20 marzo 2026

Keeper

Andiamo al Cinema

Con Oz Perkins non c'è proprio feeling.
Io ci provo, gli concedo fiducia, ma non tra noi non funziona.
Ho ascoltato le grida di giubilo, gli osanna dell'"horror più spaventoso dell'anno/di sempre" che avevano creato l'alone di cult attorno a Longlegs, ma alla fine, qualcuno lo ricorda ancora bene, quel film? Perché sì, c'era Nicolas Cage che faceva il matto, sì, c'era una scena d'apertura forte, ma poi quelle indagini soprannaturali, quegli eccessi e quel cambio di punto di vista mi avevano deluso per come il film poteva essere e non è stato.
Poi c'è stato The Monkey, e qui entrava in gioco la penna di Stephen King, l'oggetto apparentemente simpatico e innocuo che diventa malvagio, e Perkins non ti fa l'horror dell'anno o il più spaventoso, vira verso lo slasher, esagerando le morti e gli omicidi a distanza della maledizione di quella scimmia. Esagerando ancora una volta e non trovandomi sul suo stesso piano.
Ora arriva Keeper, o meglio, sarebbe dovuto arrivare prima di The Monkey visto che è stato girato quando la produzione scimmiesca era ferma per lo sciopero degli sceneggiatori e attori negli Stati Uniti, spostando la troupe in Canada, con attori canadesi e trovando un nuovo copione da adattare per aggirare la mancanza di lavoro. Che già qui storcerei il naso, ma tant'è, parliamo del film.


E com'è questo Keeper?
Scritto coi piedi, recitato anche peggio, con un paio di scene di paura che funzionano che non riescono di certo a risollevarlo.
Lo si capisce fin da subito che si parte male, anzi, da ancora prima visto che il soggetto è la solita coppia che se ne va per il weekend in una baita isolata nel bosco pur stando insieme da un anno, pur conoscendosi così poco.
Cosa potrà andare storto?
Tutto, il soggetto così caro all'horror è sempre quello, ma per presentarci i protagonisti si pensa bene di far fare a Tatiana Maslany una telefonata in cui l'amica del cuore le chiede tutto della sua vita privata come nemmeno la conoscesse e la mette in guardia e finisce momentaneamente il suo ruolo di aiuto al pubblico. Stacco e siamo in auto con una coppia che dovrebbe essere piena di amore e passione e invece sembra sopportarsi a fatica e conoscersi ancora meno, ripetendo le stesse misere battute con Rossif Sutherland completamente fuori tono, e Tatiana a capire di doversi caricare sulle spalle il film. Per fortuna, la sceneggiatura scritta con i piedi prevede che Rossif se ne esca momentaneamente di scena e ce lo si spiega per bene (…), ma la sua prova è messa ancor più in crisi dall'arrivo di un cugino che in 5 minuti deve risultare antipatico e ci riesce e la sua preda (in tutti i sensi) che riesce a risultare sinistra con una sola frase.


E la paura?
La paura è data da una torta saporita lasciata dal custode della baita, certo, e dalle presenze, scricchiolii e visioni che in quella baita senza privacy tormentano una sonnolenta, su di giri, perplessa Tatiana che le sbaglia tutte.
Il mistero misterioso del film è banale e prevedibile dal momento in cui si arriva in quella baita, anzi, da prima dei titoli di testa visto che ci si gioca una sequenza di incontri e amori che finiscono male a farci già intuire il destino di Tatiana, e non servono flashback o spiegoni di sorta a renderlo più intrigante. Anche perché di fascino sornione Rossif non ne ha. 
Per fortuna Perkins sa come girarle le scene di paura vere e proprie, sa come mettere tensione in un continuo dentro e fuori i vetri di quella casa e i suoi punti ciechi, tra jumpscares riusciti, allucinazioni matte, incubi e rivelazioni, un minimo di brivido riesce a trasmetterlo.
Ma si prosegue a lungo, troppo a lungo, per un horror nato come riempitivo che non riesce ad appassionare o a divertire, nemmeno nel suo suo tentativo di rendersi messaggero di un proclama femminista. 


Pure le musiche si ripetono, facendo di I Don't Want to Play in Your Yard una litania rimarcata per premiare la ricercatrice musicale che l'ha scovata, e le musiche poco punk a non rendere punk nemmeno uno dei perosonaggi. 
Se proprio deve essere fatto un paragone fra tutte le coppie finite in una baita, prendiamo Fresh, più fresco, più pop, più divertente e divertito, mentre qui ci si prende così sul serio da prendere a noia. 
Continuerò a dargli una chance, a Perkins, ma che trovi il giusto sceneggiatore la prossima volta.

Voto: ☕½/5

2 commenti:

  1. Non è il lavoro migliore di Perkins ma a me è piaciuto. Per quanto mi riguarda, i buoni folk horror devono essere pasticciati e un po' allucinati, così da lasciare lo spettatore perplesso. E Keeper, che lascia tante cose nel limbo del "perché sì", ci riesce alla perfezione.

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  2. Oddio, cattivissima 🤣🤣
    Pure io non ho un rapporto celestiale col mago di Oz - lol. Nel mio caso, mi piace moltissimo il viaggio, ma trovo sia un tragitto divertente per una meta insignificante, e qui non fa eccezione...

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