end € 1.704.332 (totale: 1.704.332)
2 Il capitale umano
week-end € 1.470.071 (totale: 3.555.606)
3 Peppa, vacanze al sole e altre storie
week-end € 1.323.896 (totale: 2.694.571)
4 Un boss in salotto
week-end € 1.310.891 (totale: 11.002.473)
5 Angry Games - La ragazza con l'uccello di fuoco
week-end € 890.914 (totale: 890.914)
6 The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca
week-end € 785.864 (totale: 4.110.795)
7 Lo sguardo di Satana - Carrie
week-end € 695.769 (totale: 695.769)
8 American Hustle - L'apparenza inganna
week-end € 640.458 (totale: 4.130.615)
9 Frozen - Il Regno di Ghiaccio
week-end € 585.388 (totale: 18.531.676)
10 Sapore di te
week-end € 488.337 (totale: 1.682.060)
20 gennaio 2014
19 gennaio 2014
Rumors Has It - Le News dal Mondo del Cinema [Speciale Berlino 64]
Si parte subito con una notizia che rende felici! Mentre già si scalpita per vedere il nuovo film di Scorsese -The Wolf of Wall Street-, il regista già pensa a un nuovo progetto. E questa volta abbandona il fido Di Caprio in favore di Adam Driver, conosciuto e amato per il suo ruolo in Girls. L'attore, assieme a Andrew Garfield e Ken Watanabe, sarà protagonista di Silence (tratto dal romanzo di Shusaku Endo) che segue le vicende tra persecuzioni e diffidenze di due gesuiti nel Giappone del 17° secolo alla ricerca del loro mentore.
Le riprese inizieranno a luglio.
Rimanendo in tema religioso, sembra proprio che la WGN America non stia badando a spese.
Il canale ha infatti in progetto una rivisitazione dei 10 comandamenti affidando a 10 registi diversi la libera interpretazione e messa in scena di questi. I primi nomi che si uniscono al progetto sono quelli di Gus Van Sant, Jim Sheridan, Wes Craven, Lee Daniels e un Michael Cera al suo debutto dietro la macchina da presa. Si attendono grandi cose!
Denis Villeneuve è una scoperta recente da queste parti. Apprezzatissimi Polytechnique e La donna che canta (prossimamente recensito), e in attesa di vedere Prisoners snobbato ai grandi premi, il regista canadese si sta già dando da fare. Enemy è infatti in fase di conclusione, ma già il progetto The Story Of Your Life si affaccia e sarà una decisa svolta di temi e genere. Tratto da un racconto di Ted Chiang è infatti la storia fantascientifica di un'interprete chiamata dal governo a mediare con una nave aliena. La donna imparerà così a pensare e vivere in modo nuovo, ricordando il futuro e vedendo fuori dal tempo.
Le riprese dovrebbero iniziare a fine anno.
Manca poco (dal 6 al 16 febbraio), infine, alla 64esima edizione del Festival di Berlino. Annunciata la giuria presieduta da James Schamus e composta da grandi nomi come Barbara Broccoli, Trine Dyrholm, Mitra Faharani, Greta Gerwig (Frances Ha, proprio lei!), Michel Gondry, Christoph Waltz e Tony Leung, ora è stato diramato anche il programma ufficiale dei film in competizione:
‘71
Gran Bretagna
Di Yann Demange
Con Jack O’Connell, Sean Harris, Richard Dormer
Prima Mondiale
Aimer, boire et chanter (Life of Riley)
Francia
Di Alain Resnais
Con Sabine Azéma, Sandrine Kiberlain, Caroline Silhol, André Dussolier, Hippolyte Giradot, Michel Vuillermoz
Prima mondiale
Aloft
Spagna/Canada/Francia
Di Claudia Llosa
Con Jennifer Connelly, Cillian Murphy, Mélanie Laurent
Prima mondiale
Die geliebten Schwestern
Germania
Di Dominik Graf
Con Hannah Herzsprung, Florian Stetter, Henriette Confurius
Prima mondiale
Stratos
Grecia / Germania / Cipro
Di Yannis Economides
Con Vangelis Mourikis, Vicky Papadopoulou, Petros Zervos
Prima mondiale
The Grand Budapest Hotel
Gran Bretagna / Germania
Di Wes Anderson
Con Ralph Fiennes, Tony Revolori, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody
Prima mondiale – Film d’apertura
The Monuments Men
Germania / USA
Di George Clooney (The Ides of March; Good Night, and Good Luck.)
Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Hugh Bonneville, Cate Blanchett
Prima internazionale – Fuori concorso
Bai Ri Yan Huo (Black Coal, Thin Ice)
Cina
Di Yinan Diao
Con Fan Liao, Lun Mei Gwei, Xuebing Wang
Prima mondiale
Boyhood
USA
Di Richard Linklater
Con Patricia Arquette, Ethan Hawke, Ellar Coltrane, Lorelei Linklater
International premiere
Chiisai Ouchi (The Little House)
Giappone
Di Yoji Yamada
Con Takako Matsu, Haru Kuroki, Hidetaka Yoshioka, Satoshi Tsumabuki, Chieko Baisho
International premiere
Historia del miedo (History of Fear)
Argentina / Uruguay / Germania / Francia
Di Benjamin Naishtat – opera prima
Con Jonathan Da Rosa, Claudia Cantero, Mirella Pascual, Cesar Bordon, Tatiana Gimenez
Prima mondiale
Jack
Germania
Di Edward Berger
Con Ivo Pietzcker, Georg Arms, Luise Heyer, Vincent Redetzki, Jacob Matschenz, Nele Mueller-Stöfen
Prima mondiale
Kraftidioten (In Order of Disappearance)
Norvegia / Svezia / Danimarca
Di Hans Petter Moland
Con Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Birgitte Hjort Sørensen, Jakob Oftebro, Anders Baasmo Christiansen
Prima mondiale
Kreuzweg (Stations of the Cross)
Germania
Di Dietrich Brüggemann
Con Lea van Acken, Franziska Weisz, Florian Stetter
Prima mondiale
La belle et la bête (Beauty and the Beast)
Francia / Germania
Di Christophe Gans
Con Vincent Cassel, Léa Seydoux, André Dussollier
Prima internazionale – Fuori concorso
La tercera orilla (The Third Side of the River)
Argentina / Germania / Olanda
Di Celina Murga
Con Alian Devetac, Daniel Veronese, Gaby Ferrero, Irina Wetzel, Dylan Agostini van del Boch
Prima mondiale
La voie de l‘ennemi (Two Men in Town)
Francia / Algeria / USA / Belgium
Di Rachid Bouchareb
Con Forest Whitaker, Harvey Keitel, Brenda Blethyn, Luis Guzmán, Dolores Heredia
Prima mondiale
Macondo
Austria
Di Sudabeh Mortezai – opera prima
Con Ramasan Minkailov, Aslan Elbiev, Kheda Gazieva
Prima mondiale
Praia do Futuro
Brazil / Germania
Di Karim Aïnouz
Con Wagner Moura, Clemens Schick, Jesuita Barbosa
Prima mondiale
Tui Na (Blind Massage)
Cina / Francia
Di Ye Lou
Con Hao Qin, Xiaodong Guo, Lei Zhang
Prima mondiale
Wu Ren Qu (No Man’s Land)
Cina
Di Hao Ning
Con Zheng Xu, Nan Yu, Bo Huang, Bujie Duo
Prima internazionale
Zwischen Welten (Inbetween Worlds)
Germania
Di Feo Aladag
Con Ronald Zehrfeld
Prima mondiale
Le riprese inizieranno a luglio.
