20 marzo 2024

Estranei

Andiamo al Cinema

Non è un dramma sofferto di un amore non corrisposto.

Non è un triangolo, anzi no, un quadrato pericoloso di tentazioni e passione.

Non è un rapporto di amicizia che poteva essere altro, che diventa altro, che rovina tutto.

È da quando è stato presentato al Telluride Film Festival che All of us strangers o Estranei fa parlare di sé.
Per Paul Mescal e Andrew Scott, per dei protagonisti aitanti per generazioni diversi, per la loro differenza d'età, per le scene bollenti, per l'alchimia che hanno.
E ti immagini una storia sofferta e sofferente, un amore difficile.
Il regista è lo stesso di Weekend, e chissà, dalle camere chiuse, confuse e che si sentono sbagliate, può non essere uscito mai.
Nel cast, anche Claire Foy e Jamie Bell, e ti chiedi chi sono. L'ex o l'attuale compagno? 
Inizi il film, e tutto si fa strano.
È strana l'atmosfera in un palazzo poco abitato, fuori Londra, fuori dal caos, in cui tutto è sigillato e apparentemente perfetto.


Adam vive lì, con i suoi fantasmi.
Scrittore, sta cercando di affrontare il nodo della sua vita.
Lo vedi, ciondolare, ricordare, rifiutare le avances alterate di Harry, lo segui in periferia, abbordato da chi sembra uscito d'altri tempi, portato a casa, trattato come un figlio, lui che sembra coetaneo e più vecchio di quella coppia. È una strano gioco sessuale? No.
È il suo passato, che si fa presente, che torna per aiutarlo, per conoscersi finalmente e confrontarsi.
Sono i suoi genitori, che tornano a lui dopo che lo hanno lasciato solo a 12 anni.
Con quella solitudine dentro, quel vuoto che va colmato.


Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi.
E la storia che Andrew Haigh adatta dal romanzo Taichi Yamada è una storia d'amore, filiale e di passione.
È una storia che trasuda Giappone , per quel rapporto poetico con la morte, per la delicatezza nel raccontarlo.
Meno si sa, meglio è.
Lo dico dopo aver svelato tanto, dopo essere trasalita in momenti di tensione e essermi sciolta in lacrime per un finale inatteso, che spezza il cuore.
C'è una delicatezza, di fondo, anche nelle tanto chiacchierate scene di sesso.
C'è della maestria, nel raccontare i viaggi, i loop, gli incubi che la droga sa fare.
E c'è della bravura e quell'alchimia che interviste e eventi avevano mostrato, tra il giovane Paul Mescal, sempre sofferto, sempre trattenuto, e un Andrew Scott dallo sguardo spezzato.
Ma non ero pronta a commuovermi per la rigidità che si scioglie di Claire Foy o per il modo diretto di fare di Jamie Bell.


Andrew Heigh pur partendo da una storia che non è la sua, la fa propria.
Ci mette i suoi riferimenti, i suoi confronti, la sua musica.
L'ipnotica e sfuggente The Power of Love farà ancora più male, colonna sonora di un film intimo e delicato difficile da scrollarsi di dosso.

Voto: ☕☕☕☕/5

8 commenti:

  1. Posso già affermare che resterà il mio preferito dell'anno?

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    1. Spero sempre in altre sorprese, ma sì, spezza il cuore in modo indimenticabile.

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  2. Forse uno dei film recenti che reputo più affascinanti, e in grado di portarmi a riflettere, sebbene mi abbia giusto commosso solo in un paio di momenti.

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    1. La parte finale mi ha steso, non fino alle lacrime, ma ho continuato e continuo a pensarci, a quel dolore, a quel vuoto. Affascinante è la parola giusta.

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  3. Wow! Me lo appunto subito, non ne avevo sentito parlare! :--)

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    1. Davvero? Sono riuscita a sfuggire a spoiler da mesi, purtroppo non è riuscito ad arrivare agli Oscar dove Andrew Scott meritava di esserci, avrebbe aiutato la promozione visto che anche al mio multisala è rimasto nemmeno una settimana...

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  4. Pure io l'ho guardato immaginando qualcosa di diverso, e rimanendone poi sorpreso. Piacevolmente sorpreso :)

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    1. Conferma che meno si sa, meglio è.
      Stare lontano dagli spoiler è sempre più difficile, visti anche i trailer che raccontano i film per intero.

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