19 giugno 2014

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

In estate è tempo di ripescaggi, purtroppo si sa, e così nonostante la felicitazione di vedere un film capolavoro finalmente nelle nostre sale, ci ritroviamo anche altre pellicole di 2-3 anni addietro. Non mancano la commedia divertente made in USA, i filmini indipendenti italiani e i documentari.
Qualche consiglio?
Eccolo:

Synecdoche, New York
L'esordio alla regia dello sceneggiatore Charlie Kaufman arriva in Italia con ben 6 anni di ritardo, e con tutta probabilità solo per la prematura scomparsa di Philip Seymour Hoffman che qui regala una delle sue interpretazioni migliori.
Assolutamente da non perdere, non a caso anche a questo film ho dedicato la Tesi.

Jersey Boys
Dopo aver raccontata pagine importanti della storia americana con J. Edgar, Clint Eastwood si focalizza sugli anni '50 per raccontare la nascita e l'ascesa dei Four Seasons, gruppo popolare capitanato da Frankie Valli che nasce attorno al boss italoamericano Gyp De Carlo.
Pur essendo il regista una sicurezza, questo ha tutta l'aria di essere uno dei suoi lavori meno convincenti.
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Tutte Contro Lui
Cameron Diaz è invece una sicurezza per quanto riguarda le commedie americane, e tenendo conto che la trama non è delle più originali (uomo plurifedifrago le cui donne si alleano per vendicarsi), il punto di forza del film sta proprio nel cast, che comprende anche Leslie Mann, Kate Upton, Nikolaj Coster-Waldau (Jaime Lannister) e Nicki Minaj.
Pellicola estiva di puro intrattenimento che non fa mai male.
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Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente
Commedia in coproduzione tra Francia, Belgio e Germania datata 2011, vede due insoliti protagonisti: il pescatore Jafaar e un maiale vietnamita da lui trovato. Non riuscendosi a liberare dell'animale, al quale si affezionerà, inizierà a ricavarne denaro nei modi più impensabili.
Godibile.
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La Pioggia che non Cade
Gli Inverso, band romana, potrebbero avere finalmente l'occasione di entrare nel business musicale che conta, devono solo scrivere una nuova canzone da presentare al produttore.
Tonino Abballe dà così luce al gruppo con un film che avrà invece molta meno notorietà.
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Ragazze a Mano Armata
Basterebbe forse il poster del film a gridare "state lontani!", guardando poi alla trama ci si trova davanti a una versione sicula che copia pari pari Piccoli Omicidi tra Amici: tre coinquiline al verde affittando una stanza a una sconosciuta, trovano un borsone pieno di soldi, che, come sempre, porteranno guai.
Realizzazione e interpretazioni al limite dell'amatoriale.
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The Dark Side of the Sun
Documentario/racconto di animazione del 2011 che fa luce (concedetemi il termine) sulla rara malattia Xeroderma Pigmentoso, che a causa dell'estrema fotosensibilità non permette a chi ne è colpito di esporsi al sole. Seguiamo così la famiglia Mahar, che ha fondato l'associazione no profit XP che si riunisce una volta all'anno, di notte.
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Per Nessuna Buona Ragione
Documentario che mette in risalto la figura del disegnatore e artista Ralph Steadman, collaboratore, tra gli altri di Hunter S. Thompson per le caricature di Paura e Delirio a Las Vegas.
Intervistatore d'eccezione: Johnny Depp.
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Mademoiselle C
Altro documentario che racconta invece la vita e i successi di Carine Roitfeld, editorialista di Vogue Paris per 10 anni e da poco editrice della sua personale rivista di moda CR Fashion Book.
Per fashion victim a cui lustri e lustrini piacciono.
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18 giugno 2014

The Normal Heart

Andiamo al Cinema (quasi)