Rimanendo in tema religioso, sembra proprio che la WGN America non stia badando a spese.
Il canale ha infatti in progetto una rivisitazione dei 10 comandamenti affidando a 10 registi diversi la libera interpretazione e messa in scena di questi. I primi nomi che si uniscono al progetto sono quelli di Gus Van Sant, Jim Sheridan, Wes Craven, Lee Daniels e un Michael Cera al suo debutto dietro la macchina da presa. Si attendono grandi cose!
Denis Villeneuve è una scoperta recente da queste parti. Apprezzatissimi Polytechnique e La donna che canta (prossimamente recensito), e in attesa di vedere Prisoners snobbato ai grandi premi, il regista canadese si sta già dando da fare. Enemy è infatti in fase di conclusione, ma già il progetto The Story Of Your Life si affaccia e sarà una decisa svolta di temi e genere. Tratto da un racconto di Ted Chiang è infatti la storia fantascientifica di un'interprete chiamata dal governo a mediare con una nave aliena. La donna imparerà così a pensare e vivere in modo nuovo, ricordando il futuro e vedendo fuori dal tempo.
Le riprese dovrebbero iniziare a fine anno.
Manca poco (dal 6 al 16 febbraio), infine, alla 64esima edizione del Festival di Berlino. Annunciata la giuria presieduta da James Schamus e composta da grandi nomi come Barbara Broccoli, Trine Dyrholm, Mitra Faharani, Greta Gerwig (Frances Ha, proprio lei!), Michel Gondry, Christoph Waltz e Tony Leung, ora è stato diramato anche il programma ufficiale dei film in competizione:
‘71
Gran Bretagna
Di Yann Demange
Con Jack O’Connell, Sean Harris, Richard Dormer
Prima Mondiale
Aimer, boire et chanter (Life of Riley)
Francia
Di Alain Resnais
Con Sabine Azéma, Sandrine Kiberlain, Caroline Silhol, André Dussolier, Hippolyte Giradot, Michel Vuillermoz
Prima mondiale
Aloft
Spagna/Canada/Francia
Di Claudia Llosa
Con Jennifer Connelly, Cillian Murphy, Mélanie Laurent
Prima mondiale
Die geliebten Schwestern
Germania
Di Dominik Graf
Con Hannah Herzsprung, Florian Stetter, Henriette Confurius
Prima mondiale
Stratos
Grecia / Germania / Cipro
Di Yannis Economides
Con Vangelis Mourikis, Vicky Papadopoulou, Petros Zervos
Prima mondiale
The Grand Budapest Hotel
Gran Bretagna / Germania
Di Wes Anderson
Con Ralph Fiennes, Tony Revolori, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody
Prima mondiale – Film d’apertura
The Monuments Men
Germania / USA
Di George Clooney (The Ides of March; Good Night, and Good Luck.)
Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Hugh Bonneville, Cate Blanchett
Prima internazionale – Fuori concorso
Bai Ri Yan Huo (Black Coal, Thin Ice)
Cina
Di Yinan Diao
Con Fan Liao, Lun Mei Gwei, Xuebing Wang
Prima mondiale
Boyhood
USA
Di Richard Linklater
Con Patricia Arquette, Ethan Hawke, Ellar Coltrane, Lorelei Linklater
International premiere
Chiisai Ouchi (The Little House)
Giappone
Di Yoji Yamada
Con Takako Matsu, Haru Kuroki, Hidetaka Yoshioka, Satoshi Tsumabuki, Chieko Baisho
International premiere
Historia del miedo (History of Fear)
Argentina / Uruguay / Germania / Francia
Di Benjamin Naishtat – opera prima
Con Jonathan Da Rosa, Claudia Cantero, Mirella Pascual, Cesar Bordon, Tatiana Gimenez
Prima mondiale
Jack
Germania
Di Edward Berger
Con Ivo Pietzcker, Georg Arms, Luise Heyer, Vincent Redetzki, Jacob Matschenz, Nele Mueller-Stöfen
Prima mondiale
Kraftidioten (In Order of Disappearance)
Norvegia / Svezia / Danimarca
Di Hans Petter Moland
Con Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Birgitte Hjort Sørensen, Jakob Oftebro, Anders Baasmo Christiansen
Prima mondiale
Kreuzweg (Stations of the Cross)
Germania
Di Dietrich Brüggemann
Con Lea van Acken, Franziska Weisz, Florian Stetter
Prima mondiale
La belle et la bête (Beauty and the Beast)
Francia / Germania
Di Christophe Gans
Con Vincent Cassel, Léa Seydoux, André Dussollier
Prima internazionale – Fuori concorso
La tercera orilla (The Third Side of the River)
Argentina / Germania / Olanda
Di Celina Murga
Con Alian Devetac, Daniel Veronese, Gaby Ferrero, Irina Wetzel, Dylan Agostini van del Boch
Prima mondiale
La voie de l‘ennemi (Two Men in Town)
Francia / Algeria / USA / Belgium
Di Rachid Bouchareb
Con Forest Whitaker, Harvey Keitel, Brenda Blethyn, Luis Guzmán, Dolores Heredia
Prima mondiale
Macondo
Austria
Di Sudabeh Mortezai – opera prima
Con Ramasan Minkailov, Aslan Elbiev, Kheda Gazieva
Prima mondiale
Praia do Futuro
Brazil / Germania
Di Karim Aïnouz
Con Wagner Moura, Clemens Schick, Jesuita Barbosa
Prima mondiale
Tui Na (Blind Massage)
Cina / Francia
Di Ye Lou
Con Hao Qin, Xiaodong Guo, Lei Zhang
Prima mondiale
Wu Ren Qu (No Man’s Land)
Cina
Di Hao Ning
Con Zheng Xu, Nan Yu, Bo Huang, Bujie Duo
Prima internazionale
Zwischen Welten (Inbetween Worlds)
Germania
Di Feo Aladag
Con Ronald Zehrfeld
Prima mondiale
Tratto da ComingSoon.it
18 gennaio 2014
Jersey Girl
Once Upon a Time -2004-
L'appuntamento con Kevin Smith è ormai fisso in casa:
serata divano, coperta, e il giovine pronto a farsi delle gran belle risate con Jay & Silent Bob e tutti gli altri sgangherati personaggi del regista.
