28 febbraio 2026

F1 - Il Film

Andiamo al Cinema a Noleggio

Forse la Formula1 si è detta: siamo in un calo spaventoso di spettatori e interessati a uno sport non solo pericoloso ma anche decisamente inquinante, cerchiamo di conquistare un nuovo pubblico con un film grazie a quel figo di Brad Pitt.
Forse i produttori si sono detti: sai che c'è, Top Gun: Maverick ha avuto un successo enorme, rifacciamo lo stesso film con quel figo di Brad Pitt che crea meno antipatie e dal mondo degli aerei passiamo a quello dei motori che richiede riprese un filo più facili.
Forse gli sponsor si sono detti: ok, ci mettiamo buona parte del budget di un film che gira il mondo e che si è visto pure bloccato dallo sciopero degli attori/sceneggiatori con location e gare perse, ma almeno fateci andare agli Oscar.
Tutti questi tre scenari, chissà perché, mi sembrano plausibili.
Di certo più plausibili del fatto che un film come F1 sia riuscito ad arrivarci davvero agli Oscar, e non in categorie tecniche dove effettivamente il sonoro, gli effetti speciali e volendo anche il montaggio, fanno la loro nel rendere l'adrenalina di una gara di macchine, ma in quella principale: miglior film 2026.


Non gli attori, che Brad Pitt sarà anche un figo, o meglio, sarà ancora un figo capace di fare la parte del figo con una naturalezza che i giovani d'oggi si sognano, che Damson Idris è lì per fare il pischello da odiare e ci riesce e Javier Bardem quello dell'amicone a cui guardare per capire le reazioni da avere, nemmeno Kerry Condon si salva, proprio lei che un Oscar l'ha sfiorato e ora passa a un film marchetta come questo perché deve pur campare e chi la biasima quando può farsi un figo come Brad Pitt, non gli attori dicevo, nemmeno la regia di Joseph Kosinski che sembra più pilotata da Jerry Bruckheimer che già aveva prodotto neanche a farlo apposta proprio Top Gun 2 e si porta dietro non solo una colonna sonora di rock d'altri tempi ma anche il bagaglio tecnico delle riprese adrenaliniche qui migliorate e inserite direttamente nelle auto da gara, non ovviamente la sceneggiatura, che è così scontata, così prevedibile, così vista e rivista, che alla fine riesce comunque a funzionare.


Perché sì, ci sarà l'esordiente testacalda che deve imporsi, ci sarà il vecchio campione con un conto in sospeso, ci saranno gli scontri interni, ci sarà il team che si divide, il buono e il cattivo, il passato che ritorna, il fantasma di un incidente mai superato, c'è pure l'amore/attrazione improvvisa e un capo che si fa più cattivo dei cattivi, e c'è soprattutto la storia della Cenerentola delle case automobilistiche e del vecchio lupo che ha ancora i suoi vizi, ma alla fine funziona. Funziona nel suo essere ancorato a stereotipi difficili da distruggere in questi filmoni pieni di ormone maschile in cui le donne sono buffe o sono intelligenti, in ogni caso da salvare e conquistare, nel suo farci emozionare e gioire e temere e entusiasmarci con il pilota automatico inserito, con la sensazione però di non essere mai pilotati, ma di vedere quel classico film da popcorn, quel classico film in cui scollegare la testa, smetterla di puntare il dito dietro gli innumerevoli sponsor che popolano le piste e le auto e gli abiti e pure la sceneggiatura, sospendere il giudizio verso un finale che si svolge ad Abu Dhabi con il suo carico politico, smetterla di pensare che Brad Pitt a 60 anni è ancora così figo, smetterla di alzare un sopracciglio, storcere il naso e godersi semplicemente una gara con le sue curve e i suoi rettilinei, con le sue strategie e i suoi colpi di scena, i suoi sacrifici e i suoi campioni. 


Certo, la spettatrice bambina e adolescente che passava sonnacchiose domeniche postpranzo sul divano con papà a guardare Schumacher ma tifando Fisichella, lo sa che il mondo dei motori non è proprio così, anche se il box, la preparazione, le scorciatoie nelle regole rendono tutto più affascinante, lo sa pure la Formula1 che si è prestata al gioco, che ha agevolato riprese e pure i volti dei suoi campioni (Lewis Hamilton è pure produttore), ma se il gioco funziona, se gli spettatori sono accorsi e alla fine, in modo inspiegabile si è arrivati fino agli Oscar, fino alla categoria dei migliori, il gioco è valso la candela, tanto che un seguito è già in lavorazione.
Alla fine, passare un'altra domenica postpranzo sul divano, quello di un'altra casa a guardare Joshua Pearce ma a tifare Sonny Hayes, non è stato così male.

Voto: ☕☕½/5

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