Andiamo al Cinema
Argentina, 1983
Il prigioniero politico Valentín Arregui si vede piombare nella sua cella Louis Molina, accusato di atti omosessuali in luogo pubblico.
Tanto silenzioso, impegnato, arrabbiato e stoico nei suoi principi il primo, quanto più sognante, apparentemente frivolo il secondo, che decide di intrattenerlo e di intrattenersi raccontandogli la trama del suo film preferito, Il bacio della donna ragno, che vede la diva Ingrid Luna nei panni di Aurora, una direttrice di una rivista di moda che sembra finalmente trovare l'amore in un fotografo che non ha paura dei boss della malavita locale ma con una maledizione a pendere proprio sul suo cuore, ora che Ingrid lo ama.
Kiss of the Spider Woman è due film in uno, che si intersecano, che si adattano, ma che non possono stare in piedi uno senza l'altro.
Troppo fragile il primo, senza le parentesi sognanti, troppo annacquato il secondo, in mezzo ai suoi cliché d'epoca.
Bill Condon torna a dirigere i suoi amati musical ma anche un dramma smorzato dalla verve di Molina.
Un musical che era già un adattamento di un romanzo che è già stato adattato al cinema, con la moda degli '80 a ripresentarsi anche negli abiti e nei colori.
In quell'Argentina sotto dittatura è meglio non fidarsi di nessuno, ma l'amicizia e l'amore possono nascere anche in un luogo di violenza e disperazione com'è il carcere, in quel musical vero e proprio, della Hollywood anni '50, fatto di facce e faccette delle star, fatto di colori sgargianti, costumi da invidia, coreografie fantastiche, il contrasto è ancora più netto.
Bill Condon, soprattutto, torna ad adattare un musical di Broadway firmato da Kander and Ebb (quelli di Chicago e Cabaret), ma ne cambia la forma, epurando le parti musicali da dentro alla prigione, lasciandole solo dentro Il bacio della donna ragno, il film dentro il film, mentre Valentìn e Molina si studiano, si avvicinano, si aiutano e si alleano.
Non c'è equilibrio però, fra le due parti, c'è una pochezza di scena in cella, tra buio e giusto qualche dramma fisico di troppo, a renderlo più misero di un teatro spoglio, mentre si scatena Jennifer Lopez nella Ingrid/Aurora di fantasia incantando ma anche perdendo pezzi. Perché corre in fretta un film che non riesce ad approfondire né il momento storico e psicologico di due prigionieri di dittatura né riesce a rendere davvero interessante, poco più di una commedia cliché, le disavventure di una donna come Aurora velocemente caratterizzata.
Ed è un peccato perché non ci fosse Jennifer Lopez il film -tutto- crollerebbe su se stesso, ma lei, con le sue gambe, con la sua presenza, con le sue movenze, catalizza la scena e si rende di certo più credibile di un Diego Luna piuttosto spaesato sia come dissidente che parla inglese, sia come ballerino da musical nella fantasia del molto più emotivo e emozionante Tonatiuh, che la scena riesce a dividerla e in parte pure a rubarla a J.Lo nel loro duetto.
Da regista di musical, Condon si conferma un portento a girare le scene da musical, e anche se le canzoni non sono indimenticabili come altri libretti famosi, a restare sono le coreografie nella loro spettacolarità. Ma in un clima politico a suo modo attuale, in una storia che abbraccia temi come la libertà -di amare, di schierarsi, di essere- non riesce né ad essere incisivo né a coinvolgere.
L'inizio promettente scivola via in una ripetizione di schemi e in un trama fittizia molto annacquata che si lascia improvvisamente andare a un amore passionale senza censura.
L'iniziale tamtam verso una nuova possibile candidatura agli Oscar di J.Lo è sfiorita in fretta, complice un fiasco indifendibile nei cinema americani a spiegare l'uscita in sordina in quelli italiani.
La maledizione sembra avercela proprio lei, che annulla tour, annuncia divorzi e di farsi ben volere da Hollywood non sembra capace.
Voto: ☕☕½/5



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