Immaginate quindi il senso di delusione e smarrimento quando al posto di questi, e dopo un prologo divertente con i bambini e i loro temi, si presenta quel bisteccone di Ben affleck, yuppie fino al midollo, in compagnia di Jennifer Lopez che morirà di lì a qualche minuto in sala parto, lasciando il neomarito solo e con una figlia che non riesce ad incastrare nella sua agenda piena di impegni.
Jersey Girl è infatti un film decisamente diverso nella filmografia di Smith: una commedia sentimentale che troppo commedia non è, che diverte, certo, ma che manca di quel puro spirito di baldoria e nonsense tipici da Clerks in poi.
La trama prosegue con Ben che schizza durante una conferenza stampa contro Will Smith da lui presieduta e viene così licenziato in tronco, costretto a lasciare la sua New York per trasferirsi dal padre in New Jersey dove lavorare come manutentore.
Una scivolata di quelle importanti, che nemmeno una figlia splendida e molto più intelligente di lui sembra colmare, forse forse, però, la vera svolta può portarla una audace commessa di una videoteca (Liv Tyler) che con la sua ricerca sui porno e la sua amicizia gli offrirà un motivo in più per rimanere.
Premesso che il film scorre via liscio e si lascia guardare senza troppe pretese, che le citazioni (questa volta si va dall'immancabile Star Wars a Sweenie Todd e Cats) e le comparsate (Matt Damon, Jason Lee, e pure il più volte menzionato Will Smith) sono quelle di sempre, c'è la sensazione di qualcosa di diverso. E va bene che Jersey Girl è dedicato al padre da poco scomparso di Smith, ma la distanza dal View Askewniverse e dal suo folle genio e il budget molto più prominente rispetto al solito, lo rendono una mezza delusione facendolo così finire nel fondo della classifica smithiana, sena se e senza ma.
L'appuntamento con Kevin Smith è ormai fisso in casa:
serata divano, coperta, e il giovine pronto a farsi delle gran belle risate con Jay & Silent Bob e tutti gli altri sgangherati personaggi del regista.
Immaginate quindi il senso di delusione e smarrimento quando al posto di questi, e dopo un prologo divertente con i bambini e i loro temi, si presenta quel bisteccone di Ben affleck, yuppie fino al midollo, in compagnia di Jennifer Lopez che morirà di lì a qualche minuto in sala parto, lasciando il neomarito solo e con una figlia che non riesce ad incastrare nella sua agenda piena di impegni.
Jersey Girl è infatti un film decisamente diverso nella filmografia di Smith: una commedia sentimentale che troppo commedia non è, che diverte, certo, ma che manca di quel puro spirito di baldoria e nonsense tipici da Clerks in poi.
La trama prosegue con Ben che schizza durante una conferenza stampa contro Will Smith da lui presieduta e viene così licenziato in tronco, costretto a lasciare la sua New York per trasferirsi dal padre in New Jersey dove lavorare come manutentore.
Una scivolata di quelle importanti, che nemmeno una figlia splendida e molto più intelligente di lui sembra colmare, forse forse, però, la vera svolta può portarla una audace commessa di una videoteca (Liv Tyler) che con la sua ricerca sui porno e la sua amicizia gli offrirà un motivo in più per rimanere.
Premesso che il film scorre via liscio e si lascia guardare senza troppe pretese, che le citazioni (questa volta si va dall'immancabile Star Wars a Sweenie Todd e Cats) e le comparsate (Matt Damon, Jason Lee, e pure il più volte menzionato Will Smith) sono quelle di sempre, c'è la sensazione di qualcosa di diverso. E va bene che Jersey Girl è dedicato al padre da poco scomparso di Smith, ma la distanza dal View Askewniverse e dal suo folle genio e il budget molto più prominente rispetto al solito, lo rendono una mezza delusione facendolo così finire nel fondo della classifica smithiana, sena se e senza ma.
17 gennaio 2014
Still Life
Andiamo al Cinema (un po' in ritardo)
Che gli inglesi ci sappiano fare è diventato un po' il mantra di questo blog. E più si va avanti a vedere film o serie TV della terra di Albione, più questa teoria viene comprovata.
Still Life ne è l'ennesimo esempio, e sebbene alla regia ci sia il nome di Uberto Pasolini, la sua composizione british è delle più pure.
Fondamentalmente il film parla di morte e tramite questa, di vita.
John May è infatti un solitario e metodico -o meglio ossessivo- funzionario del comune che si occupa di rintracciare parenti e/o amici delle persone che se vanno sole, in modo da concedere loro un funerale sentito. Non sempre però il suo lavoro di ricerca ha esiti positivi, i barboni, o gattare senza parenti che (non) incontra nelle sue giornate, spesso sono quelle persone che hanno tagliato i ponti con la famiglia, che sono odiati da questa e quindi dimenticati. Ma lui non le dimentica, no, chi resta solo, solo non è, e lo stesso John May organizza per loro la funzione, l'elogio e la musica per poi conservare con cura e con trasporto la loro foto in un album sempre più spesso.
Conferire dignità, questo è in fondo il lavoro di John May.
Fino a che, però, questo suo lavoro non viene tagliato dai fondi del comune, per il quale è troppo lento e dispendioso, lasciandolo così in balia dei cambiamenti a cui con difficoltà si adatta.
Unica concessione: chiudere il suo ultimo caso.
E così, proprio attraverso il passato di Billy Stoke, tra le sue varie famiglie e amici, John riuscirà ad aprirsi agli altri e a mostrare una volta di più la forza e l'importanza del suo lavoro, imparando anche, poco a poco, a cambiare.
Trattare la morte e soprattutto il momento dell'ultimo addio non è certo cosa facile.
Nel passato film come il poetico Departures o il melanconico e a suo modo ironico Restless lo hanno fatto in modo splendido. Qui si va forse oltre, riuscendo a costruire una trama e una realizzazione dai toni delicati e distillati, con la macchina da presa che si sofferma -seguendo lo sguardo di John May- su ciò che rimane di chi se ne va, sui piccoli dettagli di una vita comune che ora non c'è più. La fotografia nitida e ferma, racchiude tutta le bellezza e l'emozione racchiuse negli oggetti più comuni ma anche più personali, simboli di quella persona.
Il tempo si dilata, così, senza però mai diventare pesante, i silenzi sono riflessioni a volte carichi di umorismo, altre di vera e propria commozione che si insinua lentamente per esplodere poi nel finale, un finale di quelli che lasciano il segno, magari un po' intuibile, ma mostrato nella sua scarna e cruda verità con una poesia che fa affiorare tutte le lacrime finora trattenute.
