Andiamo al Cinema
C'è l'anno con il bambino, quello in cui rendersi conto che le cose non vanno proprio bene, nonostante la carriera promettente, e che forse si è bloccate, bloccate in quella stessa casa di quando si era una laureanda, bloccate in quello stesso ufficio dove un incontro non è avvenuto, bloccate con un gatto. Ci vuole l'amica con cui quella casa si condivideva per aprire davvero gli occhi, ci vuole il suo bambino in arrivo, quella persona che sarà e diventerà, per capire che non si vuole farla finita.
C'è l'anno con la brutta cosa, una cosa brutta che non si vede, ma succede dentro le luci di una casa in cui si entra piene di fiducia, una brutta cosa che si confessa all'amica, con il corpo a capire prima della mente che la cosa in questione è davvero brutta, trovando però dottori poco gentili, avvocati che poco possono fare, e la sensazione di rimanere bloccata in un limbo, da lì in poi, senza un colpevole, senza una punizione, con il senso di colpa di doverlo punire chi è padre, chi ha una carriera.
C'è l'anno con il buon panino, poi, in cui tutto torna anche se tutto è sempre stato lì, a incatenare. Quella brutta cosa che rovina anche una promozione, quella brutta cosa che si fatica a confessare e che si chiama così, una brutta cosa per non far spaventare gli altri, per non metterli in allarme, anche se l'allarme scatta e può scattare guidando verso casa, dentro quella casa, trovando nel parcheggio di una paninoteca un posto sicuro, trovando in un vicino di casa che fa poche domande la persona giusta con cui stare. Almeno una notte ogni tanto.
C'è di nuovo l'anno con il bambino, a chiudere un cerchio e a riportarci dove avevamo lasciato Agnes, preoccupati come la sua migliore amica, ormai sposata, ormai madre, ormai lontana dal New England, a pensarla lì, ancora in quella casa, in quell'ufficio, con quel gatto e quella tesi appesa alla parete.
Ma qualcosa in mezzo a quegli anni che sembrano tanti ma non sono abbastanza, è cambiato.
È cambiato lo sguardo, il taglio di capelli, è cambiato un abbraccio da accettare e un orgasmo da raggiungere.
Eva Victor, attrice, comica, e sceneggiatrice, è la rivelazione dell'anno.
L'anno scorso, a dirla tutta, quando Sorry, Baby è stato presentato al Sundance prodotto da Barry Jenkins e distribuito dalla A24, girando poi per Festival ma anche quest'anno, in cui pur non arrivando fino agli Oscar si è fatto strada nel cuore di pubblico e critici e premi vari.
Eva Victor scrive, prima di tutto, una storia non nuova ma con un piglio sicuro, ironico e a tratti leggero nonostante si parli di quella brutta cosa che è uno stupro. Una molestia. E lo fa dopo le ondate tra il rivoluzionario e il catastrofico del #MeToo riuscendo a essere attenta e sincera e fragile e forte, in quelle sfaccettature che rendono straordinaria una sceneggiatura apparentemente semplice che brilla per i dialoghi, per i confronti.
Eva Victor interpreta poi, una Agnes straordinaria e intelligente, che affronta la brutta cosa in quel modo che non può che essere unico, fatto di depressione e di chiusura ma anche di battute e di sesso occasionale e di un gatto da portarsi a casa.
Eva Victor dirige e lo fa con lo stile tipico dei film indie, tenendo la macchina da presa ferma in un punto di osservazione, fuori dalla vera azione per esserne testimone in sordina, lasciando parlare gli attori, la loro chimica, le stanza che Agnes abita, i colori e gli oggetti di cui si circonda.
Con lei, l'amica Naomi Ackie, la nemesi Kelly McCormack, l'orecchio attento di John Carroll Lynch e la gentilezza di Lucas Hedges che si conferma bollino di garanzia quando si tratta di piccoli progetti a cui partecipare.
Ma la luce, azzurra, nuova, fredda e avvolgente, è tutta di Eva Victor, della sua voce e del suo sguardo, della sua Agnes così straordinaria, da rendere straordinario un complimento complicato.
Voto: ☕☕☕½/5



Eva Victor è la rivelazione dell'anno. Se ne stanno accorgendo tutti, anche i gattini, ma gli Oscar no. E va beh, peggio per loro
RispondiEliminaFilm straordinario, ti rimane proprio dentro
RispondiEliminaPeccato che non abbia ricevuto nessuna candidatura agli Oscar ma tant'è