Andiamo al Cinema
L'iperacusia è un disturbo del sistema uditivo caratterizzato da un'ipersensibilità e un'intolleranza ai suoni.
Un problema non da poco se sei un pianista eccellente, un genio musicale, che deve rinunciare alla musica per la salute.
Niki si reinventa accordatore di pianoforti, apprendista silenzioso ma in fondo già migliore del suo Maestro e Mentore Harry Horowitz con cui scorrazza per New York passando tra studi di registrazione, scuole di musica e ville e appartamenti lussuosi dove i pianoforti neanche vengono toccati, ma devono essere accordati. L'orecchio delicato ma assoluto di Niki manda avanti il business, mentre la parlantina di Harry, i ricordi che snocciola e le sentenze con cui giudica clienti e modernità varie ne fanno una coppia di opposti perfetta per un film.
Il film su due accordatori dalle giornate piene lo mandi avanti con il dramma, che arriva improvviso, con una malattia e un conto salato da pagare e lo rendi stuzzicante con il nuovo modo che Niki trova per sfruttare il suo dono acustico: aprire casseforti. Facendo quindi incontrare Niki con un banda di rapinatori professionisti che un po' come Coop ruba ai ricchi quello che non sanno neanche più di avere. Questo sì che è un business lucrativo e apparentemente perfetto, visto che la banda di cui sopra è anche quella che si occupa di installare allarmi e antifurti.
E ora come lo movimenti un film così? Mettendoci dentro l'amore, ovviamente, quello per una musicista molto capace e anche molto testarda, e ci metti di mezzo un'altra banda che vuole fare le scarpe al suo boss usando la bravura di Niki e mettendolo nei guai.
Tuner diventa così una commedia indie tipicamente newyorchese, ma anche una commedia romantica con un meet-cute musicale, ma anche un heist movie con adrenalina e azione.
Non sono particolarmente affascinata dalla presenza scenica di Leo Woodall, e qui con cuffie antirumore, fare silenzioso e distaccato non sembra la migliore delle scelte per riuscire a reggere il film, non a caso gli si affianca il mattatore Dustin Hoffman che con la sua parlantina gli ruba la scena, Havana Rose Liu che ci mette quel pizzico di romanticismo moderno e scagnozzi russi ben caratterizzati a rendere il personaggio di Niki più umano.
La verità è che la scena la ruba fin da subito la regia di Daniel Roher e soprattutto il montaggio di Greg O'Bryant, veloce, sincopato che fin dai primi minuti manda in visibilio presentandoci Niki e Harry. Un montaggio a ritmo di jazz che si accorda (ahah) alla colonna sonora con i fiocchi e che porta uno come Herbie Hancock in un cammeo.
Purtroppo, però, un film così ricco non sa come chiuderlo Roher, in un esordio sorprendente per uno che arriva dal documentario e che ha vinto un Oscar seguendo la battaglia politica di Navalny.
Ci mette di mezzo un terzo atto inutilmente violento, inutilmente ostacolato vuoi dalla banda di rapinatori che chissà perché si arrabbia con i milioni che Niki gli ha fatto guadagnare, vuoi con l'entrata in scena di Jean Reno, per un altro ostacolo evitabile da Niki e per Niki.
Se fossimo in cucina, ci sarebbero quindi due ingredienti di troppo a rovinare un piatto altrimenti molto gustoso, cercando una similitudine con la musica, la chiusa cacofonica disperde la magia di una melodia accattivante che rischiava di farsi tormentone.
Voto: ☕☕½/5


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