Uberto Pasolini consegna così un film speciale con uno speciale protagonista -interpretato magistralmente da Eddie Marsan (visto anche in Southcliffe) e accompagnato dalla Anna Bates (Joanne Froggatt) di Downton Abbey-, la cui regia è stata giustamente premiata a Venezia nella sezione Orizzonti: una regia geometrica e fissa, stabile e ripetitiva, ma che riserva attimi di vera poesia per una storia che poesia già lo è.
Che gli inglesi ci sappiano fare è diventato un po' il mantra di questo blog. E più si va avanti a vedere film o serie TV della terra di Albione, più questa teoria viene comprovata.
Still Life ne è l'ennesimo esempio, e sebbene alla regia ci sia il nome di Uberto Pasolini, la sua composizione british è delle più pure.
Fondamentalmente il film parla di morte e tramite questa, di vita.
John May è infatti un solitario e metodico -o meglio ossessivo- funzionario del comune che si occupa di rintracciare parenti e/o amici delle persone che se vanno sole, in modo da concedere loro un funerale sentito. Non sempre però il suo lavoro di ricerca ha esiti positivi, i barboni, o gattare senza parenti che (non) incontra nelle sue giornate, spesso sono quelle persone che hanno tagliato i ponti con la famiglia, che sono odiati da questa e quindi dimenticati. Ma lui non le dimentica, no, chi resta solo, solo non è, e lo stesso John May organizza per loro la funzione, l'elogio e la musica per poi conservare con cura e con trasporto la loro foto in un album sempre più spesso.
Conferire dignità, questo è in fondo il lavoro di John May.
Fino a che, però, questo suo lavoro non viene tagliato dai fondi del comune, per il quale è troppo lento e dispendioso, lasciandolo così in balia dei cambiamenti a cui con difficoltà si adatta.
Unica concessione: chiudere il suo ultimo caso.
E così, proprio attraverso il passato di Billy Stoke, tra le sue varie famiglie e amici, John riuscirà ad aprirsi agli altri e a mostrare una volta di più la forza e l'importanza del suo lavoro, imparando anche, poco a poco, a cambiare.
Trattare la morte e soprattutto il momento dell'ultimo addio non è certo cosa facile.
Nel passato film come il poetico Departures o il melanconico e a suo modo ironico Restless lo hanno fatto in modo splendido. Qui si va forse oltre, riuscendo a costruire una trama e una realizzazione dai toni delicati e distillati, con la macchina da presa che si sofferma -seguendo lo sguardo di John May- su ciò che rimane di chi se ne va, sui piccoli dettagli di una vita comune che ora non c'è più. La fotografia nitida e ferma, racchiude tutta le bellezza e l'emozione racchiuse negli oggetti più comuni ma anche più personali, simboli di quella persona.
Il tempo si dilata, così, senza però mai diventare pesante, i silenzi sono riflessioni a volte carichi di umorismo, altre di vera e propria commozione che si insinua lentamente per esplodere poi nel finale, un finale di quelli che lasciano il segno, magari un po' intuibile, ma mostrato nella sua scarna e cruda verità con una poesia che fa affiorare tutte le lacrime finora trattenute.
Uberto Pasolini consegna così un film speciale con uno speciale protagonista -interpretato magistralmente da Eddie Marsan (visto anche in Southcliffe) e accompagnato dalla Anna Bates (Joanne Froggatt) di Downton Abbey-, la cui regia è stata giustamente premiata a Venezia nella sezione Orizzonti: una regia geometrica e fissa, stabile e ripetitiva, ma che riserva attimi di vera poesia per una storia che poesia già lo è.
16 gennaio 2014
Oscar 2014 - Le Nominations
Presentate in modo molto asciutto da Cheryl Boone Isaacs (Presidentessa dell'Accademy) e da Chris Hemsworth, le nominations degli Oscar 2014 sono abbastanza prevedibili. I film che girano tra le varie categorie sono più o meno gli stessi con American Hustle, 12 anni schiavo e Dallas Buyers Club a farla da padrone.
Restano completamente fuori dai giochi Rush, mentre i fratelli Coen si devono accontentare della categoria miglior fotografia e suono. Grandi assenti anche Il Grande Gatsby nominato solo per i costumi e la scenografia, la Pixar, i Coldplay la cui Atlas non figura tra le canzoni in gara e rosicheranno di sicuro anche Robert Redford, Idris Elba, Joaquin Phoenix e Tom Hanks per l'esclusione come miglior attori.
Personalmente, delusione per la gran poca presenza di Before Midnight (solo sceneggiatura), e per il vuoto di Adele (non candidato dalla Francia come pellicola straniera, ma in gara nelle altre categorie) ma felice per Philomena e Leo che forse vedrà sfatata la sua maledizione.
Ora non resta che aspettare la notte del 2 marzo, intanto, finalmente, ecco tutte le nominations:
Miglior film
12 Anni Schiavo
American Hustle
Captain Phillips
Dallas buyers club
Gravity
Her
Nebraska
Philomena
The wolf of wall street
Miglior regista
David O. Russell - American Hustle
Alfonso Cuaron - Gravity
Alexander Payne - Nebraska
Steve McQueen - 12 Anni Schiavo
Martin Scorsese - The wolf of wall street
Miglior attrice protagonista
Amy Adams - American Hustle
Cate Blanchett - Blue Jasmine
Sandra Bullock - Gravity
Judi Dench - Philomena
Meryl Streep - I segreti di Osage County
Miglior attore protagonista
Christian Bale - American Hustle
Bruce Dern - Nebraska
Leonardo DiCaprio - The wolf of wall street
Chiwetel Ejiofor - 12 Anni Schiavo
Matthew McConaughey - Dallas Buyers Club
Miglior attrice non protagonista
Sally hawkins - Blue Jasmine
Lupita Nyong’o - 12 Years a Slave
Jennifer Lawrence - American Hustle
Julia Roberts - I segreti di Osage County
June Squibb - 12 Anni Schiavo
Miglior attore non protagonista
Barkhad Abdi - Captain Phillips
Jonah Hill - The Wolf of Wall Street
Bradley Cooper - American Hustle
Jared Leto - Dallas Buyers Club
Michael Fassbender - 12 Anni Schiavo
Miglior sceneggiatura originale
American Hustle
Blue Jasmine
Dalls Buyers Club
Her
Nebraska
Miglior sceneggiatura non originale
Before Midnight
Philomena
12 Anni Schiavo
The wolf of wall
Captain Phillips
Miglior film straniero
Alabama Monroe - Una storia d’amore (Belgio)
La grande bellezza (Italia)
Il sospetto (Danimarca)
The missing picture (Cambogia)
Omar (Palestina)
Miglior documentario
The act of killing
Cutie and the boxer
Dirty wars
The square
20 feet from stardom
Miglior film d’animazione
I Croods
Cattivissimo Me 2
Ernest & Celestine
Frozen
Si alza il vento
Miglior canzone originale
Alone yet not alone - Alone yet not alone
Happy - Cattivissimo Me 2
Let it go - Frozen
The moon song - Her
Ordinary love - Mandela: Long walk to freedom
Miglior fotografia
The Grandmaster - Philippe Le Sourd
Gravity - Emmanuel Lubezki
A proposito di Davis - Bruno Delbonnel
Nebraska - Phedon Papamichael
Prisoners - Roger A. Deakins
Migliori costumi
American Hustle
The Grandmaster
Il Grande Gatsby
The Invisible Woman
12 Anni Schiavo
Miglior montaggio
American Hustle
Captain Phillips
Dallas Buyers Club
Gravity
12 Anni Schiavo
Miglior make-up e parrucco
Dallas Buyers Club
Jackass Presents: Bad Granpa
The Lone Ranger
Miglior colonna sonora
The Book Thief
Gravity
Her
Philomena
Saving Mr. Banks
Miglior scenografia
American Hustle
Gravity
Il Grande Gatsby
Her
12 Anni Schiavo
Miglior sonoro
All Is Lost
Captain Phillips
Gravity
Lo Hobbit: La desolazione di Smaug
Lone Survivor
Miglior montaggio sonoro
Captain Phillips
Gravity
Lo Hobbit: La desolazione di Smaug
A proposito di Davis
Lone Survivor
Miglior effetti visivi
Gravity
Lo Hobbit: La desolazione di Smaug
Iron Man 3
The Lone Ranger
Into Darkness - Star Trek
Restano completamente fuori dai giochi Rush, mentre i fratelli Coen si devono accontentare della categoria miglior fotografia e suono. Grandi assenti anche Il Grande Gatsby nominato solo per i costumi e la scenografia, la Pixar, i Coldplay la cui Atlas non figura tra le canzoni in gara e rosicheranno di sicuro anche Robert Redford, Idris Elba, Joaquin Phoenix e Tom Hanks per l'esclusione come miglior attori.