1982. In Svezia il punk non è morto.
Nello stesso anno, però, una malattia di morti inizia a farne davvero tanti, troppi, e sono tutti omosessuali che si ritrovano improvvisamente il corpo ricoperto di ematomi e crosticine che non se ne vanno, che vedono il loro fisico deperire e asciugarsi e le forze abbandonarli.
L'AIDS è arrivata, e sembra che nessuno, né la medicina, né il governo riesca o voglia fermarla.
Ned Weeds viene letteralmente investito da questo ciclone, vedendo a poco a poco morire i suoi amici e conoscenti, reagendo fin da subito con l'unico sentimento che apparentemente riesce a provare e ad esprimere: la rabbia.
Si arrabbia contro un sistema che li taglia fuori dalla ricerca, si arrabbia contro un governo che tace anche il nome della malattia, si arrabbia con la società, che li emargina ancora di più, subito dopo quegli anni spensierati della rivoluzione sessuale che permetteva finalmente loro di esibire la sessualità e l'amore in feste e festine, si arrabbia con il fratello, che ancora non lo accetta, non lo capisce e giudica la sua scelta una malattia, per cui per anni lo ha mandato dallo psicologo, e si arrabbia anche con i suoi amici, giudicandoli in continuazione, ritenendoli codardi, poco combattivi, poco coinvolti in una battaglia che, secondo lui, dovrebbe essere portato avanti a suon di grida, e, infine, si arrabbia con il destino, che cerca di toglierli l'amore che finalmente è riuscito a trovare, e che ora non può godere ma deve curare.
Si arrabbia troppo, Ned, tanto da farne un personaggio scomodo, francamente odioso, e seppure la ragione penda dalla sua parte, si fatica non poco a concedergliela.


Ma c'è qualcun altro che questo sistema non lo sopporta più, è Emma Brookner (una sempre più convincente Julia Roberts dopo Osage County), la dottoressa che per prima (filmicamente parlando) individua la malattia e cerca senza fondi sufficienti e senza ben sapere cosa sia possibile fare, se una cura possa esserci, vedendo spegnersi i suoi pazienti uno a uno.
Emma c'è l'ha con la vita, che l'ha costretta in una sedia a rotelle fin dall'infanzia a causa della polio, ce l'ha con il governo che non stanzia fondi, c'è l'ha con gli altri medici che per paura di un contagio si tengono distanti dal suo reparto.
E' quindi un clima quasi incomprensibile quello che Ryan Murphy ci mostra, un clima in cui non solo la parola AIDS, ma anche quella gay fa paura e dove i morti si accumulano uno dopo l'altro ma non si cerca nemmeno di trovare una soluzione, evitando il problema, evitando di dare soldi alla ricerca, evitando anche di parlarne.
E come purtroppo sappiamo, il problema ancora non è risolto, e vedere quanto accadeva ormai 30 anni fa, fa ancor più riflettere il silenzio e la convinzione di scampato pericolo in cui si crede di esistere.


Spiace però che il protagonista di The Normal Heart sia un un Mark Ruffalo così difficile da amare e da sopportare, che urla e sbraita facendo facilmente intuire la natura teatrale del film, condito com'è di monologhi ad effetto dove le parole, gridate, pesano come macigni.
Allo stesso modo convince poco la prima parte del film, che corre via troppo veloce, accelerata all'inverosimile e con scelte di regia e di montaggio frenetiche che rallentano, finalmente nella seconda parte, quella decisamente più malinconica, dove le lacrime iniziano a sgorgare assieme ai singhiozzi, e dove anche la rabbia di Ned trova il suo posto.
A convincere è comunque una storia che non può lasciare indifferenti, portata in vita da un cast perfettamente in parte che sicuramente farà incetta di Emmy (Matt Bomer, Jim Parsons, Taylor Kitsch, Alfred Molina e pure brevemente Jonathan Groff di Looking)
E si finisce con un finale un po' mozzato, nessun happy end, nessuna soluzione miracolosa che salverà le ormai migliaia di infetti, nessuna vittoria che possa colmare l'ego di Ned.
Perchè nessun Happy end, nessuna soluzione miracola e nessuna vittoria c'è stata.
C'è, forse, quando a queste storie, e a questa storia, si dà voce.


17 giugno 2014

Game of Thrones - Stagione 4

Quando i film si fanno ad episodi

L'hype che si crea attorno ad una nuova stagione, o anche solo ad un nuovo episodio de Il trono di Spade, non può essere paragonata con nessun'altra serie.
Ecco perchè, al contrario del mio solito programma, non ho potuto farmi una scorpacciata unica della serie, ma per evitare spoiler, anticipazioni e soffiate, ho dovuto cedere e vedermi come tutti gli altri un episodio a settimana. E tenendo conto che anche in questa stagione il caro George R.R. Martin non ha risparmiato personaggi amati o personaggi protagonisti da una tragica fine, è davvero stata la scelta più giusta.


