15 febbraio 2023

Decision to Leave

Andiamo al Cinema

Un detective che non dorme se non risolve i suoi casi di omicidio.
Una donna che perde il marito e sorride.
Un detective che il sushi lo vuole solo fresco, che accumula foto e tasche.
Una donna che diventa oggetto di desiderio, spiata e sospettata.
Lui la crede colpevole, lei non cerca di scagionarsi, giocando con il suo cuore.
Che succede, se ci si innamora di una sospettata?
Che gioco inizia, nelle mente di entrambi, che recitano e si inseguono, che si proteggono a vicenda e si rincorrono?
Un tema non nuovo, ma che nelle mani esperte di Park Chan-wook diventa uno strano film dallo strano andamento, che funziona.


Funziona nel delineare un amore che è un'ossessione.
Un'indagine, anzi una doppia indagine, che mostra altro.
Della Corea, della corruzione, della violenza.
E dei matrimoni, pure, solo all'apparenza solidi.
Lui, detective dagli occhi non così aperti e bisognosi di collirio e lei, donna bellissima che il coreano non lo parla troppo bene, cosa nascondono?
Ora, poi, che si inseguono pure nella nebbia, perdendoci un altro marito?


Decision to leave è una spy story, è un giallo, è pure un film di azione in alcuni inseguimenti, in cui il Maestro ha deciso di divertirsi.
Non sono pochi i comprimari buffi dalle mille domande o i momenti assurdi tra tartarughe e statistiche sul sesso, che fanno da contorno a questa ossessione in cui ci si immagina lì, nella stanza con chi è sotto indagine, o ci si immagina osservati e per questo si finge.
La leggerezza non toglie fascino a un racconto dai sentori noir, con tanto di femme fatale a bordo, e dalle tinte gialle, con personaggi carichi di dettagli.
Che si muovono dentro e fuori i propri pensieri.
Con gli schermi di un telefono a prendere posto e ad entrare nel racconto in modo diverso, piazzando una macchina da presa proprio lì, per rendere il mondo che racchiudono dietro una password da indovinare o ricordare.


Il fascino che fa la differenza è inevitabilmente quello di una regia che sa essere adrenalinica nelle scene d'azione ed estremamente poetica a rendere le montagne coreane paesaggi sinistri e fiabeschi in cui perdersi.
L'occhio ricerca punti di vista nuovi e ammalianti, anche tra le spiagge di un'alta marea al tramonto che diventano così tragiche.
Dopo Mademoiselle, Park Chan-wook alza i toni e ammalia in continuazione.
Se la trama ingrana lentamente, tra graffi, mani e labbra lentamente si entra in questo amore, la fotografia toglie il fiato fin dal primo minuto.

Voto: ☕☕/5

2 commenti:

  1. Segnato, lo vedrò prossimamente

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  2. Io sono rimasto alla trama che ingrana lentamente. Mi vergogno un po' a dirlo, ma mi sono addormentato guardandolo...
    Mi sa che dovrei recuperarlo una sera in cui sono meno stanco. :)

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