Personalmente, delusione per la gran poca presenza di Before Midnight (solo sceneggiatura), e per il vuoto di Adele (non candidato dalla Francia come pellicola straniera, ma in gara nelle altre categorie) ma felice per Philomena e Leo che forse vedrà sfatata la sua maledizione.
Ora non resta che aspettare la notte del 2 marzo, intanto, finalmente, ecco tutte le nominations:
Miglior film
12 Anni Schiavo
American Hustle
Captain Phillips
Dallas buyers club
Gravity
Her
Nebraska
Philomena
The wolf of wall street
Miglior regista
David O. Russell - American Hustle
Alfonso Cuaron - Gravity
Alexander Payne - Nebraska
Steve McQueen - 12 Anni Schiavo
Martin Scorsese - The wolf of wall street
Miglior attrice protagonista
Amy Adams - American Hustle
Cate Blanchett - Blue Jasmine
Sandra Bullock - Gravity
Judi Dench - Philomena
Meryl Streep - I segreti di Osage County
Miglior attore protagonista
Christian Bale - American Hustle
Bruce Dern - Nebraska
Leonardo DiCaprio - The wolf of wall street
Chiwetel Ejiofor - 12 Anni Schiavo
Matthew McConaughey - Dallas Buyers Club
Miglior attrice non protagonista
Sally hawkins - Blue Jasmine
Lupita Nyong’o - 12 Years a Slave
Jennifer Lawrence - American Hustle
Julia Roberts - I segreti di Osage County
June Squibb - 12 Anni Schiavo
Miglior attore non protagonista
Barkhad Abdi - Captain Phillips
Jonah Hill - The Wolf of Wall Street
Bradley Cooper - American Hustle
Jared Leto - Dallas Buyers Club
Michael Fassbender - 12 Anni Schiavo
Miglior sceneggiatura originale
American Hustle
Blue Jasmine
Dalls Buyers Club
Her
Nebraska
Miglior sceneggiatura non originale
Before Midnight
Philomena
12 Anni Schiavo
The wolf of wall
Captain Phillips
Miglior film straniero
Alabama Monroe - Una storia d’amore (Belgio)
La grande bellezza (Italia)
Il sospetto (Danimarca)
The missing picture (Cambogia)
Omar (Palestina)
Miglior documentario
The act of killing
Cutie and the boxer
Dirty wars
The square
20 feet from stardom
Miglior film d’animazione
I Croods
Cattivissimo Me 2
Ernest & Celestine
Frozen
Si alza il vento
Miglior canzone originale
Alone yet not alone - Alone yet not alone
Happy - Cattivissimo Me 2
Let it go - Frozen
The moon song - Her
Ordinary love - Mandela: Long walk to freedom
Miglior fotografia
The Grandmaster - Philippe Le Sourd
Gravity - Emmanuel Lubezki
A proposito di Davis - Bruno Delbonnel
Nebraska - Phedon Papamichael
Prisoners - Roger A. Deakins
Migliori costumi
American Hustle
The Grandmaster
Il Grande Gatsby
The Invisible Woman
12 Anni Schiavo
Miglior montaggio
American Hustle
Captain Phillips
Dallas Buyers Club
Gravity
12 Anni Schiavo
Miglior make-up e parrucco
Dallas Buyers Club
Jackass Presents: Bad Granpa
The Lone Ranger
Miglior colonna sonora
The Book Thief
Gravity
Her
Philomena
Saving Mr. Banks
Miglior scenografia
American Hustle
Gravity
Il Grande Gatsby
Her
12 Anni Schiavo
Miglior sonoro
All Is Lost
Captain Phillips
Gravity
Lo Hobbit: La desolazione di Smaug
Lone Survivor
Miglior montaggio sonoro
Captain Phillips
Gravity
Lo Hobbit: La desolazione di Smaug
A proposito di Davis
Lone Survivor
Miglior effetti visivi
Gravity
Lo Hobbit: La desolazione di Smaug
Iron Man 3
The Lone Ranger
Into Darkness - Star Trek
Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema
Le cose riprendono a farsi interessanti al cinema, con almeno tre pellicole da non perdere e altre due a cui si può dare volentieri un'occasione. Ok, ci sono anche degli scarti, ma non ci si può proprio lamentare questa settimana!
Ecco quindi, qualche consiglio per andare a colpo sicuro:
The Counselor
Servono davvero dei motivi per andarlo a vedere?
Sceneggiatura originale -la prima- di Cormac McCarthy che vede intrecci tra malavita e cartello messicano.
Regia di Ridley Scott.
Cast che comprende Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt.
Io corro!
Trailer
Nebraska
Alexander Payne è uno che di sentimenti se ne intende. Dopo l'amicizia (Sideways) e il rapporto padre/adolescente (Paradiso Amaro), affronta quello tra figlio adulto/padre anziano.
Bruce Dern e Will Forte sono così i protagonisti di un road movie che segue il viaggio fatto di tante tappe e conoscenze per riscattare una vincita alla lotteria.
