9 settembre 2026

Venezia 83 - Film Collaterali #3

Hombre Al Agua

La cotta per Gael Garcia Bernal continua a crescere grazie a questa commedia disincantata che firma anche come regista.
Camilo è cubano anche se a Cuba non ha più legami, si è trasferito in Messico dopo aver salvato la vita a un ricco imprenditore che ha deciso di farne il figlio che non ha mai avuto affidandogli la dirigenza della sua fabbrica di sigilli e infine anche la figlia, in un matrimonio inizialmente felice e passionale ora pieno solo di rabbia e stanchezza con una figlia da crescere.


In una casa di campagna di una bellezza difficile da descrivere, labirintica e spezzettata come sembra la vita di Camilo, si ritrova suo malgrado a gestire 4 donne. La moglie, che si inventa regista, l'attrice chiamata a interpretare la moglie in un film sulla sua vita, l'amante del suocero, incinta e da tenere segreta, e infine la babysitter che come lui viene dal basso, come lui trova assurdi i comportamenti di questi ricchi che credono tutto sia loro dovuto.
Gioca con il cinema Bernal, ci gioca con una leggerezza che è da ringraziare in una commedia umana variegata narrata da una voce narrante a sorpresa, che lancia le sue frecciatine, i suoi giudizi, su questi personaggi in cerca di autore. 
Camilo non si agita, osserva, si defila, fa i suoi conti per poi fare il suo affondo mentre Bernal si diverte a chiamare amici nel film (compreso Ricky Martin, sì, proprio lui) e a inserire la sua arte, i suoi disegni e la sua animazione. Girato in modo frizzante dentro e fuori una villa che non sembra avere confini sicuri, diverte con una leggerezza di cui c'è sempre bisogno qui in Mostra.


Moonfish 

È sempre un piacere trovare alla Mostra un po' di animazione.
Il progetto di Moonfish parte dal Biennale College, ovvero il fondo che la Biennale ha istituito per finanziare giovani con la loro opera prima. 
Non è facile stare dentro a un budget risicato e da qui si spiegano i disegni molto semplici e lineari che raccontano un'avventura spaziale ambientata in un futuro molto lontano.


Un futuro in cui gli umani abitano la Luna ma sono operai che si può perdere, chiamati a scavare in pianeti di roccia pur di avere un futuro migliore, ma abbandonati lì al loro destino se non raggiungono la loro quota.
Partono in coppia, due astronauti, ma solo uno sopravviverà al viaggio, solo, si troverà a lavorare e a fare fatica e a chiedersi se ne vale davvero la pena fare quella fatica per un futuro magari migliore, ma comunque solitario. Troverà l'appoggio in un pesce, che diventerà parlante, troverà la forza di ribellarsi, a imposizioni, medicine e destini.
Ricorda molti film spaziali, il film di Daniel Zvereff, ma ha un suo spirito originale che emerge da quei tratti precisi, dalla ripetitività di gesti e scene e da dialoghi asciutti. Forse, come lungometraggio si ritrova volutamente ad allungare il brodo, con pochi cambi e pochi ostacoli, ma la bellezza di un finale in cui i colori danno nuova speranza lo rende un film piccolo che saprà farsi ricordare.


Flesh Impact

Tra il divertissements e il lavoro su commissione, il cortometraggio diretto dalla Presidente di Giuria Maggie Gyllenhaal con il Leone d'oro alla carriera Ellen Burstyn a interpretare una Marilyn Monroe matura, che guida un auto elettrica, ruba corrente alla città di New York e riesce ancora a stregare un regista e una direttrice di casting.


Lo fa raccontando la sua storia e i suoi dolori, in una controparte giovanile interpretata da Dakota Johnson che, però, strega meno di un'attrice piena di esperienza e di talento.
Più emozionante del corto, la cerimonia di presentazione con due discorsi perfetti carichi di aneddoti e frecciatine al mondo di Hollywood.


A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra

Sarò breve perché poco posso dire di un film che sembra più un'installazione artistica da un certo punto in poi.
Siamo dentro un giorno della vita di Jo, giovane arrabbiata e sicura di sé che sembra perdere momentaneamente le sue difese davanti alla voce incantevole della compagna di classe Phaedra. Diverse e distanti, si danno appuntamento al cinema per quella sera, ma Jo non ci arriverà mai. Nel mentre vediamo la giornata della madre, sfinita e arrabbiata, e di un poliziotto, insicuro e sbadato.


E poi? Poi il film si trasforma facendo parlare, anzi no, lasciando a sottotitoli nel silenzio il compito di andare avanti, tra giochi di luci e spiriti di luce che si interrogano e tornano a mostrarci flash passati e futuri dei protagonisti dei film
Su carta si partiva da un caso di cronaca, una ragazza uccisa da un proiettile vagante della polizia ad Atene che ha scatenato proteste e polemiche, il risultato resta così acerbo e sperimentale che fatico a difenderlo, a scriverne di più.

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