Ma passiamo a parlare di questa quarta stagione, che rispetto alla scorsa sembra mettere almeno un po' di accelerazione. Non all'inverno (che, teoricamente, is coming) ormai passato in secondo piano, ma ai giochi di potere e di vita che si muovono tra Approdo del Re, il Nord e la Barriera.
In queste story line, va da sé che alcune funzionano, alcune meno: ancora devo capire l'importanza di raccontare le vicissitudini sempre più strazianti di Greyjoy, o la pesantezza all'arrivo sullo schermo di Stannis Baratheon, e, senza offesa, pure la Barriera non ha molto da offrire, o meglio, non aveva, perchè con l'episodio numero 9 a lei completamente dedicato, con 50 minuti di regia sopraffine che si muove nel campo di battaglia, dall'alto del ghiaccio allo scontro aperto, tra giganti e i loro mammut, incontri che fanno battere il cuore e morti come se piovesse, la suddetta Barriera (e il poco incisivo Jon Snow) riacquistano la loro dignità.
L'attenzione di tutti è però concentrato all'interno della famiglia Lannister, che dopo una dipartita che dà una soddisfazione inimmaginabile, tiene con il fiato sospeso, regalando i momenti più emozionanti della stagione con monologhi esaltanti e combattimenti dall'esito sorprendente, senza spoilerare troppo. Tyron si fa strada così nel cuore dello spettatore, scalzando una Daenerys che in 10 episodi combina gran poco se non cercare di mantenere una libertà tanto labile quanto il suo avanzare verso il trono.
E gli Stark superstiti?
La povera Arya poco a poco diventa la degna erede del padre, dando vita anche a siparietti ironici con il suo Mastino, la ancora più povera Sansa viene sballottata di qua e di là ma sembra finalmente tirare fuori gli artigli, e il poco interessante -per il momento- Bran risulta fondamentale solo nel finale, con la sua scoperta.
E arriviamo al finale, allora, dove quasi tutte le storie vengono riprese e portate giusto un po' avanti, quel po' necessario a far già salire l'hype per il prossimo anno, e che proprio in Arya, e in Tyron ha il suo fulcro.


I momenti di lentezza, dunque, ci sono, così come le storie di cui poco importa, ma ancora una volta la forza della serie sta nel sorprendere lo spettatore, con esiti mai scontati, con personaggi amati (anche i nuovi, cara Vipera Oberyn Martell) che non per questo devono rimanere in vita, con scene e scelte di regia da applauso.
Gli ambienti e le ricostruzioni sono infatti di una bellezza pari al loro uso all'interno degli episodi, e che sia una semplice scogliera dove allenarsi, una pianura che si estende incontaminata o un Porta Insanguinata, si resta a bocca aperta.
In attesa di scoprire sorti e approdi dei vari personaggi nuovamente in movimento, in attesa di un inverno che tarda ad arrivare e di un trono quanto mai insicuro, l'appuntamento è già fissato per aprile 2015.


16 giugno 2014

Biglietto, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

Tenere questa rubrica nel periodo estivo significa vedere calare gli incassi in modo vertiginoso. A tenere testa è sempre e solo Malefica, che ancora una volta supera il milione lasciando le briciole agli altri film. Le nuove uscite non certo di richiamo di giovedì sbucano qua e là, tra commedie di qualità (le inglesi e le francesi), l'horror che va sempre bene per i giovani e l'animazione come scelta ottimale per genitori e bambini.


In attesa di Clint e di Kaufman della prossima settimana, i dettagli:

1 Maleficent
week-end € 1.296.440 (totale: 10.886.331)

2 Il Magico Mondo di Oz
week-end € 336.295 (totale: 336.295)

3 Edge of Tomorrow - Senza domani
week-end € 310.781 (totale: 2.411.175)

4 X-Men - Giorni di un futuro passato
week-end € 279.916 (totale: 5.949.754)

5 1303 - 3D
week-end € 217.922 (totale: 217.922)

6 Three Days To Kill
week-end € 187.797 (totale: 518.774)

7 Le Week-End
week-end € 131.485 (totale: 133.335)

8 Goool!
week-end € 126.540 (totale: 716.259)

9 Tutta colpa del vulcano
week-end € 121.970 (totale: 323.220)

10 Rompicapo a New York
week-end € 79.669 (totale: 79.669)

15 giugno 2014

Rumors Has It - Le News dal Mondo del Cinema


Era parecchio che non si parlava di un solitamente habitué di questa rubrica: Ryan Gosling. Dopo il debutto alla regia che non ha certo entusiasmato Cannes, l'attore potrebbe tornare al suo solito ruolo in coppia con Russell Crowe. I due sono in trattative per The Nice Guys, diretto da Shane Black (sceneggiatore di Arma Letale, L'ultimo boyscout e Iron Man 3, tra gli altri) e dalle venature decisamente noir: ambientato nella Los Angeles degli anni '70 vede un buttafuori e un detective privato lavorare assieme su un caso di un'attrice porno scomparsa.
Si attendono conferme.