In concorso a Cannes.
Trailer
C'era una volta a New York
Passato per la croisette anche James Gray assieme a Marion Cotillard, Joaquin Phoenix e Jeremy Renner, con questo film ambientato negli anni '20 che racconta il difficile sbarco di una ragazza polacca a Ellis Island. Con la sorella messa in quarantena, Eva si ritrova nelle mani di un magnaccia/illusionista che la sfrutterà mentre il cugino finirà per innamorarsene.
Rischio ruffianata, ma visti gli attori coinvolti una visione gliela si dà!
Trailer
Anita B.
Roberto Faenza coinvolge ancora attori stranieri (tra cui l'indimenticabile Nathna di Misfits, Robert Sheehan) per raccontare il difficile riappropriarsi della vita di una ragazza scampata ad Auschwitz. Trasferitasi dalla zia a Praga, conquisterà le simpatie del cognato di lei, ma dovrà temere l'ondata di antisemitismo che non è ancora cessata.
Ni.
Trailer
La mia classe
Valerio Mastandrea protagonista di un film nel film. Interpreta infatti un attore che si cimenta come insegnate di italiano di una classe di immigrati, ma durante le riprese del film, l'intera troupe entra in scena... mah.
Trailer
Carrie - Lo sguardo di Satana
Remake - per i fan non richiesto- del classico di Brian De Palma che vede i poteri telecinetici della protagonista scatenarsi dopo le vessazioni e le prese in giro delle compagne di scuola. Se non altro, ad interpretarla è Chloe Moretz, e c'è pure Julianne Moore.
Trailer
Angry Games
Ma davero davero c'è ancora chi senta il bisogno di vedere parodie in stile Scary Movie?
A quanto pare sì.
Shame on you.
Trailer
The Unknown Known
Per finire, il documentario di Errol Morris in concorso all'ultimo festival di Venezia e già passato da queste parti QUI.
Il regista, con una lunga intervista e immagini di repertorio, cercherà di controbattere alla dialettica di Donald Rumsfeld.
Trailer
Ecco quindi, qualche consiglio per andare a colpo sicuro:
The Counselor
Servono davvero dei motivi per andarlo a vedere?
Sceneggiatura originale -la prima- di Cormac McCarthy che vede intrecci tra malavita e cartello messicano.
Regia di Ridley Scott.
Cast che comprende Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt.
Io corro!
Trailer
Nebraska
Alexander Payne è uno che di sentimenti se ne intende. Dopo l'amicizia (Sideways) e il rapporto padre/adolescente (Paradiso Amaro), affronta quello tra figlio adulto/padre anziano.
Bruce Dern e Will Forte sono così i protagonisti di un road movie che segue il viaggio fatto di tante tappe e conoscenze per riscattare una vincita alla lotteria.
In concorso a Cannes.
Trailer
C'era una volta a New York
Passato per la croisette anche James Gray assieme a Marion Cotillard, Joaquin Phoenix e Jeremy Renner, con questo film ambientato negli anni '20 che racconta il difficile sbarco di una ragazza polacca a Ellis Island. Con la sorella messa in quarantena, Eva si ritrova nelle mani di un magnaccia/illusionista che la sfrutterà mentre il cugino finirà per innamorarsene.
Rischio ruffianata, ma visti gli attori coinvolti una visione gliela si dà!
Trailer
Anita B.
Roberto Faenza coinvolge ancora attori stranieri (tra cui l'indimenticabile Nathna di Misfits, Robert Sheehan) per raccontare il difficile riappropriarsi della vita di una ragazza scampata ad Auschwitz. Trasferitasi dalla zia a Praga, conquisterà le simpatie del cognato di lei, ma dovrà temere l'ondata di antisemitismo che non è ancora cessata.
Ni.
Trailer
La mia classe
Valerio Mastandrea protagonista di un film nel film. Interpreta infatti un attore che si cimenta come insegnate di italiano di una classe di immigrati, ma durante le riprese del film, l'intera troupe entra in scena... mah.
Trailer
Carrie - Lo sguardo di Satana
Remake - per i fan non richiesto- del classico di Brian De Palma che vede i poteri telecinetici della protagonista scatenarsi dopo le vessazioni e le prese in giro delle compagne di scuola. Se non altro, ad interpretarla è Chloe Moretz, e c'è pure Julianne Moore.
Trailer
Angry Games
Ma davero davero c'è ancora chi senta il bisogno di vedere parodie in stile Scary Movie?
A quanto pare sì.
Shame on you.
Trailer
The Unknown Known
Per finire, il documentario di Errol Morris in concorso all'ultimo festival di Venezia e già passato da queste parti QUI.
Il regista, con una lunga intervista e immagini di repertorio, cercherà di controbattere alla dialettica di Donald Rumsfeld.
Trailer
15 gennaio 2014
Lo Hobbit - La Desolazione di Smaug
Andiamo al Cinema (un po' in ritardo)
Come per le serie TV, anche per i grandi film ho bisogno di una motivazione per recuperarli.
Se, infatti, Il signore degli Anelli non sta nella mia vergognosa lista di 10 cadaveri è solo perchè con l'uscita de Lo Hobbit lo scorso anno mi sono sentita in dovere di vedermi la fantomatica trilogia, armata di un giovine volonteroso, una valanga di popcorn, una pizzeria accanto a casa e un divano comodo che potesse reggere 9 ore di seduta.
E amore fu.
Per gli ambienti, per la storia, per Gandalf il grigio così tenero, per Gollum così ossessivo, e per la storia di per sé.
Come già detto nella recensione di Un viaggio inaspettato, questa magia è riportata solo in parte in questo prequel, dove ritroviamo i vecchi amici -ora più giovani di 60 anni- e soprattutto i luoghi fantastici del mondo creato da Tolkien, ma non la stessa forte e ammaliante trama.
Le disavventure del nano Thorin per ritrovare il suo regno assediato da un incandescente drago, sono infatti meno solide rispetto a quella di un anello dal potere oscuro e il lungo viaggio per distruggerlo, e soprattutto con questo secondo capitolo si percepisce un allungamento dei momenti, del viaggio e dell'azione.
Seguiamo, infatti, la nuova compagnia dopo l'attacco degli orchi tentare di arrivare a Ereborn, passando per il Bosco Atro infestato dai ragni dove vengono catturati dagli elfi silvani dai quali fuggono inseguiti dagli orchi dai quali vengono salvati da un contrabbandiere che li porta a Pontelagolungo dove vengono visti come eroi e aiutati ad arrivare alla montagna mentre Gandalf deve vedersela con il Negromante.
