6 luglio 2018

La Terra di Dio

Andiamo al Cinema

Due giovani diversissimi fra loro sono costretti a passare notti isolati nel freddo di una collina inglese per badare ad un gregge di pecore, finendo per passare il tempo assieme in modo speciale, scoprendo l'amore e la tenerezza.
No, non è Brokeback Mountain, lì eravamo in America, prima di tutto.
Ma viene da chiedersi lo stesso perché fare un film simile, con la stessa campagna e lo stesso stile agreste a fare da sfondo, e le stesse tematiche di difficile accettazione di sé/degli altri come snodo centrale.
La risposta è semplice: se nel 2018, a 12 anni di distanza da quel Brokeback Mountain, fare un film a tematica omosessuale, con scene piuttosto esplicite di sesso, provoca ancora pruriginii di sorta, allora è il caso di farli certi film. E visto che l'anno è lo stesso di Chiamami col tuo nome, in cui un'altra passione più luminosa ed estiva sbocciava e si muoveva in una natura paradisiaca, qualche altra
domanda su dove siamo andati e stiamo andando viene da farsela.



C'è poi da dire una cosa fondamentale: la storia si ispira a quella del regista Francis Lee, e che colpa ne ha lui se la sua entrata nel mondo adulto ricorda quella di un film di 12 anni fa?
Nessuna, ovvio, e c'è poi da aggiungere che La terra di Dio non si limita a stare su quella collina, a mostrare un Johnny che sfoga la sua tristezza, la sua depressione sul bere e sul sesso occasionale tra fiere e bagni sporchi del pub prima di incontrare il gentile Georghe, ma mostra anche altro, mette sul piatto altri temi.
Quello dell'accettazione del diverso tout court, con Georghe che arriva dalla Romania, in Romania non può tornare e deve fare i conti con il razzismo ignorante dei piccoli paesi dove lo straniero è sempre mal visto. C'è poi lo scontro in famiglia, dove ad essere messo in discussione non è con chi Johnny va a letto, ma come gestisce una fattoria che sempre di più è sulle sue spalle, con quel padre-padrone che lo tormenta, con quella nonna che fatica a trovare posto all'amore tra le preoccupazioni e i colpi che la vita le ha riservato.
Infine, c'è proprio quella fattoria, che sembra fuori dal tempo, che in altri tempi sembra gestita, e che solo uno straniero sembra sapere come tirare fuori dal baratro.


Così, con due attori naturali e bravissimi (Josh O'Connor e Alce Secareanu), con una regia incantata dalla natura a rendere incantevoli paesaggi e interni geometrici, con questi temi, questi approfondimenti a fare da contorno a una storia d'amore travagliata, in cui si deve imparare l'alfabeto dell'amore, delle carezze, delle gentilezze, La terra di Dio acquista una sua personalità, un suo posto nel mondo.
Dando speranza a quel mondo anche solo attraverso un grazie insperato, uno sguardo, una porta che si chiude, nonostante qualche evitabile scena cruda (ma reale), nonostante qualche ostacolo di troppo in quella storia d'amore necessaria però per far risplendere ancor più quel finale, che tra il fango, il grigiore e il freddo dello Yorkshire porta davvero un raggio di sole e fa fare un passo avanti ad un paese intero.

Voto: ☕☕/5



4 commenti:

  1. Piaciuto molto, come sai.
    Poi solo Carol, finora, aveva avuto il coraggio del lieto fine.

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    1. Come sai, Carol non era riuscito a prendermi il cuore con la sua perfetta freddezza, qui invece, tra sporco e fango sì. E il lieto fine dà sicuramente speranza.

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  2. Avrà anche la sua personalità, ma da quel che ho capito in pratica è il Brokeback Mountain inglese, da lì non si scappa...

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    1. L'associazione è automatica, ma c'è molto di più, fidati ;)

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