Si muove in direzioni sempre più diverse la carriera di Tom Hiddleston, che dopo il Loki di Thor e il vampiro di Only lovers left alive, interpreterà il cantante country Hank Williams, nel biografico I saw the light. Scritto e diretto da Marc Abraham, il film racconterà la fulminante carriera del giovane dall'Alabama, morto a soli 29 anni nel 1953.
Le riprese inizieranno ad ottobre.

Si ventila la possibilità di una terza collaborazione tra Rooney Mara e il regista David Fincher. Dopo The Social Network e Millenium-Uomini che odiano le donne, i due sono ora in trattative per realizzare Red Sparrow, copione di Eric Singer. Il film è una spy story ambientata nella Russia di Putin, e vede la donna diventare suo malgrado un'agente seduttrice nei confronti di un agente della CIA. Il progetto, in passato, aveva interessato anche Darren Aronofsky.

Dopo il malinconico A proposito di Davis, i fratelli Coen tornano al lavoro assoldato due veterani della loro filmografia: George Clooney e Josh Brolin saranno infatti protagonisti di Hail Caesar. Il film sarà ambientato negli anni '50 e racconterà di un'agenzia che si occupa di mettere a tacere gli scandali e gli eccessi delle star.

In attesa di vederlo nuovamente (dopo la sorpresa Prisoners) assieme a Denis Villeneuve in Enemy, Jake Gyllenhaal mette in agenda un altro regista importante con cui collaborare: Jean-Marc Vallé, reduce degli Oscar per il suo Dallas Buyers Club. L'attore in Demolition sarà un banchiere che dopo la morte della moglie finirà nel baratro della depressione, da cui riuscirà a salvarlo, forse, l'incontro casuale con una donna. Attesa ancora per sapere la protagonista femminile.

Non si sa bene cosa aspettarsi, invece, dal nuovo progetto di Alejandro González Iñárritu, che c'ha abituato a drammi pesanti come Amores Perros o 21 grammi. Il regista è passato alla commedia, e con un cast all stars (Michael Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Naomi Watts, Amy Ryan e Zach Galifianakis) spiazza. Le prove? Nel primo teaser trailer di Birdman:



Stessa perprlessità anche sul piccolo schermo, dove a poco a poco vengono svelati dettagli sulla prossima stagione di American Horror Story. Ambientata in un circo diretto da Jessica Lange, Freak Show sarà ambientato negli anni '50. E giusto ieri, Sarah Paulson ha twittato una foto del suo personaggio, pardon, personaggi: le gemelle siamesi Bette e Dot.

Ritorno alla Tv anche per Bryan Craston. Dopo che la scorsa settimana lo si vedeva -per il momento- solo nei panni del produttore di The dangerous book for boys, ora l'attore è stato chiamato nientemeno che da Steven Spielberg per adattare lo spettacolo di Broadway All The Way, di cui è già protagonista nei panni del Presidente Lyndon B. Johnson e che gli è già valso un Tony Award.
In attesa di trovare un network, il progetto già piace, basta solo che non diventi come lo statico Lincoln!

14 giugno 2014

Nausicaä della Valle del vento

Once Upon a Time - 1984

Considerato da molti l'opera zero dello Studio Ghibli, composta e diretta prima della sua fondazione, Nausicaä ha già tutti gli ingredienti che Miyazaki svilupperà poi nella sua filmografia.
Abbiamo un'eroina giovane e intrepida, una principessa ben diversa da quelle Disney, che combatte con le parole e per salvare il suo popolo; abbiamo il tema dell'ambientalismo, con una foresta tossica che si vuole bruciare ma che si può salvare, con animali torturati barbaramente; abbiamo l'antimilitarismo, con una guerra che incede e che si può, senza armi e con l'intelligenza, fermare.