Non si pensi però che questo lungo viaggio sia noioso, niente affatto, visto che i combattimenti e gli inseguimenti sono il vero sale della pellicola, dove Jackson si può esprimere al suo meglio tra frecce scoccate, botti di fortuna e pungoli audaci. E' qui infatti che la sua macchina da presa coinvolge maggiormente lo spettatore, con i suoi movimenti fluidi, sobbalza e accelera come i protagonisti facendo così entrare all'interno delle emozioni del film e rimanere a bocca aperta.
Superate tutte queste sfide, la compagnia giunge un po' dimezzata alla porta incantata di Ereborn, dove ha lungo la parte più interessante e decisamente migliore del film: l'incontro tra Bilbo e il drago Smaug, risvegliato e ancora geloso custode del suo tesoro.
La distesa infinita dell'oro, unita ai dialoghi che i due si scambiano e all'inevitabile scontro in cui tutto il genio dei nani si mette all'opera basta a giustificare i 161 minuti passati in sala.
Qui gli effetti speciali si scatenano e risultano sempre più magnificamente unici e spettacolari, mentre la storia si fa un incastro perfetto tra presente e passato, che ancora una volta ha il suo peso.
Il finale -tagliato quasi con l'accetta- lascia così di stucco e soprattutto in una trepidante attesa che verrà soddisfatta -purtroppo- solo fra 11 mesi.
Come per le serie TV, anche per i grandi film ho bisogno di una motivazione per recuperarli.
Se, infatti, Il signore degli Anelli non sta nella mia vergognosa lista di 10 cadaveri è solo perchè con l'uscita de Lo Hobbit lo scorso anno mi sono sentita in dovere di vedermi la fantomatica trilogia, armata di un giovine volonteroso, una valanga di popcorn, una pizzeria accanto a casa e un divano comodo che potesse reggere 9 ore di seduta.
E amore fu.
Per gli ambienti, per la storia, per Gandalf il grigio così tenero, per Gollum così ossessivo, e per la storia di per sé.
Come già detto nella recensione di Un viaggio inaspettato, questa magia è riportata solo in parte in questo prequel, dove ritroviamo i vecchi amici -ora più giovani di 60 anni- e soprattutto i luoghi fantastici del mondo creato da Tolkien, ma non la stessa forte e ammaliante trama.
Le disavventure del nano Thorin per ritrovare il suo regno assediato da un incandescente drago, sono infatti meno solide rispetto a quella di un anello dal potere oscuro e il lungo viaggio per distruggerlo, e soprattutto con questo secondo capitolo si percepisce un allungamento dei momenti, del viaggio e dell'azione.
Seguiamo, infatti, la nuova compagnia dopo l'attacco degli orchi tentare di arrivare a Ereborn, passando per il Bosco Atro infestato dai ragni dove vengono catturati dagli elfi silvani dai quali fuggono inseguiti dagli orchi dai quali vengono salvati da un contrabbandiere che li porta a Pontelagolungo dove vengono visti come eroi e aiutati ad arrivare alla montagna mentre Gandalf deve vedersela con il Negromante.
Non si pensi però che questo lungo viaggio sia noioso, niente affatto, visto che i combattimenti e gli inseguimenti sono il vero sale della pellicola, dove Jackson si può esprimere al suo meglio tra frecce scoccate, botti di fortuna e pungoli audaci. E' qui infatti che la sua macchina da presa coinvolge maggiormente lo spettatore, con i suoi movimenti fluidi, sobbalza e accelera come i protagonisti facendo così entrare all'interno delle emozioni del film e rimanere a bocca aperta.
Superate tutte queste sfide, la compagnia giunge un po' dimezzata alla porta incantata di Ereborn, dove ha lungo la parte più interessante e decisamente migliore del film: l'incontro tra Bilbo e il drago Smaug, risvegliato e ancora geloso custode del suo tesoro.
La distesa infinita dell'oro, unita ai dialoghi che i due si scambiano e all'inevitabile scontro in cui tutto il genio dei nani si mette all'opera basta a giustificare i 161 minuti passati in sala.
Qui gli effetti speciali si scatenano e risultano sempre più magnificamente unici e spettacolari, mentre la storia si fa un incastro perfetto tra presente e passato, che ancora una volta ha il suo peso.
Il finale -tagliato quasi con l'accetta- lascia così di stucco e soprattutto in una trepidante attesa che verrà soddisfatta -purtroppo- solo fra 11 mesi.
14 gennaio 2014
Hemlock Grove
Quando i film si fanno ad episodi
Da Twin Peaks in poi, il vero cliché delle serie TV è stato l'assassinio di una giovane ragazza in un paesino all'apparenza normale, ma che di normale ha gran poco.
Con inizi così è infatti pieno il palinsesto, da The killing a Broadchurch (con la vittima declinata al maschile), da Top of the Lake (senza morta) a Hemlock Grove.
Sì, anche questa serie parte proprio dalla morte brutale e violenta di una giovane, mettendo così in moto una serie di ricerche e di sospetti che sveleranno molto più di un semplice assassino.
Perchè, a guardare i credits della serie, si scopre subito che a produrla e a dirigerne il primo episodio è uno dei principi dell'horror, Eli Roth, e non c'è quindi da stupirsi se rivelazioni shock, molto sangue e molto creepy siano presenti.
Sulla scia di The walking dead e American Horror Story, anche in questo caso si preme l'acceleratore sull'ansia e il disgusto dello spettatore, cogliendolo con colpi di scena, sventramenti e magie occulte da raccapriccio. Ma Hemlock Grove vira verso un pubblico più giovane, facendo di due ragazzi in modo diverso emarginati, i protagonisti di indagini collaterali a quelle della polizia e immettendo -già con il secondo episodio- la componente soprannaturale dei lupi mannari a rendere il tutto ancora più strano, folle e difficile da lasciare.
Ogni personaggio appare infatti ammantato dall'alone del mistero, a partire dai due sopracitati: figlio maggiore della famiglia più influente e ricca della città uno, e gipsy senza una fissa dimora l'altro. In più ci sono la madre del primo, sexy e senza un passato, la sorella, deforme e muta, uno scienziato pazzo o semplicemente avanguardista, una scrittrice in erba fin troppo curiosa, la cugina/maga del secondo, tutti interpretati nel modo più cupo e ricco di tensione possibile.
Mescolando assieme questi personaggi, si crea un'alchimia instabile, in cui ogni episodio depista e fa venire dubbi sulla natura di ognuno, mentre le vittime crescono ad ogni luna piena.
Ad esser sinceri, la serie fatica un po' ad ingranare, ma dopo una prima parte un po' lenta parte e stupisce con un doppio finale da urla e brividi che soprattutto gli appassionati del genere potranno apprezzare.
Chi da sempre tiene le distanze (come la sottoscritta), invece, seguirà i 13 episodi di questa prima stagione -la seconda è già stata confermata- con interesse e un po' di perplessità, rimanendo però a bocca aperta davanti a scene fenomenali come la prima trasformazione in lupo mannaro.
