Andiamo al Cinema a Noleggio
Nel 1999 i New Normals lasciavano trionfanti il piccolo paesino innevato di Emmett Lake direzione Toronto dove continuare a fare nuova musica e imporsi sulle scene musicali.
Dopo un inizio non molto produttivo, con la band divisa tra lavori saltuari, crisi di coppia e poca creatività, le canzoni giuste iniziano a fluire, i concerti a riempirsi e un primo contratto a essere firmato.
Come spesso accade alle band indie, però, la fama può dare alla testa, può cambiare gli equilibri interni della band e portare a un repentino scioglimento.
Non avete mai sentito parlare dei New Normals? Normale, perché è una band fittizia, nata dalla penna di Kayt Burgess e poi adattata prima in un cortometraggio del 2017, infine, in questo piccolo film canadese approdato silenziosamente a noleggio.
Un film che è un po' un mockumentary che parte da un'intervista al leader della band, Evan, un po' mescola i video che la band si divertiva a girare in sala prove e in quell'appartamento comune senza pareti che si ritrovano a dividere a Toronto, un po' mostra la scena musical della fine degli anni '90 che è un pullulare di suoni, bevute, droghe e fascino.
Facile perdersi, se non si è pronti alla fama, facile farlo se non è ancora chiaro cosa si vuole e chi si vuole, visto che in una band di 5 persone ci sono 3 coppie, una tenuta segreta.
Cinque componenti dalle personalità forti e molto poco "normali": dal cantate Evan, transgender che la musica l'ha imparata grazie alla pianista Isis, che pur volendo stare con Evan e la band, vuole la sua vita e la sua carriera universitaria, alla bassista Coco che è l'emblema della coolness anche mentre lavora in una hotline con il batterista Angus, con cui sta, litiga, si rimette assieme, e infine il chitarrista virtuoso Lugh, uscito dal guscio proprio grazie a Evan, che Evan lo ama, struggendosi in silenzio in una casa senza pareti e troppi amplessi.
Insieme, se se ne vanno dal piccolo e bigotto paesino di Emmett Lake è anche perché essere persone queer, essere transgender e lesbiche e gay, non è certo facile e diventa un peso anche dentro le mura di casa, Toronto con la sua libertà, con la sua grandezza, rappresenta la fuga verso cui ambire per diventare anonimi, anche se basta una telecamera puntata in faccia per capire che in fondo, di restare anonimi, non si ha voglia.
Il film immerge nella cultura indie degli anni 2000, pur dimenticandosene in alcuni dialoghi e in alcune espressioni anacronistiche, ma riesce a mostrare bene lo struggersi della post adolescenza, gli amori sbagliati e i sentimenti contrastanti e la musica come fulcro per sentirsi uniti o lontani. Il fascino stropicciato dei protagonisti aiuta, attori imberbi che bucano lo schermo, così come aiutano canzoni che sono singoli orecchiabili e trascinanti fin da quando vengono composti e il montaggio attento e veloce che ce lo mostra.
Quello che non funziona è la velocità con cui questi nuovi normali si bruciano, passano pochi anni e già c'è una reunion a loro nome, passano pochi anni e già si sono sciolti, passano pochi anni e nemmeno sembrano averla agguantata quella fama promessa, non tutti almeno. L'errore della sceneggiatura sta qui, nel non aver fatto una breve accelerata di quella tournée promessa prima dei problemi di cuore e dei tradimenti rivelati, e posticipare di qualche anno la reunion in quel di Emmett Lake che ora celebra i suoi abitanti queer in fuga.
Un errore di sceneggiatura che si fatica a perdonare a un piccolo film, indie in tutti i sensi, che non riesce ad esplodere, ma solo a spegnersi lentamente. Proprio come i New Normals.
Voto: ☕☕½/5



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