Abbiamo però anche qualche incertezza, sia a livello di sceneggiatura (francamente molto, troppo lunga) che di animazione. I disegni appaiono infatti datati agli occhi di oggi, statici e a tratti abbozzati, e con tutta probabilità, passati un po' di anni, la fantasia di Miyazaki si sarebbe sbizzarrita molto di più, creando una foresta ancora più incantevole nella sua pericolosità.
Non che sia riuscita male, per carità, il sottosuolo di pietra, le sue acque infestate e i mostro-tarli riescono ad incantare, anche se molto più ci riesce la Valle del Vento dove Nausicaä vive.
Una Valle che viene però invasa senza pietà dall'esercito della Tolmechia, che vuole bruciare la foresta che crea le nubi tossiche che poco a poco stanno facendo morire il pianeta. Ma la giovane principessa ha una cura a tutto questo, che da tempo studia e sperimenta per guarire anche chi, come il padre, toccato dalle spore si sta trasformando in pietra.
La Tomalchia non è purtroppo l'unico nemico della Valle, dal fronte opposto si stanno muovendo con gli stessi obiettivi anche i soldati di Pejite, che hanno scoperto il futuro uso dell'unico Guerriero Invincibile rimasto e che 10 anni addietro aveva quasi annientato l'umanità, per distruggerli e per portare alla supremazia unica la principessa Koshana.


A rendere più magico il tutto, anche se un po' scontato, il mito che prevede la discesa di un eroe che salverà il mondo, d'azzurro vestito. Chi potrà mai essere, ci si chiede già fin dall'inizio?
Per evitare però di essere troppo ovvi, Miyazaki carica la scena di pathos e di misticismo, che consegna definitivamente Nausicaä nel regno delle eroine più impavide del mondo del Maestro.
Manca il personaggio buffo che aiuterebbe la sceneggiatura ad essere più leggera, manca un mondo fantastico più fantasioso, ma resta una storia che di ambiente e della sua salvaguardia parla (non a caso venne presentata dal WWF), e che già dimostra come i film di animazione non siano solo intrattenimento spiccio per bambini.


13 giugno 2014

We Are the Best!

Andiamo al Cinema

1982. Il punk è morto.
Così almeno pensano i giovani che dimenticate le rivolte, le proteste e i concerti rissosi di Sex Pistols e Ramones in Inghilterra, passarono ad ascoltare il glam rock, l'hard rock o semplicemente i Joy Division.
Così non pensano però Klara e Bobo, tredicenni in quel di Stoccolma che del punk hanno fatto uno stile di vita, distinguendosi dalle ragazzine bionde e perfettine della loro età con creste alla mohawk o capelli tagliati corti. Così non pensano soprattutto perchè il punk decidono di suonarlo, oltre che di ascoltarlo a ripetizione, sfidando la band heavy metal della sala prove e sfogando tutto il loro odio per la scuola, per lo sport e per i genitori, che sempre più le ignorano, almeno nel caso di Bobo, lasciandole sole e collezionando fidanzati di breve durata.
Peccato però che per suonare una musica anche punk, un minimo di conoscenza musicale ci voglia, e le due assoldano quindi Hedvig, chitarrista cristiana solitaria e presa in giro, facendola a poco a poco integrare con il loro mondo e sistemando le canzoni scritte.


Quello di Lukas Moodysson non è però un film musicale che segue la formazione e la crescita di una band, ma è un ritratto generazionale che, per quanto ben fissato temporalmente, vale per chiunque sia stato giovane. All'interno di We are the best! troviamo infatti tutti i problemi più tipici dell'adolescenza: dall'incapacità di sopportare e capire i genitori, alla ribellione scolastica, dalla sensazione di sentirsi sempre fuori luogo ai primi amori difficili e complicati, spesso non corrisposti. E Bobo è la rappresentazione di tutti questi problemi, nella sua particolarità, nella sua non avvenenza, e nelle sue insicurezze si nascondo tutti i traumi che l'adolescenza porta con sé se non si tirano fuori le unghie e se non si trova qualcuno con cui affrontare tutti questi ostacoli.
Fortunatamente Bobo le unghie le tira fuori, e le appoggia a delle bacchette con cui scuote la sua batteria, e fortunatamente qualcuno che la supporti lo trova, in Klara e in Hedvig.


