Mondo Serial
A corto di comedy, sono andata a pescare quelle consigliate nelle classifiche altrui e a dare una seconda chance a chi forse non la meritava:
Diario dei miei due di picche
Quest'anno di spunti dalle classifiche delle migliori serie TV dell'anno poco ho trovato di non visto.
In quella stilata dal New York Times compariva però questa piccola serie TV svedese prodotta da Netflix che un po' mi incuriosiva.
Certo, non sembrava niente di nuovo: una trentenne single alle prese con una serie di appuntamenti più o meno catastrofici alla ricerca dell'amore, la sua famiglia con problemi più o meno importanti da seguire e una certa disinibizione nel raccontarsi.
Come sempre la traduzione italiana del titolo perde di efficacia rispetto all'originale (Metà di Malmö è fatta di ragazzi che mi hanno scaricata), ma diciamo che la storia di Amanda è probabilmente finita in classifica sul New Yorker per occupare una certa quota europea, per un certo gusto non abituato a certi racconti, visto che di meglio certo c'era. E che gli svedesi anche solo con Love & Anarchy avevano saputo fare di meglio, tra l'altro sempre con Carla Sehn tra i protagonisti.
Poco di nuovo, dicevo, e lo dice anche con toni frettolosi e giocosi fin là, facendo risultare la protagonista Amanda ben poco simpatica, ben poco amabile nella sua ricerca angosciante di un amore con cui sentirsi completa.
Da Tinder ai vecchi compagni di scuola passando per aitanti baristi non disdegnerà di concedersi pur di non sentirsi sola, incappando in due di picche che corrispondono a friendzonate, ghostate e altri di quei termini inglesofili piuttosto scadenti.
Ma Diario dei miei due di picche non brilla nella produzione né nell'approfondimento di un disagio che in Amanda è profondo, portandola a rovinare il rapporto con una sorella fin troppo comprensiva, con una madre fin troppo libera, con amiche il cui giudizio pesa più del suo. Alla perenne ricerca di un amore ma anche di un'accettazione, il diario di Amanda sfinisce nella sua prevedibilità e nel suo auto-sabotarsi per 7 episodi compreso un finale che non è un vero finale, e che apre a una seconda stagione non ancora confermata.
Già stanca di amplessi, sperimentazioni e egoismo vari, io non ci sarò, checché ne dica il New York Times.
Voto: ☕☕/5
English Teacher - Stagione 2
Rieccoci qui, alla Morrison-Hensley High School assieme al professore Marquez ai suoi colleghi non proprio adulti e ai suoi alunni fin troppo woke.
Una seconda stagione che è anche l'ultima visto come la serie è stata cancellata dopo le accuse che hanno travolto proprio Brian Jordan Alvarez e diciamo che non sentiremo troppo la sua mancanza. Non del suo Evan che in questa stagione si sacrifica come personaggio meno sopportabile, che ha sempre da ridire su tutto, che ha sempre da rendere personali le battaglie altrui, che, insomma, non sa quando mettersi un freno. Si ride proprio delle estremizzazioni della cancel culture, ma a volte non si capisce quando la risata è prevista o involontaria.
Fortuna che ci sono i colleghi comprimari, a partire dal preside menefreghista Grant passando per la goffa Gwen a salvare episodi che rischiano di essere fin troppo assurdi.
Pur abbracciando i grandi classici delle serie scolastiche dagli sleepover, ai test di ammissione fino alla grande festa di fine diploma, una ventata di originalità c'è, anche quando si sconfina nelle vite private di questi professori non propriamente romanticamente risolte.
Ma se il picco della serie TV corrisponde ancora una volta a una colonna sonora anni '80 che apre e chiude ogni episodio senza davvero irrompere nella trama, qualche sforzo in più per rendersi diverso e originale poteva andare fatto.
Senza volerlo, un finale non troppo aperto c'è, e va bene chiuderla così.
Voto: ☕☕½/5
Daddy Issues - Stagione 2
Aimee Lou Wood è una prezzemolina della TV inglese.
Già incrociata nel romantico Film Club, la ritrovo nei panni della neo-mamma Gemma, alle prese sì con una bambina appena nata che stravolge la sua vita, ma forse le dà anche un po' di ordine, ma soprattutto la ritrovo con un padre più bambinone di quel che ricordavo.
Questa stagione sembra però aver finito le carte da giocare una volta che la gravidanza è stata portata a termine e quindi non si fa altro che inserire nuovi parenti con cui scontrarsi e con cui far vincere l'amore padre-figlia: da una madre egoista a un nonno dal pugno di ferro fino a un fratello/zio sconosciuto arrivano, cercano di raggirare Malcom, e se ne vanno senza lasciare troppe tracce. Di mezzo, Gemma cerca di rimettersi in pista e di trovare un nuovo lavoro, con quel piccolo universo chiassoso e complicato che ruota attorno al suo appartamento ad alleggerire ancora di più una stagione che non sa che direzione prendere.
Ci si stanca nonostante il formato brevissimo degli episodi, indecisi se trovare più insopportabile il modo in cui Malcom è scritto o come David Morrissey lo interpreta, quel che è certo è che questi problemi fin troppo labili, non li cercherò il prossimo anno.
Voto: ☕½/5



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