9 giugno 2026

Due Spicci

Mondo Serial

Se il secondo album è sempre il più difficile per un artista, il terzo com'è?
Dopo il successo di Strappare lungo i bordi, Zerocalcare non si era piegato alle logiche di Netflix e pur con una produzione ad alto budget si era fatto politico e schierato, riuscendo a convincere e a non far perdere numeri preziosi.
Ora torna, e sembra tornare alle sue storie, quelle degli amici a cui presta la voce, quelle di una Roma divisa in quartieri e quelle di una generazione allo sbando.
Una generazione nostalgica che parla per metafore pop, che fatica a crescere pur ritrovandosi a crescere dei figli, che in 10 anni si pensava e si sperava diversa, e invece sembra essere ferma lì, in un mare alla deriva su una zattera che si è fatta a pezzi.


Lo spunto di partenza sono gli inghippi in cui si ritrova impantanato Cinghiale, storie di debiti e di brutti ceffi che devono riscuotere quei debiti, mentre Zero si ritrova suo malgrado a ospitare la sua vecchia cotta Smeralda, ma dentro c'è ovviamente tanto altro. 
C'è la violenza, soprattutto, nella forma più dura e fisica e in quella più tossica e subdola di relazioni che non possono portare da nessuna parte e da cui è difficile uscire.
C'è un umorismo, ovviamente, più nero e più difficile da digerire quando ci viene mostrato uno specchio che riflette i nostri fallimenti, il nostro faticare a crescere, il nostro crederci eterni figli, eterni giovani, anche a 40 anni, o giù di lì.
Ci sono le riflessioni, quindi, di un Zerocalcare che sa fare pace con la sua fama e i suoi soldi, ma anche quelle che riguardano una generazione intera, o solo alcuni di noi, che faticano ad aprire l'ultima botola, a non farsi soffocare dai rovi.


C'è tutto questo, in una miniserie inaspettatamente più d'azione, più concitata, che sa anche far ridere.
E non dico ridere a denti stretti in mezzo al disagio e ai problemi che Cinghiale e Smeralda si ritrovano ad affrontare, ma ridere con leggerezza, almeno per un attimo, quando vengono tirati fuori i problemi con la tecnologia dei genitori, quando compare Lady Oscar o i Goonies, o quando semplicemente Secco cita la sua battuta più celebre. Già solo per l'entrata in scena di Secco ci sarebbe da applaudire, con la colonna sonora più giusta, in mezzo a pezzoni nostalgici che ancora una volta dimostrano il budget sfoderato da Netflix e quanto ci ha creduto in questa miniserie.
Una miniserie uguale e diversa dalle altre, uguale e diversa dai fumetti personali di Zerocalcare, in cui fa capolino pure l'amore, quello più timido e complicato, in un romanticismo inaspettato, e in cui il cuore dei cinofili può battere forte.
C'è sempre tanto da adocchiare, da cogliere, a cui prestare attenzione, in un'animazione ricca e geniale e piena di guizzi e parentesi creative, che siano cartelli lungo la strada, che siano flashback o spiegazioni veloci, o i suggerimenti di un Armadillo che è ormai un tutt'uno con Valerio Mastandrea e il suo modo cinico e pungente d'essere.


Due Spicci sa scavare, sa far male e sa anche fare bene. 
Nel saper raccontare una storia che ne contiene altre, in colpi di scena inaspettati, nel fare di un narratore non sempre affidabile, non sempre sicuro di sé, la voce che più si starebbe a sentire, visto come mette sempre in dubbio se stesso e le sue capacità.
Un ruolo non facile da mantenere, anche in mezzo a polemiche strumentali che puntano il dito sulla persona sbagliata invece che al sistema, all'industria, ma che viene portato avanti con una coerenza invidiabile.
Al terzo centro, non posso che chiedere semplicemente: ancora.

Voto: ☕☕☕☕/5

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