Andiamo al Cinema
Ripetiamolo ancora una volta: non c'era così bisogno di questo quarto quinto capitolo.
Non con la perfezione del terzo, che chiudeva un cerchio e si faceva inaspettatamente adulto.
Ma si sa, in tempi in cui la parola fine non la si vuole pronunciare, quel cerchio lo si può riaprire.
E ci si può ripetere, anche, e lo faccio anch'io in questo incipit scopiazzato da 7 anni fa e visto che il quarto capitolo aveva a suo modo saputo funzionare, aveva il cuore dalla parte giusta lasciando spazio di manovra per raccontare un altro po' di una bambina speciale come Bonnie, la Pixar non li ha voluti lasciar andare i suoi giocattoli preferiti.
Ma diciamolo subito, questo quinto capitolo arriva tardi.
Arriva quasi fuori tempo massimo a farci la morale sulla fantasia che viene spenta dagli schermi, dai giocattoli che vengono dimenticati e messi in garage, dal cyberbullismo e da quell'infanzia che non ha un timer sincronizzato per tutti, e la sensazione è davvero che Bonnie, ultimo faro rimasto di una fantasia che può anche lasciare indietro, è una giustificazione per un film che poteva essere scritto più di una decina d'anni fa.
Anche perché ripete il primo capitolo senza grande fantasia, con la minaccia che arriva non tanto dallo spazio ma dalla rete, con un pad per bambini che può connettere ma anche isolare a diventare per Bonnie un modo per fare amicizia ma anche per perdere parte di se stessa.
Arriva oggi, e ce lo teniamo così, con un cambio di genere sia umano che giocatolo essendo ora Jessie la regina della cameretta, il gioco con cui andare a dormire e capo della banda. Woody è rimasto a godersi la vita all'aperto e le sue avventure assieme a Bo, sempre pronto ad aiutare e rientrare a rapporto avendo però ben chiari i suoi limiti di protagonismo.
Il problema per quel che mi riguarda sta anche qui, che Jessie con le sue urla, con i suoi modi bruschi e, ancora, urlati, non mi ha mai conquistato e dopo una mini-maratona dei capitoli precedenti fatta di risate e lacrime, trovare lei protagonista stride con i miei gusti. Gusti a parte, sono i toni a cambiare, più urlati appunto, più veloci. Non che mancassero i momenti di azione e di ansia tra un inseguimento e un salvataggio nei primi tre capitoli, e anche nel quarto, ma il fondo era diverso. C'era anche una coralità maggiore, mentre qui si lasciano sullo sfondo Rex, Slinky, i signori Potato e Hamm (tutti con nuove voci al doppiaggio, cause di forza maggiore), insomma, la vecchia guardia, per lasciare posto a nuove tecnologie di per sé già invecchiate.
Urlanti pure loro nel ricercare energia, batterie e nel ripetere ritornelli, sovrastano il vero fulcro emotivo del film, che per una volta non sta nei giocattoli, non sta in un trauma che non vuole guarire e che ha segnato nel profondo Jessie tanto da tornare con il suo leitmotiv musicale, ma sta in Bonnie, in quei suoi occhioni impauriti e desiderosi di avere un'amica, e nel momento in cui la sua fantasia esplode.
Non è un caso se la Pixar, pioniera dell'animazione digitale, racconta le avventure che Bonnie crea passando al 2D in una tecnica all'acquerello che ricorda i disegni di una bambina, in una voglia di esplorare e mixare che ha preso un po' tutti gli studi di animazione oggi, che non sapendo come altro andare avanti ora che il realismo è a portata di mano, tornano indietro.
Ma sono le azioni della storia a far storcere il naso, sono le motivazioni ma anche le scelte che fanno i giocattoli a non quadrare sempre, tra fughe, abbandoni e salvataggi, come se ci si aspettasse almeno un inseguimento, almeno un salvataggio in extremis da questa saga. Fortuna che c'è Buzz, non quello insicuro e incapace di avere tempismo che non riesce a trovare spazio, ma i tanti Buzz che come robot selvaggi scappano da un'isola alla ricerca del loro commando stellare a fare da siparietto comico riuscito in mezzo alle troppe urla di Jessie e Lilypad e Smarty Pants.
Lo sguardo adulto ha forse tolto parte della magia a questo quinto capitolo, ma arrivato in ritardo, risulta un a parte più del quarto, che sapeva dare un giusto finale, sapeva abbracciare il suo pubblico, mentre qui la sensazione è che lo si voglia solo riportare in sala senza avere un'idea più profonda di una sinossi banale e scopiazzata che mette in guardia i più piccoli come i loro genitori.
I numeri record dicono che la Pixar ha avuto ragione nel produrre questo seguito, la fan che è in me pur commossa nel finale, si sente in parte tradita da una saga che cambia marcia e che ripete se stessa.
Voto: ☕☕½/5



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