Andiamo al Cinema
Una psicologa sola, annoiata da se stessa e dai suoi stessi paziente viene scossa dalla morte, per suicidio, di una di loro.
Cieca di fronte alle sue mancanze, si convince che in realtà si tratti di un omicidio perfettamente camuffato.
Ma chi è il colpevole, quella figlia che la interroga, la seduce, che le mette a soqquadro lo studio?
O quel marito che sembra avere una doppia vita e la minaccia apertamente?
Lilian indaga, spingendosi oltre, coinvolgendo l'ex marito ora single e in pensione, affidandosi a un'ipnotista nonostante le sue ritrosie, scavando nella sua memoria e nel suo passato pur di assolversi e risolvere il caso.
Viene da pensare a un thriller, e in parte questo Vita Privata lo è.
Sentiamo le tensione di Lilian, ci facciamo coinvolgere dai suoi dubbi e dalle sue intuizioni, sospettiamo come lei ma allo stesso la vediamo cedere, esagerare, credere a una vita passata, ignorare le richieste dei suoi pazienti e di suo figlio, non dare attenzioni a un nipote appena nato e sembrare via via meno affidabile.
Ma il film diventa anche un'improbabile storia d'amore, con la passione verso l'ex che si riaccende, con le indagini ad unirli in piani non certo sicuri, e infine diventa anche uno strano film psichedelico, con le visioni di Lilian, la sua vita passata, il suo inconscio a prendere spazio e a essere un film nel film dai sentori hitchcockiani.
Lilian è Jodie Foster, una Jodie Foster che recita -nuovamente- in un fluente francese e unico motivo per cui ho recuperato un film uscito in sordina sotto le feste.
Senza eccedere nonostante il personaggio spesso lo richieda, senza strafare ma dimostrandosi perfetta per sottrazione e disperazione, la sua Lilian è una psicologa da cui difficilmente entrare in cura ma una protagonista con fascino di un giallo sentimentale e privato dalle strane pieghe ma dalle giuste domande.
Le sa gestire bene Rebecca Zlotowski, che usa i volti freschi dei fascinosi Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Vincent Lacoste, Luana Bajrami per stregarci, riuscendo a depistarci e a incuriosirci e infine a beffarci. E anche a strapparci una lacrima con l'ultima, breve, apparizione di Frederick Wiseman.
Nemmeno lui riesce a far affiorare i sensi di colpa di Lilian, in quella scossa che la stessa Lilian, nella vita privata come in quella professionale. aveva bisogno .
Ancora una volta, mi sono trovata davanti a un film a più piani, con molte libertà, come solo i francesi -anche con una protagonista americana- possono permettersi di fare.
Voto: ☕☕½/5
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