5 giugno 2026

Half Man

Mondo Serial

Come lo replichi un successo inaspettato, il plauso della critica e soprattutto di un pubblico così ampio da essere anche troppo ampio per un titolo difficile com'era stato Baby Reindeer?
E come trovi un'altra storia dopo aver raccontato la tua, dopo esserti esposto e esserti messo a nudo, con quel successo che diventa scomodo, che diventa un'arma a doppio taglio?
Richard Gadd si è preso il suo tempo, non ha ceduto alle lusinghe di Netflix e non ha cambiato la sua voce, consegnando la sua nuova miniserie a BBC (da noi invece è su HBO Max) che fa male quasi quanto la storia di Donny.


Ci sono due fratellastri diversi, anche nel modo in cui diventano fratellastri. Con le loro madri che forse stanno insieme, forse no, forse cercano solo conforto dopo aver perso il marito o esserne scappate, con gli anni '80 che non aiutano certo ad uscire alla scoperto per due donne lesbiche di una certa età.
Una situazione non facile, soprattutto se questi due fratelli sono diversi in tutto: uno spaccone, un bullo, un violento, Ruben, un timido, insicuro, bersaglio dei bulli, Niall.
Con l'adolescenza, però, queste differenze li portano ad avvicinarsi, con Niall ad invidiare e sognare di essere come Ruben, con una certa attrazione a farsi strada e a interrogare la sua sessualità, reprimendola però, perché i gay Ruben li bullizza. Feroce e aggressivo, è il mentore, il maestro ma anche il soggiogatore di un'anima fragile che non sa bene come stare al mondo, e che anche quando si trova a poter ricominciare da zero all'università di Glasgow, finisce per chiedere il suo aiuto, il suo ritorno, che si inserisce in dinamiche di gruppo che stavano nascendo in un dormitorio misto e che porta alla tragedia.


Ruben e Niall li conosciamo giovani e li conosciamo adulti, con un matrimonio che sta per essere celebrato a fare da ancora nel presente e il racconto a rivelare lentamente le carte di un passato difficile.
Perché c'è tutta la violenza di Ruben che esplode ma c'è anche tutta la gelosia di Niall di cui tenere conto, c'è tutta quella mascolinità tossica e controllante di Ruben rispetto alle sue donne e alle sue cose e c'è tutta l'incapacità di Niall di accettare la sua omosessualità andando a sfogare i suoi istinti nei posti più degradati come fosse quello l'unico posto e l'unico modo in cui farlo. C'è un sentimento difficile da spiegare a legarli, di invidia e di gelosia, di superiorità intellettuale o fisica, di giustizia personale e universale e di codipendenza dallo sguardo dell'altro che sembra sempre essere lì, pronto a giudicare e a giudicarsi a sua volta.
Ancora una volta, non è una miniserie facile quella che Richard Gadd ha scritto e che ha finito per interpretare. È una miniserie in cui non si riesce a patteggiare per nessuno dei protagonisti e per nessuna delle scelte che fanno, mostrando un mondo viscido e violento, dove i grugniti di Ruben vanno a braccetto con gli occhi spaesati di Niall. 
Se Jamie Bell è una riscoperta che si era persa in piccoli titoli sfortunati e Gadd è l'incarnazione dell'uomo pericoloso, non solo tossico, sono le loro controparti giovanili a brillare, Mitchell Robertson e Stuart Campbell, e a farsi carico di scene che a fatica si digeriscono.


Come la consigli, però, una miniserie così difficile, così respingente, così dura?
Come lo fermi il sentimento di orrore di fronte a certe scelte, a certe scene, all'incapacità di essere felici in cui nemmeno l'amore, nemmeno quello che per entrambi sembra il primo e il più puro, riesce a salvare?
Lo fai perché la scrittura di Gadd è capace di dividere e di far riflettere, mettere in luce molte ombre del maschio di oggi e soprattutto perché è una scrittura forte, che interroga in continuazione se stessa, che non avanza solo per scene e momenti, ma che mette in bocca ai suoi protagonisti confronti e dialoghi che parlano proprio del loro ruolo di protagonisti e di personaggi, in una situazione che a volte rischia di scivolare negli spiegoni ma il più delle volte si fa meta-narrazione di una forza difficile innegabile. Le scene di cui si parla e di cui si parlerà e che porteranno a premi Gadd e Bell sono quelle in ospedale e in carcere, palcoscenici quasi teatrali, con costumi d'ordinanza e una barriera a dividerli, dove potersi levare maschere e parlare a cuore aperto.


Confermando una penna attenta e intelligente oltre che un corpo che non ha paura di mettersi a nudo nelle sue fragilità come nei molti modi in cui si può essere vittima e carnefice di se stesso, Richard Gadd supera lo scoglio della notorietà improvvisa e ha come unico problema l'aver alzato, di nuovo, l'asticella.
Lo aspetteremo ancora una volta al varco, con la paura di farci ancora del male. 
E di volerlo, purtroppo.

Voto: ☕☕½/5

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