#LaPromessa2026
Quando nella Promessa di un paio di anni fa avevo messo quella regina del deserto di Priscilla, sapevo che avrei dovuto dare spazio anche alla Cadillac gialla di Noxeema Jackson, Vida Boheme e Chi-Chi Rodriguez, le protagoniste di un film dalla produzione quasi in contemporanea e uscito appena un anno dopo sfruttando l'onda lunga del successo australiano.
Ma qui si era a Hollywood, Hollywood che apriva le porte del suo mainstream alla cultura Drag, che sceglieva non una, non due, ma tre protagoniste Drag Queen e le faceva interpretare a tre attori molto machi (Wesley Snipes, Patrick Swayze, John Leguizamo), che mai ti saresti aspettato in trucco e parrucco d'ordinanza.
Era forse una Hollywood meno problematica di oggi, dove solo per la scelta degli attori si sarebbe scatenato un vespaio, e che invece abbraccia una cultura che stava guadagnando finalmente la sua luce della ribalta, coinvolgendo i personaggi più popolari e in vista, mandando quei tre attori a fare esperienza nelle Ballroom, affiancandoli a delle Drag-coach.
Altri tempi, altri successi, che hanno visto un film con un titolo che il marketing di oggi boccerebbe, starsene in cima alle classifiche per settimane.
Curiosità pruriginosa o semplice voglia di leggerezza, a vincere è la forza di una buona storia, una storia che sembra una favola e che parte da un incubo, meglio, da un film di propaganda anti-drag che redarguiva: le drag stanno per impossessarsi della tua città!
Douglas Carter Beane , sceneggiatore, si è immaginato che una cosa simile succedesse davvero, succedesse in una di quelle cittadine polverose e sparute del profondo sud, dove le donne sono relegate in casa, dove il colore non sembra esistere e il razzismo come l'omofobia è imperante.
Immagina quindi tre Drag Queen che da New York si mettono in viaggio su di una Cadillac DeVille gialla e decapottabile verso Los Angeles dove si tiene la finale del concorso di bellezza a incoronare la migliore Drag Queen, e immagina che la loro auto si fermi lì in mezzo al nulla degli Stati Uniti, dovendo aspettare giorni prima che il pezzo di ricambio arrivi. Immagina che con la loro verve e il loro savoir-faire inizino a cambiare prima la loro stanza in affitto, poi lentamente quella cittadina e i suoi cittadini, invitando a una rivoluzione colorata, a una rivoluzione di buone maniere e anche di addii violenti necessari.
Ed eccoti A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, che parte come un musical, diventa un on the road con tanto di presunto omicidio, e infine si stanza a Snyderville, dando vita a altri numeri musicali, a scambi emotivi, a amicizie che nascono nonostante le differenze.
Insomma, una fiaba, che oggi come allora qualche critica per il modo sognante di raccontarla la vita delle Drag l'ha ricevuta in anni in cui l'AIDS spaventava, ma non serve scavare molto, solo prestare attenzione, nel vedere e nel sentire quelle situazioni di pericolo e di allerta, quei sentimenti contrastanti per segreti da rivelare e situazioni da affrontare che le tre devono affrontare e lo fanno a testa alta.
Dietro a questo successo c'è la mente aperta di Steven Spielberg che si è innamorato del copione tanto da farlo leggerlo a Robin Williams che per non togliere luce alle protagoniste ha voluto solo un cammeo nel film (e che cammeo, John Jacob Jingleheimer Schmidt, irresistibile come al suo solito), e c'è la capacitò della regista Beeban Kidron di tenere tutto insieme, nonostante gli attriti raccontati sul set per le ore da girare con trucco, tacchi e parrucco che hanno trasformato in modo divino i muscolosi Wesley Snipes, Patrick Swayze e John Leguizamo.
Nelle loro movenze, nella loro sensibilità, nel loro credere a personaggi che non sono caricature e che nel confronto con gli snydervilliani, che sia una moglie vittima di violenza, un'anziana sola o un giovane innamorato, danno il meglio di sé.
Poi certo ci sono le musiche, trascinanti, ci sono i costumi, coloratissimi, c'è un finale lieto con tanto di Julie Newmar e c'è lo stato di cult raggiunto.
Un'etichetta che non sta stretta nemmeno nel mondo radicale di oggi, pronto a dare battaglia senza tenere conto dei tempi diversi, che a dirla tutta, film così, politici senza sbandierarlo, leggeri senza mancare di avere un messaggio, con buona fede e un ottimismo da favola, sono quelli che più mancano all'orizzonte.


Come dici tu, una favola, ma un favola che non manca di mostrare anche delusione, sconforto e paura. Tre protagonisti insospettabili ma favolosi e credibilissimi, divertente e leggero ma anche attento e delicato. Mi piace moltissimo questo film.
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