Andiamo al Cinema
Che la forza sia sempre con Grogu e Pedro Pascal, perché è sulle loro spalle che si regge la saga di Star Wars.
Non che i fan esigano nuovi capitoli, nuove storie e nuovi approfondimenti ambientati in una galassia lontana lontana, ma la Disney ha deciso di spremere finché si può l'acquisizione dei diritti della suddetta saga e quindi eccoci qui, dopo una trilogia che non ha incassato quanto previsto, dopo film stand alone difficili da difendere e dopo serie TV spin off di cui non si sentiva il bisogno, si torna a bussare sul casco di acciaio Beskar di Mando, l'unico a creare consenso e entusiasmo, vuoi per la presenza di quel fascinoso e instancabile di Pedro Pascal, vuoi per la pucciosità di Grogu, capace di fare leva sul marketing che va sempre tenuto in considerazione.
Ora, visti gli uggiolii di felicità e di tenerezza sentiti in sala ad ogni scena che vede Grogu fare smorfie o gag, e visto il momento in cui a Mando viene tolto il casco, umiliazione maggiore per un madaloriano ma anche unico modo per fare l'occhiolino alle fan e farci vedere in volto Pedro, direi che Jon Favreau sa che carte giocarsi. Che il volto di Pedro venga mostrato anche per mettere a tacere le malelingue che lo vogliono come solo doppiatore della serie TV e anche di questo film -visti poi i suoi impegni fittissimi- è comunque da tenere in considerazione.
Eravamo in attesa di una quarta stagione, lo eravamo dal 2023 tanto che la memoria sulle imprese di Mando e Baby Yoda era appannata. Ma i piani sono stati fermati prima dallo sciopero degli sceneggiatori poi da un nuovo direttore creativo della LucasFilm che ha chiesto a Jon Favreau di metterli da parte i suoi progetti e di fare invece un film. Che si deve monetizzare, baby.
Nonostante le dichiarazione di Favreau di averli accantonati i piani della quarta stagione e di aver pensato alla sceneggiatura come a un film vero è proprio, la sensazione che questo The Mandalorian e Grogu potesse essere una quarta stagione riuscita e divertente c'è.
Una missione divisa in fasi che sembrano quasi degli episodi, viene facile immaginarla con approfondimenti verso alcuni personaggi (la tosta Ward) e gag più lunghe (il buffo cuoco Hugo Durant), ma allo stesso tempo mi chiedo quanto brodo allungato avremmo dovuto sorbirci e quanto avremmo perso in scene d'azione pirotecniche a dir poco che sul grande schermo aumentano l'adrenalina e probabilmente chi ancora crede al 3D ha vissuto al meglio, visto come sono state girate. Io di mio mi rifiuto di indossare altri occhiali sopra quelli da vista.
Ok ok, stagione o film che dir si di voglia, ma com'è questo Mando & Grogu?
È riuscito e divertente, è efficace nei momenti di azione e tenero quando vuole esserlo, sa usare bene i suoi silenzi con un intero atto dedicato a Grogu in solitaria nei boschi di Nal Hutta, ma soprattutto sa esaltare con le sue musiche grazie a una colonna sonora trascinante e pure danzereccia firmata da Ludwig Göransson che incastona in pezzi tecno anche i leitmotiv di Mando e Grogu più propriamente western.
La coppia di protagonisti è quella che buca lo schermo, e se a sua signoria Sigourney Weaver bastano poche occhiate per dimostrare di essere ancora una battagliera tosta, Jeremy Allen White voce di Rotta the Hutt è quello che casca peggio. La colpa non è nemmeno sua visto che si è trovato a doppiare in solitaria le parti di dialogo senza che nemmeno si fosse girata una scena, per poi tornare in sala con un ruolo improvvisamente più ampio. Ma tant'è, tanto tra effetti speciali e effetti vocali nemmeno lo si riconosce, è andata meglio a Martin Scorsese che continua a togliersi sfizi e a rendersi prezioso per il mondo del cinema, anche dietro fornelli e gesticolazioni esagerate.
La storia lineare che porta da A a B passando per C e poi di nuovo da A pur di eliminare il numero più alto di minacce di ex imperialisti è piuttosto semplice, quasi troppo per farne un film dal grande allure, ma sono le ambientazioni a fare la differenza. Tra un pianeta decadente che ricorda quello di Blade Runner nelle luci come negli inseguimenti a quello più paludoso e malsano dei Jabba, l'occhio si può perdere in mezzo a mille dettagli e animaletti buffi o spaventosi che siano (un menzione tra i primi ai meccanici Anzellani, per i secondi all'impressionante serpente-drago acquatico) per non parlare degli scontri che tra arene che replicano la scacchiera di Chewbe e Han in Una Nuova Speranza e un intro glaciale, sanno come tenere desta l'attenzione. Ma alla fine sono sempre le stelle lassù a fare battere il cuore.
Trascinante e divertente può sembrare il sunto di una stagione più che un film vero e proprio, ma non mi schiererò mai dalla parte dei bastian contrari, che Mando lo preferiscono seriale e relegato alla loro TV spremuto assieme a tutti gli spin-off che pullulano e nascono e muoiono.
Se c'è la possibilità di vivere avventure in galassie lontane, anche se non di prim'ordine, anche se riempitive e estemporanee su un grande schermo, io ci sarò, perché è lì che stanno di casa, è lì che possono salvare la Forza del cinema.
E forse è su persone come me che la Disney continua a puntare, ma a loro dico: più cinema meno TV, più idee originali, e solide, grazie.
Voto: ☕☕☕/5



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