Con Hemlock Grove, quindi, chiunque può venir soddisfatto, e la NetFlix mette a segno un altro colpo variando la sua offerta di genere che prevede già perle come House of Cards e Orange is the New Black.
Da Twin Peaks in poi, il vero cliché delle serie TV è stato l'assassinio di una giovane ragazza in un paesino all'apparenza normale, ma che di normale ha gran poco.
Con inizi così è infatti pieno il palinsesto, da The killing a Broadchurch (con la vittima declinata al maschile), da Top of the Lake (senza morta) a Hemlock Grove.
Sì, anche questa serie parte proprio dalla morte brutale e violenta di una giovane, mettendo così in moto una serie di ricerche e di sospetti che sveleranno molto più di un semplice assassino.
Perchè, a guardare i credits della serie, si scopre subito che a produrla e a dirigerne il primo episodio è uno dei principi dell'horror, Eli Roth, e non c'è quindi da stupirsi se rivelazioni shock, molto sangue e molto creepy siano presenti.
Sulla scia di The walking dead e American Horror Story, anche in questo caso si preme l'acceleratore sull'ansia e il disgusto dello spettatore, cogliendolo con colpi di scena, sventramenti e magie occulte da raccapriccio. Ma Hemlock Grove vira verso un pubblico più giovane, facendo di due ragazzi in modo diverso emarginati, i protagonisti di indagini collaterali a quelle della polizia e immettendo -già con il secondo episodio- la componente soprannaturale dei lupi mannari a rendere il tutto ancora più strano, folle e difficile da lasciare.
Ogni personaggio appare infatti ammantato dall'alone del mistero, a partire dai due sopracitati: figlio maggiore della famiglia più influente e ricca della città uno, e gipsy senza una fissa dimora l'altro. In più ci sono la madre del primo, sexy e senza un passato, la sorella, deforme e muta, uno scienziato pazzo o semplicemente avanguardista, una scrittrice in erba fin troppo curiosa, la cugina/maga del secondo, tutti interpretati nel modo più cupo e ricco di tensione possibile.
Mescolando assieme questi personaggi, si crea un'alchimia instabile, in cui ogni episodio depista e fa venire dubbi sulla natura di ognuno, mentre le vittime crescono ad ogni luna piena.
Ad esser sinceri, la serie fatica un po' ad ingranare, ma dopo una prima parte un po' lenta parte e stupisce con un doppio finale da urla e brividi che soprattutto gli appassionati del genere potranno apprezzare.
Chi da sempre tiene le distanze (come la sottoscritta), invece, seguirà i 13 episodi di questa prima stagione -la seconda è già stata confermata- con interesse e un po' di perplessità, rimanendo però a bocca aperta davanti a scene fenomenali come la prima trasformazione in lupo mannaro.
Con Hemlock Grove, quindi, chiunque può venir soddisfatto, e la NetFlix mette a segno un altro colpo variando la sua offerta di genere che prevede già perle come House of Cards e Orange is the New Black.
13 gennaio 2014
Golden Globes 2014 - Il Red Carpet
Archiviati i premi e recuperata qualche ora di sonno, è il momento di parlare dell'argomento che -siate sinceri- interessa sempre tutti: il red carpet!
Di abiti meravigliosi non ce ne sono stati molti, di orridi, purtroppo sì.
Lasciamo libero allora, senza troppi indugi, l'Enzo Miccio che è in ognuno di noi e diamo il via alle pagelle:
Promosse
Amy Adams
Il vestito rosso con zinne in zona cesarini sembra tirato fuori da quelli del suo personaggio in American Hustle, e anche per questo le sta così bene!
Kaley Cuoco
Si salva solo perchè, nonostante il colore improponibile, la forma è decisamente sexy ma classica allo stesso tempo. Meno convincente la pettinatura..
Amber Heard
Un'altra pettinatura un po' meh, ma abito veramente faigo!
Michelle Dockery
Coi colori non sempre c'azzecca, ma la forma dell'abito e la sua eleganza la fanno promuovere, questa volta!
Jessica Chastain
Anche con un sacchetto dell'umido sarebbe stata bene. Sobria ed elegante, la fantastica Jessica!
Julia Roberts
Uno degli abiti più particolari e discutibili. Quasi da segretaria, vero, ma se si osa si vince!
Kerry Washington
La signora Scandal sa come valorizzare e portare il pancione... non come una certa Olivia Wilde...
Sofia Vergara
E che glie vuoi dì? Stupenda e simpatica!
Taylor Swift
Nonostante l'antipatia che sprizza da ogni poro, l'abito della cantante è uno dei più belli della serata. Già.
Bocciate
Sandra Bullock
La forma ricorda quello della Dockery, ma tra i colori e il portamento il risultato è tutt'altro.
Emma Watson
Probabilmente indecisa se andare in lungo o con i pantaloni, Emma ha messo su entrambi. Il dietro si lascia vedere, ma il davanti proprio no. Bocciata!
Gabourey Sidibe
Nelle serie si fa adorare e si veste con stile, alle premiazioni si fascia troppo. E poi l'effetto latex, no no no.
Nelle serie si fa adorare e si veste con stile, alle premiazioni si fascia troppo. E poi l'effetto latex, no no no.
Lena Dunham
Passi da gigante rispetto agli Emmy, certo, ma di strada nello stile/premiazioni la brava Lena ne ha da fare!
Passi da gigante rispetto agli Emmy, certo, ma di strada nello stile/premiazioni la brava Lena ne ha da fare!
Elisabeth Moss
Bella e simpatica, Peggy Olson opta per un effetto lucido e paillettes che non le fa fare una gran figura..
Bella e simpatica, Peggy Olson opta per un effetto lucido e paillettes che non le fa fare una gran figura..
Olivia Wilde
Paillettes come se piovesse anche qui, per valorizzare o semplicemente strizzare il pancione. Risultato: una tunica che sembra tutto meno che comoda.
Paillettes come se piovesse anche qui, per valorizzare o semplicemente strizzare il pancione. Risultato: una tunica che sembra tutto meno che comoda.
Zooey Descanel
Bianco su bianco e soprattutto tulle su maglioncino: indie ok, ma non così!
Zoe Saldana
Mah. Sembra un abito tirato fuori dal mercato, realizzato con gli scarti di tessuto. Di certo, non uno da cerimonia.
Mah. Sembra un abito tirato fuori dal mercato, realizzato con gli scarti di tessuto. Di certo, non uno da cerimonia.
Jennifer Lawrence
Jen ci ricasca e va per l'abito da sposa bianco. Quelle stringhe nere aumentano l'effetto di "ma perchè?" che nasce spontaneo.
Jen ci ricasca e va per l'abito da sposa bianco. Quelle stringhe nere aumentano l'effetto di "ma perchè?" che nasce spontaneo.
Anche le donne vogliono la loro parte
Aaron Paul
Michael Fassbender
Leonardo Di Caprio
Jared Leto
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