Moodysson ci riporta così non solo a quegli anni problematici, ma anche a quell'epoca ricca di sfaccettature che sono gli anni '80, trattegiandoli nella ricostruzione degli ambienti, dei costuni e anche della fotografia, con quella patina seppia molto retrò.
Inutile poi stare ad esaltare la colonna sonora, doc d'eccezione, e che comprende nomi a noi sconosciuti come Ebba Grön o i Ståålfågel, più i pezzi dei gruppi presenti nel film, come gli Iron Fist o la coinvolgente Brezjnev Reagan Fuck Off anche se la vera perla è Sex Noll Tva eseguita da Liv Lemoyne.
Nella sua semplicità, quindi, We are the best! colpisce il segno, facendoci tifare per queste emarginate, per queste ragazzine dai grandi ideali che riusciranno a scuotere una festa come solo i veri punk sanno fare, diventando così, davvero, le migliori.


12 giugno 2014

Gomorra - La Serie

Quando i film si fanno ad episodi

In pochi scommettevano a suo tempo che un personaggio cattivo protagonista di un'intera serie sarebbe riuscito ad entrare in empatia con gli spettatori.
Poi è arrivato Walter White, che continuando a diventare sempre più bad, stagione dopo stagione, ha ribaltato credi  e convinzioni.
Stessa cosa succede in Gomorra, dove il caso si fa ancora più emblematico visto che non c'è un, e dico un, personaggio che riesca ad essere giudicato buono, non ce n'è uno che riesca in qualche modo a salvarsi ed espiare le sue colpe.
Nonostante questo, il prodotto funziona alla grande, evitando anche di scadere nell'esaltazione del mafioso e del suo stile di vita da una parte, e di fare del facile moralismo dall'altra.
E qui sta la chiave del successo di una serie che, soprattutto nel contesto televisivo italiano sovraffollato di fiction di scarsa qualità e di scarso gusto, poco avrebbe fatto sperare.
Invece Gomorra non solo supera il difficile esame dello spettatore medio, ma non ha nulla da invidiare a prodotti stranieri sempre più precisi e curati.


Le scelte registiche per raccontare uno spaccato di vita in quel di Secondigliano per raccontare le gesta del clan Savastano, sono non solo efficaci ma anche tecnicamente interessanti, lasciando la narrazione volta per volta ad un personaggio diverso, focalizzandosi sul suo stile, sui suoi lati più nascosti e inevitabilmente sulla sua crescita. Si inizia con lo scagnozzo di fiducia Ciro, si prosegue con il boss Pietro, per passare poi alla moglie Imma, al figlio Gennaro, fino a personaggi minori come Daniele e il fratello Massimo, il contabile milanese o le giovani leve di Genny. In questo modo, lo spazio raccontato da Gomorra si amplia, andando a mostrare tutti gli angoli più bui di una realtà che fa male, fatta di regole non scritte che se non seguite portano alla morte sempre facile, e che di certo non si limita a Napoli ma sfocia al nord e anche all'estero, con Spagna e Honduras.


E se il cinema e le fiction hanno finora messo paura per una recitazione non certo eccelsa da parte dei nostri attori, qui (complice anche un dialetto stretto che rende necessario l'uso dei sottotitoli per chi a Napoli e dintorni non è cresciuto) da Marco D'Amore a Salvatore Esposito, da Maria Pia Calzone a Fortunato Cellino, il rischio non si corre, anzi.
Da aggiungere poi è un'attenzione al livello tecnico che richiama fortemente il cinema, dalla fotografia nitida e sempre attenta a scovare l'angolazione più suggestiva anche solo per mostrare una morte, al montaggio intelligente che anche nel finale regala suspance e adrenalina aiutato da una colonna sonora che spazia dai cantanti neomeolodici, ai rap alle musiche d'atmosfera.
I morti ammazzati non si contano, il sangue versato è tanto, e non mancano momenti involontariamente ironici (il divano del primo episodio e i concerti improvvisati, tanto per) e per quanto l'intento -visto il libro di Saviano a cui ispira- sia quello di denuncia, ad uscirne sono episodi eccelsi, a cui forse manca solo quel cuore a cui una spettatrice come la sottoscritta difficilmente rinuncia, un personaggio a cui aggrapparsi, magari.
Ma queste sono solo considerazioni personali che davanti ad un finale e ad altrettanti 11 episodi di una simile caratura, possono e devono essere messe da parte.


Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Continua la vacanza della programmazione italiana, che in questo fine settimana propone pellicole decisamente minori ma che non per questo non possono rivelarsi delle piccole sorprese!
Meglio quindi fare un po' il punto della situazione, con i consigli per chi andrà a rifugiarsi all'ombra di un grande schermo:

The Congress
Cosa succederebbe se il digitale si espandesse sempre più al cinema, inglobando anche gli attori? Digitalizzando persone e sfruttandole in film e film senza che queste debbano più presentarsi sul set? E' quello che si chiede Ari Folman, ambientando il suo film in un futuro distopico, dove Robin Wright è stata la prima attrice a cedere all'innovazione, con l'intera umanità che ora preferisce vivere una realtà virtuale.
Nel cast anche Harvey Keitel, Paul Giamatti e Jon Hamm.
Spunti interessanti e realizzazione avveniristica.
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Rompicapo a New York
Probabilmente molti giovani partiti per l'erasmus poco dopo il 2002 lo hanno fatto sull'onda dell'entusiasmo che L'appartamento Spagnolo aveva suscitato in loro. Bene, ora il regista Cédric Klapisch ci mostra il terzo atto della vita di Xavier, dopo Bambole Russe, diventato un 40enne in aria di divorzio che si trasferisce prontamente in America.
Si riforma così la coppia Romain Duris-Audrey Tautou, e la curiosità la fa da padrone.
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Le Week-End
Se c'è una cosa che gli inglesi sanno fare bene al cinema, sono le commedie romantiche. Se poi il regista è il venerato Roger Michell di Nothing Hill e i protagonisti non sono giovani imberbi, ma una coppia di anziani professori il cui matrimonio scricchiola e che si concede una fuga a Parigi, le premesse per una pellicola che sa far emozionare e divertire, ci sono tutte!
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Gabrielle - Un amore fuori dal coro
In tema di romanticismo anche il film canadese di Louise Archambault, che vede protagonista una coppia di ragazzi con deficit intellettivo osteggiati nella loro storia. Il loro desiderio è quello di vivere assieme e consumare la "prima volta", per farlo, dovranno pazientare e superare diversi ostacoli.
Rischio buonismo dietro l'angolo, ma il premio del pubblico a Locarno gli fa da garanzia.
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The Gambler
Arriva dalla Lituania una pellicola che mescola ancora una volta l'amore con il pericoloso vizio del gioco. Il protagonista è infatti un medico dedido alle scommesse, che proprio mentre inizia una storia con una collega, dà inizio all'idea, macabra quanto di successo, di puntare sul decorso ospedaliero dei pazienti.
Distribuzione sicuramente con il contagocce.
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Ore Diciotto in punto
Ha il sapore di un film Sundance l'opera di Giuseppe Gigliorosso, che segue le tragicomiche vicende di Paride, angelo traghettatore dei suicidi, e il barbone Nicola, che ha cambiato idea proprio allo scoccare delle 18 e deve quindi essere seguito per contratto.
Lo sviluppo è però molto più amatoriale e poco raffinato di quanto si pensi. Peccato.
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1303 - 3D
Mischa Barton mollato O.C. non ne ha azzeccato una, e di certo non sceglie bene con questo horror dallo scarso livello, remake giapponese. Classica casa infestata, classiche presenza inquietanti nel vicinato, classica ragazza sprovveduta che va a vivere sola.
Possibile che non ci siano altre idee in circolazione?
Come se non bastasse, in 3D.
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Il Magico Mondo di Oz
Dopo la pellicola Disney, tornare al cartone sembrerebbe quasi un azzardo. E infatti a ben guardare il film indiano che la distribuzione italiana è andata a pescare è del 2012 e serve solo a riempire buchi sempre più grandi per i piccini. Il quasi sequel vantava però le voci di Lea Michele, James Belushi, Martin Short e Dan Aykroyd in originale, noi abbiamo invece Violetta.
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La Mela e il Verme
Si va ancora più indietro nel tempo, addirittura nel 2009 e in Danimarca, per l'altra proposta di animazione decisamente più originale e interessante. Protagonisti: una mela vanitosa da esposizione e un verme.
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Femen - L'Ucraina non è in vendita
Il documentario di Kitty Green va a far luce sul movimento femminista nato in Ucraina e trasferitosi poi a Parigi, mostrandone lo sviluppo, i credi, le proteste e le contraddizioni.
Per capirne di più.
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Era Meglio Domani
Altro documentario che, attraverso la storia di una donna e madre che deve ricominciare a costruirsi una vita, una casa e un lavoro, mostra i cambiamenti non sempre in meglio della Tunisia del 2011.
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